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ALESSANDRO BERTOLINO
Nasce a Stoccarda Germania- nel 1962.
Nei primi anni 80, attratto dai classici di H.Hesse e J.Joyce, incuriosito
dalle sperimentazioni audaci di A.Ginsberg e rapito dalle pagine di C.Baudelaire,
A.De Saint Exupery, J.Kerouac
inizia a scrivere.
Autore, dal 1990, di testi poetico-sentimentali, empatici, psicologici a
volte, o semplici frammenti di viaggi intrapresi, partecipa, dal 1994, a
numerosi concorsi letterari ottenendo svariati ed importanti riconoscimenti.
Alcune sue composizioni vengono pubblicate in diverse antologie di settore.
Nel 1997 gestisce, in proprio, una mostra personale di poesia con lapporto
grafico dellillustratore Antonio Lapis Lapone.
Da questultima collaborazione artistica nasce la raccolta di poesie
ed immagini: Amanti Fragili Perle.
Membro di giuria di concorsi nazionali ed internazionali indetti dal Centro
Studi Cultura e Società quali: Premio Città di Torino,
Premio per la Pace, Letteratura dAmore
Dal 1998 interviene, in qualità di lettore dei propri ed altrui testi,
in trasmissioni radiofoniche, serate in locali pubblici e teatri.
Vive a Torino dove si occupa di formazione del personale presso la regione
Piemonte.
Nel tempo libero predilige i viaggi, la musica e la letteratura.
Per contatti, informazioni:Alessandro Bertolino e-mail: alessandro.bertolino@regione.piemonte.it
LA FARFALLAAbbandonata la crisalide,
una farfalla bianca
volò fino alla spiaggia.Invano sulla roccia
cercò di riposare:
fuggì prima che il granchio
aprisse le sue chele.
Oltrepassò la ferrovia,
vide le grosse zucche,
evitò la coda nervosa del ronzino.
Fu attratta dal giallo dei meloni
poggiati sopra un carro:
vi si posò anch'essa.
Inutilmente il gatto
sguainò le unghie:
due ali di velluto,
veloci, ripresero a volare.
Una ragazza in bicicletta
le regalò un sorriso;
la farfalla contraccambiò la cortesia
tenendole, per il sentiero, compagnia.
Lo specchietto d'una macchina
fu l'occasione per un'altra sosta.
Riprese il volo al tramonto
e, quasi, cambiò colore insieme al sole.
Il peso di quel giorno, però,
iniziò a farsi sentire.
Esausta cercò sollievo
sopra un muretto tiepido.
Al giovane geco non sembrò vero
di iniziare così bene la serata :
una gustosa farfalla bianca,
senza fatica, fu presto catturata.
DI NOTTE
Nel vento della notte
danzano i capelli leggeri.
Alla luna, gonfia e chiara,
regalo un'occhiata distratta
e un pensiero improvviso mi guida
al portone, al piano, alle mura
che fasciano e formano la stanza
dove riposi.
Immagino la tua figura distesa
piegata sul fianco a baciarti un polso,
tormentare con le labbra
un guanciale triste e fedele:
custode silenzioso dei tuoi segreti.
E' il vento, questa notte,
a carezzare i vetri delle case.
E' il dito della luna
ad asciugarti il pianto.
CARPE DIEM
Questo maledetto,
benedetto presente!
Occhi verdi, che fare?
Che fuori ci sia
il sole, la pioggia:
non me ne frega niente!
Quello che so è che
ti voglio toccare:
realismo! Carne!
Veloci, allora, prima
che sia
ricordo, diario,
atomo nella mente.
Cediamo il passo a Venere
memori che domani,
tosto, saremo cenere!
TORINO, ADDIO!
Non si vedono stelle,
di notte, a Torino.
A meno che ci sia il vento.
O ad agosto quando la Fiat,
assassina, chiude i cancelli
e le automobili vanno
ad intasare autostrade
gratuite ed assolate, al Sud.
Non si vedono monti,
di giorno, a Torino.
A meno che ci sia il vento.
Allora, dal colle dei Cappuccini
si vede l'azzurro,
bucato dal Monviso.
Non ci sono torinesi,
per via, a Torino.
A meno che sian vecchi.
O, in alta percentuale,
rinchiusi nell'ospizio.
Forse ce n'è qualcuno,
impaurito, a Porta Pila
tra tossici, albanesi,
arabi, cinesi,
puttane nigeriane.
Torino: radici alla deriva.
Udite, monti, stelle:
Torino è in agonia!
Addio per sempre,
povera città mia!
ANNI SESSANTA
Mia madre chiacchierava al ballatoio;
sotto, in cortile, mosche cieche, corse
Anni sessanta: odor di ribellione.
La sera c'eran pure le vicine,
lo zio, la cugina con le trecce:
tutti davanti alla televisione.
Anni sessanta: nuvole, tensione.
Immagini d'un mondo: io bambino.
D'estate: la colonia, Topolino
D'inverno: cartapesta nella stufa
La bici pedalava a più non posso,
il mago presentava una canzone
Anni sessanta: addio, bella stagione!
LETTERA
Una bianca busta sigillata,
due righe, un francobollo e via.
Occhi assetati per destinazione.
Fogli dal profilo snello
si caricano di parole.
S'incaricano di procurar conforto
a chi, lontano, attende
d'accarezzar le virgole.
Ed è felicità, anche se breve,
per chi in quel giorno,
il postino riceve.
Ed è subito lettura:
e scopri di avere,
tra le dita, solo carta,
una poesia, un saluto.