A settanta anni dalla loro redazione ecco per la
prima volta in rete i documenti che Galeazzo Ciano
allegava al suo DIARIO

 

 

CRONACA DELLE GIORNATE 28-29-30 SETTEMBRE 1938 - XVI

 

 

Il mattino del 28 settembre, alle ore 10, l'Ambasciatore Perth telefona chiedendo una urgente udienza. Lo ricevo subito ed egli mi dice, in tono molto commosso, che Chamberlain fa appello al Duce per un intervento amichevole presso il Führer in queste ore che considera le ultime utili per salvare la pace in Europa. Ripete e conferma la garanzia che Francia ed Inghilterra hanno già offerto per la cessione dei Sudeti alla Germania. Chiedo a Perth se devo considerare la démarche come un invito formale e solenne rivolto dal Governo inglese al Duce perché egli assuma il ruolo di mediatore. Dopo breve riflessione, Perth risponde di sí. Allora, dato che non c'è tempo da perdere e che l'offerta merita considerazione, prego l'Ambasciatore britannico di attendermi a Palazzo Chigi. Alle ore 11 sono a Palazzo Venezia ove il Duce, dopo avere ascoltato quanto Gli espongo, dice che è impossibile lasciar cadere la domanda di Chamberlain. Personalmente telefona ad Attolico: "Andate subito dal Führer e, premesso che io in ogni evenienza sarò al suo fianco, ditegli che lo consiglio a dilazionare di 24 ore l'inizio delle ostilità. Nel frattempo, mi riservo di studiare quanto potrà esser fatto per risolvere il problema."
Torno a Palazzo Chigi ove Perth attende. Lo informo che l'azione avrà inizio alle ore 2 pomeridiane e gli confermo che il nostro posto è con la Germania. Trema in volto e gli si arrossano igli occhi. Dopo breve pausa aggiungo che il Duce ha accolto la richiesta di Chamberlain ed ha proposto ventiquattr'ore di rinvio. Allora Perth pronuncia alcune parole di ringraziamento e mi chiede subito di tornare all'Ambasciata per informare il suo Governo. Poco dopo domanda una nuova udienza. Reca un messaggio telefonico di Chamberlain al Duce e copia di quello diretto in pari tempo ad Hitler: una concreta proposta di conferenza a quattro con impegno di arrivare alla soluzione del problema sudetico entro sette giorni. Chamberlain ritiene che la sua proposta verrà accolta dal Führer solo se il Duce sarà favorevole: ciò è accennato nel messaggio e chiaramente detto da Perth.
Vado nuovamente a Palazzo Venezia. Il Duce esamina la richiesta inglese, decide di appoggiarla tanto piú che ormai il Fiihrer, secondo quanto ha comunicato Attolico, ha deciso il rinvio delle operazioni per ventiquattro ore. Di nuovo il Duce telefona ad Atiolico e redige di Suo pugno il seguente fonogramma di istruzioni:
"1) Ringraziate il Führer per aver accettato mio invito sospendere 24 ore mobilitazione; 2) insieme con un messaggio personale a me diretto da Chamberlain che mi consigliava passo compiuto presso Hitler, sono a conoscenza testo lettera che Chamberlain ha diretto in data odierna 28 ad Hitler; 3) tale lettera che sarà forse resa di pubblica ragione e della quale in ogni modo Vi trasmetto il testo, contiene proposte che io ritengo accettabili e cioè ritorno a Berlino di Chamberlain per liquidare in non piú di sette giorni problema, presenti gli czechi e se Hitler lo desidera anche Francesi ed Italiani. Italia è naturalmente favorevole a partecipare. È mia convinzione che Hitler otterrebbe in tal modo un successo che non esito a chiamare grandioso dal punto di vista concreto e dal punto di vista prestigio mondiale - Mussolini."
Al mio ritorno a Palazzo Chigi mi incontro nuovamente con Perth: lo informo della rapida azione compiuta dal Duce. Ringrazia con molta effusione ed ancora una volta dà segni evidenti della sua commozione.
Mentre attendo la risposta da Berlino mi chiama al telefono il Duce: è risultato, da una telefonata, che anche Blondel si preparasse a fare "un passo", il che trasformerebbe tutta la situazione quale si è creata in seguito alla preghiera britannica. D'ordine del Duce telefono a Perth quanto segue: "Mi risulta che la Francia si prepara a mettersi in mezzo. Vi avviso che qualsiasi azione di Blondel sarebbe assolutamente controproducente. Fate in modo che non abbia luogo. Tutti i risultati sinora raggiunti verrebbero senz'altro messi in pericolo." Perth si dichiara d'accordo e s'impegna ad agire secondo la mia richiesta.
Ore 15 - Attolico telefona che Hitler è in massima d'accordo, pur facendo alcune riserve circa la necessità che Chamberlain possa prendere decisioni senza dover consultare il Governo a Londra. Però il Führer pone una condizione fondamentale: la presenza personale del Duce alla Conferenza, che egli considera la sola garanzia di riuscita. Lascia al Duce decidere se la Conferenza dovrà aver luogo a Francoforte o a Monaco. Mi metto in comunicazione telefonica col Duce il Quale accetta e sceglie Monaco.
La partenza ha luogo alle ore 18.

29 Settembre. A Kufstein, incontro col Führer.
Il Duce prende posto nel vagone del Führer, ove, spiegate su di un tavolo, sono tutte le carte geografiche dei Sudeti e delle fortificazioni occidentali. Il Führer illustra la situazione. Intende liquidare la Cecoslovacchia quale ora è, poiché immobilizza 40 divisioni e gli lega le mani in caso di un conflitto con la Francia. Quando la Cecoslovacchia sarà convenientemente deflazionata, basteranno 12 divisioni per neutralizzarla. Il Duce lo ascolta ed entrambi i Capi convengono su questo punto: o la Conferenza riesce in breve tempo ("entr'oggi," specifica il Duce) oppure la soluzione dovrà essere cercata attraverso la forza. "D'altronde - mi dice il Führer - verrà una volta in cui uniti dovremo batterci contro le Potenze Occidentali. Tanto vale che ciò avvenga fino a che alla testa dei nostri due Paesi siamo il Duce ed io, giovani e pieni di energia e che rappresentiamo la migliore armata."
Alle ore 11 arriviamo a Monaco. Dopo breve sosta a Palazzo Reale, il Duce si reca alla Führerhaus accompagnato da Hess. Gli altri Capi di Governo sono già arrivati e stanno consumando una colazione fredda. Hanno luogo le presentazioni. Poi, siccome il Duce si è ritirato in un angolo ove si sta intrattenendo con Göring, Chamberlain mi domanda se può avvicinarsi per dirGli qualche parola. Lo accompagno ed egli ringrazia il Duce per quanto ha fatto e per quanto farà per salvare l'Europa dalla minaccia che su di lei incombeva.
Alle ore 12,30 ha inizio la riunione. Sono presenti: i quattro Capi, Ribbentrop, Léger, Wilson, io e l'interprete Schmit. Parla per primo il Führer: ringrazia i presenti di avere accettato il suo invito ed espone la situazione quale si è creata ed aggravata negli ultimi giorni. Conferma di avere accolto il rinvio di ventiquattro ore in seguito all'intervento del Duce, ma dice in pari tempo che sarà costretto ad agire se nel minor tempo possibile non verrà raggiunto l'accordo. Parlano anche Chamberlain e Daladier facendo alcune dichiarazioni di carattere formale. Infine il Duce. Dopo un breve preambolo, afferma la necessità di una decisione rapida e concreta ed a tal fine sottopone ai convenuti un documento che potrà servire da base di discussioni. Il documento comprende cinque punti, concordati precedentemente con i tedeschi, attraverso i quali viene deciso e regolato il passaggio dei Sudeti alla Germania. Chamberlaín dopo una prima lettura del documento, si dichiara in massima favorevole, ma solleva l'obiezione relativa alla presenza di un delegato cecoslovncco che possa, allorché necessario, essere chiamato nella sala della Conferenza ed impegnare il suo Governo sulle nostre deliberazioni. Daladier appoggia la tesi del Primo Ministro Britannico. Il Duce fa opposizione. Ed in seguito alla opposizione del Duce, dopo una discussione cui partecipano i quattro Capi di Delegazione, la proposta Chamberlain viene abbandonata. Daladier chiede che venga concesso il tempo necessario per tradurre ed esaminare il progetto. La proposta è accolta e la seduta viene tolta alle ore 14,45 e rinviata alle ore 16,30. La Segreteria della Conferenza distribuisce le traduzioni del progetto che, come risulta dalla copia unita, viene chiamato "progetto del Capo del Governo Italiano".
In inizio di seduta Chamberlain prende la parola per dichiarare che accetta il progetto del Duce come base di discussione. Daladier fa del pari. Da questo momento si può considerare in pratica risolta la questione. Si tratta ancora di discutere, paragrafo per paragrafo, il progetto italiano e di portare quelle modifche, soprattutto di forma, che appaiono convenienti. La discussione si protrae ancora a lungo, ma sempre su questioni secondarie. Chatnberlain si attarda soprattutto a sollevare questioni di procedura e di carattere legale. Daladier difende, con poca convinzione, la causa dei cechi. Il Duce riassume le conversazioni e tira le conclusioni. Il Duce poi prende di nuovo la parola in forra ufficiale allorché si tratta di mettere sul tappeto il problema delle minoranze magíara ed ungherese. Gli altri, tutti gli altri, tedeschi compresi, non hanno manifestato nessun particolare desiderio di parlarne ed anzi cercano di sottrarsi ad una discussione in merito. Ma il Duce ha preparato anche su questo argomento una risoluzione scritta di Suo pugno e la sottopone alle decisioni della Conferenza. Gli altri cedono alla Sua pressione ed il problema viene risolto.
Durante le pause della Conferenza hanno luogo alcuni contatti personali di particolare interesse. Attolico accenna anche alla possibilità di un ritardo nella partenza del Duce per permettere un Suo incontro con Chamberlain, ma l'idea è scartata dal Duce poiché ritiene che un tale incontro a Monaco potrebbe urtare la suscettibilità tedesca e poi perché sarebbe difficile, avendo ricevuto Chamberlain, rifiutare una intervista anche a Daladier. Però il Duce si intrattiene assai a lungo con Chamberlain nella sala della Conferenza. Gli esprime il suo punto di vista nei confronti della Spagna dicendo che l'interesse da Lui portato a tale problema è molto diminuito, e gli annuncia come prossimo il ritiro di 10 mila volontari, cioè circa la metà del nostro Corpo di spedizione. Invita Chamberlain a venire in Italia "quando la situazione tra i due Paesi sarà definitivamente regolata." Chamberlain ringrazia ed accenna anche alla possibilità di una conferenza a quattro per risolvere il problema spagnolo. Il Duce non risponde ad una tale apertura. All'una del mattino del 30 settembre il documento è finalmente completato dopo un lungo lavoro del Comitato di traduzione. Il Duce propone che la Commissione internazionale venga nominata seduta stante e dice che potrebbe essere composta degli Ambasciatori a Berlino, assistiti dagli esperti necessari. Sottolinea l'urgenza della questione, poiché la Commissione dovrà mettersi all'opera immediatamente. La proposta è accolta.
Infine i quattro Capi appongono le loro firme.
Alle ore 2 il Duce lascia Monaco di Baviera accompagnato al treno dal Führer e salutato da una nuova calorosissima manifestazione della popolazione che ancora affolla le strade.



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