©

sapori cibo saggezza e arte
LA CUCINA LETTERARIA
di
Elsa Dal Monego

 


Care amiche,
quì inizia il mio un po' insolito ricettario, sapete perché insolito? Perché non è il solito ordinato ricettario, messo così bene in ordine una ricetta dopo l'altra...
Il mio è un po' confusionario come quelle scrivanie dove non trovi mai niente, però...
Vi porterò dal nord terra dello Speck alla calda Sicilia terra dei cannoli. Però non solo quello ci saranno anche tante altre cosine utili, proverbi, consigli, barzellette, piccoli episodi della mia vita. Spero che tutto sia di vostro gradimento... se non dovesse esserlo, ditemelo ma... sottovoce!

Volete venire con me? Su, via... andiamo...

Per chi viene per la prima volta in Alto Adige e va a mangiare in una di quelle caratteristiche trattorie locali rimane senz'altro alquanto sorpreso. Perché la nostra cucina si differenzia completamente dalle altre cucine d'Italia.
Gli ingredienti principali e più usati sono quasi sempre i seguenti: le patate, lo speck, il pane,
la panna, l'orzo, i crauti, funghi e le varie carni, fra queste anche il cervo e capriolo.
Pensando alla cucina tirolese la prima cosa che viene in mente sono i Knödl (canederli).
Di Knödl vi sono circa 30 tipi: al fegato, agli spinaci, al formaggio, alle albicocche, alla ricotta ecc. però i classici e più famosi restano sempre i Speckknödl (canederli allo speck).
E sarà questa la prima ricetta che vi presento. Non spaventatevi se vi sembra un po' complicata... lo è! Su... su... non fatevi demoralizzare per così poco vedrete ci riuscirete, io vi do una mano, ora guardate bene come faccio io...


Knödl allo Speck

Ora prendo una grande scodella,
poi taglio a dadini circa gr. 300-350 di pane raffermo,
sempre taglio a dadini gr. 250 di Speck,
e anche gr. 150 di prosciutto, il tutto tagliato a dadini.
Ora in una padella faccio sciogliere del burro
e faccio rosolare questi ingredienti, (escluso il pane) avete capito fino qui? Bene!
Ora che sono rosolati gli verso sul pane.
Prendo 3 uova e le sbatto in un po' di latte (un bicchiere)
Queste uova sbattute col latte le unisco a tutto il resto. (nella scodella)
Adesso a questo impasto aggiungo circa 3 cucchiai di farina
e un cucchiaio di prezzemolo tritato e uno di erba cipollina
mescolo il tutto molto bene e lascio riposare per circa 20 minuti.
Ci siete arrivate fino qui? Bravissime!
Con questa dose dovrebbero venire 8 Knödl (circa la grossezza di una palla da tennis)

Ehhhi dove andate?! Non avete ancora finito!
Ora prendo una pentola con dell'acqua salata (come per la pasta)
Formo con le mani bagnate i canederli
e poi gli metto nell'acqua che bolle,
abbasso la fiamma e gli lascio cuocere lentamente
per circa 15 minuti.
Adesso gli sgocciolo bene, e a piacere gli condisco
con burro fuso e formaggio grattugiato


I canederli si accompagnano bene oltre al burro anche con Gulasch (spezzatino) con i crauti e in brodo.

Vi do anche un consiglio utile:
Fate prima la prova con un canederlo, se dovesse rompersi allora aggiungete ancora un po' di farina.

Ecco finito, non era poi così difficile vero? Siete state bravissime, complimenti!


Questa è una pietanza che quasi sempre viene servita nella trattorie. "Le trattorie" ora vi parlo un po' di queste. So che l'Italia è piena di trattorie, questi simpatici locali rustici e dove quasi sempre si mangia semplice, genuino e buono.
Se ora vi parlo delle trattorie dell' Alto Adige è perché anche queste si differenziano in tanti particolari.
Dovete sapere che pavimento, pareti, e soffitto sono interamente rivestiti in legno. I tavoli sono posti lungo la parete e circondati da tre lati da una panca in legno, i tavoli sono quasi sempre senza tovaglia, ma non mancano mai i fiori o una candela. In ogni angolo della panca sulla spalliera un mazzo di fiori secchi in una brocca di peltro. I lampadari sono posti sopra i tavoli e sono sempre in ferro battuto. Nell'angolo della stanza un crocifisso sotto il quale viene appeso un mazzo di pannocchie in segno di ringraziamento per il buon raccolto. Tutto il locale è abbellito da boccali e piatti in peltro o rame. Il bancone è anche in legno dietro il quale un simpatico oste con un grembiulone fino ai piedi, prepara le ordinazioni. A servirvi saranno delle simpatiche ragazze in abito tirolese chiamato (Diendl). Tutto l'insieme è molto carino e simpatico.
E naturalmente Knödl, crauti, con l'immancabile birra vengono mangiati con grande piacere.

Lo Speck: Lo Speck è il simbolo più significativo dell'Alto Adige (Südtirol) divenendo la pietanza tipica locale. Tramandato di padre in figlio da generazione in generazione.
Lo Speck è un prosciutto crudo leggermente affumicato e stagionato per un minimo di 22 settimane.
Il metodo di lavorazione è tradizionale e naturale.
L'affumicazione viene fatta con legna scelta e poco resinosa, la temperatura del fumo non può superare i 20 gradi centigradi.
Le nuvole di fumo di fumo sono particolarmente leggere e lo Speck viene esposto ad intervalli al fumo e all'aria fresca delle vallate altoatesine.
Durante l'affumicazione avviene un processo chimico-naturale fondamentale per il sapore e la morbidezza dello Speck, sulla superficie si forma un sottile strato di muffa e questa impedisce che la crosta diventi dura e secca e facilita anche la stagionatura. Lo Speck dell'Alto Adige è l'unico prosciutto crudo al mondo che sfrutta le muffe nel periodo di produzione. Finita la stagionatura la muffa viene tolta.
Lo Speck è perfettamente in linea con le esigenze alimentari, perché particolarmente nutriente poco calorico e altamente proteico è adatto a sostituire carne, uova, formaggi. E tagliando la parte più grassa diventa anche un ottima pietanza indicata anche nelle diete.
La tradizione vuole che lo speck venga tagliato a cubetti su una tavoletta di legno



Ecco amiche siamo arrivate alla prima ricetta e ora vi do un paio di consigli utili


Quello che è utile sapere:

Se volete preparare un simpatico piatto d'insalata, prendete dei gambi di sedano tagliateli in pezzetti lunghi circa 8 cm. tagliate poi questi pezzetti in senso verticale in striscioline sottili, lasciando l'estremità intera. Immergeteli in acqua molto fredda per circa mezz'ora, finché si saranno arricciati.

La frutta fresca si conserva anche a lungo anche fuori dal frigorifero, se non si espone troppo alla luce. Le banane, l'ananas e il melone non si mettono mai in frigorifero.

Questo è un ottimo consiglio per le mamme e le nonne.

Succede spesso che i bambini litigano per avere la fetta di dolce più grande.
Allora uno dei due taglierà le fette, mentre l'altro sceglierà per primo.



Ora passiamo ai crauti un altro tipico piatto tirolese.


Crauti (Sauerkraut)


Prendete kg. 1 di crauti, 1 cipolla, 1 foglia d'alloro,
1 spicchio d'aglio, 4 - 5 grani di pepe,
1 cucchiaio raso di farina, sale e

In un tegame mettete i crauti
unite acqua fino a quasi coprirli.
Tagliate mezza cipolla e unitela
con l'alloro l'aglio e i grani di pepe
e cucinare per mezz'ora.
In una pentola friggete col burro l'altra
mezza cipolla tagliata fine, fino a farle
prendere un colore dorato.
Versatevi la farina e friggete assieme alla cipolla
poi unite il tutto ai crauti e mischiate bene
salate e pepate.


Sauerkraut - crauti: i crauti, caratteristico piatto tirolese, devo dire che però non a tutti piace, perché hanno quel aroma leggermente asprigno, tranne naturalmente agli abitanti della nostra zona. Io li trovo buoni, proprio per questo loro sapore così caratteristico, spesso li mangio anche crudi. Si possono trovare in commercio anche in lattine.
Crauti: Foglie di cavolo cappuccio, finemente tagliate, salate e fatte fermentare.
Contengono: acido lattico, acetico, proprionico, ecc.
Si consumano cotti o anche crudi, conditi con carne di maiale o salsicce.

Carne di maiale: il maiale è l'animale di cui tutto è utilizzabile.
La sua carne si presenta rosa chiaro e con il grasso bianco. I prosciutti, le costolette, e i filetti sono preferibili arrostiti. Il fegato profumato con delle foglie di alloro e avvolto e avvolto nella sua rete è un cibo particolarmente gustoso. I pezzi del collo, della spalla e del petto vanno bene per fare il ragù. Per cuocere alla griglia, invece delle braciole di lombo, chiedete la costola che è più economica. Per l'arrosto chiedete un pezzo di gamba o di pancetta che è molto saporita anche fredda. Anche il lombo può essere acquistato in piccoli pezzi per arrosto.
La carne di maiale deve essere cotta molto bene. Per controllare la cottura infilare un ago da calza nella parte più polposa, se cola un liquido rosato continuare la cottura. La pelle deve essere incisa, strofinata poi con sale e spennellata accuratamente d'olio, così facendo si ottiene una crosta croccante.
La carne di maiale anticamente era molto usata ed apprezzata, ma pian piano divenne sempre meno consumata, perché ritenuta indigesta e dannosa al fegato. Attualmente si trova in vendita il maiale magro che non è più da considerare di difficile digestione e che tutti ad esclusione delle persone che soffrono di malattie dell'apparato digerente, possono consumare anche più di una volta alla settimana, principalmente nelle stagioni fredde.




Un po' di giardinaggio

1) Innaffiate le piante da giardino e appartamento mai durante il sole, ma sempre al mattino presto o la sera dopo il tramonto.

2) Anche se vi può sembrare strano ma anche le piante hanno bisogno dell'aspirina, non per il raffreddore, no, no... ma perché innaffiarli con una soluzione di mezza compressa ogni litro d'acqua faranno in modo che sono meno esposte ad appassire.
Perché l'aspirina provoca alle foglie la chiusura dei pori riducendo così il grado di dispersione dell'umidità da parte delle piante.

3) Se dovete assentarvi da casa per diversi giorni, allora salvate le vostre piante che avete nell'appartamento mettendole nella vasca da bagno (ben tappata) sopra un supporto riempendola fino al livello del fondo dei vasi.
Vedrete che al vostro ritorno a casa vi sorrideranno perché saranno ancora vive!

4) Quando viene l'inverno portate i vostri vasi dei gerani in una stanza non riscaldata (chi ha una cantina è preferibile portarli lì) e smettete di innaffiarli. Più tardi taglierete i rami secchi e solo in marzo li metterete in terra nuova. In aprile potete metterli sui balconi.





Bene amiche ora torniamo a un'altra ricetta semplice semplice, con le patate...


Gröstel (carne di maiale con patate)

Gr. 600 - 700 di patate (non farinose) = = in alcune regioni fra queste una è il Veneto
gr. 400 di carne di maiale (già cotta) le patate vengono suddivise in due tipi
gr. 100 di speck tagliato a dadi patate da fetta o patate da purè. Usate
gr. 70 di burro quelle da fetta.
4 uova (si calcola uno a testa)
1 cipolla
prezzemolo tritato
maggiorana, sale e pepe.


Dopo aver lessato le patate
sbucciatele e tagliatele a fettine.
Affettate molto fine la cipolla e fatela
soffriggere col burro in una padella
che sia abbastanza grande.
Ora aggiungete la carne tagliata a dadi
e anche lo speck, aggiungete la maggiorana
il sale e il pepe.
Poi mettete il tutto sopra le patate
ed arrostite il tutto molto
lentamente per circa 10 minuti.
Ora servite nei piatti con un uovo
al tegame e cosparso di prezzemolo.


Vi sono tre tipi di Gröstel
quello "classico" per il quale si usa la carne di maiale
quello dei "contadini" per il quale si usa la carne di manzo
poi quello dei "signori" per il quale si usa la carne di vitello arrosto.

Per questa ricetta non usate patate troppo farinose perché si rompono, ma quelle che in certe regioni le chiamano "patate da fetta"
Il Gröstel, sono semplicemente le patate arrostite, solo essendo arrostite nel burro restano più morbide. Quando vivevo in famiglia questo piatto lo mangiavamo spesso come cena.



Patata: Chissà perché si è usi dire "insulsa come una patata" eppure (almeno per me è uno degli alimenti più importanti che esista. Io a volte le mangio solo bollite con il burro, ottime!
Ora parliamo un po' di questo tubero, sua maestà la "patata".
La sua pianta è originaria del Cile e del Perù e fu portata in Europa alla fine del secolo XVI però in uso venne solo XVIII secolo.
E' una pianta erbacea della famiglia delle salanacee, ha foglie composte radici lunghe e sottili che strisciano, fiori bianchi che fioriscono da maggio ad agosto, secondo i climi. Il frutto è una bacca polposa con tanti semi e grossa come una ciliegia, ai lunghi rami striscianti sotterranei sono attaccati i tuberi, organi di riserva della pianta detti comunemente patate. Ricchi di amido commestibili dai quali si estrae la fecola, sostanza amidacea usata in pasticceria per preparare destrina glucosio e alcool. Essi presentano molte gemme (occhio della patata) e vengono piantati in primavera o in autunno, interi o tagliati a pezzi, in ragione di 15 - 20 q. per ha. Va evitata l'irrigazione, la raccolta avviene in agosto- settembre in ragione di 100 - 300 q. per ha.
La patata è attaccata dalla dorifora, coleottero con corpo ovale involucro giallo con dieci linee nere. Le larve sono dannose alle solanacee specialmente patate di cui mangiano le foglie, originaria del Colorado e diffusa negli U.S.A. e in Europa, giunta in Italia durante la seconda guerra mondiale (1944), la si combatte con arseniato di piombo. Per il loro contenuto in solanina sostanza velenosa di molte solanacee, si sviluppa anche nelle patate mal conservate in luogo umido e perciò in via di germinazione, le parti verdi della patata, nonché le patate inverdite o germogliate sono tossiche. Le patate si conservano in luoghi asciutti, aerati, lontano dalla luce.
Oggi la si conosce ovunque, la si trova sulle bancarelle dei mercati, nei supermercati ecc. la si può trovare a pasta bianca o gialla. Batata, patata dolce o americana.

Si dice: "Avere le patate in testa" essere stupido, "Spirito di patata" scherzo insipido, "Stare o muoversi come una patata" goffamente senza agilità.

Le patate hanno un alto valore nutritivo.
Le sue proprietà: limita l'eccesso di grassi nell'organismo, facilita la emissione dell'urina e contribuisce all'equilibrio della nutrizione.

Elementi contenuti: Idrati di carbonio, sali minerali, sali di potassio, vitamine B e C

Affezioni curate: acidosi, forme catarrali, crampi, tosse nervosa, insonnia, nevralgie, affezioni della pelle, ustioni.


Adesso amiche se non lo sapete già, qui vi do un paio di consigli utili attorno alle patate!

1) Dopo che avete fritto le patatine mettetele subito in un sacchetto di carta insieme al sale, agitate bene e avrete assorbito il grasso in più saranno saporite di sale.

2) Questo un sistema piuttosto vecchio ma efficace. Lo vedevo fare a mia nonna, che quando faceva le patate intere al forno perché si cucinassero in meno tempo e venissero ben cotte introduceva in ogni patata un chiodo.

3) Accidenti... ascoltate questa! Un delizioso spuntino? Passate in forno molto caldo la buccia delle patate tagliata a striscioline e condita con un po' di burro.

4) Se volete delle patatine fritte belle croccanti, unite all'olio un bel rametto di rosmarino. Oppure, lasciate per un'ora a bagno in acqua fredda le patate già tagliate prima di friggerle, poi asciugatele bene.

5) Se avete pelato troppe patate e non le utilizzerete tutte, per conservarle mettetele in un recipiente di porcellana o vetro (mai di metallo) con acqua e un cucchiaio di aceto per ogni litro d'acqua. Tenute in frigorifero, rimarranno bianchissime.

6) I vasi di cristallo saranno perfettamente trasparenti pulendoli con una patata cruda raschiata nell' acqua. Agitate energicamente il vaso colmo di questa "acqua di patate". Risciacquate infine sotto l'acqua corrente, il risultato è sorprendente.

7) I bicchieri diventano splendenti tenendoli immersi in acqua e aceto alla quale avrete aggiunto una patata cruda tagliata a fettine. Risciacquate e asciugate immediatamente con uno strofinaccio perfettamente asciutto.

8) Non avete un prodotto per pulire l'argenteria? Prendete una patata spelatela, tagliatela in due poi sfregate l'argenteria e tagliatela man mano che si sporca. terminate passando un panno morbido. Oppure usate l'acqua di cottura delle patate.

9) Quando cuocete le patate con la buccia levatene una striscia al centro di ognuna prima di cucinarle così non si romperanno durante la cottura.

10) Siete senza sapone? Potete tranquillamente sostituirlo con una patata lessata con cui strofinerete i panni con questo semplice sistema i capi di lino e di cotone, diventeranno bianchissimi.

11) Volete che le patate non germoglino? Mettete nel sacco dove le conservate due mele "Renette"

12) Le patate un po' avvizzite ritorneranno perfette se le lascerete in acqua fredda per una notte intera.


Spezzatino di agnello alla contadina (4 persone)

Gr. 1 di agnellone
gr. 600 di patate
1 cipolla
4 spicchi d'aglio
1/8 di vino rosso
sedano
rosmarino
alloro
sale e pepe

Fate dorare nell'olio
la polpa di agnello tagliata
a pezzi, unite la cipolla e
l'aglio tagliati a cubetti.
Salate pepate e unite il vino
Aggiungete le spezie e lasciate
cuocere per circa un'ora, con
la pentola coperta.
Sbucciate le patate e tagliatele
a fette e aggiungetele l'ultima
mezz'ora della cottura.



Sarà vero?...

Ogni re delle carte da gioco rappresenta un grande della storia, sarà vero?

RE di cuori... Carlo Magno
RE di fiori... Alessandro Magno
RE di quadri... Giulio Cesare
RE di picche... David


Se moltiplichiamo: 111.111.111. x 111. 111. 111. otterremo 12.345. 678.987. 654. 321


Il "quac, quac" delle oche non da eco, chissà perché?!




Ora la ricetta dello Strudel di mele. Chissà quanti di voi lo avranno mangiato e senz'altro vi sarà piaciuto, questo è uno dei tradizionali dolci Alto Atesini, (naturalmente lo potete trovare anche in Austria e Germania) c'è anche lo Strudel al papavero è molto buono anche quello... però io preferisco quello alle mele.
Questa è una vecchia ricetta ricavata da un quaderno di mia nonna, che io conservo gelosamente perché oltre a un buon ricettario è anche un ricordo che porto nel cuore.


Strudel di mele (Apfelstrudel)

Per la sfoglia:

Gr. 200 di farina = = usate farina "doppio zero" e ricordate
1 uovo vale per tutti i dolci, setacciatela sempre
2 cucchiai di olio perché i dolci diventano più soffici.
un pizzico di sale
acqua q.b.

per il ripieno:

Kg. 1 e mezzo di mele
gr. 100 di burro
gr. 100 di pangrattato
gr. 120 di zucchero
gr. 50 di pinoli
gr. 50 di uva sultanina
burro
buccia di limone grattugiata
cannella
un po' di rum

Sul tavolo setacciate la farina a fontana
al centro unite l'uovo, l'olio e il sale
e l'acqua necessaria per ottenere
un impasto di giusta consistenza
impastate bene fino a quando diventa
liscio e non attacchi più alle mani.
Formate una palla e spalmatela con olio
Fatela riposare per mezz'ora

Nel frattempo sbucciate le mele e tagliatele
a fettine molto sottili e mettete le uvette nel rum
fate arrostire il pangrattato nel burro
fino a quando prenda un bel colore dorato.
Riprendete la pasta e appoggiatela su
un grande telo infarinato, stendetela
dapprima delicatamente con il mattarello
infarinato, poi tiratela molto sottile con il dorso delle mani.
Spennellate con burro fuso e pangrattato
copritela con le mele (lasciando un bordo tutt'attorno)
con lo zucchero l'uvetta, i pinoli,
la buccia di limone e cannella.

Arrotolate lo strudel sollevando il telo
poi ripremete le estremità del rotolo
affinché non esca il ripieno durante la cottura.
Sempre aiutandovi con il telo mettete lo strudel
sulla lastra unta del forno oppure in una teglia.
Spennellatelo col burro sciolto e ponetelo
in forno moderato a cuocere finché si sarà
formata una bella crosticina dorata.
Appoggiatelo sul piatto da portata e
spolverizzatelo con zucchero a velo.
Si può mangiare caldo, tiepido, o freddo.
Qui si usa accompagnarlo con della panna.

Per questo Strudel vi consiglio le mele "Golden Delicius" perché saporite e non troppo acquose è la mela ideale anche per torte di mele e altri dolci a base di frutta. Come è un ottima mela anche da mangiare.
Questa mela si coltiva in modo particolare in Alto Adige però vi sono diversi tipi di Delicius varia dal posto da dove provengono ad esempio quelle della Val Venosta pur essendo sempre la stessa mela, sono più dure e hanno la polpa più compatta. Il suo colorito è giallo paglierino a volte leggermente venata di rosa.
L'Alto Adige è la terra delle mele, vi sono vaste coltivazioni di mele e di diverse qualità fra le quali tante non si trovano più in commercio, oggi le mele più ricercate sono: Golden Delicious - Stark Delicious - Jonagold - Jonathan - Winesap - Granny Smith - Morgenduft - Gravenstein - Summerred - Elstar - Idared - Gloster.
Ormai in via di estinzione è la mela "Calville" un frutto leggermente a spicchi di colorito giallo.
Cresce solo in un unico terreno di Maia Alta (Merano) e in nessun altro posto, sono stati fatti diversi tentativi ma nulla da fare. Però pare che non riescano più a produrla e non si capisce il perché, sono rimasti solo ancora pochi esemplari di questi alberi che producono questo frutto,
certo è un grande danno per il proprietario del terreno. Stanno facendo delle ricerche perché questa mela cresceva solo in "quel unico terreno" e perché ora non si riesca più a riprodurla.
E' senza dubbio un caso abbastanza curioso e insolito, era sorto anche il dubbio che vi sia stato introdotto del veleno, ma dopo un'accurata analisi al terreno, questo risultava pulito.
Ora amiche vi ho illustrato qualche cosa sulla "mela" frutto certamente importante visto che Eva lo donò a Adamo!
consiglio: Se volete conservare delle mele per molti giorni senza farle marcire, mettetele in una cassetta assieme a delle patate.
volete che le patate non germoglino? Mettete nel sacco dove le conservate due mele "Renette".



Era domenica e la mattina si presentava bene, il sole mi rideva attraverso la finestra. Io a letto con i miei sette anni fantasticavo, sognavo ad occhi aperti e quando mi sarei alzata queste mie creazioni della mente le avrei portate sulla carta, secondo me da questo doveva nascere un racconto, forse anche un romanzo. I miei fogli scritti erano gelosamente conservati, nessuno doveva vederli! Lieseleeee... Lieseeeeee... ecco la voce di mio nonno... succedeva spesso la domenica, la domenica lui amava andare a pranzo fuori, e spesso mi portava con sé. Naturalmente per me era festa grande ero felice.
Mio nonno e io eravamo molto attaccati, andavamo molto d'accordo, per me lui non era solo il mio nonno ma era anche il mio confidente, l'unico che conoscesse il mio segreto, di piccole scrittrice in erba. Leggeva i mie racconti con serietà e mi dava consigli. La porta si aprì piano piano e l'allegro viso di mio nonno vi fece capolino. Su. su, tesoro sono le dieci passate, alzati dobbiamo andare a messa, (mio nonno era molto religioso) e a mangiare! Saltai dal letto e lo abbracciai dicendo: "Peter ho scritto un'altra pagina del mio romanzo". Già vero non vi ho detto era semplicemente "Peter" per me. Dopo avermi dato una carezza uscì dalla stanza e io nascosi il mio futuro "romanzo". Entrai nel bagno e cominciai a prepararmi, quando fui pronta scesi le scale chiamando: "Peter Peter sono pronta" lui mi si avvicinò, mi squadrò dalla testa ai piedi, poi soddisfatto di quello che aveva davanti mi disse "andiamo".
Camminavo superba a fianco a lui, entrammo in una chiesa affollatissima dai "Cappuccini" era la chiesa prediletta di mio nonno, lui versava ogni mese una piccola quota e in compenso gli veniva riservato il suo posto.
Finita la messa ci avviammo verso la trattoria per mangiare. Era sotto i portici, un locale caratteristico. La stanza non era molto grande, circa sei tavoli, il bancone era in legno e il ripiano in alluminio lucido come uno specchio! Ci sedemmo e subito dopo ci venne vicino il solito sorridente oste con il suo grembiulone bianco fino ai piedi e il blocchetto delle ordinazioni in mano. Mio nonno ordinò... sapete cosa? Lo leggerete qua sotto! Qui finisce la mia storiella e inizia la ricetta di quello che ho mangiato...




Spätzle di spinaci al prosciutto
Questi Spätzle sono di forma come i cappelletti.


gr. 800 - 900 di spinaci = = se vi è possibile usate spinaci freschi
gr. 350 di farina dall'orto a coltivazione biologica.
gr. 180 prosciutto
gr. 40 - 50 di burro
sale pepe noce moscata
1 bicchiere di panna da montare = = usate panna freschissima,
1 bicchiere di vino bianco secco non a lunga conservazione.
parmigiano grattugiato

Pulite gli spinaci, lavateli e sgocciolateli.
Prendete una padella grande e fate
sciogliere il burro versate gli spinaci,
insaporite e cuocete lentamente
mescolando per circa 5 minuti
finché le foglie si sgonfiano.
Sgocciolare, tritarli e lasciare raffreddare.
Mescolare gli spinaci con la farina, acqua,
uova e sale, fino ad ottenere una pasta morbida.
Lasciar riposare per circa mezz'ora.
Poi passarli allo schiacciapatate
in acqua bollente. Quando gli Spätzle
vengono a galla, levare dal fuoco
sgocciolare e raffreddare bruscamente
sotto l'acqua fredda. Sciogliere il burro
in una padella aggiungere il prosciutto a dadi
e condensare con il vino bianco.
Aggiungete la panna, mischiate
e cospargete di parmigiano,
in ultimo versateci gli Spätzle gia cotti,
mischiarli, riscaldare e servire subito.


Vi consiglio farina doppio zero, che rende gli Spätzle più morbidi, essendo macinata molto fine.
Può sembrare strano ma anche la farina nell'arte culinaria può avere una certa importanza e anche il fatto di come usarla. Ad esempio per i dolci, torte, biscotti, dovete sempre setacciarla i dolci diventeranno più soffici. Una variante per la pizza può essere, metà farina doppio zero e metà di semola.
Se vi siete scottata, applicate sulla parte dolorante della farina bianca e vedrete che il dolore si attenuerà.

Farina: è il prodotto principale della macinazione di semi amidacei. La più importante per l'alimentazione è quella fornita da graminacee come frumento - granoturco - segale - orzo ecc.
Il prodotto è più o meno fine secondo il grado di macinazione, a mezzo di setacci si divide la farina dai residui (crusche e cruschelli).
Farine ve ne sono tantissime, ora vi elenco alcune tra le più importanti:
Farina bianca, zero o doppio zero. Farina di granoturco, comunemente conosciuta come farina di polenta o mais. Farina di riso, che viene usata anche per la preparazione di ciprie. Farina di orzo. Farina di patate (fecola) indicata per certi dolci. Farina di mandorle, indicata per dolci, torte, biscotti. Farina di castagne, per fare il castagnaccio, mmmm... che buono! E in ultimo le farine di lino e senape, per fare cataplasmi.

Si dice: "Non è farina del suo sacco" non è opera sua, "La farina del diavolo va in crusca" la ricchezza male acquistata non da buoni frutti. "Le chiacchiere non fanno farina" Con questo amiche chiudo l'argomento


Arrotolato con Würstel (4 persone)

Gr. 600 di vitello in un unico pezzo = = potete anche usare il manzo
3 paia di Würstel
gr. 50 di margarina
1/2 bicchiere di vino bianco secco
2 mestoli di brodo = = potete usare anche brodo vegetale
sale

Battete la carne e disponetevi
sopra i Würstel, arrotolatela
poi legatela, in una pentola mettete
il burro, arrostitela da tutte le parti
unite il vino e quando sarà evaporato
salate la carne e unite il brodo,
coperchiate e lasciate cuocere lentamente,
per circa 1 ora e un quarto.
Se il sugo fosse abbondante fatelo
evaporare a fuoco vivo, negli
ultimi venti minuti di cottura.


Würstel: Dei Würstel posso darvi delle informazioni mie, che risalgono a quando io ero bambina e non è stato ieri...brrrrrrrr!
I Würstel da noi nelle macellerie si trovano freschissimi, perché vengono fatti giornalmente
Sono molto buoni, fatti di carne di vitello però ci sono anche di carne mista quasi sempre col manzo.
Quelli di vitello si possono dare anche ai bambini, io da bambina ne ho mangiati talmente tanti che se li mettessi tutti in fila arriverei da Merano a Bolzano!
I Würstel non devono cucinare, perché si rompono e perdono molto del loro sapore. Vi insegno come si cucinano:
Prendete una pentola alta (io uso quella della pasta) appoggiate sopra un mestolo di legno e appendete al mestolo i Würstel, coperchiate quel tanto che il mestolo permette. Fateli cucinare al vapore per circa 8--10 minuti.
Serviteli con: senape, maionese, spinaci, purè ecc. Ecco amiche questo è tutto quello che so, credo però che basti.




Care amiche, quello che vi sto per raccontare forse non è molto indicato per un ricettario però è interessante, ossia fa sempre parte del cibo, mah... ora giudicate voi...

Le statistiche ufficiali e alcuni studiosi sostengono che più si diffonde la civiltà e lo sviluppo, la pigrizia intestinale è in progressivo aumento. Questo disturbo conosciuto da sempre, ha stimolato anche la curiosità di letterati e scrittori. Probabilmente la loro preoccupazione è dovuta alla sbagliata convinzione: che la liberazione giornaliera dell'intestino sia indispensabile. (sono sicura anche tanti di voi la pensano così).
"Shakeaspeare per esempio giudicava più trattabili e tranquille le persone tondeggianti e di buon appetito, invece che quelle magre e stitiche. E Voltaire diceva più o meno la stessa cosa, che le persone che non sono riuscite a liberare l'intestino sono facilmente soggette alla collera e diventano intrattabili".
Una simile norma invece non è esatta assolutamente, perché non è applicabile a tutti i casi, in quanto la funzione dell'intestino è legata a molte ragioni che variano da persona a persona.

Ora che siamo sull'argomento, mi viene in mente un utile consiglio, attenzione!

Vi piace la coca cola siii? Anche a me. Ma forse nessuna di voi ha mai pensato tranne berla a cosa è pure utile... è un ottimo sgrassante per il water, non ci credete?
Allora la prossima volta che avete della coca cola avanzata nella bottiglietta o lattina anziché buttarla via... buttatela nel water e vedrete... che meraviglia! Dopo un po' la tazza sarà pulitissima! Funziona è vero!



Tutto OK? Allora posso servirvi il pranzo?

Testina di vitello in insalata

1/2 testa di vitello
gr. 300 di verdurine da minestra tagliate a striscioline
l. 1 e 1/2 di acqua
1 - 2 foglie di alloro
grani di pepe e sale
2 chiodi di garofano
gr. 150 di cipolla tagliata ad anelli = = potete usare sia la cipolla gialla, rossa o bianca
olio e aceto io preferisco quella gialla perché fra le altre la
più piccante.
Pulite bene la testina di vitello
salate l'acqua e aggiungete le verdurine
e le spezie, metteteci la testina di vitello,
coprite e fate bollire lentamente
(a pentola normale con pentola a pressione non lo so)
finché la carne si stacca dall'osso
circa per 2 ore 2 ore e 1/2.
togliete la schiuma man mano che si forma,
staccate la carne dividete in porzioni
e mettetela su un piatto di portata
decorate con gli anelli di cipolla
condite a piacere con olio, aceto, pepe e sale.


Cipolla...? Si, perché non parlare un po' anche di lei?!
Prima cosa vi dirò che a me piace, sia cruda in mezzo all'insalata che bollita in insalata, al forno... il massimo! Da noi in Alto Adige si vende una specie di salame si chiama Braunschweiger ha la forma quasi di un cerchio e un altro che si chiama Savelade. Questi si tagliano a rotelle con cipolla cruda tagliata fine, poi il tutto condito con olio aceto sale pepe. Per me è buonissimo. Certo non è da offrire agli invitati! Però vi dico una cosa qui tanti vanno nelle trattorie a mangiarla. ==

Cipolla: pianta perenne delle Gigliacee, il cui bulbo composto di varie tuniche carnose, si usa come condimento. Ha lo stesso bulbo come i tulipani - giacinti - gigli ecc.

Si dice: "Mangiare pane e cipolla" "Doppio come una cipolla" "Come un velo di cipolla".

Cipolla: pianta perenne delle Gigliacee, il cui bulbo di sapore piccante, si usa in cucina come
condimento e in medicina come vermifugo.

Caratteristiche: potente antireumatico, disinfettante, stimolatore reni e fegato.

Proprietà: elimina acido urico, efficace azione su prostata, abbassa tasso zucchero nel sangue,
facilita il sonno, vermifugo.

Elementi contenuti: zolfo, sodio, ferro, fosforo, calcio, vitamine A, B, C

Affezioni curate: edemi, diabete, prostatiti, rachitismo, reumatismi, linfatismo, tubercolosi,
malattie della pelle, obesità.

Organi interessati: pancreas, sangue, prostata, nervi, ossa, fegato, glandole.

Modo d'impiego: preferibilmente cruda. Tisana o decotto. Cruda tritata per uso esterno.



Briciole di saggezza

La strada era sconnessa e scivolosa. Il mio piede mi e scivolato mandando l'altro piede fuori strada, ma mi sono ripreso e mi sono detto: "Sono scivolato, ma non sono caduto"
Abraham Lincoln

Tutti pensano di cambiare il mondo, nessuno pensa di cambiare se stesso.
Lev Tolstoj

Se oggi non valgo nulla, non varrò nulla nemmeno domani, ma se domani scoprono in me dei valori, vuole dire che li posseggo anche oggi.
Poiché il grano è grano, anche se la gente dapprima lo prende per erba.

Vincent Van Gogh

Una rosa rossa non è egoista perché desidera essere una rosa rossa. Sarebbe ferocemente egoista se pretendesse che gli altri fiori del giardino fossero tutte rose e tutte rosse.
Oscar Wilde



Ora torniamo alle ricette...

Spezzatino di castrato

Kg. 1 e 1/2 di carne di castrato
gr. 700 di patate = = potete usare patate di pasta bianca
gr. 80 di margarina o anche di pasta gialla
2 cipolle
2 spicchi d'aglio
1 foglia d'alloro
un po' di salvia e del rosmarino
1 bicchiere abbondante di vino rosso
sale e pepe.


Sciacquate la carne con l'acqua fredda
e asciugatela poi con la carta da cucina.
Ora tagliate in pezzi grandi la carne.
Riscaldate la margarina, aggiungete la carne
con le cipolle tagliate a pezzi, l'aglio schiacciato
e rosolate il tutto. Poi aggiungete la salvia, il rosmarino
l'alloro e il sale e pepe, in ultimo il vino.
Fate cuocere lentamente per 1 ora e 1/4 circa incoperchiato.
Poi aggiungete le patate tagliate a pezzi e cuocete
il tutto per circa ancora mezz'ora.


Mia nonna di solito siccome la carne di castrato ha un odore un po' caratteristico, la sera prima la metteva in una terrina con un po' di acqua e aceto.


Parlando di castrato

Curiosità: Il castrato è un agnello adulto al quale sono state asportate o atrofizzate delle ghiandole di produzione interna che hanno la funzione generativa nei maschi che nelle femmine degli animali, che diventano così inetti alla generazione
In Europa fra il secolo XVII e il secolo XIX era praticata anche nell'uomo nel periodo prepuberale, per ottenere uomini e donne con la voce di soprano, o voci bianche specialmente per i cori, nella cappella pontificia. Oggi proibito.
E in oriente questi uomini venivano utilizzati come custodi agli harem.
Oltre questo metodo veniva anche largamente praticato a scopo zootecnico per rendere gli animali più docili (cavalli buoi) o per ingrassarli e per renderne le carni più fini (agnelli - capretti - volatili). Pensate un po'!




possibilmente usate spinaci freschi dall'orto a coltivazione biologica


Spinaci con le castagne

Kg. 1 di spinaci =
gr. 150 di castagne = = per questa ricetta vi consiglio gli spinaci
gr. 50 margarina striscianti, cioè non a fusto alto, perché
1 cipolla più forti di sapore.
1 spicchio di aglio
noce moscata grattugiata
sale e pepe

Pulite e lavate bene gli spinaci e sgocciolarli
sciogliete la margarina, aggiungete la cipolla
tritata fine e soffriggete brevemente,
aggiungete gli spinaci e cuocete lentamente
per circa 5 minuti sempre rimestando.
Condite con sale e il succo di limone.
Rosolate le castagne con la margarina
e metteteli sopra gli spinaci.
(A piacere si possono anche mischiare con gli spinaci).



Le castagne... come sono buone! Da noi il paese delle castagne è "Tesimo" i cui castagneti producono un tipo di castagna molto, molto buona, la sua buccia è di un marrone chiaro, infatti oltre a chiamarsi le "castagne di Tesimo" vengono anche chiamate "castagne bionde" poi sono grosse e di sapore dolce. Anche se la nostra è una zona di montagna non vi sono estese coltivazioni di castagneti.
Come in quasi tutte le regioni d'Italia, anche da noi vi sono i venditori di caldarroste, sono quasi sempre contadini che hanno la produzione propria, sempre con il loro bravo "Blaushurz" che è un grembiule blu-azzurro con una fettuccia attorno al collo e una per legare dietro. Sul petto un ricamo di "stelle alpine" "genziane" "rose alpine" e alcuni hanno anche una scritta come: "Ich liebe Südtirol" (io amo il sud tirolo) " I bin a Meraner" (io sono un meranese) ecc.
Davanti a loro il fornello che viene alimentato con carbone di legna perché non fa fumo e le castagne non si bruciano e la grande padella tutta buchi. Le castagne vengono incise con un apposito temperino, perché non scoppino, poi vanno messe in questa padella e incoperchiate, si lasciano così finché sudano, cioè diventano bagnate da quel momento in poi si mischiano in continuazione. Finite di arrostirsi si buttano in una specie di pozzetto rivestito in panni di lana, avvolte bene in questi panni di lana si lasciano un po' riposare e poi sono pronte per la vendita e per mangiarle!

Castagna: Il frutto del castagno caratteristico perché protetto da un involucro spinoso. questo frutto ci annuncia che l'inverno è prossimo. Vi è la normale "castagna", diciamo quella senza pretese! Poi abbiamo il "marrone" si differenzia essendo più grande e dal guscio leggermente più chiaro. Si può mangiare arrostito, bollito, ottimo sia arrostito che bollito. Poi vi sono le castagne secche, amate molto dai ragazzi e alleato del dentista che gli procura clienti con denti spezzati!
Poi c'è la castagna candita, il marrone glassato, così elegante e aristocratico nel confronto della normale castagna di bosco. Diciamo che è la castagna che ha fatto carriera!
La farina di castagne, che si ottiene, macinando le castagne secche, con questa farina si fa il buonissimo "castagnaccio". Amiche ora non so più cosa dire...

Si dice: "Cavar la castagna dal fuoco"

Castagno: Albero delle Fagacee, longevo e di grandi dimensioni, vi sono esemplari ultracentenari, con tronchi di 3 - 4 metri di diametro e 30 di altezza.
Il legno del castagno giallo-bruno, leggero e non molto compatto col quale si fanno doghe per botti, infissi, mobili, pali ecc.
Dà un buon carbone ed estratti liquidi o solidi per concia e tintoria. Il legno infradicito forma il terriccio utilizzato in floricoltura. C'è anche il castano d'India cioè l'Ippocastano.

Da noi a Merano vi sono diversi viali con Ippocastani, fioriscono in primavera i loro fiori sono a forma di pannocchia, il loro frutto è una castagna rotonda senza ciuffetto, che è anche alimento per bovini. Incominciano a cadere dall'albero verso settembre, in questi viali vengono parcheggiate anche le macchine e succede che ogni tanto qualcuna ne venga colpita rischiando una bella "bugna!" Perciò se venite a Merano in settembre attenzione a dove parcheggiate!



Minestra di trippa all'agro (Saure Suppe)


Gr. 500 di trippa cotta, 2 cipolle, = = usate trippa non troppo grassa,
un pezzetto di burro, 2 cucchiai di farina, prendete quella sottile tutta frastagliata.
l.1 di brodo, 2 spicchi di aglio,
buccia di limone grattugiata,
1 foglia di alloro, pimento,
sale pepe e un po' di aceto.

Tagliate a strisce la trippa già cotta
tagliate le cipolle a dadini,
scaldate la margarina e soffriggete le cipolle,
aggiungete la trippa e mescolate
unite la farina e rosolate fino ad ottenere
un colore dorato. Aggiungete il brodo,
unite la buccia di limone grattugiata,
l'aglio schiacciato, la foglia di alloro,
il pimento, sale e pepe.
Cuocete su fiamma bassa per
circa 1/2 ora - 1 ora.
In ultimo aggiungete l'aceto. = = volendo si può sostituire con il vino bianco.


La trippa.

La trippa è una frattaglie, è la parte dell'apparato digerente che si trova tra l'esofago e lo stomaco.
Quella più comune è quella del bovino, ma viene acquistata anche quella di ovini e caprini.
E' composta da, rumine: parte a forma di sacco di maggior volume. Omaso: la parte formata da lamelle sovrapposte, detto anche centopelli o foiolo. Reticolo o cuffia: composta da superficie a rete. Proprietà, è molto ricca dal punto di vista nutrizione.
E' sconsigliata in caso di arteriosclerosi perché è ricca di colesterolo, uricemia, e gotta perché contiene anche sostanze come le purine.

Quando la comprate... solitamente la trovate in macelleria già pulita e anche parzialmente lessata. E' preferibile acquistarla in una macelleria di fiducia chiedendo il tipo chiamato grigio o
scura, che viene lavata accuratamente e appena sbollentata.
Il tipo scuro si può conservare in frigorifero per 3 giorni, il tipo bianco fino a 4- 5 giorni. Tenetela in frigorifero immersa nell'acqua fredda, per evitare che ingiallisca.




Il simpatico Tommy...

Tommy era un bimbo di una famiglia molto povera e da tanto desiderava un trenino elettrico, così decise di scrivere una lettera a Dio pregandolo di mandargli venti dollari.
Tommy spedisce la lettera, il postino quando vede che era di un bimbo e indirizzata a Dio, prende la lettera e la porta al comune chiedendo che venga consegnata al sindaco.
Il sindaco risponde al bimbo con un bel bigliettino e aggiunge cinque dollari.
Quando Tommy apre la busta e vede il biglietto con i cinque dollari, si arrabbia moltissimo.
E scrive un'altra lettera a Dio dicendo: "Grazie Signore per i venti dollari" ma perché mi hai mandato i soldi tramite il comune? I bastardi si sono tenuti il settantacinque per cento di tasse!





Amiche cosa direste di un dolce? non è proprio un vero dolce si tratta di mele, da noi ve ne sono così tante...

Frittelle di mele

Gr. 125 di farina setacciata
gr. 30 di burro
2 uova
3 - 4 mele saporite = = Possibilmente usate le mele Golden Delicios
un pezzetto di burro della Val Venosta, hanno la polpa più compatta,
succo di limone perciò meno facili a rompersi.
1 bicchiere di vino bianco
rum
cannella
zucchero
olio o margarina per friggere
sale

Mettete la farina e il vino in una terrina,
sbattete bene fino ad ottenere una pasta liscia
unite il burro, le uova, il sale
2 cucchiai di rum e due cucchiai di zucchero.
Lasciate riposare in un luogo caldo per circa mezz'ora.
Nel frattempo sbucciate le mele e togliete il torsolo,
tagliatele a fette di 1/2 cm. di spessore.
Cospargetele con lo zucchero, versatevi sopra
il rum e il succo di limone.
Immergete le fette di mela nella pastella,
poi friggetele in abbondante olio o margarina
fino a quando saranno di un bel colore dorato.
Sgocciolatele su un foglio di carta da cucina.
Mischiate lo zucchero con la cannella e
cospargete le frittelle. Servitele calde.




La minestra d'orzo (Gerschtsuppe) è un pasto molto diffuso presso i contadini sudtirolesi grazie alla crescita dell'orzo anche ad altitudini da 1500 a 1700 m. Un tempo era un pasto molto gradito durante la Quaresima e si sostituiva la carne con abbondanti porzioni di cipolla arrostita nel burro.

Mi ritorna in mente un lontano e sbiadito ricordo, ma così bello che non vorrei che il tempo me lo portasse via. La minestra d'orzo si mangiava sempre la sera, quando ci trovavamo tutti attorno al tavolo, mio padre che era contadino a volte di giorno non veniva a casa perché andava a lavorare con altri in un terreno e d'inverno nei fienili lontano da casa e tornava solo la sera.
Rivedo la nostra "Stube" in parole povere era la sala da pranzo di noi contadini. Una stanza tutta rivestita in legno, anche il soffitto in legno e così il pavimento. In un angolo il tavolo circondato da tre lati da una panca in legno e da un lato due sedie con nel schienale un piccolo lavoro a traforo, che raffigurava un cuore, nell'angolo sopra il tavolo un crocifisso in legno al quale generalmente venivano appese due pannocchie e fiori secchi. Nell'altro angolo opposto al tavolo trovava posto una stufa in maiolica fatta tipo cupola, e una panca tutt'intorno, nei freddi pomeriggi d'inverno quando dietro il vetro delle finestre scendevano grossi fiocchi di neve, mia nonna si sedeva su quella panca e lavorava a maglia, e ai piedi il cestino con la lana. E non molto distante la culla in legno con mia sorella, mi ricordo il piumino e cuscino in tessuto a quadretti bianchi e rossi. Nella nostra Stube c'era pure un arcolaio che nessuno usava più, che parlava di malinconia e ci ricordava quanto il tempo è veloce. Non c'erano tappeti e niente di superficiale, solo una brocca con dei fiori di campo d'estate e d'inverno dei ramoscelli di abete per ogni finestra.
Col calar del giorno e quando le prime ombre entravano nella stanza ci si ritrovava tutti attorno al tavolo sotto le tenue luce del lampadario per la cena. Però nessuno si sedeva, se non dopo aver detto le preghiere in ringraziamento per la giornata passata e per il cibo che ci è stato dato.



Bene... ora ricevete da mangiare pure voi...!

Minestra d'orzo del contadino

gr. 150 circa di speck
gr. 80 di orzo = usate l'orzo perlato
1 pezzo di carne affumicata
di maiale
4 fettine sottili di spek arrostite
2 cipolle
2 carote
2 patate
1 porro
1/4 di tubero sedano
1 cucchiaio di farina
2 cucchiai di panna
sale pepe noce moscata

In un setaccio lavate brevemente
l'orzo.Tagliate a dadini lo spek ed
arrostitelo in una padella abbastanza
grande. Arrostite anche velocemente
l'orzo sgocciolato. Tagliate a dadini,
le patate, e le cipolle e tagliate
per lungo a bastoncino le carote e il sedano.
Mettete il tutto nella pentola e aggiungete anche la
carne affumicata e il sale, pepe,
noce moscata e l'acqua.
Cuocere per un'ora a fiamma bassa.
Togliete la carne affumicata
tagliatela a dadini e rimettetela
nella minestra. = = a piacere potete aggiungere la panna.



Orzo: pianta erbacea annuale, originaria dell'Asia. Della famiglia delle Graminacee, ha fusto alto fino a un metro, foglie verdi ruvide, fiori a spiga semplice con lunghe reste. Frutto bislungo, giallo, fiorisce in maggio - giugno.
Coltivato fino dall'antichità in Europa e nel bacino mediterraneo.
L'orzo è usato come foraggio, poi per la fabbricazione della birra e per pane e minestre, (crema di orzo) e torrefatto può essere usato come sostituto del caffè (caffè malto) e per molti altri usi.
Produzione mondiale 800.000.000 di quintali (U.R.S.S. 20%)
Una specie selvatica dello stesso genere, cresce nei prati e lungo le strade, e viene chiamato: grano canino o forasacco.


Ancora qualche consiglio

E' quasi ora di pranzo e volete che i vostri vicini esclamino: Mmmmm... che profumino!
Mettete in una teglia della cannella con zucchero, poi fatelo scaldare sul fornello a fiamma bassa. E vedrete che ognuno vorrà essere invitato...

Sapete cosa faccio io quando devo ingoiare qualche medicina... come si può dire? Schifosa!
Metto in bocca del ghiaccio e vedrete che il sapore non si avvertirà più così forte.

Un giorno mi furono regalate due presine per le pentole. Ma davanti al fornello mi dicevo: no sono così carine è un peccato bruciacchiarle, le piegai in due per conservarle e mi venne l'idea.
Presi una di quelle presine la piegai in due cucendo i bordi, ecco fatto, ora ho una custodia per occhiali, simpatica e economica!

Quando il caffè è pregiato i suoi chicchi messi in un recipiente con l'acqua galleggiano.
Il chicco inoltre non deve essere unto, ma deve essere croccante e rompersi fra le dita con una certa facilità, lasciandole perfettamente asciutte.




Zucchini gratinati

Gr. 800 di zucchini = = se vi è possibile usate zucchini freschi,
gr. 400 di patate dall'orto a coltivazione biologica.
gr. 100 di grana grattugiato
gr. 50 di margarina
ml. 100 di panna
1/2 spicchio di aglio
un po' di timo
sale e pepe


Strofinate una pirofila con uno
spicchio d'aglio e la margarina.
lavate gli zucchini e tagliateli a fette di circa 1 cm.
Sbucciate le patate e tagliatele a fette sottili.
Sistemate alternativamente zucchini e patate,
condite bene, coprite con la panna
il burro a fiocchetti, e cospargete il tutto
con la metà del formaggio.
Infornate per circa 50 -60 minuti.
Prima di servire cospargete con il resto
del formaggio, condite a piacere con timo.


Parliamo un po' di zucchini.
Il zucchino: è il frutto della zucca, colto ancora tenero e verde, di forma allungata. Si distingue perché a differenza della zucca cresce in fretta. La pianta produce tantissime foglie e piccole zucchine. La cultura dello zucchino ha moderate esigenze termiche ed elevate necessità idriche.
Preferisce terreni ricchi di sostanze organiche, profondi, freschi e ben drenati, ma non ristagni.
Di solito le zucchine verdi provengono dal nord, quelle chiare dal centro e quelle lunghe dalla Sicilia.
Amiche, quando le comperate controllate che siano sode al tatto e che la buccia non presenti ammaccature e sia bella lucida. Pulita e asciugata la si può conservare in frigorifero fino a una settimana.
La zucchina considerata dai popoli mediterranei come un cibo gustoso e essendo quasi del tutto priva di calorie, povera di sale, di vitamine ed enzimi, ma rinfrescante e facilmente digeribile è particolarmente adatta in caso di dieta, può essere anche consumata dai diabetici e cotta è particolarmente adatta ai bambini fin dall'infanzia.




Ho ricevuto da un'amica una serie di proverbi di James Tont, ma sono molto carini è ho pensato di farvene conoscere.
James Tont - Zelig...

Chi dorme... si sveglia tardi
Chi fa da sé... non ha una donna
Se Maometto non va alla montagna... va al mare
Chi dorme... non piglia sonniferi
Chi non muore... Highlander
Occhio per occhio... sessantocchio
Can che abbaia... Bau
Dimmi con chi vai... fatti i cazzi tuoi
Cielo a pecorelle... tutti al riparo
Meglio un uovo oggi... che uno vecchio domani
Moglie e buoi... sono diversi
Il diavolo fa le pentole... Mastrota le vende
Occhio non vede... le scritte in piccolo
Dalla Russia... con l'Alitalia
L'uomo avvisato... lo sa
Campa cavallo... che l'erba è buona
Chi ha tempo... non aspetti l'autobus
Tra moglie e marito... preferisco la moglie
L'ospite è come il pesce... dopo tre giorni nuota
Finché la barca va... non metto lo spinnaker
L'amico si vede nel momento... che lo incontri
L'amico si vede nel momento... in cui metti gli occhiali
L'erba del vicino... è buona
Rosso di sera... mi metto la crema
Tutto fumo... e anche buono
O mangi la minestra... o salti il primo
Chi tardi arriva... non aspetta
Tanto va la gatta al lardo... che le viene il colesterolo
Patti chiari... Walter Pravo
Una mela al giorno... fanno 365 mele all'anno





Funghi in pastella

per la pastella

Gr. 500 di margarina
gr. 300 di farina
ml. 300 di vino
4 tuorli e 4 albumi
un po' di olio ===

Gr. 800 di champignon (li trovate in tutti i supermercati)
succo di limone
un po' di zucchero
acqua e sale

Pulite i funghi e cuoceteli in un po'
d'acqua, succo di limone, un po' di zucchero
e sale, per circa 4 - 7 secondo la grossezza del fungo.
Sgocciolateli.
Ora preparate la pastella:
Mescolate la farina con i tuorli, il vino,
l'olio e il sale.
Fatelo riposare per circa mezz'ora.
Ora unite delicatamente gli albumi
montati a neve ben solida.
Scaldate la margarina
passare ogni fungo nella pastella
e dorarli.


Mia nonna usava anche un altro, tipo di fungo, in tedesco si chiama Zigeuner- Pilz


I nostri funghi. La nostra è anche la terra dei funghi. I funghi spuntano soprattutto dopo i temporali, col caldo umido, il periodo è luglio agosto. Siamo circondati da bellissime montagne e non è difficile arrivarci, si può arrivare fino ai piedi del bosco comodamente in macchina.
In quei boschi freschi e silenziosi in terra tra il muschio, ecco spuntare quei simpatici cappellini sopra il loro gambo, che sono anche tanto buoni in padella!
Però attenzione! Più belli sono e più pericolosi sanno essere... avete presente quel bel funghetto col cappellino rosso a puntini bianchi? Che hanno un primo piano nel periodo Natalizio, sulle coroncine dell'Avvento, sui pacchettini regalo e anche sugli alberi di Natale. Poi a Capo d'Anno si trovano in marzapane insieme al classico maialino e quadrifoglio, i tre simboli della fortuna!
Sono così dolci, carini, simpatici... però non dimenticate mai che lo sono solo imitati.
Questo simpatico funghetto in realtà è un potente veleno, se dovreste incontrarlo non toccatelo nemmeno è come il morso della vipera.
Certo i funghi sono buonissimi, ma bisogna conoscerli bene, se non siete un esperto preferite quelli in vendita.

I funghi: il fungo è formato da piede o gambo, cappello, anello, e volva.
Molti si riproducono anche sessualmente, per anteridi (maschili) e ormoni (femminili).
Molte specie sono origine di malattie delle piante e in minor grado degli animali.

Si dice: "Venir su come i funghi" "In una notte nasce un fungo).

Caratteristiche: depuratori generali, drenanti del tubo digerente.

Proprietà: Facilitano l'assimilazione del cibo.

Elementi contenuti: proteine, sodio, calcio, silice, cloro, cobalto, magnesio.

Affezioni curate: Demineralizzazioni, anemia, previene la tubercolosi.

Organi interessati: organismo in generale, stomaco, polmoni, tubo digerente.

Modo di impiego: crudi in insalata mista, o cotti.


Canederli dolci alle albicocche

Per la pasta:

Gr. 400-- 500 di patate = = usate patate farinose
gr. 125 di farina
gr. 30 di burro
gr. 30 di semolino = = usate semolino fino
2 tuorli
buccia di mezzo limone
un po' di sale


Per il ripieno:

Gr. 500 di albicocche
gr. 100 di burro
gr. 125 di pangrattato
5--6 cubetti di zucchero
un po' di zucchero
acqua salata

Sbucciate le patate ancora calde
e passatele con lo schiacciapatate
in una scodella, aggiungete farina,
semolino, i tuorli, il burro ammorbidito
e sale. Fate un impasto liscio e
lasciate riposare per 30 minuti.
Sostituite il nocciolo alle albicocche
con mezza zolletta di zucchero.
Con la pasta formate un rotolo
di 5 cm. circa di spessore, tagliatelo
in pezzi di gr.30--40 ciascuno, spianateli
poi con essi rivestite le albicocche
facendo un canederlo ben chiuso.
Fate bollire circa 2 litri di acqua
un po' salata, metteteci i canederli
per un po' aumentate la fiamma e
poi abbassatela e fate cuocere
per circa 6--8 minuti. Intanto rosolate
il pangrattato nel burro rotolatevi i canederli
ben sgocciolati, e cospargete di zucchero.


Albicocche: L'albicocca è un frutto originario della Cina che appartiene alla famiglia delle rosacee. La pianta selvatica cresce in quel paese da almeno quattro millenni, Alessandro Magno la portò per primo in Occidente e in seguito gli arabi la diffusero nella zona del Mediterraneo.

Proprietà: l'albicocca è il frutto che contiene le dosi più elevate di potassio e carotene, il carotene è una sostanza molto importante, utilizzata dall'organismo per la produzione di vitamine A.
Inoltre l'albicocca è ricca di vitamina A - B - C e PP e di diversi oligoelementi come magnesio, fosforo, ferro ecc. Ha anche proprietà lassative, favorite dalla presenza del sorbitolo (uno zucchero).
Un'indicazione importante è quella di evitare di aprire i noccioli e consumarne il contenuto, perché contengono una sostanza tossica.

Quando le acquistate:

1) La buccia deve essere priva di grinze, liscia e vellutata.
2) Non deve presentare macchie scure o punti verdi o gialli che indicano che l'albicocca è ancora acerba.
3) La polpa deve risultare soda e morbida, ma non molle.
4) Se il frutto è piccolo risulta molto saporito, se grande risulta comunque dolce.

Conservazione: In frigorifero, conservata in un sacchetto di plastica al quale avrete praticato dei piccoli fori, può resistere per un massimo di 6--7 giorni. Se ancora dura va tenuta alcuni giorni a temperatura ambiente per completare il processo di maturazione.


Le albicocche e la bellezza:

Maschera antirughe: Schiacciate quattro albicocche in un mortaio con un cucchiaio di yogurt intero. Applicate sul viso pulito per 15 minuti e poi sciacquate con acqua tiepida. Il trattamento va ripetuto due volte alla settimana. Si tratta di una maschera antirughe nutriente per il suo apporto di vitamina A che risveglia le cellule epidermiche e dona un colorito sano: il retinolo direttamente dalla natura.

Maschera per l'abbronzatura: Per aiutare la pelle ad abbronzarsi in modo intenso e omogeneo. Prima di cominciare a esporvi al sole si può preparare la pelle con una maschera ottenuta schiacciando la polpa di cinque albicocche da tenere in posa sul viso per almeno venti minuti.

Impacco idratante: mettete in poca acqua bollente due albicocche spezzettate e lasciate in fusione per tre minuti poi scolate e lasciate raffreddare. Schiacciate le albicocche fino a ottenere una polpa morbida e aggiungete un cucchiaio di olio di oliva, risciacquate. Applicate una o due volte alla settimana.

Emolliente per le mani: Un composto centrifugato di albicocche è un toccasana per le mani stanche e screpolate, che immerse per dieci minuti di relax diventano morbidissime.

Tonico per le pelli normali: Centrifugate il succo di un'albicocca matura e stendetelo sul viso precedentemente pulito e lasciate che venga assorbito. Togliete poi l'eccesso con un batuffolo di cotone imbevuto di acqua tiepida.


I proverbi ci insegnano che...

Amo molto parlare di niente... è l'argomento di cui so tutto.

A qualcuno manca la parola... molti altri purtroppo la possiedono.

Un saggio ha sempre qualche cosa da dire... uno stupido ha da dire sempre qualche cosa.

Non sempre il male vien per nuocere... qualche volta fa di peggio.

Fai a qualcuno un favore... e diventerà il tuo lavoro.

Un segreto è quella cosa... che si racconta a una persona per volta.

Non chiudere mai troppo forte una porta... potresti voler tornare indietro.

Ciò che inseguiamo ci sfugge... e ciò che sfuggiamo ci insegue.

Nessuno è infallibile... la creazione dell'uomo ne è la prova.




Ora parlando di dolci, dovete sapere che io sono schifosamente golosa! Sono attratta incredibilmente da quelle fantastiche vetrine dove vedo quelle belle fette di torta, quei meravigliosi pasticcini, quei vassoi di cioccolatini! Ohhh... se non fosse per loro...

Lo so... lo so... troppe calorie...

Ma dai... coraggio amiche! Mangiamo ancora qualche cosa di buono... poi ci mettiamo a dieta.
Facciamo una dieta... una dieta da fame: Aboliamo i dolci per un giorno intero!


Dolce lievitato con mandorle
(Guglhupf)


Questo dolce da noi viene molto usato per Natale oltre al famosissimo "Zelten" di questo non ve la do la ricetta perché è troppo lunga e barbosa da scrivere. Vi dico solo che ci vogliono 23 ingredienti. Vi sembra poco? Allora torniamo sul nostro Guglhupf...


gr. 400 di farina = = usate farina doppio zero.
gr. 100 mandorle macinate setacciatela che il vostro
gr. 150 di burro morbido dolce sarà più soffice.
gr. 150 di zucchero
gr. 75 di uva sultanina
gr. 35 di lievito di birra
5 uova
1 bicchiere di latte tiepido
1 bicchiere di panna da montare
4 cucchiai di rum
una presa di sale
buccia di 1/2 limone grattugiato = = usate solo limoni non trattati
zucchero a velo
burro e pangrattato per lo stampo

In una scodella mescolate la farina setacciata
con le mandorle. Formate una fontana
al centro sbriciolarvi il lievito ed unire
un po' di latte caldo e zucchero.
Lasciate lievitare coperto in un
luogo caldo per circa 15 - 20 minuti.
Preriscaldate il forno a 180 - 200 °C
Mischiate bene il latte rimanente e lo zucchero
il burro ammorbidito, la panna le uova, e il sale.
Aggiungete l'uva sultanina rum e
la buccia di limone. Unite tutto all'impasto.
Lavorate bene fino ad ottenere un impasto
liscio che si stacchi bene dal bordo della scodella.
Imburrate l'apposito stampo (cm 26 di diametro)
di forma alta a spicchi e cospargetelo di pangrattato.
Versate l'impasto, lasciate lievitare ancora
e poi mettetelo nel forno per 45 -60 minuti.
Fate raffreddare un po' lo stampo,
capovolgete il dolce su una graticola
e servite cosparso di zucchero a velo


Questa volta parliamo di Mandorle.

Le mandorle: sono il seme del mandorlo, alberi di mandorlo ve ne sono di due tipi, quello che produce mandorle dolci e quello che produce mandorle amare.
Albero delle Rosacee di origine asiatica, con fiori bianco-rosati, che fioriscono in primavera prima delle foglie, anceolate e seghettate. Si pota d'inverno prima della fioritura, nelle zone calde fiorisce da gennaio fino a marzo è un albero alto fino a 5 - 7 metri.
Il frutto è un nocciolo legnoso che protegge il seme e ricoperta da un mallo vellutato verde, che a maturazione lascia libero il nocciolo legnoso contenente uno o due semi (mandorle).
A seconda del sapore dei semi si distingue in varietà amare: le cui mandorle tossiche, sono usate in pasticceria e per l'estrazione delle essenze e dell'olio grasso.
Le mandorle dolci i cui semi si mangiano crudi o tostati, servono anche per l'estrazione dell'olio liquido giallastro, impiegato in farmacologia come lassativo e come emolliente nella preparazione di pomate.
Dalle mandorle amare come residuo dell'estrazione dell'olio grasso si ricava il panella o pasta di mandorle, che serve per la preparazione dell'acqua distillata di mandorle amare. Mentre la farina di mandorle viene usata per i dolci, torte e biscotti. Naturalmente con le mandorle si fa pure il pregiato mandorlato e torrone.
Il legno di mandorlo viene usato nei lavori al tornio.
Sono stata in Sicilia e ho visto delle cose meravigliose fatte con la pasta di mandorle, dei piccoli capolavori! Delle mini frutta, aranci, mandarini, ficchi d'india, banane, ciliege, mele, fragole, castagne, ecc.
poi delle verdure, zucchine, finocchi, pomodori, carote, carciofi, ecc. e confezionati nelle loro gabbiettine o cestini. E altre cosine tanto carine.
Amiche e... buonissime! Accidenti alle calorie!


Uova sode in crema

6 uova
gr. 50 di burro
gr. 50 di farina
gr. 50 formaggio grana
l. 1/4 di brodo
sale e pepe

Rassodate le uova, sgusciatele
tagliatele a metà e mettetele
in un piatto resistente al calore
preventivamente unto.
Fate una besciamella
col burro, la farina, il brodo,
unite il formaggio grana
salate e pepate.
Versate questa salsa sulle uova
e mettete in forno a scaldare per dieci minuti.





La luce del sole non si vede, un cielo coperto di un cupo grigio ci ha dato il buon giorno.
La prima neve cade sulla città, da venti minuti osservo il lieve cadere dei bianchi fiocchi sul giardino, ogni cosa è sotto la neve, anche il vecchio pino davanti alla mia finestra piega i suoi rami stanchi sotto il peso di quella coltre bianca.
Tutto è silenzio non si sente il soliti via vai di macchine, mi allontano dalla finestra e mi preparo per uscire. Appena fuori dal portone alzo la testa verso quei innumerevoli fiocchi che gelidi pungono il mio viso. Lungo la strada incontro poche macchine provviste di catene da neve, davanti a ogni negozio si spala la neve, alcuni ragazzini gridando corrono verso la passeggiata dove potranno giocare indisturbati. Per un po' giro fra poche frettolose persone, poi mi avvio anch'io verso la passeggiata. Ovunque è bianco, gli alberi i cespugli, le fontane sembrano rivestite di cristallo, le panchine pare siano state coperte da un candido piumone. Qualche uccellino solitario su un ramo immerso con le zampette nella neve, si guarda attorno in cerca di qualche cosa da mangiare. Un cane abbaia festoso ai fiocchi di neve vuole acchiapparli!
Un altro cerca di forare delle gallerie nella neve!
Ora arrivano ragazzi che iniziano una vera battaglia di palle di neve. I più piccoli arrivano seduti felici sulle slitte tirate dalle mamme o dalle nonne. Anche i grandi si divertono c'è chi si rotola nella neve insieme al suo cane. La neve che dona allegria e fa tornare tutti bambini!
Da diversi anni non nevicava così, io mi sto avviando verso casa si è fatto tardi, mentre cammino davanti agli occhi mi appare un bosco sotto la neve, quel bosco che ha visto i miei primi passi, che mi ha insegnato le cose semplici della vita, l'amore per la natura, il rispetto per gli animali e un po' di nostalgia accompagnano questi ricordi.
La sera è scesa e il cielo si è tinto di scuro sopra lo sfondo delle montagne innevate.



Dopo tutto questo freddo cosa c'è di meglio che una buona minestra calda? Mettetevi a tavola che ve la servo subito... è una minestra povera ma molto buona.

Zuppa di pane del contadino

Gr. 150 di pane raffermo = = se possibile usate pane di segala
gr. 50 di burro
gr. 40 di margarina
l. 1/2 di acqua o brodo
1 cucchiaio o due di farina
2 cucchiai di panna da montare
1 tuorlo
una cipolla grande
un po' di noce moscata
un po' di cumino
sale e pepe
brodo q.b.

Tagliate a dadi il pane e la cipolla,
rosolate nel burro, unite la farina e
mischiate fino ad ottenere un bel colore dorato.
Versatevi l'acqua o il brodo, salate e pepate
ora sbattete il tuorlo con la panna
e versatelo nella zuppa
aggiungete la noce moscata e il cumino.



Il pane: Alimento il cui uso risale a tempi antichissimi.
Il pane si ottiene impastando a mano o macchina, farina di frumento o di altri cereali (pane di segale, d'orzo, di polenta) con acqua aggiungendovi una piccola parte di sale e il lievito, che ha lo scopo di rendere la pasta porosa e soffice, provocandovi una fermentazione. La cottura avviene in forni a legna, nafta, carbone, o elettrici.
Tipi di pane: pane bianco, integrale, (di farina non separata dalla crusca) pane di semola, pane biscottato o galletta, (si conserva a lungo per la sua secchezza) pane azzimo, senza lievito non fermentato, pane fresco cotto in giornata, pane raffermo non fresco ma ancora buono da mangiare, pane stantio vecchio, pane in cassetta in grosse parallele bipedi, senza crosta per farne tramezzini, così detto perché cotto in forme metalliche, pagnotta pane di grosso taglio, panini pane di piccolo taglio, pane grattato ridotto in minute scaglie per panare o cuocerlo in minestra, la crosta, la mollica del pane, pan di zucchero massa di zucchero in forma conica.

Si dice: "Buono come il pane" parlando di una persona, "Mangiare il pan pentito" pentirsi amaramente, "Essere pan e cacio" essere famigliari, "Dire pane al pane" chiamare le cose col loro nome, "Render pan per focaccia" vendicarsi delle offese, "Guadagnarsi il pane" quanto serve per il sostentamento, "Per un tozzo di pane" per poca mercede, "Levarsi il pane di bocca" far sacrifici per altri, "Pane sudato" guadagnato a fatica, "Mangiare il pane a tradimento" aver guadagni non meritati, "Spezzare il pane della scienza" insegnare, "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" invocazione del paternostro.



Funghi trifolati

Gr. 600 di funghi
2 spicchi di aglio
prezzemolo
olio, sale, pepe

Pulite bene i funghi, poi
tagliateli a pezzi, in una
pentola mettete l'olio e i
spicchi d'aglio tritati
poi versatevi i funghi
salate e pepate e fate cuocere
a fuoco lento, ogni tanto mischiate.
Prima di toglierli dal fuoco
metteteci il prezzemolo tritato
e mischiate. Poi servite.




Carissime amiche e anche amici, so perfettamente che anche a tanti amici uomini piace stare tra le pentole... e sono anche molto bravi... un applauso a loro! Allora bene o male (spero bene) sono arrivata alla fine della prima parte del mio un po' inconsueto ricettario! Ho voluto farvi conoscere alcune ricette della mia terra, con la speranza che... chi le volesse sperimentare, dopo aver pranzato non le venga la voglia di tirarmi la pentola in testa... no non lo fate... ...pensate alla vostra bella pentola! No, amiche e amici rimarrete contenti...

>>>>>>>><<<<<<<<


Dall'Alto Adige ora con me attraverserete tutta l'Italia e vi porto in una bellissima isola dove il mare bacia il cielo e dove la pelle brucia sotto il sole.
Quando conobbi la Sicilia fu in un bellissimo tramonto di primavera. Scesi dal traghetto e misi per la prima volta piede in quella terra di cui avevo solo sentito parlare, visto nelle cartolina, o letto nei libri.
Lungo la strada che mi portò da Messina a Catania fui a contatto con quella natura ancora genuina, quasi prepotente. Alla mia sinistra un mare azzurro che scintillava sotto un sole arancione che dava l'addio alla giornata, alla mia destra rocce coperte di piante di fichi d'india e qua e là qualche cespuglio di ginestre, ogni tanto qualche casolare abbandonato. Quella natura quasi selvaggia e primitiva mi diede un sentimento di meraviglia e quasi un po' di timore.
Attraversammo centri abitati con case le cui porte si aprivano direttamente sulla strada e davanti alle porte donne sedute con i loro lavori in mano, chi puliva la verdura oppure chiacchieravano fra loro. Tutto questo per me era nuovo non l'avevo mai visto...
Però oltre alle bellezze naturali la Sicilia offre degli ottimi pranzi... ed eccovi subito la prima ricetta:


Pomodori ripieni alla siciliana

12 pomodori non troppo maturi
gr. 180 di pane tostato = = potete usare anche pane
gr. 50 di capperi biscottato.
6 acciughe
1 cipolla
2 spicchi d'aglio
prezzemolo
origano
sale - pepe
olio d'oliva

Tagliate la parte superiore ai pomodori,
svuotateli dei semi
e fateli sgocciolare capovolti.
Friggete la cipolla affettata
con il prezzemolo
le acciughe fate a pezzetti e l'aglio
Togliete dal fuoco, unite
il pane tostato, i capperi,
l'origano, sale e pepe.
Riempire i pomodori di questo
composto e disponeteli
in una teglia unta di olio.


Il pomodoro: Il pomodoro è detto anche pomidoro.
Pianta erbacea annua della famiglia Solanacee, ha foglie pennato- sezionate, fusto rampicante, fiori gialli, il frutto è una grossa bacca rossa, talvolta gialla sugosa di varia forma secondo la varietà, è coltivato ovunque per i frutti commestibili ricchi di vitamine, usati per condimento, (salsa, conserve). Originaria dell'America meridionale, fu introdotto in Europa nel secolo XVI ma solo nel secolo XVII cominciò ad essere oggetto in Italia (nel 1957 produce 19.619.000 q. Dove oggi alimenta un'industria conserviera di notorietà mondiale, diffuso sopratutto nella Campania (Napoli-Salernitano) in Sicilia (Palermo e Catania) nel parmense.
Pomodori pelati, conserva concentrato, salsa di pomodoro, insalata di pomodoro crudi, anche non completamente maturi (pomodori verdi) succo di pomodoro per bibita, sugo di pomodoro fatto con passato di pomodoro, per condimento di vari piatti.
Dalle foglie e dalle radici del pomodoro è stata isolata una sostanza, la tomatidina, della quale si sono ricavati degli steroidi che con adatti passaggi si sono trasformati nei due ormoni maschili e femminili (progesterone femminile) e (testosterone maschile). Pomodoro di mare o di scoglio, nome dato a Napoli a una specie di Attinia di color rosso carminio che vive attaccata agli scogli della zona costiera e nei periodi di bassa marea si chiude ripiegando i tentacoli e restando così appallottolata fino al ritorno del flusso.

Il pomodoro non è solo buono per mangiare ma ha delle proprietà non indifferenti, ci difende il corpo dalle infezioni, lubrifica pareti intestinali, prosciuga piaghe e calma infiammazioni gastriche, e in più favorisce l'eliminazione di scorie e residui.

Contiene: ferro, fosforo, sali alcalini, mucillagini, e anche vitamine A B C, le sue foglie sono contro le punture degli insetti e il succo è un prodotto di bellezza per la pelle e lozione per il viso. Il pomodoro... lo sapete tutti ma ve lo ripeto è ottimo mangiato crudo con buccia, bere il suo succo e naturalmente cucinato.

Pomodori secchi: dopo la raccolta vengono tagliati a metà e ricoperti di sale, poi messi ad asciugare al sole, fino a che sono secchi. Si possono conservare in olio di semi perché l'olio di semi lascia intatto l'aroma del pomodoro, e origano.

Un ottimo ricostituente da bere al mattino è il succo di pomodoro a cui va aggiunto il succo di metà arancia e di metà limone un pizzico di sale e un po' di pepe.


Amiche, mi introduco anch'io in questo ricettario per farvi conoscere la più semplice ricetta dei "spaghetti al pomodoro" così gli faccio io...

Sono stata al mercato, mi piace girare tra le bancarelle della frutta e della verdura. Osservavo la frutta così bella e invitante, poi passo alla verdura, fresca allegra, pare dire "eccomi sono qui per te!" La verdura che più delle altre attrae la mia simpatia sono i pomodori... ahhh... così belli... rossi e lucidi, per un po' mi misi ad osservarli e cominciai a fantasticare e... in quelle faccine rosse spuntarono due occhi e una boccuccia sorridente, che mi guardavano... ad un tratto venni urtata e il mio sogno svanì... mi ritrovai davanti a loro con il cestino in una mano e nell'altra un pomodoro pronto a finire in esso...
Strada facendo pensai che quel giorno avevo ospiti a pranzo, tre carissimi amici miei...
Eccomi a casa e allora all'opera, cosa meglio per offrire ai miei commensali che un buon piatto di spaghetti al pomodoro? Vi avverto che non sono una brava cuoca... non mi piace spignattare... preferisco il computer...!
Però oggi ho i miei amici a pranzo allora voglio fare bella figura... almeno ci spero...
Prima di tutto io non peso mai gli ingredienti faccio tutto a occhio, (fino a oggi mi è andata bene)
Taglio a pezzetti i pomodori che metto in una pentola assieme a dell'olio di oliva extravergine e con un bel po' di basilico, uno spicchio d'aglio, sale e un po' di peperoncino. Cucino il sugo fino a quando è un po' denso, però non scotto, per me il sugo al pomodoro è pronto quando è ancora bello rosso e sa di pomodoro fresco. Gli spaghetti sono pronti e vengono serviti in tavola con il sugo profumato e un ramoscello di basilico e naturalmente non deve mancare il contenitore con il formaggio grattugiato.
Questo è il mio sistema di preparare gli spaghetti al pomodoro. Veloce vero?




Fiori di zucca fritti

Gr. 100 di mozzarella
12 fiori di zucca,
1 uovo, farina e olio.

Lavate e asciugate i fiori di zucca,
poi tritare la mozzarella
e con questa riempite i
fiori di zucca, richiudeteli bene.
Mettete i fiori nell'uovo sbattuto
e in un po' di farina
e friggeteli in olio bollente.


Fiori di zucca: Crescono sulle piante delle zucchine e delle zucche. Sono di forma allungata con petali verdi alla base e gialli all'interno. All'interno dei fiori di zucca si trova un filamento giallo che solitamente va eliminato.
Varietà: Ci sono quelli maschili, caratterizzati da peduncolo lungo e sottile e quelli femminili, più piccoli, che crescono direttamente sulla punta dei frutti.

Quando li comprate...
controllate che il colore sia vivo, i fiori devono essere aperti e i petali non devono essere arricciati o ripiegati verso l'esterno. Sia i petali che i gambi devono risultare sodi e integri.

Tenete presente...
I più adatti in cucina sono i fiori maschili, che si vendono a mazzetti, dal momento che sono più grandi si prestano meglio se intendete farcirli.

Conservazione...
I gambi di quelli maschi vanno immersi nell'acqua e possono essere mantenuti freschi per due giorni. I fiori femminili vanno conservati in frigorifero, ma senza staccarli dall'ortaggio, separateli solo al momento dell'uso. In ogni caso consumateli entro 24 ore.

Proprietà: sono diuretici e rinfrescanti, ricchi di vitamina A, risultano essere anche molto digeribili, a patto che vengano cucinati senza grassi, ad esempio cotti al vapore,



Un po' di curiosità...

è impossibile baciarsi il gomito

non si può starnutire con gli occhi aperti

una mucca è capace di salire le scale, ma non è capace di scendere

avevo letto in una rivista tedesca che: nel 1987 American Airlines risparmiò 40.000 dollari
semplicemente togliendo un'oliva a ciascuna delle insalate che servì in prima classe.

Thomas Edison aveva paura del buio, ora ho capito perché inventò la lampadina!

sapevate che lo scarafaggio sa vivere senza testa per ben nove giorni? Dopo muore di fame.





Ora una buona insalata siciliana, ci starebbe proprio bene... eccola!


Insalata di fagiolini

Fagiolini, capperi
tonno sott'olio,
caciotta dolce
prezzemolo, olio, aceto, sale.

Lessate i fagiolini, in acqua un
po' salata, fateli raffreddare e
conditeli col tonno sminuzzato
unite la caciotta, tagliata a bastoncini
il prezzemolo tritato,
qualche cappero e un po' d'olio.
Aggiungete un po' di succo
di limone o un po' di aceto.


Fagiolini: Piccolo fagiolo verde e tenero che si mangia con tutto il baccello.
Con questo nome generico vengono definiti i baccelli immaturi dei fagioli /la cui pianta di origine americana è chiamata "Faseolus vulgaris" che vengono raccolti e consumati insieme con i semi ancora in embrione, molto prima della maturazione. Crescono su piante nane o rampicanti, di alcune si consumano appunto i baccelli (fagiolini) di altre i semi (fagioli).
Vengono chiamati "cornetti" (che hanno la forma a semicerchio), o "tegoline", il loro colore varia dal bianco-giallino al verde più o meno intenso, hanno forma solitamente allungata e sottile, ma ci sono alcune varietà di forma piatta e baccello giallo o verde.
Quando li comprate, ricordate che i migliori sono quelli giovani, perché sono teneri e senza fili laterali. Verificate che siano di consistenza soda ma morbida, quando li spezzati devono rompersi di netto e produrre un rumore secco. La buccia deve essere di colore brillante, priva di ammaccature o segni di muffa.

Conservazione: In frigorifero chiusi in un sacchetto di plastica per alimenti, possono essere conservati 3-4 giorni, se hanno ancora il picciolo (che è segno di freschezza) possono resistere fino ad un massimo di 7 giorni.
Spuntati e dopo l'eliminazione dell'eventuale filo, possono essere sbollentati per 2 minuti circa e successivamente surgelati e riposti in sacchetti di plastica, in questo modo possono essere conservati fino ad 1 anno.

Proprietà: poveri di calorie, quindi adatti per diete dimagranti.
ricchi di vitamine A e C, il loro consumo è indicato in caso di anemia e diabete, sono
inoltre ricchi di fibre, per cui consigliati a soggetti affetti da stitichezza.

Una raccomandazione: dal momento che contengono un enzima che disturba la digestione, è consigliabile non consumarli crudi, anche perché risulterebbero poco gustosi.



Branzino arrosto

Un branzino di circa kg. 1.500
gr. 30 di burro
succo di limone
vino bianco secco
prezzemolo
olio sale pepe

Pulite il branzino, prendete
una teglia ovale imburratela
e aggiungete un po' d'olio
metteteci il pesce dopo
averlo salato e pepato,
fatelo rosolare per qualche
minuto poi bagnatelo con
mezzo bicchiere di vino
e fatelo evaporare ma non del tutto.
Dopo mettetelo nel forno,
continuate la cottura per 15-20 minuti
bagnando di tanto in tanto il pesce
con il sughetto di cottura.
Disponete dopo il pesce su un
piatto e rimettete il sughetto sul fuoco
unite il burro rimasto con un po' di
succo di limone e il prezzemolo tritato.
Fate restringere il sughetto
poi versatelo sul branzino.


Il branzino o spigola: è un pesce dell'ordine perciformi comune nelle acque costiere del Mediterraneo. Lungo fino a circa m. 1 di colore grigio plumbeo sul dorso e ricercato per la bontà delle sue carni.
Comune in Mediterraneo ed in mar nero, il suo orale si estende alle costeatlantiche del Senegal alla Norvegia. E' specie notevole rustica ben sopportando cambiamenti di salinità e sbalzi termici.
Gregario in fase giovanile, diviene solitario da adulto. Lungo fino a un metro ha corpo robusto e allungato. E' uno dei pesci più ricercati. Carne ottima e pregiata, di largo impiego. Il modo migliore per apprezzarla è lessa. Il branzino detto anche "ragno" è pesce di alto valore commerciale, attivamente pescato ed anche allevato nell'area della riserva.




La gara del ranocchio!

C'è stata una gara tra ranocchi e l'obiettivo era di arrivare in cima a una gran torre.
Si era radunata tanta gente per assistere alla gara e fare il tifo per loro.
La gara ebbe inizio... ma la gente non voleva credere che i ranocchi avrebbero raggiunto l'obiettivo.
E cominciarono a dire: "Ohh... poveretti, non ce la faranno mai"
I ranocchi sentendo queste parole cominciarono a desistere e uno alla volta si ritirarono dalla gara.
Intanto la gente continuava: "Che pena... non ce la faranno mai!" Ormai quasi tutti si erano ritirati, ma uno continuava a correre per raggiungere la cima.
Alla fine questo ranocchio con grande sforzo raggiunse la cima e divenne il vincitore.
Naturalmente la gente voleva sapere come mai non si era ritirato come tutti, ma ha continuato la sua corsa fino al traguardo.
Scoprirono che il ranocchio era sordo! "Non ascoltate le persone che hanno la pessima abitudine di essere negative"
E siate sempre sordi quando qualcuno vi dice che non potete mai realizzare i vostri sogni.




Cannelloni alla siciliana... Ahhhhhhh che profumo... che buoni!

Gr. 200 di carne di vitello tritata,
gr. 300 di farina
gr. 150 di prosciutto,
gr. 100 di piselli,
gr. 50 di pecorino,
3 uova,
4 uova sode,
pangrattato,
1/4 di cipolla,
1 spicchio d'aglio,
sale pepe, olio.

Preparate la pasta con la farina,
le uova e il sale.
Tirate la sfoglia e tagliatela
a quadratini di circa cm.10
Nell'olio rosolate la cipolla,
l'aglio e unite la carne
il prosciutto tagliato a dadini
i piselli, sale e pepe.
Lessate la pasta, scolatela
e mettete un po' di ripieno su
ogni quadrato che va
arrotolato su se stesso.
Mettete i cannelloni in una
pirofila unta, spolverizzate
di pecorino e pangrattato
e infornate per 20 minuti.


Piselli: Viene coltivata come ortaggio in Ucraina, particolarmente nelle regioni del sud. Sono tra i legumi più antichi, sono stati trovati nelle piramidi egizie, nelle rovine di Troia, negli scavi di Halicat.
E' una pianta annua rampicante di colore verde glauco delle leguminose ha fusto angoloso foglie composte terminanti in viticci con grandi stipole cuoriformi. Il fusto è alto 030cm. - 1,5 m. cilindrico glabro debole. Il frutto è un baccello con semi globosi commestibili, contenente da 4 a 10 semi altre specie spontanee o coltivate hanno fiori vivacemente colorati e odorosi.
I piselli freschi sono molto graditi dai bambini perché a differenza di altri legumi contengono una maggior quantità di zuccheri semplici, sono comunque meno calorici degli altri legumi sia freschi che secchi. I piselli freschi contengono: proteine, grassi, zuccheri, calcio, fosforo, ferro, e vitamine A B1 B2 PP e C
Il seme del pisello che si mangia in minestra o cotto al tegame, piselli freschi, secchi, o in scatola.

Si dice: "Pisellone" grosso pisello, uomo semplice, sciocco.



Care amiche, ora che vi ho dato le prime ricette della bella Sicilia e i primi consigli ecc. voglio riprendere il mio viaggio siciliano...

Ci siamo lasciati mentre attraversavo un paese sulla strada che mi portava verso Catania. A destra e sinistra case una attaccata all'altra ma ciò che mi lasciò abbastanza meravigliata fu che lungo i muri delle case tante bucce d'arancio appese su corde tirate lungo i muri delle case, le bucce erano tagliate a spirale come quando si spela una mela. Alcune già secche altre ancora fresche, mi chiesi cosa rappresentassero, ma nell'insieme erano anche ornamentali. Seppi dopo che quelle bucce seccate venivano date agli ambulanti in cambio di mollette per biancheria, scodelle in plastica, spazzole e altri utensili. Lungo la strada davanti a me maestoso con la cima coperta di neve ecco l'Etna. Lo guardai con un senso di rispetto e paura! Oltre questo ovunque guardavo vedevo alberi d'arancio, tanti ancora carichi dei frutti e il profumo intenso dei loro fiori, una cosa meravigliosa.
Tranne giardini d'arancio (seppi che si chiamano così) non c'era altro. Finalmente entrammo in Catania, un contrasto tra il vecchio e il moderno.

Lo sapete che le arance oltre ad essere ricche di vitamina C ci difendono anche dai tumori all'esofago, allo stomaco e alla gola.




Pasta con l'anciova e la mollica. (l'anciova è l'acciuga) Io l'ho mangiata è buonissima


Gr. 650 di tagliatelle
gr. 150 di pangrattato tostato
gr. 120 di acciughe
gr. 25 di pinoli
gr. 25 di uva passolina = = sarebbe l'uvetta
1 spicchio d'aglio
prezzemolo
peperoncino
sale e olio d'oliva

Imbiondite l'aglio con l'olio, i
filetti d'acciuga, il prezzemolo
i pinoli e l'uvetta.
Lessate la pasta al dente.
Scolatela e amalgamate con
la salsina preparata prima.
Cospargete con il pangrattato
abbrustolito e pezzetti di peperoncini.



L'acciuga: Piccolo pesce dei Clupeidi, ha un corpo agile ed allungato, grigio-verdastro col ventre bianco e capo dorato. I piccoli di colore bianco, molto ricercati, vengono chiamati "bianchetti".
Sono frequenti nell'Atlantico e nel Mediterraneo.
L'acciuga o alice ha carne saporita e grassa che si presta bene per ripieni e fritture. Adatto anche alla conservazione in salamoia o sotto olio.
Poi c'è anche la sardella, chiamata anche sarda, che è più grande e vengono conservate sotto sale in scatole o in barili. E la sardina che sarebbe una piccola sarda viene conservata in scatola sott'olio.
Si dice: "Magro come un'acciuga" "Stipati come le acciughe".

Qualche consiglio...
Quando l'acquistate controllate che le sue carni siano sode e di colore argento-azzurro brillante.
Fate particolare attenzione all'occhio che deve essere vivo, e non appannato.
Se le acquistate fresche, pulitele, mettetele su un vassoio e copritele con della pellicola trasparente, in questo modo potete conservarle in frigorifero un'intera giornata.

Come pulirlo...
Privatela dalla testa, apritela completamente lungo il ventre praticando un taglio e privatela della lisca, cercando di far rimanere unite le due metà dell'alice. Lavatela accuratamente ed asciugatela facendo attenzione a non romperla perché molto delicata.

Acciugata: salsa di acciughe, aglio e olio per condire la pasta.




Briciole di saggezza

Non pensare che tu possa guidare il corso dell'amore, perché se l'amore ne vale la pena, lui guiderà il tuo corso.
Khalil Gibran

Quando ogni cosa è vissuta fino in fondo non c'è morte ne rimpianto e neppure una falsa primavera.
Ogni orizzonte vissuto spalanca un orizzonte più grande, più vasto, dal quale non c'è scampo se non vivendo.

Henry Miller

Noi tendiamo a dimenticare che la felicità non si identifica col raggiungimento di qualcosa che non abbiamo; ma si tratta al contrario di individuare e di apprezzare ciò che già possediamo.
Frederik König

Amore è gioire. Mentre noi crediamo di gioire solo se siako amati.

Aristotele

Ottimista è chi ritiene che le cose non possano andare peggio di come vanno.

Alessandro Morandotti

E' proprio la possibilità di realizzare un sogno che rende la vita interessante.

Paulo Coelho




"Maccu"

Gr. 8oo di fave secche,
olio, sale.

Lasciate le fave in acqua poco
salata per una notte intera
Il giorno dopo fatele
cuocere a fuoco lento.
A fine cottura schiacciate
le fave con una forchetta
in modo da ridurle in purè.
Aggiungete dell'olio d'oliva e servire.


Fave: Appartengono alla famiglia delle leguminose. Le fave crescono su piante erbacee annuali dal fusto liscio eretto foglie carnose, i suoi fiori sono bianchi o turchini macchiati di nero, Dai fiori nascono i baccelli carnosi e possono raggiungere la lunghezza di cm. 30 che contengono i semi verdi, che si mangiano verdi o secchi.
Tra i legumi risultano essere le meno caloriche, sono ricche di proteine, fibra, vitamine e sali minerali. Alcune qualità come la fava cavallina servono per foraggio. E' alternata con il frumento perché è introduttrice di azoto atmosferico nel terreno.
Fava grande o da orto, fava rotonda, fava bacellona, fava piccola o da campo, fava da foraggio, fava brusca tostata al forno. Fave dei morti, pasta di marzapane a forma di fava che si mangia il giorno dei morti. Fava del Calabar lunga anche 20 metri che cresce nell'Africa Occidentale (Guinea) i semi (usati dagli indigeni come veleno di prova nei giudizi di Dio) contengono eserina che ha proprietà miotiche (cioè restringe la pupilla ) usato nella terapeutica oculistica. Fava di S. Ignazio, liana delle Stricnee spontanea nelle Filippine, contiene stricnina e brucina, che era usato come tonico, ora per estrarne la stricnina, fava lupina anagiride, caratterizzata perché contiene una sostanza di odore sgradevole, la cumarina.
La fava fu legume pregiato dagli antichi. I seguaci della setta pitagorica se ne astenevano, come dalla carne, forse per principio igienico. E' stata usata anche per dare il voto: fava bianca voto favorevole, fava nera voto sfavorevole.
Si dice: "Prender due piccioni con una fava" ottenere con un'azione due risultati.


Ecco amiche siamo a un dolcetto siciliano... però non mangiatene troppi... attenzione alla dieta!

Mustazzoli all'arancia


Gr. 100 di farina
gr. 100 di zucchero
gr. 100 di burro
gr. 80 di mandorle
2 uova
4 tuorli
il succo di un'arancia

Impastate le mandorle tritate
con il burro, le uova, la farina
e il succo d'arancia.
Formate dei bastoncini poi passateli
nello zucchero e in mandorle tritate.
Infornate.


Arancia: Conoscete un frutto più succoso e dissetante dell'arancia? E' dolce, buonissima. Insieme al limone, al mandarino, e al pompelmo fa parte della grande famiglia degli agrumi. Sono frutti bellissimi, con una bella buccia colorata e spicchi pieni di succo, ricchissimi di vitamina C pensate che una sola arancia da la vitamina che serve per un giorno.
Ci sono due qualità di arance: la dulcis detta arancia dolce, melarancia o anche portogallo e l'amara chiamata anche arancia forte, melangolo, cetrangolo, o cedrangolo.
Alla qualità dolce appartengono tutte le principali varietà italiane, sia quelle sanguigne come il tarocco, il sanguinello e il moro, sia quelle bionde, il biondo comune, come la belladonna, il biondo maltese e il calabrese.
Le arance più mature e saporite sono quelle non troppo dure, con la buccia senza ammaccature. Si conservano abbastanza bene anche fuori dal frigo, ma è meglio mangiarle prima possibile perché la vitamina C si deteriora in fretta. Non vanno tenute in ambienti troppo caldi e secchi poiché si disidratano perdendo in succo e morbidezza della polpa. L'arancia si trova tutto l'anno.

Siete... assetate? Niente di meglio che un bicchierone di puro succo d'arancia!


Quando... comprate il succo d'arancia, assicuratevi che sia vero succo d'arancia e che sulle bottiglie, sui cartoni, e sulle lattine ci sia scritto: "succo d'arancia 100%" solo così sarete di bere vero succo, senza zuccheri o additivi.

Il più grande produttore mondiale è il Brasile, seguito dagli Stati Uniti, dalla Cina, dalla Spagna e dal Messico. Le regioni italiane che producono più arance sono: la Sicilia, la Calabria e la Campania, seguite dalla Sardegna e dalla Basilicata. L'arancio dolce è originario della Cina. Giunse in India intorno al I secolo dopo Cristo e da lì si diffuse dapprima nelle coste orientali dell'Africa e poi in quelle occidentali. I contadini romani piantarono aranci in Italia e probabilmente furono loro che li introdussero anche in Spagna e in Portogallo, anche se c'è chi crede che siano stati gli arabi all'inizio del 1300. L'arancio amaro viene probabilmente dall'Asia sudorientale e fu coltivato in Arabia sin