racconti - stories

 


IDROGENO/FOSFORO/CARBONIO /OSSIGENO/FLUORO/ PAUSA/ ZOLFO/
FOSFORO/
IDROGENO/FOSFORO/FOSFORO/OSSIGENO/OSSIGENO/FLUORO/ ……………………………………………………………………………………………………

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CORO

Dal figlio alla madre
lo stampo supremo
dal padre alla figlia:
fa ingresso nel bollente
crogiuolo delle forme
la storia di Danae.
Prima figlia d'Acrisio,
poi recipiente di dio,
infine madre d'eroe.
PRIGIONIERA DI TUTTI.(8)

 

 


MuseoTateGallery London

 


8)Della storia di Perseo, figlio di Zeus e di Dànae ci basti ora sapere che suo nonno materno, Acrìsio re di Argo, (ammonito dall'oracolo che sarebbe stato ucciso per mano del figlio di sua figlia) fece rinchiudere Danae in una torre di bronzo. Lì Zeus penetrò e, sotto la parvenza d'una pioggia d'oro, la fece madre di Perseo, l'uccisore di Medusa , da una goccia del cui sangue nacque Petaso, il cavallo alato. Sulla strada del ritorno, in groppa al magico destriero,liberò Andromeda(figlia di Cefeo e Cassiopea,)che poi ebbe in moglie. Tornato presso l'isola di Serifo, nelle Cicladi, dove il re Polidette aveva accolto lui e la madre, uccise quest'ultimo ed infine, per sbaglio, durante una gara, colpì in fronte il nonno Acrisio. Per questo scambiò col cugino Metapente il trono di Argo con quello di Micene.
Qui, Danae, tornata ad Argo con Metapente, scrive a suo figlio

 

...DANAE…....................................................

 

Ti scrivo,
figlio mio,
poiché a lungo
ho taciuto
dopo la tua
affrettata partenza.

All'interno
del palazzo di Argo,
in questa giornata
di luce straniante,
i banchieri
che vengon da Joppa
(o Jaffa, come la chiamano loro),
han discusso di strane alleanze
con tuo cugino, Metapente,
sfoderando sorrisi
come lame d'amianto.

Ho presenziato all'udienza,
in quanto,
unica figlia d'Acrisio,
sarei io a dover sostener
la corona.

Nessuno,però,
di quei feroci serpenti,
accetterebbe mai
di trattare con me,
così femmina,
oltre che donna.

Servo da coreografia
per legittimare un potere.
Per dire che l'uomo
che siede sul trono
sta lì,
ché ha nel sangue
qualcosa d'Acrisio,
mio padre,
e
io
ne sono la prova evidente.

ESIBITA.

Una nuova Mary Stuard ,
mediterranea soltanto.

Per me, tuttavia,
non si raccolgono
uomini o eserciti,
né si tagliano teste:
non c'è un Dio di mezzo.

Sono io
la suppellettile preziosa,
ma muta,
affascinante,
ma solo
cortigiana del Dio,
madre d'un uomo,
un eroe selvaggio,
tatuato nel cuore,
Harley Davidson
e
ruote cromate,
domatore di mostri,
conoscente e figlio di Dei,
mago degli effetti speciali.

Uno pieno di fans,
un eroe mediatico
grande,
le cui gesta
percorrono il mondo,
che salvò da morte sicura
una donna d'esotico volto,
fragile statua di marmo.

Un gran macho
che ardì raccoglierne
la bellezza
nell'incunabolo
delle sue
larghissime mani.

Tu,
gaucho dei cieli,
mio figlio,
in groppa al cavallo
di piume
tornasti da me,
subito dopo l'impresa,
con lei,
la bella,
l'Urì nera,
sogno di pietra,
su cui ammaccasti
la tua voglia d'onori.

Che dire
ad un figlio lontano?
Che ho saputo di te
dagli squali di Jaffa.

Raccontarono a lungo
la storia del mostro
del Mare
che voleva Andromeda,
vergine di spuma pura,
per placare
la sua sete di uomini.

Raccontarono a lungo di te,
ammaliante San Giorgio,
splendente nel cielo,
che compivi
il miracolo arcano
dell'uccisione
del satanico drago.

Compiaciuti,
sfregandosi molto le mani,
ricordarono anche
che le azioni della banca
di Cefeo,il re,
salirono fino alle stelle,
quando portasti
la vergine intatta
con te per farne tua sposa!

Non sapevano
che dopo tornasti da me,
uccidendo
- da distruttore qual sei,-
Polidette,
che fu l'unico uomo
fra tutti
gentile
con questa tua
madre sfuggente.

Cosa credi !?,
che,
invece,
mi fosse importato
poi tanto
quando a Larissa
per sbaglio
- così almeno dissero tutti!-
col disco,
mio padre,
tuo nonno,
hai ucciso,
durante la gara?

Finsi
- è vero!-
sgomento
e
t'esortai
ad andare a Micene,
scambiando il trono e la terra
con Metapente, il cugino di letto,
facendoti credere
che gli Argivi
non t'avrebbero voluto,
poiché eri l'uccisore del re.

Credevo che,
tornando da sola,
insieme a un estraneo,
il popolo m'avrebbe acclamato
prima donna del regno,
ed io,
senza più pregiudizi o paure,
avrei governato
con saggezza e materna virtù.

Il mattino del giorno
arrivai in testa al corteo,
col cavallo biondo di pelo,
indorata regina,
uno sfolgorio nel sole,
io,
la scelta da Zeus.

S'inchinarono tutti
davanti al nuovo sovrano,
guardando sottecchi
la straniera gitana
che era con lui.

NON UNO,
NON UNO

capì chi' io fossi.

D'altro canto,
appena bambina,
mio padre
mi rinchiuse
nel chiostro
con la vecchia nutrice.

NON UNO

avrebbe mai potuto vedermi.

Giocavo solo con bambole
vestite da suora.

Una vecchia sdentata
mi parlava del mondo
ed io,
usignolo solitario,
cercavo i sentieri fioriti
di là del muro di malta.

Il mio sangue bolliva,
impotente di rabbia,
di fiamme rosate
che arroventavano
le passioni del cuore.

Acrisio, mio padre,
tenne lontano da me
ogni sforzo d'amore,
il suo e l'altrui.

Gabriele,
anche lui,
per Maria,
fu
come una sagoma d'ombra,
onirico messaggero
d' un amore divino?

Forse,
fra tutte,
noi prede di un Dio,
solo lei,
però,
lo perse nel sangue.

No,
non è vero.

Tutte noi
lo perdemmo
o nel sangue,
o nell'onta
o in una sorte da comparse.

Tuo padre,
non so quale sogno fu ,
tra i tanti
che s'agitarono a lungo,
sospesi ai trapezi
del cuore notturno.

Mi svegliai un mattino,
appagata
da un dolore di luce.

Chi può dire
d'averlo mai visto?

Don Giovani divino,
inondò col suo seme
il mio corpo passivo,
in un dormiveglia
d'eternità.

Inutile, adesso,
che racconti
quelle immagini bianche
e
i percorsi sospesi
dietro ai miei occhi,
a quell'uomo
che viene ogni giorno

- lo so che sei tu a mandarlo!-

a quel medico,
interessato soltanto
ad aprire il mio cuore,
per cercarci le onde riflesse
del Sole del Dio,
a quel….
……….quel Freud !

Non c'è medicina
di uomo che tenga
davanti
al mistero
o
all'inconscio.

Per questo sei nato.

Per essere figlio divino,
ma non voluto da un uomo.

Ce ne sono a migliaia.

Non sei unico,
Tu!,
come hai sempre creduto!

Di illustri bastardi
è piena la storia!

L'avventura
di quel delittuoso container
dove Acrisio rinchiuse te e me,
affidandoci al mare,
fu un trauma d'orrore.

Gemevi di freddo, e
d io
ti cullavo,
senza sapere
che saresti diventato
chi sei.

Non lo seppe nemmeno
Giulia Farnese
d'allevare il Valentino,
il terribile duca,
il figlio del Borgia,
che mise a fuoco l'Italia.

Avevi riccioli
colmi di sospiri di vento
ed io
ti amavo con cuore di tigre.

Il giorno e l'isola
ci accolsero,
poi,
come la figlia del Faraone
Mosè;
come la Lupa
Romolo e Remo.

Polidette,
quel re d'altre acque,
m'amò.

Tu ne eri geloso.

Crescevi,
bellissimo e torvo,
un principe ombroso,
nel palazzo con me.
Volevi di più.

Non ha mai limite,
chi,
come te,
sceglie d'andare.

Non ti fui mai molto vicina
- lo so-
nei giorni della
tua adolescenza inquieta.

Lavoravo a palazzo,
col re,
sua segretaria privata.

Lo facevo per te,
perché potessi goderti
il meglio di tutto.

Te ne andasti a cercare
il tuo mostro,
che eri solo un ragazzo
insolente per gli anni
e
per il sangue rappreso
della tua essenza divina.

Tornasti,
uccidesti Polidette
con lo sguardo
della testa mozzata del mostro,
che divenne il tuo sguardo.

Trascinasti con te la tua sposa
e tua madre,
benché non volessi.

Stasera,
lasciati gli onori
della corte di Argo,
ti scrivo
per ricordarti
che nessun cielo o campo
mi metterà le catene.
Tornerò al mio chiostro.

Non scriverà
un ennesimo uomo
col suo gesso
una storia non sua.

Addio, Perseo,
non cercarmi.

Non scrivermi lettere
col sigillo del re.

M'eclisso nel silenzio
di gelsomino e di limone
della mia antica prigione.

Goditi Andromeda,
che ha imparato
ad annuire da donna.

Tornerò dal mio Dio,
farò donazioni al convento
per tutte coloro che,
fuggendo da un uomo,
cercheranno
il riposo muschioso
della casa di un nume.

Almeno fino a che
voi uomini avrete il potere!

DANAE, tua madre.


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CORO

Esiste per te, principessa,
la legge che sta dentro
la cellula stessa,
il principio del contenimento,
il controllo sulla casualità
della storia.
E' l'ordine della pace
del legame,
che oltrepassa
nel gesto
il confine di morte.
Fedele al modello primigenio
fissasti l'azione
che diventa creazione
di stabilità.(9)

 

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9)Antigone, figlia di Edipo, nel mito classico è una principessa tebana: una donna giovane, sensibile, vitale;che ama corrisposta, il nobile Emone. Davanti a lei, si apre un futuro ricco di felicità. Eppure, rinuncia a tutto questo, pur di restare fedele ai propri valori, non cede ai cinici compromessi dettati dalla "ragion di stato" e sfida - a costo della vita - la legge amorale della sua città: legge che le impone di non dar sepoltura al fratello Polinice, certo colpevole d'aver assediato la città di Tebe, ma - agli occhi di Antigone - pur sempre un uomo e suo fratello.
Antigone ora è diventata una ragazza di Nassyria, condannata per lo stesso motivo: per aver cercato la pietà nella logica della guerra. Una voce fuori campo ce la racconta.

 


…ANTIGONE.…..........................................



Il muro di calce
della prigione di Nassyria
non impedisce
al calore d' entrare.

Là,
nell'angolo,
in mezzo ai ratti
che cercano
morsi di anima,
GIACI,
Antigone,
velata di nero,
le mani rapprese
nell'estrema preghiera.

Ti schiaccia il dolore.

L'ayatollah ha decretato
che dovrai morire
per mano
degli stessi amici di gioco,
i bambini che con te
esplorarono
per la prima volta
la vita.

Hai raccolto trai morti
il cadavere
di quel tuo fratello
traditore
e
aggressore,
nemico d'Allah.


"CHE GIACCIA IL SUO
CADAVERE DISFATTO
DALL'IRA DI DIO
IN MEZZO ALLA PUZZA
DI QUESTA GUERRACLOACA"

Hai urlato,
Antigone,
fiera in mezzo
alle ombre della moschea,
che mai,
MAI,
lo avresti permesso:
nessuna legge
può annullare
né la memoria,
né l'amore.

Hai raccolto i tuoi veli
da sola.

Hai parlato con Lui,
il tuo sposo promesso
dal solito muro,
coperto dal fico,
dove,
da quando sei donna,
Lui viene ogni sera,
soltanto per te.

Non ti ha maledetto,
non ti ha detestato,
malgrado l'immagine avversa
che hai tracciato
del tuo piano.

Né ha pianto
o
tremato
di fronte alla certezza
che andavi dispiegando,
per non accettare
le variabili
del sistema di violenze,
le lotte di sempre
di un mondo
che non possiede ricordi
o
rispetto per l'uomo:
un mondo capace
soltanto
di gettarsi via
nell'ansia di guerra.

Un mondo che
non ti appartiene.

Tu non hai mai saputo
che pensare di te.

Il velo t'ha coperto
da quando sei ragazza.

Non ci sono specchi
nelle stanze delle donne.

La legge di Dio
vieta ogni contatto
con l'aspetto che hai.

E' la legge d'Allah.

Da sempre hai sentito
di far parte
di una costellazione immaginaria
dove i saperi si confondono
insieme alle tue certezze.

Tuo padre, Edipo,
non può proteggerti
ora.

Non è riuscito
nemmeno
a protegger se stesso
dal suo destino.

Molte rotte
e cammini
solcarono questa estate di guerra.

Non accettasti la legge.

Di notte,
senza temere
né ladri né cani randagi,
cercasti il cadavere di Polinice.

Fu un angelo grigio
il mulo su cui caricasti
quella parodia d'uomo
dalla sabbia dorata.

Una luna americana
si profilò nel cielo
traditore,
mostrandoti
il pianto e il riso
di quel bambino
che Polinice fu,
privato troppo presto
di futuro e passato,
come te
e
Ismene, più piccola ancora.

Eteocle, invece,
fu accolto tra i grandi,
i barbuti.

Crebbe
disprezzando se stesso
e
rinnegando voi
e
la colpa di tutti.

Ti guardi le gambe bianche
sotto la veste nera,
tornite e nervose,
da cavalla araba
d'alto lignaggio.

Con te, Edipo,
tuo padre,
commise la colpa
più grossa:
t'insegnò il percorso
delle stelle di notte,
t'insegnò la speranza,
ti legò ad una memoria
d'orizzonti non assimilabili.

Quale luna malata,
nella notte del furto,
irradiando,
ha trasudato
la sostanza oleosa
in cui t'invischiasti,
trascinando il tuo mulo
al di là della siepe,
del muro,
del fico?
La tua giovane
anima ribelle
piangeva,
fragile
e
ferita
in mezzo
ai grappoli luminosi
delle solite bombe
in quella notte normale,
a Nassyria.

Lo hai allora lavato
con acqua profumata
di fumo.

Gli hai pettinato
i riccioli belli:
lui,
il fratello orgoglioso,
quello che
ti cercava
alla notte,
sognando tua madre.

Gli hai chiuso gli occhi
sbarrati
nell'impellente ultima
impressione del mondo.
Hai composto
le sue membra
disfatte
confuse,
le hai piegate,
strettamente vicine.

Quando arrivava
correndo
da te,
grattugiato dai sassi
o bluastro dai colpi
lo accoglievi così,
tenendogli strette le mani
e
baciandogli gli occhi.

L'uccello dal corto volo dritto,
al di là delle sbarre,
t'annuncia
che gli uomini
stanno venendo,
le mani piene dei sassi d'Allah.

Non t'importa.

Hai un guanto d'argento
e
uno di seta
per coprirti la faccia.

Morirai
- fiume che ha lavato l'odio,
travolgendo le sponde,
scuri limiti
d'una legge divina.

La legge divina non condanna la guerra?

Già la morte ci ammazza
di qualunque colore,
di qualunque villaggio.

Alléluia! Alléluia!
De profundis
clamavi te, Domine!
Alléluia! Alléluia

Il cielo è solo e desolato.

Polinice sepolto e pulito

Il gemito di zafferano,
che porta i passi
dei nuovi soldati,
canta
la sepoltura
e
la pietà d'una donna.

Dal cranio aperto
per un ciottolo acuto,,
dal cranio d'Antigone,
morta ammazzata
da una morte deserta,
stanotte,
sono uscite
bianche colombe
di pace
sulla terra
d'Iraq.

 

 


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CORO

Effigie marmorea,
reclina il tuo capo
di fronte al magma
possente
che prevenne ogni forma,
la materia indistinta,
l'orgia dell'energia vitale
che intuì se stessa
al momento dell'atto.
CANTA,Arianna,
la fusione dell'atomo,
la stella che esplode,
raccontaci
il dramma sofferto
del momento iniziale.(9)

 

 

 

 

 

 

musei civici di Bologna

9)Teseo, figlio di Egeo, re d'Atene, accompagnò a Creta i giovinetti che costituivano il tributo dovuto dagli Ateniesi al re Minosse per il Minotauro(figlio di Pasifae, moglie di Minosse, re di Creta e del toro sacro, metà uomo e metà toro, che;rinchiuso nel labirinto di Cnosso dallo stesso Minosse, affinché mai comparisse alla vista dei suoi sudditi, doveva essere sfamato dal tributo annuale degli ateniesi con 7 fanciulli e 7 fanciulle). Si fece chiudere nel labirinto, dopo che Arianna, la figlia del re, gli aveva procurato il filo seguendo il quale ritrovò alfine l'uscita,, dopo aver superato ogni insidia e ucciso il mostro. Partito da Creta con Arianna, la abbandonò nell'isola di Nasso, mentre dormiva, non essendogli più necessaria la sua presenza, malgrado le avesse promesso di condurla con sé ad Atene, in cambio dell'aiuto prestatogli, per farla diventare sua moglie. Arianna si risvegliò sola e affranta sull'isola, vedendo la nave dell'amato allontanarsi. La sua sorte, però, fu fortunata, perché le sue grida di disperazione, richiamarono l'attenzione di Dioniso, dio ctonio( sintesi di antichi riti della vegetazione e moderne sensibilità romantiche e decadenti) che , commosso dalle sue disgrazie, la issò sul suo carro circondato da baccanti e fauni festanti, rendendola immortale e sua sposa. Arianna è una sorta di Cenerentola dell'Amore. E' l'icona di tutte le tradite ed abbandonate, che nella sua storia intravedono un possibile riscatto.


...AL SANTUARIO…………..........................

RITO E PREGHIERA PER ARIANNA

I SACERDOTI INTONANO IL RITO E LA PREGHIERA.

I FEDELI ASCOLTANO E RIPETONO.

ADORATELA.

 

Non chiedete chi sia.
Guardate la sua immagine santa.
Lei è l'icona del Dio
che non può essere rappresentato,
di quello cui tutti obbediamo,
il misterioso,
sale ed intelligenza del mondo.

ADORATELA.

E' il principio,
rugiada nell'occhio della Belva,
Madonna della Fiera,
opposta dimensione
dell'essere eterno.

Pieni in lei
sorridono i ricordi
di quando,
abbandonata
da un uomo mortale,
rifulse nell'eterno tramonto.

L'isola che l'accolse,
calice che la contenne
e
preservò per il Toro,
figlio di Zeus Olimpio,
fu brina di splendore,
faro dai contorni nebbiosi
nell'alba di Dioniso,
l'eterno seme
che riscalda la genesi infinita.

"PIETRA TENDIDA QUE DESATA SUS MIEMBROS SIN COMPARAR LA SANGRE"

Lì,
Lei,
seduta su pietra,
rimase impietrita.

Soraya d'azzurro,
che non volle rallentare
il suo tempo,
per viverlo meglio,
urlò alla sorte,
al destino,
d'un tradimento
annunciato.

C'è speranza per molte
nell'icona d' Arianna,
appesa al di sopra
della riva del fiume,
vermiglia immagine
di fango nell'isola nera.

Cercò,
traditrice di parenti e fratelli,
l'impronta dell'uomo
nel letto,
il mattino di Nasso,
trovando soltanto
le pietre e le ardesie
circondate dall'esistenza
d'un mare mortale.

Strappò,
Lei,
sorella di mostro
ammazzato
d'Amore colpevole,
le porte stesse del sogno.

Cercò,
Lui,
il Teseo
di turno,
la vittoria sul mostro,
in stanze di morte,
attraverso
una spirale di labirinti
e
passaggi,
il viaggio della vita
attraverso
di Lei.

- Quante Hilary Clinton
son nate d'allora,
mentre le grandi
Isabelle di Spagna
volteggiarono
nella danza dei tori
con un d'Aragona:
antiche baccanti,
sacrificanti
arcangeli giganteschi
alle ombre d'Amore,
aspre di stragi di figli e fratelli! -


E tu,
Arianna,
nell'isola,
moristi
le cento morti
che la donna comune
consuma
nell'abbandono dell'uomo
che la rende sorgente.

Tu,
statua di cera,
sposa di un Dio,
morto e risorto
nel sangue,
moristi
anche tu
per quell'incerta promessa
d'emozione immortale
che noi,
tuoi fedeli,
oscuri e imperfetti,
chiamiamo,
spezzandolo nell'alto del mare,
Amore.

Tu,
la Dea prigioniera,
che danzi
col cuore del mondo,
ma che,
adesso,
insieme all'Ogigio,
mai più conoscerai
il pianto che taglia la terra,


TU
GUARDA A NOI,
ALLE NOSTRE
MISERIE
DI UOMINI SOLI,
SENZA ISOLA
O
DIO.

O,
ARIANNA,

amata dal sole accecante,
dal magma profumato
di vino e di fiori
di Dioniso padre,
di Bacco,
l'eterno universo
che genera
ed
è generato,
il Big Bang
e
l'infinita materia
ancor priva dell'atto!,

GUARDA A NOI,
CHE PREGHIAMO.

Teseo era l'uomo,
il passato,
il momento,
la forma,
il "nulla più",
il bambino
che non riuscirà
ad uscire
dal suo limite arido
di morte precoce.

Ti ha lasciato,
come Enrico,
il numero otto,
il Tudor,
abbandonò
Caterina Spagnola.

Piangesti sull'isola,
sul tuo letto
di sposa novella
e
sradicata,
quegli affetti
che
Lui,
il mortale,
dal cuore
aggrappato alle vele,
reclamò da te.

ORA TU VIVI
LA SINTESI
DEL MONDO,
GRANDE DEA:

Tra tutte,
sei la sola,
cui,
in cambio
di una rugiada evaporata,
fu dato il cielo,
il bacio assoluto,
l'aurora del mondo.

La ripudiata
Margot d'Orleans,
che Enrico Borbone,
quarto sul trono di Francia,
cambiò con Maria,
fiorentina
di raffinato
pentagramma di geni,
non riuscì
ad eguagliarti
nel raccogliere insieme
ombra e luce
nel trionfo della disfatta.

ARIANNA
T'INVOCO!

Fiore d'Amor abbandonato,
giardiniera che taglia
le ortiche del pianto di noi,
mille,
duemila,
tremila
consunte a lumino,
di notte,
dal vento dell'isola,
dove un Teseo
d'ogni tempo,
dimentico per incuria
o
paura di non riuscire
a conservare
del primo sole
il colore,
lasciò.

PREGA PER NOI!

Ermengarda del tempo,
mandaci un profilo
che risani il ricordo
delle stelle mute
di quella notte sola,
vana di baci.

PREGA PER NOI!,
deluse, dimenticate.

PREGA PER NOI!,
affinché giunga,
come per te,
un'alba di labbra.
.

 


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CORO

Alla fine Aracne chiude il cerchio,
compone la storia che Medea
ha iniziato.
E' lei che racconta il dramma,
l'azione da cui scaturisce
tutto il Tempo.
Combina, Aracne, più e più volte
i fili dell'abaco
che è il tuo telaio.
Fondi i cicli allargati
e le somme
delle combinazioni mentali
per farne ordine e sintassi,
dialogando e abbinando
all'interno di tutti gli orditi
le sequenze di gesti e suoni
con tutti i concetti.(10)








 


“Medusa e il Minotauro” di Cecco Marinello e Roberto Piumini
Giunti Gruppo Editoriale - Firenze, 1994

10)Ovidio racconta che Aracne era nata da famiglia di origini umili e viveva nell'umile Ipepe presso Peonia: Era figlia di Idmone, tintore di Colofone Lidia, antica regione dell'Asia Minore. Aveva imparato dal padre il mestiere, ma la creatività nel tessere le tele era tutta sua, così come in tutte le attività correlate al mestiere.. Aveva così grande talento che da lei venivano ad acquistare e a imparare l'arte da tutta la Lidia. Aracne tesse e si racconta, raccontando le storie del mondo

N.d.A. Aracne era un'artista donna, che grazie al suo talento, si era in qualche modo emancipata, ma senza imitare lo stile di vita degli uomini. Intorno a Lei, come intorno a Saffo, si radunava una comunità femminile che attraverso l'arte disegnava una nuova cultura ed una nuova idea del mondo. Per la nostra Aracne, raccontare con i fili vuol dire proporre una comunicazione di pace. Va da sé che poi sostenga, e, a ragione, di essere una tessitrice migliore della stessa Atena. La punizione della Dea, unigenita figlia di Zeus, sarà terribile e la condannerà alla perdita della sua umanità. Così i rapporti di potere saranno ristabiliti.(a)

a)LE VOCI SI APRONO CON UNA DONNA CHE TESSE UNA TELA PER IL SUO SUDARIO( MEDEA). GRAZIE AL SUO SUICIDIO E ALLA SUA TESTIMONIANZA, INIZIANO LE STORIE DI ALTRE DONNE.
L'ULTIMA DI QUESTE DONNE CHE PARLANO E' ARACNE, UN' ALTRA TESSITRICE, L'ARTISTA PER ECCELLENZA, LA CUI ABILITA' OFFUSCHERA' QUELLA STESSA DI ATENA..(Ma va, soprattutto; ricordato che il verbo TESSERE e il sostantivo TESTO, hanno la medesima radice, e che il secondo altro non è che un uso metaforico del primo.)

 

.…ARACNE.….........................................

 

Ho da sempre
brividi
nel sangue:
mi sembra
di sentirlo
ammucchiarsi
nelle vene
oppure
correre
come un treno
per prosciugarsi
negli scorci
domestici.

Le ragazze
che siedono
ammirate
vorrebbero
imparare
la grammatica
del filo,
l'emozione
della trama,
lo sguardo
sottaciuto
che diventa
il sentimento
del colore
nel tessuto
del testo.

Rombi
e
triangoli
fanno la stoffa,
limitata
e
relativa:
ma ,
per me,
che osservo
al di qua
del telaio
la spoletta
farsi eco
e
destino,
ASSOLUTA
e
ETERNA
è la visione

per me
che cammino
solitaria
e
sogno.

Voi
che
mi sedete
accanto,
amiche
e
compagne
dei processi
della mano,
voi
che mi
circondate
con la pace
del legame
della tela
e
del telaio,
tessitrici
anche voi
di parole,
RI-MEMBRATE
ed
aggiustate
le spolette,
che mi cadono,
disfatte,
dalle mani,
paghe
anche
solo
di questo
umile imparare.

IO
descrivo
nella morfologia
delle trame
dell'ordito
la logica
delle vite,
affinché
nelle tele
s'incarnino
le idee,
diventando
immagini
di storie.

Solo parlarne,
concede
una qualche
realtà
al Mondo.

Nel cortile
della casa
le donne
vengono
a stupire
e parlare,
intrecciando
le loro
alle mie
di storie,
costruendo
alveari
in grado
di produrre
l' unica cera
che può
aggiustare
ciò che
fuori di qui
ci s'ostina
a disgregare.

Qualcuna
mi chiede
il perché
di quest'urgenza
del racconto.

Talaltra
mi interroga
sulla ricerca
smodata
della perfezione
del disegno.

MA
IO
NON SAPREI,
NON SAPREI
dire
che cos'è
che
davvero
voglio
inserire
con forza
dentro
questa mia
scrittura
di figure.

non memoria,
non vita vissuta,
né sognata.

Eppure,
anche
se di corto fiato,
c'è
in qualche
perduta geografia
o
- chissà!-
anche
al fuori
del mondo
che capiamo
un attimo
che si coglie
appena,
e
che
io
cerco,
combinando
le sfumature
di colore
della lana ,
di rendere
alla vista
di voi tutte,
chiaro
come
acqua
di fontana.

Molte chiedono
ch'io disegni
di amanti
e
di amori.

Spesso rifiuto.

Quale sarà
la scuola
se mai
raccontassi
l'ordine
che alla storia
imposero altri,
diversi da me
e
da voi,
di opposto
raggio,
maschi
per fantasie,
che
delle parole
hanno paura.

bambini
che si ribellarono
alle Madri
stuprandole
nelle loro Figlie,
ciechi al faro
che solo
la Bellezza
potrebbe riscattare:

IL FERMO PENSIERO
DELLA MORTE
E
DEL POSSESSO
CHE FA PER LORO,
GLI UOMINI,
SOSTANZIALE
OGNI GUERRA.

Io,
invece,
IO
v'insegno
che
il disegno
e
il tessuto
son costruzioni,
sonore architetture.

RUMORI
DI BOMBE
E
DI MACERIE
FANNO
BEN POCA
POESIA.

Io,
invece,
IO
v'insegno
che la spola
deve smuovere
una forma
in grado
di placare
le tensioni,
ma solo
dopo
averle
prima
sofferte
per voi
e
trasportate,
in accordo
di colore,
in sospiro
di voci segrete,
che ha orrore
da se stesso
della sua
armoniosa
prudenza.

Io,
invece,
IO
disegno
l'ordinario
della vita,
l'importanza
del vaso
d'origano
o
geranio
alla finestra,
della rosa
sul balcone
a primavera,
delle vostre
esistenze
fatte di scadenze
e
nuvole basse,
ma anche
di briciole di pioggia
che ristora.

Io,
invece,
IO
nel tessuto
del testo
del telaio
arguisco
lo sguardo,
accedendo
una luce
solo mia
su questo spazio
di fili
Che combino
suggerendo
i legami
tra di noi,
attraverso
questa forza
attrattiva
che è
la gravità
dell'universo.
Che
io
conosco
ed
è mia
e
sarà vostra
attraverso
la tecnica
strutturata
dell'intreccio
del disegno.

IO
per me
vorrei
una esistenza
senza rabbia.

perCHE'
far vibrare
le mie storie
insieme
al cuore
del mondo
è
gran fatica.

perché
ho paura
che
un giorno
qualcuno
vi farà partire,
così come
ho paura
che qualcuno
di me
abbia paura.

Quante cose!
Oh!
Quante cose
mi hanno
devastato
e
attraversato!!!!!,

perciò
so
che
questa ribellione
del telaio
e
dell'intreccio
mi consegnerà
presto
al supplizio
del cielo
e
Dio
farà piovere
sulle mie tele
i tram
che vanno
solo in periferia.

Ma fino
ad allora
statemi vicino
e
guardate:
i passeri
si nutrono
di poco
eppure
san volare!

 


IDROGENO/FOSFORO/CARBONIO /OSSIGENO/FLUORO/ PAUSA/ ZOLFO/
FOSFORO/
IDROGENO/FOSFORO/FOSFORO/OSSIGENO/OSSIGENO/FLUORO/ ……………………………………………………………………………………………………

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La Mente agglomerò le molecole, ricombinando i sistemi dei suoi effimeri ricordi.
Si concesse una vaga grammatica di idee, articolata in una lista di nozioni prime, irriducibili alla mappa delle sue articolazioni chimiche combinatorie.
Capì e dimenticò contemporaneamente che in un remoto passato le percezioni erano state ordinate gerarchicamente sulla base delle loro proprietà.
La Mente contemplò.
S'irrigidì.
Lo scambio vitale continuava nel modo consueto

IDROGENO/FOSFORO/FOSFORO/OSSIGENO/OSSIGENO/FLUORO/ CARBONIO PAUSA/CARBONIO/CARBONIO /OSSIGENO/FLUORO/ PAUSA/
ZOLFO/ FOSFORO/ ……………………………………………………………………………………………………

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La determinazione semantica non era necessaria, dedusse, alla funzionalità dell'esistenza.
I calcoli per la vita erano sufficienti alla sopravvivenza e le trame delle storie lontane non facevano altro che porre controlli temporali, creare accadimenti tali da generare cause intenzionali nei singoli.
Quella organizzazione era morta, riconoscendo alla subordinazione della funzione del numero, una vita che era stata in grado di superare la morte fisiologica dell'altra razza.
All'interno di Lei, la continua creazione, il bios, presente nei singoli individui provocavano intense beatitudini, estatiche certezze.
I singoli imperfetti che avevano creato nel disco l'azione delle storie e il Tempo, non avevano in se stessi quel completo complemento del sé che era appagamento.
Eppure la mente si rese conto in un attimo che molti dei legami sinaptici delle sue cellule di idrocarburi preposte all'elaborazione dei dati avevano definitivamente annullato e poi rifatto nuove connessioni elettriche, creando reazioni chimiche, che prima non esistevano.
L'automatismo strutturale era stato compromesso.
Ora esisteva un prima.
Era nato il Tempo, anche se solo dentro di Lei.
L'immensa nube scivolò nel vuoto, cullandosi nel vento cosmico.
La Mente provò a vibrare in un canto d'atomi, scuotendo nello spazio funzionale l'affermazione della sua identità.
Si fermò a riflettere, inglobando la polvere dei mondi, che , alla fine
- forse- avrebbe cercato la singolarità.
Tanto così, per provare.
Avrebbe separato da sé un individuo, per scoprirne le virtù.
La curiosità dell'alternanza armonica tra il sé e il diverso da sè, la curiosità della bellezza della definizione, la spinse a isolare una realtà imperfetta e separata, opposta, individuale.
La spinse ad imporre a quella essenza una coscienza discriminante rispetto a Lei stessa.
Aveva imparato quanto poteva essere gratificante essere Dio.


IDROGENO/FOSFORO/FOSFORO/OSSIGENO/OSSIGENO/FLUORO// FOSFORO/ PAUSA/CARBONIO/CARBONIO /OSSIGENO/FLUORO/ PAUSA/
ZOLFO/ FOSFORO/ ……………………………………………………………………………………………………

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