A settanta anni dalla loro redazione ecco per la
prima volta in rete i documenti che Galeazzo Ciano
allegava al suo DIARIO

 

 

COLLOQUI A VIENNA E BUDAPEST

 

Vienna-Budapest, 9-16 novembre 1936-XV

Tanto il Cancelliere Schuschnigg quanto il Segretario di Stato Schmidt, mi hanno subito chiesto informazioni particolareggiate circa il mio recente viaggio in Germania ed hanno tenuto a farsi rassicurare che gli Accordi di Berchtesgaden non hanno in nulla modificato la nostra politica verso l'Austria. Ottenuta questa assicurazione e manifestatami la loro soddisfazione, hanno detto che le relazioni tra l'Austria e la Germania non hanno subíto in quest'ultimo tempo alcun sostanziale cambiamento. Vi sono però da parte tedesca tentativi notevoli e ripetuti di insinuarsi sempre maggiormente nella vita nazionale austriaca; particolarmente da parte di Göring, il quale ha offerto di cedere gratuitamente all'Austria fino a 600 aeroplani e di ospitare - facendo pagare perfino gli stipendi dalla Germania - gli ufficiali aviatori austriaci in campi tedeschi. Naturalmente tali offerte sono state respinte, pur riservandosi il Cancelliere Schuschnigg di accettare qualche fornitura di armi, evidentemente in proporzioni ridotte, che gli possa venire da parte tedesca.
Schuschnigg ha insistito molto (e forse a tal fine ha molto marcato le offerte di Göring) sulla ripresa da parte nostra delle forniture militari. Gli ho dato assicurazioni in tal senso, tanto piú che egli mi ha confermato il suo desiderio di firmare con noi l'accordo per la favorevole neutralità.
Lega delle Nazioni. - Per quanto concerne la Lega delie Nazioni ho trovato in Schuschnigg molti dubbi circa la possibilità dell'uscita austriaca. Egli si rende conto come per l'Austria sia praticamente impossibile di continuare a fare parte di una Società delle Nazioni dalla quale sia uscita anche l'Italia, però ha voluto farmi presente i vantaggi che per noi potrebbero derivare dal fatto di conservare a Ginevra, attraverso il rappresentante austriaco, un osservatore fedele. Ad ogni modo siamo rimasti d'intesa che la questione verrà riesaminata, allorquando l'Italia avrà deciso il suo eventuale abbandono della Lega.
Nel giro di orizzonte insieme compiuto della situazione europea non è emerso nessun elemento di particolare rilievo. Anche per quanto concerne la Spagna, il Cancelliere ha espresso la sua grave preoccupazione per la situazione ma, allorché gli ho parlato della intesa italo-tedesca di addivenire all'immediato riconoscimento del Governo franchista dopo, e se necessario anche prima, dell'occupazione di Madrid, Schuschnigg, pur non dichiarandolo apertamente, mi ha lasciato comprendere che da parte austriaca non si intenderebbe procedere cosí rapidamente al riconoscimento del Governo di Burgos.
Cecoslovacchia. - Tanto Schuschnigg quanto Schmidt hanno messo molto in evidenza la necessità per l'Austria di mantenere stretti rapporti economico-commerciali con la Cecoslovacchia, ma hanno escluso essere nei loro intendimenti di addivenire ad un qualsiasi accordo politico con tale paese.
Jugoslavia. - I rapporti tra l'Austria e la Jugoslavia sono normali e questi ultimi mesi non hanno segnato alcun cambiamento né in un senso né nell'altro.
Armamenti. - Il riarmo austriaco procede piuttosto lentamente. Ho trovato una certa preoccupazione determinata da ritardi nelle consegne di armi da parte nostra. Ho assicurato che dopo la firma del Protocollo contenente l'impegno di reciproca benevola neutralità, non avrei mancato di richiamare l'attenzione del Duce sui desiderata austriaci. A questo proposito debbo aggiungere che al momento della firma dell'accordo di cui sopra, tanto il Ministro degli Esteri ungherese quanto il Cancelliere d'Austria, hanno espresso il desiderio che in epoca prossima abbia luogo una riunione tra i Capi degli Stati Maggiori dei tre Paesi per esaminare le eventualità pratiche che potrebbero verificarsi e concertare conseguenti accordi. Ho creduto di aderire in massima a tale desiderio.
Riunione a tre. - Durante la riunione a tre nessun elemento di particolare interesse è emerso. Da parte austriaca è stato ripetuto piú o meno quanto sopra ho riassunto e da parte mia ho esposto le ultime vicende e sviluppi della politica estera italiana. L'accettazione e la firma del Protocollo nella forma e nel testo da noi proposti, sono avvenute senza incontrare troppe difficoltà, eccezione fatta per quanto concerneva l'impegno di eventuale abbandono della S.d.N., sul quale, particolarmente dagli austriaci, sono state fatte molte riserve.
Ho l'impressione, e Kànya la condivide, che i bastoni tra le ruote vengano messi soprattutto da Schmidt, il quale ogni giorno si rivela piú trafficante, arrivista e vanesio. Egli, e l'ha lasciato comprendere, crede di trovare una piattaforma alle sue ambizioni nella tribuna ginevrina. Sogna una gloriola societaria alla Titulescu o alla Benes. Bisogna ammettere, benché anche questa volta io abbia trovato nel Cancelliere Schuschnigg le solide qualità di ingegno e di carattere, che l'influenza di Schmidt diviene preponderante e spesso ingombrante.

 

Colloqui a Budapest


Non mette conto di accennare se non di sfuggita ai colloqui che ho avuto con il Reggente Horthy. Egli è ben poco al corrente della vita internazionale, mentre invece, secondo quanto dicono a Budapest, continua ad esercitare una influenza determinante e un controllo assiduo sulle questioni di politica interna. In breve, egli si è limitato a dirmi il suo compiacimento per l'avvenuta intesa italo-germanica e a riaffermarmi, sulla base di vecchie rievocazioni di carattere personale e di ricordi di carriera, la sua altissima considerazione per il popolo tedesco.
Nei colloqui con Darànyi e de Kànya sono stato in un primo tempo pregato di mettere al corrente i due uomini di Stato ungheresi circa l'esatto andamento delle maggiori questioni internazionali attualmente sul tappeto. Dopo di ciò Kànya mi ha parlato della posizione dell'Ungheria. In primo luogo ha tenuto a spiegarmi perché egli aveva voluto attenuare il paragrafo dei Protocolli concernenti l'eguaglianza dei diritti. Mi ha detto che egli trova ben comoda la posizione attuale che gli permette di continuare a riarmare nella misura che crede, senza d'altra parte togliergli l'arma comoda, particolarmente ai fini di politica interna, di far ricadere sulla Piccola Intesa la colpa delle difficoltà che l'Ungheria possa trovare. Inoltre egli teme che una esplicita decisione di riarmo venga a creare nuove e piú dure situazioni nei confronti delle minoranze ungheresi.
Per quanto concerne i rapporti dell'Ungheria con gli Stati vicini, Kànya mi ha fatto le seguenti dichiarazioni:
Jugoslavia. - I rapporti tra Budapest e Belgrado vanno in realtà migliorando ed egli ritiene che in ultima analisi sia possibile addivenire ad un'intesa, anche cordiale, tra i due Paesi. Comunque crede che bisogna procedere su questa strada con molta calma e con assoluta circospezione. Stoiadinovic è un uomo di grande duttilità e di alta capacità il quale è riuscito, nel volgere di un tempo relativamente breve, a creare per la Jugoslavia un'ottima atmosfera internazionale. In realtà oggi Belgrado vive in rapporti di amicizia e di buon vicinato con i Paesi limitrofi, si è determinata una détente nei confronti di Budapest e di Roma, non vi è stato nessun allentamento nei legami con Parigi, esiste una stretta collaborazione con Berlino, e da Londra non mancano di giungere offerte cortesi per fare entrare la Jugoslavia nel gioco che la Gran Bretagna vuole svolgere nel settore balcanico e mediterraneo. Kànya è favorevole alla politica da noi iniziata di riavvicinamento con Belgrado, ma anche per essa consiglia di procedere con oculata vigilanza. Sarebbe indubbiamente vantaggioso anche per l'Ungheria se tra Belgrado e Roma si riuscisse a stabilire dei rapporti duraturi e ben defmiti. Ma egli ritiene, fino a prova in contrario, che Stoiadinovic - mentre è disposto ad arrivare ad una distensione marcata - non sia invece desideroso di assumere impegni precisi e formali, dato che intende continuare a "ballare su molte corde".
Romania. - I rapporti con la Romania attraversano una fase di relativa tranquillità. Qualche sospetto ha fatto nascere il discorso di Milano, sospetto che, però, si è spento, allorché si è compreso che l'affermazione del Duce non comportava alcuna immediata e pratica azione.
Kànya si rende conto delle difficoltà che la revisione presenta nei confronti della Romania e pensa che per il momento sarebbe opportuno arrivare ad un modus vivendi con Bucarest. Considera ciò molto difficile, data la prevenzione ed il nervosismo di alcuni circoli romeni, ma non dispera di riuscire.
Cecoslovacchia. - I rapporti sono formalmente corretti, di fatto pessimi ed è intenzione del Governo ungherese di dare apparente prova di buona volontà, ma di evitare contemporaneamente le relazioni tra Budapest e Praga. In sostanza la vecchia politica continua. Il dinamismo irredentista magiaro si deve orientare tutto verso la Cecoslovacchia la quale rappresenta il punto di minore resistenza. D'altra parte è da lì che le minacce continuano a dirigersi verso l'Ungheria. Vi sono dei campi di aviazione cechi, - un giorno, forse, russi - dai quali si può arrivare su Budapest in meno di dieci minuti di volo.
A Kànya risulta che la situazione ceca è preoccupante. La pressione tedesca si fa quotidianamente piú grave. Göring, con la sua irruente sincerità, ha detto che in meno di due o tre anni la Cecoslovacchia dovrà cessare di esistere. È evidente che in tali condizioni, l'Ungheria debba continuare a tenere al primo piano della sua politica le rivendicazioni territoriali verso i cechi. Essendo pervenute a Kànya notizie di eventuali intese e negoziati in corso tra Roma e Praga, gli ho confermato quanto già avevo avuto occasione di fargli sapere e cioè che i nostri rapporti con la Cecoslovacchia continuano ad essere molto vaghi e che nessun riavvicinamento è in progetto e nemmeno nelle previsioni.
Russia e comunismo. - Kànya ha ripetuto che il comunismo all'interno viene combattuto con mezzi estremamente energici e che l'Ungheria anche sul fronte internazionale, è sempre disposta a prendere posizione aperta, se necessario e nel limite delle sue possibilità, accanto agli Stati anticomunisti.
Per quanto poi concerne la Russia, è evidente che il Governo magiaro non può guardare con simpatia verso tale Potenza. Comunque un regime comunista a Mosca, fino a quando non tenda ad allargare al di fuori dei confini nazionali la sua influenza ideologica e politica, è preferibile ad un regime zarista che diventi il centro collettore e attivatore di un panslavismo brutale e incoercibile.
Germania. - Con la Germania i rapporti continuano ad essere estremamente cordiali e l'intesa tra Roma e Berlino è valsa a mettere l'Ungheria in una posizione di privilegio, molto piú agevole di quanto non lo fosse per il passato.
Infine tanto de Kànya quanto Darànyi hanno espresso la loro riconoscenza per quanto il Governo Fascista ha fatto in ogni occasione per il popolo ungherese e mi hanno parlato della singolare eco che il discorso di Milano ha avuto in Ungheria.
Di ciò personalmente ho avuto occasione di rendermi conto durante la mia visita. Le accoglienze che ci sono state riservate dalla popolazione magiara, non solo da quella di Budapest, organizzata in associazioni e comunque diretta dal Governo, ma anche dalla popolazione rurale e da piccoli gruppi di persone, che nei viaggi abbiamo incontrato in zone disperse e lontane, hanno provato come il nome del Duce e quello dell'Italia siano cari e popolari nella nazione ungherese.
Con tale entusiasmo faceva invece contrasto il gelido atteggiamento della popolazione di Vienna. In nessuna occasione - e molte se ne sono presentate - i cittadini viennesi hanno compiuto un gesto che fosse di amicizia e di simpatia verso l'Italia. Per le strade folti gruppi di popolo si radunavano durante le cerimonie ufficiali e assistevano con corretta compostezza, ma non un saluto, non un applauso, non un grido, ad eccezione di qualche saluto romano accompagnato da un Heil, che rivelava la schietta marca nazista. Nei teatri accoglienza altrettanto gelida e, particolare notevole, non sono mai stati suonati gli inni nazionali italiani all'inizio o alla fine degli spettacoli: forse non si era neppure del tutto sicuri della reazione del pubblico. Per contro devo invece dire che Schuschnigg è stato, come al solito, leale, corretto e cordiale nei nostri confronti. Ma ho l'impressione - e tutti quelli che erano con me l'hanno avuta del pari - che la sua politica di amicizia nei confronti dell'Italia sia ben poco popolare.
Gli ambienti diplomatici locali hanno seguito con il piú vivo interesse l'andamento della Conferenza di Vienna, e le fasi della mia visita a Budapest. In genere ho trovato molta cortesia in tali circoli e specialmente marcata da parte dei Rappresentanti tedeschi. Tanto von Papen a Vienna che Mackensen a Budapest sono stati presenti anche a quei ricevimenti non riservati al Corpo diplomatico. Hanno chiesto correttamente notizie circa l'andamento dei lavori, ma non hanno mostrato né irrequietezza né sospettosa curiosità. Particolare, invece, degno di rilievo: i due Ministri britannici a Vienna e a Budapest, sono stati i soli che, nelle ripetute occasioni offertesi, non si sono fatti a me presentare. La cosa non è sfuggita ed ha determinato qualche commento. Molto cordiali i Rappresentanti diplomatici francesi.




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