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Linguistica |
"Premio Armenti
Maddalena 2002"
Introduzione
Fino a sei anni non avevo mai
visto una macchina, un treno, solo la funivia che partiva dal mio monte che
mi vide nascere, e che col suo silenzioso dondolio arrivava alla pianura.
Ogni giorno ci si recava alla stazione della funivia che distanziava circa
sei chilometri dalla nostra abitazione, per vedere se ci fosse posta, o qualche
altra cosa, giornali, pacchetto ecc. d'estate ci si andava a piedi lungo la
strada di terra battuta, che poi era quasi solo un sentiero in mezzo ai boschi,
d'inverno era bellissimo...
Oh... che bello! si usava la
slitta, bene incappucciati, e via... papà davanti alla guida, io dietro,
mi ricordo un giorno nell'ebbrezza della corsa mi perse, caddi dalla slitta
e lui non se ne accorse, quando arrivò alla stazione della funivia
vide che io non c'ero più. Non si scompose più di tanto, perche’
sapeva che mi avrebbe trovata nel punto in cui mi aveva persa. Infatti dopo
la mia caduta mi misi ad aspettarlo, senza inutili pianti, sono sempre stata
coraggiosa, sapevo che le lacrime lavavano solo la faccia, ma non mi davano
niente.
Com'era bello quel tempo! Quante volte anche oggi ci penso, ora mi ricordo
di un altro fatto, era d'estate, mia madre mi aveva confezionato una bambola,
fatta di stracci e imbottita di segatura, e mio padre la carrozzina con mezzi
di fortuna, le ruote erano fatte con quattro cerchi ricavati da dei tronchi
d'albero, avevo anche un cagnolino Lilli, e la carrozzina serviva più
a lui che alla bambola, e così con il cane in carrozzina, la bambola
sul braccio, io facevo la felice mammina.
Mentre passeggiavo con la mia
un pò strana ma simpatica prole, mi vide una signora che mi chiese
come si chiamassero i miei bambini, facemmo amicizia e essa fino alla fine
delle sue vacanze ogni giorno veniva a trovarmi. Una mattina mi fece delle
fotografie inginocchiandosi davanti a me, quando le ebbe finite si alzò
e mi mise in mano il suo biglietto da visita, (mi ricordo che era verdino)
dicendomi: Lisele, ricordati che davanti a te si è inginocchiata una
principessa.
Quando compii sei anni tutto
ebbe fine, un brutto giorno mamma raccolse le nostre "baratelle" papà
chiuse la casetta, e prendemmo la via della stazione, che questa volta non
ci avrebbe portati più di ritorno.
Inutili erano le mie lacrime,
dovevo iniziare a frequentare la scuola.
Merano: grandi occhi,
ma che forse non colsero la movimentata vita della città, le macchine,
gli autobus, le mille luci delle vetrine, no, la mia non era la meraviglia
di una bimba che vede per la prima volta un mondo sconosciuto che doveva rendermi,
curiosa e felice... No io ero triste.
Tutte queste cose non mi interessavano,
non mi piacevano, io volevo il mio praticello, il mio bosco, i miei giocattoli
primitivi. Ogni giorno pensavo... pensavo... il mio cuore era rimasto lì
su quel monte, dove d'inverno una slitta correva nella carezza del vento...
Analfabetismo
L'analfabetismo in Alto Adige non
è conosciuto. Le persone 80 - 90enni affermano che nella loro vita
non ne hanno mai sentito parlare. Non e’ da escludere comunque che molti anni
addietro qualche esempio sporadico ci sia stato.
Questo perche’, in passato, pur
se ogni gruppo di case isolate aveva una scuola, i bambini dei casolari piu’
lontani, abbandonati tra i monti, dovevano scendere a valle per frequentarla.
Non era impresa facile d'inverno.
Se la neve era molto alta si adoprava la slitta, unico mezzo di trasporto
non solo di persone ma anche di merci; consisteva in due pattini ricurvi davanti,
collegati fra loro da un telaio rialzato.
Nel raro caso che un bambino fosse
stato costretto a rimanere in casa per la neve troppo alta, allora era il
papa’, o la mamma, che lo istruiva, per quel che gli era possibile, fino a
quando non ci rifosse stato il modo per tornare a scuola.
Si dice che uno dei motivi per
cui l'analfabetismo non abbia colpito questo territorio, possa essere stato
anche l'orgoglio della gente, la sua caparbietà, la sua tenacia, si,
perche’ no, anche la superbia! E questo pur essendo una popolazione povera
e rude. Che sia proprio cosi’ lo dimostra già il fatto che -in questi
posti abbandonati- non sempre era un maestro diplomato ad insegnare a leggere,
scrivere e far di conto ma un contadino volonteroso che aveva finito la quinta
elementare!
Va sottolineato che la chiesa e
la scuola furono -da sempre- i primi due edifici costruiti in qualsiasi centro
abitato, sia grande che piccolo.
Credo che possano esserci solo
rarissimi casi di analfabetismo di ritorno, persone che hanno frequentato
la scuola ma che col passare degli anni poi, non essendogli primariamente
necessaria non hanno più coltivato la scrittura e lettura. Potrebbe
essere il caso di qualche pastore, qualche boscaiolo.
Ormai quei posti un tempo tanto
abbandonati oggi sono divenuti centri turistici con bellissimi Alberghi, campi
da tennis, piscine. Sono collegati da bellissime strade panoramiche e funivie.
Non di rado pero’ puo’ accadere che qualche bimbo di allora, oggi padrone
di un Albergo, lo si odi raccontare ai suoi clienti la storia della sua infanzia,
i suoi difficili anni di quando andava a scuola.
Bilinguismo
L'Alto Adige, una zona molto bella,
ricca di verde, e circondata da maestose montagne. Vive quasi esclusivamente
di turismo, per il quale essa è attrezzata nei minimi particolari.
Si vive in una rigorosa disciplina
affinche’ tutto sia perfetto, naturalmente per questo ci vuole anche la collaborazione
della popolazione. Che effettivamente da il massimo.
Siamo una popolazione mista italiani
e tedeschi, la convivenza è ottima, il rispetto reciproco. Naturalmente
vedendo la situazione è più che logico esserci anche il bilinguismo,
che consiste in un obbligo presso tutti gli enti pubblici, scuole, ospedali,
uffici, negozi, ristoranti, ecc.
Vi sono scuole italiane con l'obbligo
dell’insegnamento della lingua tedesca, e a sua volta scuole tedesche con
l'obbligo della lingua italiana. Le insegnanti che insegnano nelle scuole
tedesche l'italiano, devono essere di madre lingua italiana, mentre le insegnanti
che insegnano il tedesco nelle scuole italiane devono essere di madre lingua
tedesca, questo affinchè la lingua venga imparata correttamente.
Anche l'assegnazione di appartamenti
o case per famiglie bisognose, vengono consegnati a pari numero sia agli abitanti
italiani che tedeschi.
Riti religiosi, S.Messe, dottrine,
ecc. vengono recitate e parlate in due lingue.
In tutti i locali pubblici è
obbligatorio rispondere nella stessa lingua con la quale uno viene interpellato.
Insegne, indicazioni, e targhe,
qualsiasi scritta può essere letta da ambo i gruppi linguistici.
(E visto che il bilinguismo non
è facoltativo, ma d'obbligo per tutti e due i gruppi linguistici, io
personalmente lo trovo giusto e utile).
Un altra cosa, se uno desidera
un qualsiasi impiego, deve esibire il "patentino" che viene rilasciato dopo
aver fatto un esame presso il Commissariato del Governo, e chi ne è
sprovvisto non ha possibilità di essere assunto, (sono esclusi gli
enti che non fanno parte della provincia.)
L'esame consiste: per la popolazione
italiana in tedesco, e i tedeschi in italiano. L'esame è uno come tanti,
niente di speciale, e in più accessibile a tutti.
Non fu sempre così, nel
passato non esistevano regole, ognuno faceva come meglio gli garbava. E qualche
ineducata o ignorante persona ne approfittava della situazione per mettere
in atto delle piccole rivincite, o vendette.
Mi ricordo un giorno mia madre
che parlava pochissimo l'italiano essendo nata in Austria, si rivolse per
un informazione all'impiegata di un ufficio, e gli fu risposto: "non capisco
deve parlare italiano". Ora con l'obbligo del bilinguismo queste angherie
si sono tolte.
Io stessa ebbi grosse difficoltà
con la lingua italiana, cresciuta in una famiglia dove si è sempre
parlato il tedesco, e premetto che sono nata su un monte dove non ebbi occasione
di frequentare altri bambini. Quando a sei anni venni trasferita a Merano
per frequentare la scuola era logico che non capivo niente, e come solo i
bambini a volte sanno essere cattivi, venni derisa da tutti, con il risultato
che non volevo più frequentare la scuola.
Non ebbi aiuto alcuno, tra lacrime
e grande volontà riuscii a farcela, finalmente ero anch'io come gli
altri bambini, e volli la mia piccola rivincita, finche’ divenni la migliore
di tutte, e i miei temi, diari, ecc. venivano esposti per essere sempre i
più belli.
Anche questo con il bilinguismo
si è tolto, nessun bambino dovrà più piangere e vergognarsi
per non saper parlare.
Dialetto
Oltre le razze e le religioni un
altro elemento che differenzia gli abitanti della terra è la lingua.
Credo sia impossibile stabilire
la distinzione fra lingue e dialetti. Il dialetto, questo linguaggio caratteristico
di una regione, rispetto alla comune lingua della nazione, a volte ci porta
a conoscere certi dialetti che sono quasi delle vere e proprie lingue. Se
poi vogliamo tornare indietro scopriremo che grande interesse hanno i dialetti
dell'antica Grecia, in quanto compaiono nella letteratura. Ma è un
argomento molto profondo, perche’ ci porta dal III° secolo a. C. al Greco
Moderno.
Io non desidero parlare di questo,
ma di una cosa molto meno complicata, uno squarcio del dialetto, e le reazioni
degli alto atesini.
Si parla dei dialetti nell'Alto
Adige.
Premetto che la nostra lingua in
prevalenza è il tedesco, questo perche’ questa terra è zona
di confine anche con l'Austria, e Svizzera, e non solo ma fu sotto l'impero
austriaco fino al 1919.
Il nostro tedesco è unicamente
parlato in dialetto, che però non ha alcuna somiglianza con il dialetto
austriaco o svizzero; chi parla in lingua non è certamente alto atesino.
Non vi e’ alcuna differenza tra il dialetto meranese e bolzanino, mentre è
molto marcata la differenza dialettale delle varie valli dalle quali siamo
circondati.
Le "valli" sono un solco della
superficie terrestre fra due catene di monti, normalmente percorso da un fiume
o torrente, come nel nostro caso.
Val Passiria - Val Venosta - Val
d'Ultimo - Val Martello ecc. quattro valli e quattro diversi dialetti, a volte
anche difficile da capirsi dagli abitanti dell'una, o dell'altra valle. Naturalmente
vi prevale sempre il tedesco perche’ in queste valli di italiani credo ci
siano solo un paio di carabinieri e il loro maresciallo, o forse anche il
capostazione.
A fare in modo che l'italiano prendesse
piede ci pensò Mussolini che nel suo periodo fascista fece imigrare
in Alto Adige molti italiani, in prevalenza veneti e meridionali, dando loro
case e lavoro.
Arrivati gli "immigrati" l'aria
si rabbuiò come all'inizio di un temporale, ma poi piano piano e non
avendo altra soluzione cominciarono a convivere nel miglior modo possibile,
anche se nell'aria regnava sempre un velo di razzismo. Rimaneva sempre il
fatto che i tedeschi erano i "Cruchi" gli italiani erano i "Walschn".
Ed ecco che arriva il dialetto
Veneto, Mantovano, Modenese, Napoletano, Calabrese, e via via da tutte le
parti d'italia e i dialetti divennero sempre di più. Oggi l'Alto Adige
non è più una terra di un solo dialetto tedesco, ma è
diventata un miscuglio di diversi dialetti italiani, che nell'insieme è
simpatico da sentire, ognuno esibisce il proprio, e credo che questo nessuna
regione d'Italia lo possa vantare.
***
Emigrazione
"Emigrazione" è una parola
che mi mette tristezza, questa parola mi ricorda il triste periodo quando
tanti dei nostri italiani per trovare lavoro col cuore pesante, dovettero
salire su grandi bastimenti che li avrebbero portati in terre molto lontane.
E come su uno schermo vedo una
nave che si allontanava nella notte, portando con se quel carico di dolore
e di speranza...
No, sono gli "immigrati" di coloro
di cui vi voglio parlare. Non che per loro fosse stato facile. Anche loro
dovettero abbandonare la loro terra per trasferirsi in un altra, ma sempre
in terra italiana. L'Alto Adige è la regione che ospita molti immigrati
e di varie regioni d'Italia.
Andai a trovare alcune di queste
famiglie e raccolsi i loro ricordi dei primi mesi di convivenza con un popolo
molto diverso per la lingua, il carattere, le usanze, e le idee.
Il signor Giuseppe venne da un
paese della provincia di Rovigo a Merano con una famiglia abbastanza numerosa,
moglie e sei figli. Una famiglia molto cordiale e affettuosa, ma nonostante
questo non fu loro facile comunicare con i meranesi che si dimostrarono subito
molto restii nei loro confronti. Ma il signor Beppe (così lo chiamavano
in famiglia) che era un uomo intelligente cominciò a giocare d'astuzia
e sempre allegro e scherzoso nei loro confronti, fingendo una spiccata simpatia
anche se forse più di una volta dovette digerire amaro, riuscì
a conquistare i meranesi.
Fu così che in breve tempo
furono circondati da vera simpatia e il signor Giuseppe divenne "Beppe" per
tutti. Anche i figli frequentarono i ragazzi tedeschi e così impararono
a parlare il tedesco, allora bisognava arrangiarsi il bilinguismo obbligatorio
nelle scuole ancora non era nato.
Il signor Giuseppe ebbe un posto nell'edilizia e la moglie signora Rosa fece
dei bellissimi lavori a uncinetto, i figli più piccoli frequentavano
la scuola, mentre dei più grandi qualcuno aveva già trovato
lavoro.
Ecco scendiamo a Napoli, meravigliosa
città per chi ama sognare, il romanticismo, le canzoni che entrano
nel cuore. Merano non è così, ma i napoletani vennero ugualmente.
La mia ammirazione per Tonino (Antonio)
e la sua famiglia è grande. Tanti anni fa vennero quì da noi,
con un unico bagaglio una valigia di sogni, e nel cuore la speranza.
Mmmm, non fu molto facile per loro,
che nella loro terra dai balconi e dalle finestre erano abituati a chiamare:
Cateriiiiiiii, con la loro spontaneità, con la loro semplicità,
cantare lungo le strade "O surdato nnammurato" e con i loro carrettini nei
vicoli che offrivano la loro merce fresca e buona, gridando a squarciagola
le qualità del prodotto.
Quì con la nostra disciplina
tutto questo per loro divenne solo un ricordo. Misero da parte la nostalgia
e le malinconie e l'ingenuo del meridionale che non si perde mai d'animo si
incanalò nel commercio; con la loro tenace volontà di riuscire
non passò molto tempo che bellissimi negozi come per magia spuntarono
in vari punti della città.
E anche gli abitanti di "O sole
mio..." ebbero grande successo, per il tedesco nessun problema, Tonino in
persona al cliente tedesco dice: "Guten Morgen, was Wünschen Sie?" E'
proprio il caso di dire: niente è impossibile!
Da Mantova arrivano Franca e Alberto
con due figli, lei casalinga lui geometra, lavora presso una affermata ditta
edile non hanno difficoltà economiche, e nemmeno nella lingua anche
se non sanno pronunciare una parola di tedesco, riguardo a questo devo dire
una cosa, questo non è stato mai un problema per (chiamiamoli sempre
ancora "immigrati") perchè quì in Alto Adige quasi tutti parlano
l'italiano e così capirsi non fu difficile.
Fu Franca che non riusciva ad abituarsi
al nostro sistema di vita, però è comprensibilissimo, il primo
periodo abitavano a Silandro, un paese della val Venosta, che allora era veramente
poco ospitale specialmente per una persona come Franca tanto dolce e timida.
Non riusciva a fare amicizia, ovunque si trovava un muro davanti, gli abitanti
di allora erano gente scontrosa, non davano confidenza, e Franca ne soffrì
molto.
Oggi abitiamo nello stesso condominio
e nello stesso piano, ci vogliamo tanto bene, e a volte ci scambiamo i tegamini
con le nostre capacità culinarie, è fantastico!
Per Natale Franca mi fa i tortellini
quelli mantovani che sono molto, molto buoni, a volte i tortelli con gli amaretti
e la zucca beh... questi non è che mi piacciano molto, però
apprezzo la sua gentilezza, il suo pensiero, e i suoi tortelli diventano i
migliori del mondo!
Il futuro è sempre incerto, chi può dire cosa ci riserva?
Simpatica, gentile, sempre allegra,
questa è la vera Marisa.
Marisa non fa parte degli "immigrati"
però il suo caso mi sta a cuore perchè il suo problema è
molto vicino a me, e credo sia meritevole di essere tenuto in considerazione.
Sposò un Trentino residente
a Merano e dovette trasferirsi da Piacenza.
Anche lei doveva abituarsi al nostro
tenore di vita, al nostro modo di vivere, lei volle amicizie, calore umano,
e in principio trovò indifferenza e poca simpatia.
Un giorno mi venne presentata da
mia cognata, quattro occhi si guardarono... due mani si strinsero e fu amicizia!
Un giorno andai da lei, vidi la malinconia nei suoi occhi, e capii che aveva
pianto, uno sfogo gli avrebbe fatto bene, così prendendole una mano
gli dissi: "Marisa vuoi parlarmene?"
Il suo viso cambiò espressione, e venni a sapere che le sue sofferenze
non erano solo la difficoltà di inserirsi in un posto nuovo, e la nostalgia
della sua casa che aveva dovuto abbandonare, ma la questione era familiare,
(a tutela della privacy chiedo scusa se non desidero pronunciarmi). Tra Marisa
e me non ci sono più segreti, un destino quasi ci accomuna. E abbiamo
capito che, a volte è più facile mettere insieme i pezzi...
se un amico ti aiuta a raccoglierli.
***
Ho frugato un pò nell'intimità di alcune
persone. Quello che volevo sapere era un pò... confidenziale, desideravo
sapere cosa succede tra le coppie mistilingue cioè quando l'amore
sboccia tra una Südtirolerin (altoatesina) e un meridionale, e viceversa.
Però non tutti sono disposti ad aprirti il cuore, ma un sorriso e
uno sguardo di simpatia, sono state la strada che mi hanno condotta alle
loro "confidenze".
Per la gentilezza concessami ho trovato doveroso sostituire i nomi; ringrazio
per la comprensione.
Lei è sempre due metri
davanti a lui, non li ho mai visti camminare a fianco a fianco.
Ci conosciamo più di vista
che altro, ma se volevo scrivere queste righe ho dovuto decidermi.
…Mi piazzai davanti a loro
e con un simpatico sorriso dissi: noi ci conosciamo, però non ci siamo
mai parlati, se avete un pò di tempo vogliamo farlo ora?
Come era logico immaginare mi guardarono
come se mi fossero spuntate due teste!
Ehh? chiesi, si, fu la risposta,
e entrammo in un ristorante-bar che io sono solita frequentare, e dove si
può parlare indisturbati.
Nicola è operaio specializzato
presso un'officina meccanica, e Anna continua a fare la barista, come da ragazza.
Alle mie domande rispondeva sempre
Anna, Nicola viene da un paesino in provincia di Catanzaro, e mi dava la netta
impressione essere sottomesso e che quasi si sentisse a disagio su quella
sedia di fronte a noi. Ai suoi pochi tentativi di partecipare al discorso,
Anna lo fece zittire con la frase: "Certo si si". Così tutto quello
che seppi lo seppi da lei. Nicola fece il militare a Merano e Anna che è
di Merano la barista, si conobbero al bar dove lei lavorava. Lei rimase incinta
e si sposarono. Ma si vedeva chiaramente che fra loro e l'amore c'era un'incolmabile
distanza, e che si sono sposati per dare un nome al nascituro. A volte la
nascita di un bimbo può portare la comprensione, la serenità,
la felicità, ma da loro non è stato così, uno è
sempre davanti, e uno deve rimanere sempre indietro... peccato!
Era il 15 marzo quando andai da
Rosa e Franz, e la prima cosa che vidi come si aprì la porta fu un
immenso mazzo di rose rosse. Accipicchia! pensai, quì si che è
di casa l'amore!
Lei viene da Messina, lui è
di Merano, e lavora come camionista per una grossa ditta di trasporti, lei
è casalinga.
Persone simpaticissime, lui parla
in tedesco e lei risponde in italiano, lei parla in italiano e lui risponde
in tedesco, per il troppo baciarsi sono diventati bilingue, scherzano in continuo
e si prendono in giro a vicenda.
Parlano senza indugiare, non devo
nemmeno fare domande.
Rosa mi dice che hanno 60anni e
Franz risponde: "nein mein Schatz (no mio tesoro) 60anni gli hai tu, io ne
ho 59".
Parliamo un pò in tedesco
un pò in italiano, se mi avessero adottata sarei rimasta con loro!
Un settembre di tanti anni fa Franz
con il padre si recarono a Messina con un carico di tubi per la costruzione
di un acquedotto. Il padre di Rosa era l'ingegnere di questa ditta, e trovandosi
Franz con il padre per ragioni di lavoro a casa dell'ingegnere, ci fu l'occasione
che Rosa e Franz si videro e... presero fuoco!
Non hanno figli, ma tra loro c'è
un immenso mazzo di rose rosse!
Erika è di Merano, molto
bella, sposata da trent'anni con Raffaele nato a Caserta, hanno un figlio
di 26 anni Maurizio e sono in attesa del divorzio.
Trovai Erika sola con Maurizio, capii subito che non volevano la presenza
di Raffaele.
Fino a cinque anni fa tutto procedeva
bene, poi purtroppo la sorella single di Raffaele imparò la strada
per Merano presentandosi sempre più spesso e soggiornando per lunghi
periodi, e comportandosi in modo alquanto ineducato. Da allora le cose non
andarono più bene. Inutili furono le richieste, gli esempi di Erika,
nemmeno le minacce di Maurizio servirono anzi con questo sistema Raffaele
si esasperò di più, e una volta picchiò il figlio per
difendere la sorella. A Anche il figlio che vive da solo è d'accordo
con la madre e desidera che il padre con la sorella lascino per sempre la
casa. Certo la legge obbligherebbe il marito a mandare via la sorella immediatamente,
e a non farla più tornare, ma come dice Erika se questo accadesse lei
avrebbe l'inferno, a questo punto conviene il divorzio.
Ma perchè, perchè
mio Dio? Chi è egoista non sa cos'è il rimorso e neppure cos'è
l'amore.
Chissà se lo sa Raffaele?
Presi la mano di Erika era fredda,
come freddo sarà stato il suo cuore, non conoscevo Erika ma ci guardammo,
e in quel momento qualche cosa le disse cha aveva trovato chi la comprendeva.
In un condominio al terzo piano
abitano Lisa e Carmelo. Lisa è nata a Lagundo (Merano), Carmelo viene
da Palermo. Scarseggiano un pò i soldi, la loro vita è piuttosto
modesta, lui lavora in una pizzeria, lei casalinga, ma attaccata alla parete
dell'entrata c'è un cuore con la scritta: "Oggi come ieri, domani come
oggi". Mi guardano mentre leggo queste righe e mi sorridono, io mi giro verso
di loro e dico: "ho già capito tutto, non c'è bisogno di altro,
ma ditemi solo come vi siete conosciuti"
Fanno a gara per spiegarmelo. Lisa
aveva appena ricevuto la patente e con una vecchia cinquecento stava facendo
retromarcia quando va a sbattere contro qualche cosa. Scesa dalla macchina
si trova davanti a: due braccia alzate... un uomo... e una voce irrata: "m...
dove sta guardando ment..." ma non potè finire la frase perchè
quello che vide era così carino e due occhi così limpidi e dispiaciuti
che lo guardarono... che Carmelo abbassò le braccia, le si avvicinò
con la mano tesa e con il più bel sorriso possibile disse: "mi perdoni
lo sfogo, posso scusarmi offrendole un caffè?". Quel sorriso era così
irresistibile, che oggi su una parete della loro abitazione c'è un
cuore che dice: "Oggi come ieri, domani come oggi".
"Amore" una parola come tante,
eppure quanta gioia e quanto dolore nel suo significato.
Paura di perdere l'uomo che si
ama? o preferire non averlo mai conosciuto?
La differenza tra "NORD" o "SUD"
non ha molta importanza, quando il sentimento è profondo, l'amore trionferà
sempre.
Come si aprì la porta sei
occhi e un cane mi fecero festa, chiesi: “C'è la mamma?”
"Si si sono quì! vengo subito".
Guardai verso la voce ma non vidi
niente, sentii solo dire: "bambini fate accomodare la Elsa" e sei braccine
mi tirarono in casa.
Un'accoglienza così non
mi era mai capitata, in confidenza ero un pò delusa, il cane mi saltava
adosso, i rampolli mi portavano quaderni, libretti e giocattoli da guardare
con un continuo incrocio di strilli!
Finalmente sentii nuovamente la
voce della "mamma" e ebbi anche l'onore di vedere la sua persona! Un affarino
minuto ma tutta peperoncino. “Lei è Elsa vero? Beh... si! Io sono Concettina”
mi prende sottobraccio dicendo: “Adesso chiamiamo Luis”.
“Luuuuis... vieni c'è la
Elsa”, rimasi sempre più stupita però Concettina mi piacque.
Luis arrivò dal giardino (era grosso quanto lei minuta) con guanti
di gomma e una paletta in mano, si tolse i guanti e mi strinse la mano, era
simpatico e allegro.
Dunque che si vogliono bene l'ho
capito da tante cose: prima di tutto Luis è entrato dal giardino senza
pulirsi le scarpe, secondo: Concettina è più tranquilla di un
mare d'agosto! terzo: i loro figli fanno un casino senza che nessuno alzi
un dito, e il cane dorme tranquillo sul divano!
Concettina abitava da un anno a
Merano e veniva da un paese in provincia di Cosenza, Luis di Lana (Merano)
è giardiniere e per Natale vende alberi di Natale.
Siamo a Natale e Concettina va
a comprare l'albero, li guarda tutti, ma Luis guarda solo lei. Finalmente
si decide quale prendere e chiede che le venga portato a casa.
Luis suona il campanello e si trova
Concettina davanti, le consegna l'albero e una scatoletta... come la apre
vi trova un piccolo Babbo Natale. Concettina chiude gli occhi e vede il grande
albero sulla quale cima è appeso un piccolo Babbo Natale col viso di
Luis.
Sono passati gli anni, oggi sei
manine appendono all'albero un piccolo Babbo Natale, mentre un cane scodinzola
felice!
Appena suonai il campanello mi
venne aperto e mi trovai davanti i visi sorridenti di Natalie e Gianni, mi
fecero entrare in salotto e vidi che Natalie era in dolce attesa, mi raccontò
che sarebbe stata una bimba.
Gianni arrivò con i caffè,
e si sedette sul divano a fianco di Natalie, sono sposati da quattro anni
e mi dissero che quel bimbo lo avevano progettato un lontano giorno su un
treno che gli aveva portati entrambi in Germania.
Le cinque del mattino, una piccola
stazione deserta, solo Natalie aspettava il treno col suo borsone in terra
vicino a lei.
"Buon giorno... parte?"
Natalie si girò, guardò
quel mattiniero passeggero come lei e rispose: "Perchè si vede?"
Gianni un pò confuso non
seppe che altro dire: Ehm... sì!” Risero e Natalie e Gianni salirono
insieme sul treno.
Natalie, di Merano, allora al secondo
anno di lingue, viaggiava verso una città della Germania come interprete
per una ditta che esponeva alla fiera campionaria. Gianni nato a Brindisi,
al terzo anno di medicina, dovette interrompere gli studi per ristrettezze
economiche e trovato un lavoro come rappresentante di medicinali accettò
subito. Quella mattina ebbe la macchina in panne e perciò fu costretto
a prendere il treno che lo avrebbe portato a Trento, ma Gianni non arrivò
mai a Trento, ma in Germania. Mmmmm....
Chissà se quel progetto
espresso su un treno quattro anni fa, avrà gli occhi azzurri della
madre?
La prima cosa che notai fu la
bellissima recinzione di rose selvatiche attorno al giardino.
Doris e Lorenzo dicono che sono
passati tanti anni, ma il ricordo è sempre vivo, perchè quello
che il cuore conserva vive in eterno. Li guardo sorridendo e Doris mi prende
una mano mentre racconta...
Doris è nata vicino a Merano
infermiera diplomata (ma non esercitava) lavorava come dama di compagnia presso
un anziana contessa. Un giorno la contessa le disse che sarebbe arrivato ospite
un suo nipote convalescente da un forte esaurimento.
Fu così che un mattino scendendo
dalla sua stanza si trovò davanti un giovane che la degnò a
malapena di uno sguardo e di un buon giorno.
Lorenzo veniva da Napoli dove frequentava
l'università e sarebbe rimasto un mese con la zia, (sorella del padre).
Al pranzo l'unica animatrice era
la contessa, Doris era assente e mangiava poco, Lorenzo guardava di nascosto
Doris e non parlava.
Quella mattina Doris decise di
scendere prestissimo in giardino e camminare in mezzo a quella natura imperiosa
e bellissima, dormiva male e poco, il suo pensiero era Lorenzo.
Il sole cominciava a salire dietro
le montagne, e un nuovo giorno era iniziato. Doris riprese la strada di casa,
era triste, il suo sogno non si è avverato, Lorenzo sarebbe partito
oggi.
Mentre passò davanti a una
siepe di rose selvatiche, una mano sul suo braccio la fece girare, un'altra
mano colse una rosa bianca dalla siepe e gliela donò...
Lorenzo è architetto e Doris
casalinga, vivono in una bella casetta con un grande giardino circondato da
una siepe di rose bianche.
Sopra alla porta una lanterna
dondola nel vento e io spero tanto non mi caschi in testa.
La porta si apre e un uomo con
occhi azzurri e capelli biondi mi guarda.
"Io sono Elsa...”
“Ah si! Prego si accomodi”.
Sento sbattere una porta e subito
dopo davanti a me si presenta una donna molto bella con capelli nerissimi
che dice chiamarsi Lucia, mi indica l'uomo che mi ha aperto la porta dicendo:
“Questo è Ernst mio marito”.
“Bene ora che ci conosciamo volete
raccontarmi qualche cosa di voi? Ad esempio come vi siete conosciuti…”
Era una calda sera di fine agosto,
Ernst che è agricoltore e lavora la sua campagna tornava stanco col
suo trattore verso casa, quando si imbattè in una quindicina di ragazze
che gli chiesero un passaggio sul trattore, da prima sospettoso le guardò
in malo modo, quando una del gruppo le si avvicinò guardò nei
suoi occhi azzurri e disse: "Veniamo da Siracusa e siamo ospiti di una specie
di convitto, è tardi ci vorrebbe dare un passaggio?"
Nel ringraziarlo Lucia gli strinse
nella mano un minuscolo biglietto con un numero telefonico.
Oggi vivono in un "Bauernhof" la
loro vita è felice, in fondo al grande giardino un vecchio trattore
al quale è stato appeso un cartello, dice: "Da quì iniziò
il nostro amore"
Da allora sono passati vent'anni
e nel frattempo sono nati Stefano e Thomas, Stefano vuole inscriversi in agraria
e Thomas per ora si diverte a correre in fondo al giardino e salire sul trattore
dell'amore come ha fatto sua madre tanti anni fa.
ITALIANO TEDESCO
DIALETTO TIROLESE
aguzzo spitzig spitzig
albero Baum Bahm
treno Zug Zug
fatica Mühe plog
stella Stern Stearn
lontano entfernt weit
scelta Auswahl Wohl
letto Bett Bettstott
dovere müssen miaßn
emigrare auswandern auswondarn
caraffa Krug Kriagl
monte Berg Berg
studiare studieren studirn
piangere weinen rechrn
meglio besser beßer
commestibile essbar eßbor
separato getrennt getrennt
mare Meer Meer
importante wichtig wichtig
colazione Frühstück Frühstück
mittente Absender Obsender
scrollare schütteln schüttlen
quadro Bild Bild
pane Brot Broat
rabbia
Wut Zoarn
rabbia Wut
Zoarn
Dopo una settimana di tempo piovoso e incerto finalmente sembrava che
si mettesse sul bello, il cielo faceva intravedere zone di azzurro, il sole
ancora non si vedeva ma ero sicura sarebbe uscito da dietro le nuvole.
Mentre uscivo dal portone guardai ancora il cielo ma sembrava promettesse
bene, fra l'altro detesto gli ombrelli, poi sarei tornata subito, era giovedì
e come faccio sempre andavo a prendere il giornale, il mio giornalaio non
è molto distante circa dieci minuti di strada o forse nemmeno.
Ne approfittai anche per bermi un macchiato (caffè con un goccio
di latte) e fare due chiacchiere con Karl il proprietario.
Uscii con i miei giornali in mano e mi diressi verso casa. Ho visto
che il cielo si era nuovamente coperto e di azzurro non c'era più nemmeno
l'ombra! Ohh... non importa! tanto ero vicina e una volta
varcato il cancello d'entrata ero al sicuro! Affrettai il passo e arrivai
davanti al mio cancello presi la chiave e la girai nella serratura,
non si apre, e perchè? riprovai... niente! Accidenti...
che cosa è successo? Intanto il cielo diventava sempre
più scuro e io anche, no non c'era proprio niente da fare il cancello
non si apriva... era bloccato, finalmente ci arrivai, ecco cos'era,
mancava la corrente, cominciai a guardarmi attorno in cerca di qualche soluzione,
però niente. Mi misi sotto i balconi e dal marciapiedi cominciai
a chiamare qualche mia amica, Francaaaa... Helgaaa... non
venni sentita perchè il condominio è circondato dal giardino
perciò un pò distante dal marciapiede, ormai ero nera di rabbia,
e intanto per mia gran fortuna iniziò anche a piovere, io senza ombrello
e con i giornali in mano, riparo non ce n'era, si ci sono gli alberi della
strada ma erano ancora grondanti d'acqua della pioggia notturna. Dopo
mezz'ora che disperatamente cercavo un aiuto vedo arrivare dal giardino l'inquilino
del ultimo piano che voleva uscire mentre io volevo entrare, con la differenza
che lui aveva un ombrello, le spiegai l'accaduto dopo che gentilmente mi aveva
offerto l'ombrello ma che ormai bagnata fino all'osso non mi serviva.
Poi ho visto un uomo robusto all'altro marciapiede e l'ho chiamato, mi ha
preso in braccio e mi ha passata all'altra parte del cancello dove il mio
condomino mi ha presa. Che avventura!
Prima cosa non lascierò più a casa il cellulare, seconda, nell'
icertezza mi porterò sempre un ombrello con me come faceva Sir Chamberlain
che non lo abbandonava mai, almeno bene o male sarò al riparo!
uccidere umbringen umgebrocht
auto Auto Auto
settimana Woche Wochn
giorno Tag Tog
efficiente tüchtig tüchtig
gomito Ellbogen Ellebogn
padella Pfanne Pfonn
scappare weglaufen dafunlafn
percorso Strecke Streckn
nave Schiff Schiff
trovare finden gfundn
manica Ärmel Ärbl
cassetto Schublade Schublod
innocente unschuldig unschuldig
colpevole schuldig schuldig
esplodere explodieren explodiern
cucina Küche Kuchl
viaggio Fahrt Fohrt
corto kurz kurz
buono gut guat
padre Vater Votar
sigaro Zigarre Zigarn
amicizia Freundschaft Fraindschoft
occasione Gelegenheit Gleghnheit
autunno Herbst Herbst
sicurezza Sicherheit Sicharheit
brioche Hörnchen Gipfele
accendere anzünden onzüntn
traffico verkehr varkehr
ghiacciaio Gletscher Gletscher
ghiacciaio Gletscher
Gletscher
Io appartengo alle montagne, dove le stelle sono più vicine,
la luna è più grande e dove gli Edelweiss baciano il sole.
Sono passati tanti anni ma la visione è ancora nitida in me... un uomo
con lo zaino in spalla e per mano una bambina forse troppo piccola per la
sua età, credo che anche oggi io sia troppo piccola per la mia età...
mah! non si può avere tutto!
Circondati dal profumo dei pini degli abeti, e della resina, e sotto i piedi
un tappeto di aghi di pino e muschio, camminavamo felici, gli occhi pieni
della splendida natura, in terra qualche timida genziana pareva sorriderci.
Salendo il sentiero è diventato più stretto e allora papà
davanti, io di dietro, non si parlava in alta montagna non si parla mai, ma
mio padre non aveva bisogno di sentirmi parlare per sapere se c'ero, perchè
mia mamma mi aveva confezionato un cordoncino con la lana e mio padre vi ha
appeso un campanellino e poi me lo hanno messo al collo, sapete così
come si fa con le pecore, così sentiva sempre dove ero. Abbiamo
camminato a lungo, finalmente abbiamo trovato uno spiazzo e ci siamo seduti,
mio padre aprì lo zaino e tirò il mangiare, e ghaf gnaf,
in un attimo avevo spazzolato via tutto. Siamo rimasti seduti lì perchè
lì c'era la cosa più bella che io avessi mai visto, difronte
a noi illuminato dal sole un immenso ghiacciaio, le sue pareti brillavano
al sole e pareva quasi che nella sua grandezza si stesse spostando piano piano.
Fu tanti anni fa..... un uomo, una bambina troppo piccola per la sua età,
e un ghiacciaio.
fasciatura verband verbond
casa Haus Haus
prima früher/erst zersch
biscotti Keks Papele
regalo Geschenk Gschenk
pezzo Stück Bröckl
questo Das Dös
nano Zwerg Zwerg
cane Hund Hund
uova Eier Goggelen
vecchio Alter Oltn
panettiere Bäcker Bäck
cascata Wasserfall Woßerfoll
ghiacciato gfroren gfrorn
abitudine Gewohnheit Gwohnheit
veicolo Fahrzeug Fahrzaig
ricevere bekommen kriagsch
borsa Tasche Tasch
niente nichts nix
mano Hand Hond
piccolo klein kloans
sogno Traum Traam
correre laufen rennen
latte Milch Milch
porta Tür Tir
furbo schlau schlau
paese Land Lond
culla Wiege Wiag
scala Treppe Stiag
circo Zirkus Zirkus
tuorlo Eigelb Totar
istantaneo augenblicklich gleih
capire verstehen verstianhn
perchè warum/weil brum
ragazzo Knabe Bua
rimanere/stare bleiben bleim
piacere gefallen gfolln
disturbare stören störn
piega Falte Foltn
domandare fragen frogn
cucire nähen nahnen
parapetto Geländer Glandar
guardiano Wächter Wächter
tentare versuchen versuachn
ragazza Mädchen Gitsch
mai niemals niamols
storia Geschichte Gschicht
costringere zwingen zwingn
ponte Brücke Bruggn
vicolo Gasse Goßn
scaldare erwärmen warmen
volentieri gern gearn
negozio Geschäft
Gschäft/Lodn
Bellissime vetrine, grandi locali pieni di luce con eleganti arredamenti,
porte automatiche e aria condizionata, commesse che sembrano delle mannequin
così si presentano oggi i ancora pochi negozi rimasti.
Poi i grandi supermercati con i carrelli allineati all'entrata, e la spesa... "fai da te"!
Forse qualche romantico superstite dei tempi passati può ricordare e forse anche con un pò di nostalgia il tempo del simpatico negozietto chiamato anche "bottega" quel negozietto così casalingo e con quell'aria così semplice e confusionaria!
Cling clong... faceva la campanella appesa alla porta per segnalare l'arrivo di un cliente.
Quasi sempre la bottega non era molto grande, a volte era una stanza ricavata dall'appartamento, un bancone in legno occupava la lunghezza del locale sul quale facevano bella mostra dei contenitori in vetro con caramelle variopinte, una bilancia con i pesi e una affettatrice a mano, nel punto più lontano il cassetto per i soldi. Se si alzava gli occhi sopra al bancone si potevano vedere appesi i "acchiappamosche" che erano delle striscie gommose dove le mosche rimanevano attaccate.
Dietro il bancone degli scaffali occupavano la parete e sui quali ci si poteva trovare di tutto in simpatica confusione come: pattina per le scarpe, dentifrici, pentolini, carta da scrivere, cartoline, lampadine, filo, lana, biancheria intima, e perfino pantofole, mentre in una ghiacciaia venivano conservati i formaggi e salumi.
Nella parte bassa dello scaffale in un mobile con cassetti profondi e un vetro davanti c'erano pasta, riso, farina, e lo zucchero. In fondo al bancone su uno sgabello un grande contenitore col latte e appesi all'interno di esso le misure da 1/4 - 1/2 - 1 litro. Fuori dal bancone si trovavano i sacchi aperti col bordo arrotolato con fagioli, lenticchie, patate. Unico personale era la padrona del locale che trovava sempre il tempo per una chiacchierata col cliente e sapeva tante cose....
Ecco il ieri... con l'oggi. Qualcuno dirà "bei tempi passati!"
Beh... non lo so, però una cosa è certa la vita allora era molto
più semplice tutti si accontentavano di quello che avevano, e forse
non c'era la corsa alla carriera e ai soldi come oggi.
occhi Augen Augn
chiaro klar klor
linguaggio Sprache Sproch
coperta Decke Deckn
pacchetto Päckchen Packl
garanzia Garantie Garantie
sachetto Tüte Sackl
crudele grausam grausom
rondine Schwalbe Schwolm
sano gesund gsund
offendere beleidigen beleiding
strada Strasse Stroß
bosco Wald Wold
adatto passend paßent
mosca Fliege Fluig
bicchiere Glass Glaßl
scarpa Schuh Schua
notte Nacht Nocht
lunga lange longe
gonfio geschwollen gschwolln
lume Licht Liacht
fabbrica Fabrik Fabrik
guardare schauen schaugn
specchio Spiegel Spiagl
vuoto leer lahr
bicicletta Fahrrad Radl
campana Glocke Glockn
storia Geschichte Gschiecht
tazza Tasse Scholn
vestito Kleid Kleid
piccolo klein kloan
dipingere malen mohl
smettere aufhören aufhörn
persona Person Mensch
limone Zitrone Zitron
donna Frau Weib
neutrale neutral neutral
grande gross groaß
scrivere schreiben schraibm
viso Gesicht Gsicht
bello Schön schian
creduto glaubt gmuant
monte Berg Berg
giocare spielen schpiln
raccogliere sammeln somml
camicia Hemd Hemmat
riempire füllen fülln
cesto Korb Zegger
tavolo Tisch Tisch
vieni kommst kimmsch
nocciola Haselnuss Haselnuß
vino Wein Wein
tesoro
Schatz Schotz
Io ho un tesoro! Come?!! direte voi, no, no, non è
il tesoro del capitano Nemo, e nemmeno il favoloso tesoro nascosto delle avventurose
imprese dei pirati!
Ora vi racconto: la giornata è molto bella, è
primavera e il profumo delle magnolie è intenso, le aiuole in fiore,
gli uccellini saltellano di ramo in ramo, mi fermo davanti a un organetto
che suona mentre la scimietta con un cappellino in testa osserva i passanti,
metto la solita monettina nel piattino e preseguo. Su una panchina una giovane
mamma con il suo bimbo che gioca lì vicino, il bimbo mi guarda
e io gli sorrido lui raccoglie qualche cosa da terra e corre verso di me,
la sua manina grassoccia prende la mia e vi depone un sassolino, mi dà
un bacino e scappa.
Un pò confusa da questo gesto così ingenuo e sincero guardo
la mia mano aperta dove c'è questo insolito regalo e sono felice...
avevo trovato un tesoro!
A volte la vita ci dona delle cose stupende ci onora di gesti che parlano
di tenerezza e d'amore.
Torno a casa stringendo nella mano il mio piccolo tesoro, mentre il sole è
già alto e l'aria sa di primavera.
bambino Kind Kind
cucina Küche Kuchl
diritto gerade grod
saluto Gruss Gruaß
figlia Tochter Tochter
mela Apfel Äpfl
amore Liebe Liab
gambo Stiel Stengl
buco Loch Loch
prima früher zersch
raccogliere sammeln sommln
ballare tanzen tonzn
oste Wirt Wirt
giornale Zeitung Zeitung
tenere halten hebn
denaro Geld Gelt
scarpa Schuh Schuach
forza Kraft Kroft
bello Schön Schian
famoso berühmt berühmt
comodo bequem kamot
borsa Tasche Taschn
prato Wiese Wiesn
lacrima Träne Trän
abitare wohnen wohnen
orologio Uhr Uhr
uccello Vogel Vogl
frigorifero Kühlschrank Eiskoscht
odiare hassen hoßn
contento zufrieden froa
fredda Kalte kolte
sale Salz Solz
credo glaub moan
dovrei müsste miaßet
legno Holz Holz
sedia Stuhl Stuahl
dolore Schmerz Schmerz
grattare kratzen krotzn
sole Sonne Sunn
abbracciare umarmen umormen
padrone Besitzer Besitzar
sognare Träumen Tramen
miracolo Wunder Wundar
fumo Rauch Rach
serio ernst ernst
topo Maus Maus
sentiero Weg Steig
credere glauben moanen
panno Tuch Tuach
*mucca Kuh Kua
La mucca Kuh
Kua !
La mucca mi piace, un simpatico animale, tranquilla bruca l'erba senza
dare fastidio a nessuno, la sua docilità è fantastica io non
ho mai visto una mucca arrabbiata.
La mucca se la osservate noterete che non si differenziano una dall'altra tranne dal colore, infatti hanno tutte la stessa altezza e la stessa grossezza, la coda serva loro per cacciare le mosche, le orecchie non eccessivamente grandi sono in continuo movimento, quattro mammelle piuttosto lunghe che assomigliano alle carote e poi hanno anche le corna... eppure non si lamentano.
Io di mucche ne so qualcosa, perche' quando bambina e abitavo a S. Vigilio (per chi non lo sa S. Vigilio è un monte sopra Merano) ero giornalmente a contatto con loro, non che le avevamo noi le mucche, no perche' la casa era piccola e avevamo poco spazio! Ma sull'imbrunire ogni giorno andavo con mio padre a prendere il latte vicino alla chiesetta (dove mi hanno anche battezzata) lì c'erano delle belle distese di prati e alcune case di contadini che avevano anche allevamenti. Mi ricordo quelle lunghissime stalle con a destra e a sinistra ben allineate queste simpatiche bestie, e c'erano la contadina il contadino e un paio di ragazzi che le mungevano, seduti su dei bassi sgabellini con una sola gamba, fra l'altro la mungitura deve avvenire sempre alla stessa ora e ogni giorno, altrimenti la mucca ne soffre perchè ha bisogno di liberarsi del latte.
La mucca si può chiamare anche vacca ma non mi piace mi sembra come una parolaccia offensiva nei suoi confronti, con la sua pelle si può fare il cuoio il così chiamato "cuoio di vacca" tantissimi mangiano la sua carne. Ecco una cosa interessante, non avete mai osservato che il mandriano per guidarle al pascolo usa solo un bastoncino? eppure sono degli animali molto grandi, il fatto è che la mucca vede gli oggetti molto più grandi di quello che sono realmente, perciò quel bastoncino lei lo vede come un grosso bastone. Ora credo di aver raccontato le cose più importanti che la riguardano.
La mucca è la compagna del toro, e fa muuuuuuu....
vorrei möchte möcht
ritorno zurück zruck
storto schief schiaf
romanzo Roman Roman
equivoco Missverständnis Missverständnis
passo Schritt Schritt
regalare schenken schenkn
gentile höflich höflich
cucinare kochen kochn
tutto alles gonze/olls
viene kommt kimmp
cameriere Kellner Kellnar
vostra Euer Enkre
eterno ewig ewig
aceto Essig Essig
interprete Dolmetscher Übersetzer
distruggere zerstören zerstörn
olio Öl Öl
scopo Zweck Zweck
vecchio alte olte
comodo bequem komott
tenere halten hebn
sonno Schlaf Schlof
pensiero Gedanken Gedonkn
fagioli Bohnen Fisöln
aria Luft Luft
vasca Badewanne Bodwonn
comandare befehlen schofn
testa Kopf Kopf
gioia Freude Freid
succedere geschehen paßier
trota Forelle Forell
giudice Richter Richter
ponte Brücke Bruggn
vicolo Gasse Goßn
sapere wissen/sapere wißn
corto kurz kurz
salare salzen solzn
chiave Schlüssel Schlüssl
mostrare zeigen zoang
materasso Matratze Matrozn
orlo Saum rond
colore Farbe Forb
fermata Haltestelle Holtestell
guasto/rotto kaputt hin
come wie wia
dipinto Gemälde Gmolte
pazienza Geduld Geduld
naturale natürlich natürlich
torre Turm Turm
sopra über iber
valle Tal Tohl
pesante schwer schwar
attorno herum ummern
campo Feld Ocker
scuderia Pferdestallung Pferdestoll
uva Traube Traum
luccicare glänzen glänzn
sempre immer olm
operaio Arbeiter Orbeiter
ultimo letzte letztn
giovane Junge Junge
angolo Winkel/Ecke Egg
vento Wind Wind
panorama Panorama Außicht
castagna Kastanie Köschtn
gola
Kehle Hols
portici Lauben
Laubm
...l igiene e lo strudel...
Nella nostra città ci sono dei bellissimi portici, cosi comodi
quando piove! E proprio li che fu esposto uno Strudel che nessuno di noi meranesi
aveva mai visto! Ma più che l'enorme Strudel ho ammirato la delicatezza
e l'igiene con cui è stato presentato e offerto alla gente!
Lo Strudel è un dolce fatto con le mele Alto Atesino. Ed è stato
presentato sotto i portici su bancarelle ricoperte di bianche tovaglie nella
lunghezza dei suoi 200 m. Lo Strudel era tutto coperto con del cellofan e
ragazze in grembiule bianco e cuffietta bianca lo tagliavano e lo offrivano
su piatini e forchettine di plastica alle clienti...
Invece devo dire che mi sorprese molto e anche sfavorevolmente vedere in televisione
come venivano cucinati i vari pasti... che ho notato l'arte culinaria va molto
di moda... Un cuoco nel suo classico abito: capello bianco, giacca bianca,
grembiule pure bianco e pantaloni a quadretti bianchi e neri. Ma... con a
fianco una ragazza che sventolava la sua bionda lunga chioma sopra le pietanze...
mah...! e se qualche filo d'oro di quei capelli si potesse poi trovare avvolto
sulla forchetta assieme agli spaghetti?!...
Un altro simile esempio:
Bellissimi panorami... un gentile signore che fa le veci del cuoco, con un
simpatico grembiule non per l'igiene delle pietanze, ma più che altro
per non sporcarsi i pantaloni...! Anche lui attorniato da due belle ragazze
con lunghi capelli una mora e una bionda, certo nell'insieme fa un bel effetto...
però ora guardiamo questa bella immagine nella realtà... non
potrebbe succedere che qualche capello di queste belle testine prendesse posto
in una delle buone pietanze? E che poi spuntasse birricchino da qualche appettitoso
piatto?! Io direi che una cuffietta come le ragazze che vendono lo Strudel
non ci starebbe male in testa alle simpatiche ragazze (che sarebbero carine
communque) e che circondano i vari cuochi... se non altro per non trovare
qualche sgradevole sorpresa nei piatti!
forestieri Fremde Fremdn
poesia Gedicht Gedicht
signorina Fräulein Fräuln
piazza Platz Plotz
verde grün grian
foglie Blätter Laabr
già schon schun
asciutto trocken Truckn
fiume Fluss Fluss
rosso rot roat
acqua Wasser Woßar
bambola Puppe Poppele
pulito rein sauber
lode Lob Lob
rubare stehlen stehl
rosa Rose Rosn
zingaro Zigeuner Zigainer
ultimato beendet fertig
brocca Krug Kruag
perdere verlieren varliern
bussare klopfen klopfn
gioco Spiel Spiel
accoglienza Empfang Empfong
gatto Katze Kotz
scuola Schule Schual
bianchi weissen weißn
credere glauben moanen
guida Führer Führer
saltare springen hupfn
condurre führen gfüarn
realtà Wirklichkeit Wirklich
pazienza Geduld Geduld
stalla Stall Stoll
dimenticato vergessen vergeßn
cavalcare reiten reitn
forestiero Fremder Fremmer
bagno Bad Bod
ripudiare verstossen verstoaßn
certo gewiss/bestimmt gwiß
ginocchio Knie Knia
cercare suchen suachn
gioire sich freuen gfrein
lievito Hefe Germ
dispiaciuto missfallen greit
mangiare essen essn
prosciutto Schinken Schinkn
finalmente endlich
endlich
Forse è proprio la parola che usiamo di più anche se non
ce ne accorgiamo, un esempio:
finalmente a casa - finalmente ho finito - finalmente tocca a
me - finalmente sei arrivato - finalmente vado in ferie,
insomma questa parola volendo o non volendo ci è sempre vicino!
Tanti anni fa quando ero bimba mi capitò di fare un favore a una mia
vicina di casa, ma per me fu una mezza tragedia proprio per la parola
"finalmente" non è che l'avevo pronunciata nooo, l'avevo solo
pensata, eppure...
stavo giocando nel cortile con terra, acqua, e qualche pentolina, la mia passione!
Lieseleeee... alzai gli occhi e vidi la signora del piano di sopra che
mi disse: Liesele me lo faresti un favore? Naturalmente le risposi subito
di sì, perchè sapevo che dopo mi aspettava la mancia.
"Mi dovresti andare da Seibstock a comprare un *anguilotti* " che sarebbe
un'anguilla marinata e poi passata al forno e attorcigliata, esattamente
non lo so, ma più o meno è così.
Bene! Tutta entusiasta parto naturalmente essendo una parola difficile
e non conoscendola e anche poco pratica della lingua italiana, continuai lungo
tutta la strada a ripetermi: anguilotti, anguilotti, anguilotti,
il tragitto era abbastanza lunghetto ma finalmente entrai nel negozio. C'erano
diverse persone e dovetti aspettare il mio turno, naturalmente continuando
a ripetermi questo accidenti di *anguilotti* ed ecco che tocca a me
e contenta mi dissi *finalmente* è bastato quel attimo di disattenzione
ed ecco che non mi sono più ricordata come si chiamasse quella cosa
che dovevo comperare, e la commessa chiese: "cosa vuoi piccola?" ma siccome
si dice che ognuno di noi abbia il suo angelo custode, il mio mi suggerì
subito il nome perso e felice dissi a voce ben alta: "un coccodrillo"!
Al momento ci fu un gran silenzio di risa trattenute che poi esplosero in
tutta la loro grandezza!
E la Lisele tornò dalla vicina di casa senza l'anguilotti e anche senza
coccodrillo!
sale Salz Solz
incerta ungewiss ungwiße
amare lieben liam
bere trinken trinkn/saufn
anno Jahr Joor
collega Kollege Kolleg
nuovo neu nuis
spassoso spassig hezzig
libro Buch Buach
cetriolo Gurke Gurkn
hanno haben hobn
giardino Garten Gortn
stoviglie Geschirr Gschirr
accamparsi lagern logarn
decidere entscheiden entschain
forchetta Gabel Gobl
asciugare trocknen trocknen
sconosciuto unbekannt unbekonnt
ripartire weiterfahren weiterforn
smettere aufhören aufhörn
nausea Übelkeit Übl
pesca Pfirsich Pferschar
stampella Krücke Kruckn
giardiniere Gärtner Gärtner
rete Netz Netz
vitello Kalb Kolb
comperare kaufen kafn
pascolo Weide Olm
sgradito unerwünscht unarwinscht
lacrime Tränen Tränen
fazzoletto Taschentuch Soktiachl
telefono Telephon Telephon
vecchio alte olte
preocupazioni Sorgen Sorgn
sazio satt sott
guancia Wange Wongn
fame Hunger Hunger
nessuna keine koane
curioso neugierig naigierig
mondo Welt Welt
ha hat hot
autista Fahrer Schoffer
stagione Saison Saison
...da me ai miei vicini di ombrellone...
Ecco la stagione tanto attesa! Una fila di ombrelloni, una fila di sdraio
e a fianco i lettini per chi desidera sdraiarsi al sole e spiaggia, tanta
spiaggia, questa è l'estate! So che non è molto educato ascoltare
i discorsi altrui, ma siccome non c'erano porte... e allora finsi di dormire
e ascoltai tranquillamente i discorsi dei miei vicini di ombrellone! Una signora
abbastanza robusta con un'altra anche lei buona in carne, parlavano del loro
simpatico e dolce nipotino... che buttando in aria la sabbia con la paletta
mi dava un maledetto fastidio! e che la dolce e amorevole nonnina ignorava
completamente! Finalmente la nonnina cambiò discorso con l'amica e
il simpatico pargoletto cambio gioco, correndo verso il mare per riempire
un secchiello d'acqua chemi auguravo non buttasse in aria come aveva fatto
poco prima con la sabbia! No si accontentava di fare buchi nella sabbia e
riempirli con l'acqua.
Il discorso ora si trasferì all'arte culinaria... a questo discorso
prese parte anche la mia vicina alla destra della mia sdraio... e il discorso
divenne sempre più vivace e non tardai di trovarmi circondata da...
fasoi... pomodori ripieni... baccalà... e minestrone, mentre il pargoletto
continuava a schizzare acqua! Michelinooo... (la voce della nonna) "racconta
alla signora come fa le uova la nonna!" a questo punto mi alzai e andai
verso il mare pensando... che i vicini di ombrellone della cara nonnina, avrebbero
senz'altro preferito un Michelino meno intelligente sulle uova... ma più
sull'educazione...
ricevere bekommen
kriagn
filo Faden Fohn
dover müssen miaßen
scorrere fliessen fliaßen
croce Kreuz Kreiz
perchè warum/weil Brum
volentieri gern gearn
sedurre verführen verführn
terra Erde Eart
dolce Süss siass
madre Mutter Muatar
acido Säure sauer
orecchino Ohrring Ohrring
polvere Staub Staab
stanchezza Müdigkeit Müadigkeit
autocarro Lastwagen Loschtwogn
slitta Schlitten Rodl
guardare schauen schaun
confessione Beichte Beichtn
spirito Geist Geischt
televisore Fernseher Fernseher
breve kurz kurz
vita Leben Lehm
brutto hässlich schiach
alunno Schüler Schüalar
caffè Kaffee Kafe
orso Bär Bär
condurre führen gfüahrn
pazienza Geduld Geduld
coraggio Mut Muat
acino Beere Kern
emergenza Notfall Notfoll
indietro zurück zrugk
adagio langsam longsam
cappello Hut Huat
tenda Gardine Vorhong
chiesa Kirche Kirchn
muro Mauer Mauer
lago See Sea
spedire/mandare schicken schikn
nato geboren geborn
pavimento Fussboden Bohn
speciale besonder bsundrs
muto stumm stumm
scivolare rutschen rutschn
musica Musik Musik
lontano Weit/fern Weitn
anello Ring Ring
perfino sogar sogor
loro ihr ihmene
cassiere Kassierer Kasierer
santi Heiligen Heiling
ferro Eisen Eisn
Natale Weihnachten Weihnochtn
guanto Handschuh Hondschua
settimana Woche Woch
intelligente intelligent gschaid
destra Rechte Rechte
sarto Schneider Schneidar
cavallo Pferd Ross
fiori Blumen Bluamen
sportello Schalter Scholtar
carne Fleisch Fleisch
ricordare erinnern gmerken
promessa versprechung verspruch
vedo sehe siech
sgridare ausschelten schimpfn
grembiule Schürze Schurz
nave Schiff Schiff
domanda frage frog
gioire freuen gfrein
quasi fast völlig
indovinare raten darrotn
chiave Schlüssel Schlüßl
impazienza Ungeduldigkeit Ungeduld
poco Wenig bißl
ieri&nb