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Gli indumenti... raccontano!
di Elsa Dal Monego
"Vi presento la piccola storia degli indumenti più importanti, incominciando da quelli civili, poi quelli dell'esercito, che non sono molti ma che ho cercato di completare con delle informazioni e curiosità, di gesta e di coraggio dei nostri militari, che spero possono esservi graditi"
Ora incominciamo dall'alto... dalla testa!
Il cappello
Cosa sia un cappello... lo sappiamo tutti, è una copertura del capo! Però non tutti sappiamo i vari usi, l'utilità e sopratutto la sua storia. Questo indumento è molto importante, non è solo un accessorio per rendere più completo un abbigliamento, ma oltre a dare: eleganza, bellezza, distinzione e personalità, in tanti casi distingue anche le persone, di questo vi parlerò più avanti.
Questo plurisecolare accessorio può essere in feltro, paglia, pelle di animali o anche in pelo e può avere varie forme, anzi ha tantissime forme, sia per le signore che per gli uomini e addirittura per i bambini, anche per i più piccini, cosi dolci con il loro paffuto visino e in qualsiasi occasione conserva il suo fascino misterioso. Già conosciuto e amato nel medioevo.
Spesso esso ha un cucuzzolo e una tesa in giro e assume fogge speciali per gli appartenenti a determinate categorie di persone come: sacerdoti, cardinali, e persone appartenenti all'esercito.
Ora prendiamo i vari cappelli e incominciamo dai più teneri personaggi... quelli col ciuccetto in bocca! Sua Altezza il Bebè, anche lui ha il suo importante e morbido copricapo, che la sua mammina mentre era in attesa, ha sferruzzato o confezionato pensando a lui. Quasi sempre è una cuffietta in tenue colori e soffice lana, però può essere anche in morbida tela e a volte addirittura con una piccola visierina, un nastrino allacciato sotto al piccolo mento completa il più piccolo dei copricapi. Poi ci sono per bambini e ragazzi, che quasi sempre sono berretti flosci di varie forme senza falde e con piccole visiere e vengono completati con sul davanti qualche stemma, c'è chi si diverte a portarlo anche girato, con la visiera dietro!
...per le signore
... era l'epoca in cui il cappello era d'obbligo,
I modelli erano tantissimi, eleganti, civettuoli, romantici, maliziosi o innocenti, a partire dall'antichità in cui si portava una benda annodata sulla nuca, o il turbante portato dalle donne delle classi più benestanti, mentre le popolane adottavano delle semplici cuffie.
Il passar degli anni ha fatto cambiare anche la moda del cappello, che è diventato molto più bello e vario. Le signore indossano cappelli di feltro con fogge molto originali, sulle tese dei loro cappelli veniva posato morbidamente un largo nastro che poi veniva annodato sotto il mento, oppure un leggerissimo pizzo che scendeva tutto intorno alla tesa, poi c'erano quelli più civettuoli con avvolte attorno lunghe penne di pavone, o di pernici, altri con addirittura un piccolo uccello in atto di volare, o anche un pappagallino, altri con rose dello stesso colore del cappello, oppure con nastri vari arricciati e ancora cappelli con cocuzzolo alto e una tesa molto larga abbassata sugli occhi e alla sinistra del cocuzzolo grossi ciuffi di pelo, poi c'erano i cappelli senza tesa ma con una veletta che scendeva davanti al viso e dava un'aria di romanticismo e di mistero. Alcuni spesso erano ingombranti e scomodi, ma le signore affrontavano questo supplizio con piacere pur di poter sfoggiare un cappello originale e esclusivo, le benestanti spesso avevano la modista personale. Nel 800 i cappelli hanno una tesa larga arricchita con piume di struzzo, che conferivano a chi li portava una maestosa eleganza. Negli anni 1860 erano di moda le "Bavolette" una specie di cuffietta in pizzo e nastri in raso, seta, velluto o striscie plissettate, questa cuffietta si appoggiava sul capo lasciando ricadere i due larghi nastri o le falde che incorniciavano il viso e gli conferivano luminosità. E nel 1925 fino al 1928 si usavano le "Cloche" che era un cappello con cucuzzolo alto e una piccola tesa abbellito con medaglioni dipinti o ricamati in seta, veniva usato molto per i viaggi perchè proteggeva i capelli dalla polvere.
Le signore benestanti di cappelli ne avevano una vasta scelta e ogni cappello veniva conservato in scatoloni rotondi foderati in morbido raso, velluto o seta.
Con l'avvicinarsi della stagione dei fiori e delle rondini, anche i cappelli cambiavano aspetto, dal feltro si passava alla leggerissima paglia, lavorati con una trama un poco larga o traforata che riproduceva col sole sul viso delle signore luci e ombre. Le forme erano più civettuole e allegre, o anche più romantiche...
...vedo i più belli di un lontano tempo e li vedo con gli occhi di allora, giardini stupendi, splendide donne in abito lungo passeggiare lungo i vialetti in fiore, con un ombrellino di pizzo che riparava un romantico cappellino, dai caldi raggi del sole. Era un epoca in cui il cappello regnava sovrano e rappresentava la bellezza di chi lo indossava.
Le più giovani indossavano capelli di paglia con una tesa tutto attorno e un cucuzzolo rotondo liscio intorno al quale scorreva un nastro di velluto o di raso azzurro, rosa, bianco o altre tinte pastello, che poi pendeva lungo sulle spalle, oppure con frutti e bacche in cera.
Invece i modelli per le signore erano tantissimi, molto belli a volte bizzarri, a volte romantici, e da queste forme si poteva riconoscere l'umore della persona che lo indossava. Se la signora si doveva recare a un appuntamento con una persona di un certo livello allora indossava un capello senza ala un tipo di tamburello con veletta, che naturalmente durante il colloquio veniva alzata, in modo che si vedesse bene il viso, invece se era un incontro con un innamorato il cappello diventava romantico, sulla larga tesa venivano posate tenue rose, tra morbidi ciuffi di tulle, mentre il cappello normale e usato anche per i viaggi era sempre in paglia leggera con un grande nastro in tulle avvolto attorno all'ala e che poi veniva annodato sotto al mento. Naturalmente non mancavano i cappelli bizzarri come quelli che sulla larga tesa portavano un piccolo assortimento di frutta, o un nido dal quale spuntavano simpatici uccellini!
Ora passiamo ai cappelli della Martinica, questi sono veramente dei cappelli che esprimono quanto c'è nel cuore di chi lo indossa... è un cappello senza tesa e che in un paese cosi lontano parla e esprime i vari sentimenti delle belle donne che lo indossano!
Sono cappelli a tamburello e quello con una piuma sul davanti viene portato per le occasioni importanti.
Poi ci sono i cappelli che si esprimono cosi: "Il mio cuore è impegnato" oppure: "Il mio cuore è impegnato, ma potete tentare" e ancora: "Il mio cuore è libero" e: "Io sono disponibile"! Simpatici no?
Oggi il cappello si usa molto raramente, tranne per i capi regali, come regnanti, regine e principesse e nell'alta nobiltà o in qualche cerimonia particolare.
Il cappello PER UOMO
Il cappello per uomo non ha una cosi ricercata eleganza, ma non per questo è meno importante e soprattutto viene ancora indossato da tantissimi uomini. Quasi sempre è in feltro grigio, marrone, blù e a volte per i più sportivi può anche essere scozzese, può avere anche tese molto larghe tipo cappello alla cowboy e altri modelli che qui vi elenco.
Fino a cinquant'anni fa il cappello per un uomo era un accessorio molto importante e necessario nel guardaroba di ogni persona che si rispettava e era ben rari gli uomini che uscivano senza di esso, quando i ragazzi indossavano i primi pantaloni lunghi qualcuno già indossava anche il suo primo cappello.
Oggi queste usanze si sono molto diradate, gli uomini più che i cappelli mettono in evidenza i loro capelli, come sappiamo oggi la pettinatura maschile viene vista come espressione dell'individualità e per questo a nessuno viene in mente di nasconderla sotto un cappello. Per questo ben pochi portano ancora il cappello e chi lo fa come uso quotidiano, lo fa più che altro nella ferma convinzione di sembrare stravagante.
Ma il cappello resta comunque un accessorio importante per alcune occasioni.
C'è il classico cappello da uomo con una tesa larga e morbida che si può portare all'insù o girata in basso. La tesa piuttosto larga lo rende più elegante e più disinvolto. I colori quasi sempre sono: grigio, marrone, begie, blu o nero
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Poi c'è il cappello in morbido tweed che viene consigliato di indossare con giacche o abito dello stesso tessuto e si porta quando si va in viaggio o durante un fine settimana. Quasi sempre è in tessuto a disegni scozzesi con una tesa piccola e girata in giù, viene portato anche con cappotti double-face con lato in tweed, oppure cappotti sportivi come il montgomery.
C'è anche il Lobbia, che è un cappello diventato famoso già dai tempi di Re Edoardo VII e dopo il cilindro e la bombetta è il cappello più formale.
Invece i membri dell'aristocrazia e dei suoi ceti abbienti amano in modo particolare il Trilby, in feltro e tinta marrone a tesa morbida, che è segno distintivo di appassionati di ippica e in Inghilterra fa parte del abbigliamento ippico come l'abito in tweed.
Ora il cappello più autorevole, il più aristocratico... il Cilindro! Il cilindro è un cappello di classe, però viene usato solo raramente e decisamente in occasioni stravaganti. Il cilindro è stato originariamente prodotto in Cina dopo nel 1800 è stato esportato in Inghilterra e prodotto dal londinese Herrington.
Questo cappello deve essere alto almeno cm.30 e fece la sua comparsa a Londra e a Parigi verso la fine del Settecento. Non è stato facile per i primi girare per le strade con questo cosi originale e inconsueto cappello! La sua vistosità fece si che i gentiluomini possessori di questo accessorio dovettero sopportare gli schiamazzi e le urla dei passanti che trasalirono a vedere questo buffo cappello. E non solo questo, ma si racconta che il primo gentiluomo che ha avuto il coraggio di mettersi un cappello a cilindro è stato addirittura arrestato per disturbo della quiete pubblica.
Possiamo ammirare Il cilindro più famoso indossato da Giuseppe Verdi in un ritratto di Giovanni Baldini. Questo elegantissimo cappello è in seta nera e foderato in seta o raso bianco.
La Bombetta, la bombetta è di origine inglese ideata e venne ideata da Bowler, divenne la simbologia dell'abbigliamento britannico. Questo cappello nacque come berretto da caccia e serviva anche come casco contro le cadute da cavallo. Poi è entrato a far parte del look degli uomini d'affari.
Questo cappello si rese famoso dai film di Stanlio e Onlio, nel periodo tra il 1920 e il 1940. E dal intramontabile Charlie Chaplin, l'omino con la bombetta.
La Paglietta è un cappello di paglia rigida con fondo e tesa piatta. Era usato dalla seconda metà del 1800 dai barcaioli sulle rive dei fiumi, per questo veniva chiamato "canotier". Oggi a Venezia lo usano i gondolieri. E una volta gli avvocati usavano portare cappelli di paglia e tra questi figurava la paglietta. Questi cappelli vengono spesso rappresentati in quadri di pittori famosi come Renoir.
Un altro cappello molto portato era il Panama, originario dell'America centrale, veniva intessuto a mano con le foglie di banane. E questo cappello per il suo aspetto solare rimane un accessorio prettamente estivo.
Il berretto
Il berretto già nato in tempi più antichi a partire dal XV secolo, è un copricapo floscio di varia forma senza falde e a volte con una piccola visiera, questo indumento diede vita a vari tipi di calotte e portate particolarmente dagli uomini.
Berretto Frigio
Il berretto frigio si diffuse durante la rivoluzione francese e era usato indistintamente sia dagli uomini che dalle donne. Era fatto a punta con l'estremità superiore ripiegata sul davanti, usato nell'antichità dai barbari e è ancora oggi copricapo nazionale di colore rosso dei catalani e in oltre un berretto simile anche di colore rosso lo portavano i galeotti di Marsiglia, liberati nel 1792 in occasione della rivoluzione, da allora il berretto frigio è diventato simbolo della libertà repubblicana.
La coppola
Nei tempi passati la coppola era semplicemente un berretto che veniva usato per chi guidava, creato in tessuto morbido quasi sempre in tweed, che allora si adattava perfettamente alla moda delle automobili decappottabili. Mentre gli altri cappelli volavano via, la coppola rimaneva salda sulla testa e inoltre proteggeva anche gli occhi dai raggi del sole e anche le lenti degli occhiali dalle gocce della pioggia.
I siciliani subito adottarono questo curioso copricapo e diventò "coppola" classico berretto siciliano. La coppola ha un pregio, è un indumento umile. La coppola ti lascia quello che sei senza fare distinzione e differenze.
Curiosità
BERRETTA: copertura del capo in materia e fogge diverse e simbolo di emancipazione.
E per i romani simbolo di libertà, perchè quando si liberavano gli schiavi che venivano obbligati a essere sottoposti a un rito sacro istituito dalla chiesa cattolica, mediante il quale il fedele battezzato e cresimato, doveva farsi tagliare i cappelli e gli veniva imposto di portare una tunica bianca di tela con larghe maniche spesso ornata di merletti (indossata anche oggi dai sacerdoti) durante certe funzioni religiose e con la recitazione di una formula che da laico lo faceva diventare chirico. Ministro ordinario di questo rito è il vescovo.
E dopo la tonsura permanente veniva loro messo sul capo il "pileus" un berretto che poteva essere di pelle, di feltro o di stoffa spesso a forma conica, come anche ovale o a calotta, portato dagli uomini liberi in occasione di festività e anche dagli schiavi affranti, fin quando fossero ricresciuti i capelli.
Al tempo della rivoluzione francese il berretto rosso di lana era molto comune, forse a cagione del poco costo e per questo è diventato il segno eloquente della volontà della folla che aveva rovesciato l'antico regime. Il pittore David per drappeggiare con classe l'immagine della libertà, le diede il berretto frigio.
In altri tempi la berretta rossa era invece distintivo di patriziato.
A Firenze in un sonetto dove si descrive una veglia data al palazzo arciducale presso la corte lorenese si può leggere:
"Chi la berretta o il camiciotto rosso posto non s'era se n'ando in sitorno" con questa frase si intendeva che chi non era di razza nobile doveva restare nella stradina di Sitorno, accanto a Palazzo Pitti.
Il basco
E' un berretto di panno blu, rotondo senza falde e visiera, con in cima un pippiolino della stessa stoffa.
Questo berretto oltre che in tessuto può essere anche realizzato in maglia.
La calotta
La calotta è un berrettino, o cappello senza tesa, aderente alla testa come una cuffia, può essere in maglia, in rete, o in tessuto, si può chiamare anche Papalina o zucchetto.
Cappelli e berretti ecclesiastici
La Tiara o Mitria, è una copertura del capo rigida, un copricapo liturgico insegna distinta del papa, dei cardinali e dei vescovi, ai quali compete per diritto come per forza di un privilegio particolare anche a abati, prelati e canonici. Esso è fatto a soffietto con le due parti che finiscono a punta e che sono tenute diritte da una fodera di rinforzo e dalla parte posteriore è ornata da due nastri che ricadono sulle spalle.
Berretto ecclesiastico
Questo berretto è di forma quadrangolare e sormontato da tre o quattro spicchi semicircolari, di colore nero per i Sacerdoti e di colore rosso per i Cardinali e violetta per quella dei Vescovi.
Zucchetto
Piccolo berretto rotondo indossato dal Papa di colore bianco, quello dei Cardinali è di colore rosso, mentre quello dei Vescovi è di colore viola e quello dei Sacerdoti nero.
Vi fu un periodo del passato che questo berrettino fece la moda con il nome di "papalina" proprio perchè portato dal Papa.
I Troll una piccola fiaba che riguarda un cappello
I Troll sono esseri giganteschi e leggendari che abitano le terre della Scandinavia. Vagekellen, troll re del mare, aveva un solo figlio maschio, di nome Hestmannen, mentre Sulitjema troll re della terra, aveva sette figlie femmine. Un giorno la malefica strega Landego, per spezzare la pace che regnava fra i due potentissimi regni suggerì alle fanciulle di fare il bagno nude tra i fiordi della Norvegia mentre passava il figlio del re del mare. Cosi il giovane si innamorò della più bella delle sette, Leika e decise di rapirla. La principessa si dette alla fuga insieme alle sorelle inseguita dal principe. Il chiasso provocato dei passi dei giganti in corsa rimbombò per tutta la notte svegliando tutti i norvegesi. Alla fine il re di Soma, stufo del gran baccano, lanciò contro di loro la prima cosa che li capitò a portata di mano, era un cappello fatato capace di tramutare in pietra chi ne fosse colpito. Per difendersi il principe lanciò una freccia per fermare il cappello, ma riuscì solo a forarlo, ma la magia ebbe effetto lo stesso e tutti i troll compresi il cappello forato furono tramutati in pietra. Ancora oggi vicino al circolo Polare Artico si trova l'isola Hestmannoy mentre l'isola Torghatten che in norvegese vuol dire "cappello" si trova nei pressi di Bronnoysund davanti a una catena di montagne chiamate le "sette sorelle" I giganteschi folletti sono famosi per fare brutti scherzi ai marinai, ma allo spuntar del sole tornato ad essere montagne.
Il cappotto
Oggi il cappotto viene usato molto poco, questo indumento fatto in stoffa pesante da portare in inverno per ripararsi dal freddo.
Il cappotto oppure anche chiamato paltò trae le sue origini dalla redingote del settecento,
Montgomery
Questo è un modello di cappotto provvisto di cappuccio e con una allacciatura ad alamari. Questo capo di vestiario è stato usato dagli uomini della marina inglese e dal generale B.L. Montgomery, capo delle forze britanniche durante la seconda guerra mondiale. Dopo è diventato un capo molto usato e presente nei guardaroba maschili che femminili.
Pellegrina
E' un mantello variamente composto sia da uomo che da donna di moda nell'ottocento, però si usava già nel medioevo e in Olanda nel 1600 come semplici mantellina o colletto detto appunto "a pellegrina".
Verso la fine del secolo scorso questo mantello aveva un largo bavero che copriva le spalle e arrivava fino al gomito e alcuni modelli addirittura ai polsi. Poteva essere semplice o far parte di un abito o anche di un mantello, Questo modello era lungo sul davanti mentre il dietro arrivava al punto vita. Il tessuto era quasi sempre in lana pesante per l'inverno, ma esisteva anche il modello estivo in pizzo ornato da ruches.
Cappa
La cappa è un ampio e lungo mantello che avvolge tutta la persona e ricade con un lembo dietro le spalle.
Può essere pure un mantello da sera per signora in pelliccia, in velluto, raso, o altro tessuto elegante.
Mantello
E' un capo lungo e ampio senza maniche e quasi sempre con un cappuccio, viene appoggiato sulle spalle e allacciato sotto il collo con un fermaglio a catenella, era in voga nel ottocento e è tornato molto di moda negli anni sessanta per essere portato di giorno e costituiva anche un elemento classico portato come soprabito da sera.
Impermeabile
L'impermeabile è un indumento creato in tessuto impermeabilizzato per i giorni di pioggia. Esso è presente nel guardaroba sia maschile che femminile. Le sue origini vengono dall'abbigliamento marinaresco inglese e furono proprio gli inglesi a perfezionare questo indumento indossandolo come sopraveste da viaggio fin dall'inizio del 1700. Sono state due ditte la Burberry e la Aquascutum che si specializzarono nella produzione di impermeabili. La Burberry ne produsse anche un tipo per gli ufficiali inglesi destinati alle trincee delle Fiandre. E cosi nacque il modello militare, diventato dopo di uso comune in tutto il mondo, con spalla doppia, bavero voluminoso, spalline, cinturini al collo e ai polsi e cintura con fibbia da allacciare disinvoltamente con un nodo.
Il trench
Il trench è un cappotto di origine militare (abito da trincea) e nato nell'Ottocento, con spalline e doppio carrè sulle spalle. Nell'abbigliamento di oggi viene usato generalmente come impermeabile sia im modelli per donna come per uomo.
Spolverino
E' un soprabito leggero da portare in primavera, fatto di vari tessuti. Questo indumento prende le sue origini da un soprabito nato con le prime autovetture e lungo fino alla caviglia e veniva indossato per ripararsi dalla polvere durante i viaggi in automobile.
La pelliccia
La pelliccia è un cappotto confezionato con la pelle degli animali e che dopo aver ucciso tanti animaletti per raccogliere le pelli queste vengono trattate in modo che il mantello mantenga le sue caratteristiche di morbidezza e lucentezza. La pelliccia è diventata di moda nel diciannovesimo secolo e ha subito le varie influenze di stile di tutto l'abbigliamento portando alla moda alcuni tipi di pelo ed eclissandone altri.
Io che amo gli animali, che ho avuto un cane, che ho avuto il suo affetto incondizionato e sincero, io che oggi sfamo quattro gattini, una famigliola di ricci, e due tortore... odio e disprezzo la pelliccia!
No... un momento! Anch'io amo la pelliccia e ne ho tre due cappotti e un giaccone molto belle, morbide, calde, leggere, una di queste è molto chiara e facile a sporcarsi... sapete cosa faccio? Nooo... niente puliture a secco o cose del genere, apro la lavatrice infilo la pelliccia metto il detersivo e con il programma leggero la lavo. La esco la metto su un attaccapanni e dopo circa due ore la indosso (tutto dipende dalla fodera) è quella che deve asiugare.
Evviva la pelliccia ecologica, che grande interesse ha suscitato in questi ultimi anni e che ha in parte evitato la strage dei animali e perciò merita tanto di elogio. Questa pelliccia nata ancora negli anni sessanta e che allora si chiamava pelliccia sintetica, poi è stata perfezionata tecnicamente nelle ultime collezioni di moda e sfruttando con essa la sensibilità del pubblico verso i problemi ambientali.
Ecco è stato creato un prodotto molto particolare, bello, caldo e pratico... la pelliccia ecologica.
Dopo i vari cappotti... non poteva mancare un cappotto appartenente alla letteratura russa dell'Ottocento.
La gemma della celebre raccolta dei "I racconti pietroburghesi"
"Il cappotto"
Akakij Akakievic era un impiegato zelante, ma con una personalità mediocre, grigia, austera, che gli procurava la derisione e le angherie dei colleghi. Costretto a comprarsi un cappotto nuovo perchè quello vecchio non si può rammendare, prova un grande piacere interiore e la sua vita sociale ne trae beneficio. Ma ahimè... una sera di ritorno da una festa viene aggredito e rapito del suo cappotto. Abbattuto egli non si da pace e cerca aiuto presso le autorità per ritrovare il suo prezioso indumento. Dopo aver ricevuta l'ennesima strigliata da un superiore vanesio e autoritario, si ammala e muore.
Da allora il suo fantasma si aggira per Pietroburgo a derubare gli altri di ogni sorta di cappotto.
Nikolaj V. Gogol
I personaggi nei loro ruoli di esistenze quasi impossibili e povere, per i quali spesso qualsiasi imprevisto può essere più o meno drammatico.. Con i suoi racconti Gogol sa mettere in luce i difetti di ciascuno di noi, con la maestria di un grande artista.
E i personaggi di Gogol continuano a vivere attorno e dentro di noi.
Il cappotto... un'altra versione pure molto bella e significativa..
Carmine De Carmine giovane e modesto impiegato comunale aveva urgente bisogno di un cappotto nuovo, perchè quello che portava da tempo, era ormai vecchio e logoro e lo fa sfigurare e costituisce per lui un incubo. Ma che può fare se il suo scarso stipendio non gli permette di affrontare la spesa?
Un giorno gli accadde di sorprendere una conversazione fra due appaltatori che lo mette al corrente di certi loschi affari. Per lui è una fortuna insperata, il segretario comunale per assicurarsi il suo silenzio gli fa avere un anticipo che gli permette di comprarsi il cappotto.
Alla festa di Capodanno alla quale partecipano superiori e colleghi, Carmine pavoneggiandosi nel suo nuovo cappotto ed eccitato dell'alcool, trova il coraggio di dire al sindaco alcune amare verità in difesa della povera gente e di fare un turbinoso giro di valzer con la bella amante del sindaco. Ma rincasando Carmine viene derubato del cappotto e il suo dolore è tale che ne muore.
Ma anche dopo morto il poveretto procura dei fastidi al sindaco, il suo carro funebre intralcia le manifestazioni cittadine in onore di un'eccellenza e il suo spettro dopo aver allarmato l'intera cittadinanza si presenta al sindaco, che ne resta profondamente turbato e decide di cambiare vita.
La gonna
La gonna è un indumento femminile che copre la persona dalla vita in giù e può avere diverse misure di lunghezza e di ampiezza che variano secondo la moda.
La gonna a "Tubo", è a linea diritta e aderente al corpo, può avere uno spacco di dietro per facilitare il movimento e può avere varie lunghezze come: normale, mini, midi, o lunga.
Gonna a "Portafoglio", realizzata con un unico taglio di stoffa rettangolare che viene allacciato in vita e sovrapposto al davanti.
Gonna ad "Anfora", ampia e drappeggiata sui fianchi e si restringe alle ginocchia poi prosegue a tubo fino alla caviglia. Questa gonna era nata negli anni venti, ma è tornata di moda negli ultimi dieci anni per i modelli da sera e anche per quelli da giorno.
Gonna "Pantaloni" è simile a un pantalone molto ampio, può essere di di varie larghezze e lunghezze. Questa gonna era nata come capo sportivo e poi diventata specialmente in queste due ultime stagioni, un indumento che viene indossato per ogni momento della giornata.
Gonna a "Palloncino" la gonna prendeva una forma gonfia mediante una fascia attaccata all'orlo, ma più stretta della circonferenza totale in modo che si veniva a creare una curvatura in dentro verso le ginocchia.
Gonna a "Pieghe", fatta con un taglio di stoffa disposta a pieghe verticali trattenute al punto vita e poi stirate per fare mantenere la forma.
Gonna a "Campana", o anche godet, di linea svasata che si ottiene tagliando la stoffa in un solo pezzo con una cucitura centrale sul dietro, oppure unendo due parti triangolari che danno la tipica forma a campana.
Gonna a "Falpalà" fatta a balze sovrapposte. Molto bella e indicata anche per i coktail e da mezza sera.
Gonna a "Ruota" linea molto ampia che si ottiene in uno o due pezzi di stoffa tagliato in forma circolari. Si tratta di un godet ma molto più ricco.
Gonna "Hobble" o a intoppo, di moda solo fra il 1910 e il 1914, era lunga fino ai piedi e arrotondata sui fianchi e si restringeva dal ginocchio alla caviglia, tanto da permettere solo dei piccoli passi.
La minigonna
L'inventrice della minigonna negli anni sessanta è stata Mary Quant che scandalizza i moralissimi anglosassoni con questa invenzione, però fa impazzire i giovani, ma da anche preoccupazioni all'industria tessile per la drastica diminuzione dei tessuti utilizzati. Perciò grazie a lei le donne sono diventate più libere e mentre le gonne si accorciavano sempre di più...i capelli si allungavano sia per le ragazze che per i ragazzi!
Con questa moda vi è stato anche un grande risparmio di tessuti e filo. Da quando Mary Quant ha avuto questa geniale idea di accorciare le gonne ad oggi sono passati quasi quarant'anni, eppure le minigonne sono ancora di moda... e come arriva la stagione dei germogli e il ritorno delle rondini queste gonne vengono indossate da milioni di donne in tutto il mondo!IL KILT
Parlando di gonne... parliamo anche del "kilt" il tipico gonnellino scozzese.
Incominciamo con il "Tartan" che è il panno scozzese con il quale si confezionano la maggior parte dei "kilts", però oltre a questa stoffa vi è un'altra con la quale è permesso fare i gonnellini il tweed, ma non dai puristi. Invece il tweed è obbligatorio per le giacche, che vengono indossate assieme al kilt. Invece per le cerimonie la giacca deve essere di velluto o di tartan e con i bottoni in argento.
Vi sono due tipi di kilt: il "piccolo" (Feilead Beg) che è quello indossato comunemente, poi c'è il "grande" (Feilead Mor) molto più elaborato. Il gonnellino deve arrivare fino a metà ginocchio. Il kilt è esclusivamente un abito maschile, le donne possono portare gonne pieghettate di tartan, ma mai un vero kilt.
In realtà il gonnellino è solo una parte del kilt, altri accessori caratteristici del kilt sono lo "sporran" cioè la borsa posta sul davanti confezionata in cuoio o in pelliccia di foca o tasso.
Poi c'è il "plaid" ripiegato e fatto scendere dietro la schiena e fissato alla spalla con la grande spilla (brooch) che serviva ai montanari scozzesi da giaciglio e riparo quando di notte dovevano dormire all'aperto.
Il berretto può essere ornato di coccarde o di piume, però solo il cap-clan è autorizzato a portare piume d'aquila.
Il kilt è il vestito tipico delle Highlands. Mentre gli scozzesi della pianura lo portano abusivamente.
La camicia
La camicia è un importante capo di abbigliamento ed è la compagna di tutta la giornata. Ma non basta su questo indumento cosi importante ci sono proverbi, massime, racconti, insomma c'è un pò di tutto e per dimostrarvelo ecco un piccolissimo raccontino:
La camicia di Giuha
Un giorno Giuha lavò la camicia, la stese sulla corda al sole, poi si coricò aspettando che si asciugasse.
Dopo un sonnellino di qualche ora, si svegliò e intese il soffio del vento. Guardò dalla finestra e tornò a coricarsi, quindi si mise a ridere a crepapelle. Lo udì la moglie che entrava in casa in quell'istante.
"Cosa c'è da ridere tanto? Sei forse diventato pazzo?" gli chiese preoccupata.
"O donna ringrazia Allah con me! Il vento ha portato via la mia camicia e io non vi ero dentro!"
Spesso simbolo di eleganza e raffinatezza è il capo più importante nel guardaroba di un uomo. Il modello tradizionale è abbottonato davanti ha maniche lunghe chiuse da un polsino e colletto di varia foggia. La troviamo oltre alla tinta unita anche con vari disegni secondo le occasioni, rigate, quadrettate, a fiori e in diversi tessuti, cotone, seta, flanella, in jersey o in lana, poi vi sono vari modelli, con tasche, taschini, spalline, linguette, lacci e le camicie alla cowboy a scacchi coloratissimi e con tasche e borchie, la camicia con il collo "guru" costituito dalla semplice pistagnina, che si ispira alla tunica dei santoni indiani.
Fra l'altro è uno degli indumenti più antichi, sono almeno dodici secoli che la camicia accompagna l'uomo nella sua giornata. Nell'antichità la camicia era un "dono d'amore" le fanciulle le ricamavano e poi le donavano allo sposo come dono di nozze. Nella Spagna del 400 la camicia passa alla storia con Isabella la Cattolica.
Nel periodo rinascimentale invalse l'uso tra i cavalieri che partecipavano ai tornei di indossare sulla corazza una camicia donata dalla propria dama. Al termine veniva restituita quale messaggio d'amore se indossata dal vincitore, mentre messaggio di morte se macchiata dal sangue dello sconfitto.
La camicia, poi negli ultimi 50 anni ha assunto anche un significato politico a seconda del colore. Possiamo ricordare le gloriosa "camicie rosse" dei garibaldini, poi quelle azzurre dei nazionalisti italiani e dei franchisti spagnoli, quelle nere mussoliniane e quelle brune naziste.
"Nato con la camicia" che significa un uomo fortunato. "Sudare sette camicie" fare una grande fatica. "Rimasto in camicia" come ultimo bene prima della rovina.
E nemmeno la gastronomia ha potuto sottrarsi al fascino di questo indumento ed è cosi che è nato: "l'uovo in camicia!"
La camicia dei garibaldini
Come per tutti i simboli di cui si conosce l'alto valore, anche della camicia rossa indossata dai garibaldini si ignora l'origine precisa. Nasce nel 1843 a Montevideo in America del sud.
L'ammiraglio inglese Winnington Ingram e Gustavo Sacerdote Attribuiscono alla camicia rossa un'origine molto prosaica. Da parte della Legione Italiana la sua adozione costituita di recente sarebbe stata dettata da ragioni economiche. Una casa commerciale di Montevideo aveva offerto alla Legione a prezzi vantaggiosi un avanzo di camicie rosse, già destinate ai "saladeros" gli operai dei grandi macelli e dei stabilimenti di carne salata di Esenada e altre piazze argentine che a causa dell'assedio di Montevideo non potevano essere raggiunte. L'offerta era troppo buona e l'affare fu concluso.
Altri invece sostengono che la camicia rossa fu suggerita a Garibaldi dal quadro del pittore italiano Gallino di stanza a Montevideo, che lo aveva ritratto assieme alla sua compagna Anita.
Queste supposizioni potrebbero essere vere. Però la verità potrebbe essere ben diversa se pensiamo che i garibaldini da cinquant'anni erano repubblicani e che rossa è anche la bandiera dei rivoluzionari.
Nella Campagna d'Italia, solo Garibaldi e i suoi ufficiali venuti dall'America, indossavano la "tunica rossa" mentre gli altri indossavano camicie nei più svariati colori.
Solo nel 1848 quando i garibaldini entrarono a far parte del esercito italiano, sono stati autorizzati dal governo a adottare una divisa consistente in una tunica scura con il bavero verde, pantaloni grigi con bande verdi e cappello alla calabrese con sul lato sinistro tre piume.
Quando all'appello di Garibaldi
tutti i suoi figli, suoi figli baldi
daranno uniti fuoco alla mina,
camicia rossa garibaldina
daranno uniti fuoco alla mina,
camicia rossa garibaldina...
La camicia dell'uomo contento
Un Re aveva un figlio che era sempre scontento e triste. Ma cosa ti manca? gli chiedeva il Re, che cos'hai? Non lo so padre, non lo so nemmeno io. Il Re provava tutti i modi per distrarlo, balli, canti, musiche, teatri, ma nulla serviva e il principe diventava di giorno in giorno più pallido. Il Re sempre più preoccupato mise fuori un avviso e da tutte le parti del mondo arrivarono, professori, dottori e filosofi, dopo aver visitato il principe, si ritirarono a pensare. Poi tornarono dal Re "Maestà abbiamo pensato, letto nelle stelle, ecco cosa dovete fare: Cercate un uomo che sia contento in tutto per tutto e cambiate la camicia di Vosrtro figlio con la sua. Quel giorno stesso il Re mandò gli ambasciatori per tutto il mondo a cercare l'uomo contento.
Gli fu condotto un prete: Sei contento gli domandò il Re, "io si Maestà!" Bene! ci avresti piacere a diventare il mio vescovo? Oh magari Maestà! Va via! fuori di qua! Cerco un uomo felice del suo stato, non uno che voglia star meglio di com'è.
C'era un altro Re che gli disse che era proprio felice, aveva una moglie bella e buona, un mucchio di figli, aveva vinto tutti i nemici in guerra e il paese stava in pace. Subito il Re mandò gli ambasciatori a chiedergli la camicia. Il Re vicino disse: "Si, si, non mi manca nulla, peccato però che si debba morire e lasciare tutto! Questo pensiero mi fa soffrire e non dormo la notte". Gli ambasciatori pensarono bene di tornarsene indietro.
Un giorno il Re andò a caccia e in mezzo ai campi sentì una voce d'uomo che cantava la "falulella" il Re si fermò e disse, chi canta così non può che essere contento! E tra i filari vide un giovane che potava le viti.
Buon dì Maestà disse il giovane, così di buon'ora già in campagna? "Benedetto te, vuoi che ti porti con me alla capitale?" Sarai mio amico. "Ahi, ahi, Maestà non ci penso nemmeno, grazie. Sono contento così e basta." Finalmente un uomo felice pensò il Re. Giovane senti devi farmi un piacere. "Se posso con tutto il cuore Maestà". Benedetto giovane ti darò tutto quel che vuoi ma dammi... "che cosa Maestà?" Mio figlio sta per morire, solo tu lo puoi salvare. Vieni qua lo afferra e comincia a sbottonargli la giacca. Tutt'a un tratto si ferma, gli cascano le braccia.
L'uomo contento, non aveva camicia.
Il maglione o pullover
Questo è un classico indumento invernale è una maglia piuttosto pesante, quasi sempre in lana e con maniche lunghe, viene indossata per la praticità e soprattutto per ripararsi dal freddo. Di questo capo vi sono diverse lavorazioni con bellissimi disegni, oppure con delle righe o in una vasta scelta di colori e impiegando dei bellissimi punti. I modelli possono essere differenti e essere caratterizzati dal tipo di collo, che può essere alla dolce vita, alla coreana, a girocollo, a "V" a scialle, e possono anche avere diversi tipi di maniche come, manica a giro, a raglan, a pipistrello che sono molto ampie sotto le ascelle.
Il maglione mi riporta indietro nel tempo... un cielo terso, un sole timido, un freddo intenso e i monti coperti di neve, era dicembre, le vetrine splendevano di mille luci e adorne di rami di abete.
Era Natale, il maglione celeste legato con un fiocco rosso era bellissimo, lo indossai era caldo e morbido e sentirmelo addosso mi rendeva felice. Ma ahimè... no! non volevo crederlo, quando me lo sono tolta ho visto che mi aveva procurato una specie di allergia, avevo la pelle tutta rossa. Il maglione era troppo bello e il giorno dopo l'ho indossato nuovamente, ma le macchie di irritazione aumentarono, non potevo indossarlo. Ero triste, dispiaciuta e arrabbiata, tutto ciò mi sembrava assurdo. Presi il maglione e lo conservai, ogni tanto lo prendevo lo guardavo e mi prendeva il desiderio di indossarlo, ma non lo feci.
Un nuovo inverno era alle porte, quest'anno lo avrei indossato e certamente le macchie non sarebbero spuntate! Ma non è stato cosi... presi il maglione e suonai alla porta di fronte alla mia, venne proprio Elisa ad aprirmi, una bella ragazza con occhi azzurri, "Elisa questo credo sia l'azzurro che ti manca" mi guardò meravigliata, gli schiacciai l'occhio e scappai in casa. Sul tavolo un nastro rosso...
La maglietta e T-shirt
La maglietta è un indumento molto simpatico che più cambiare l'abbigliamento di una donna o ragazza e fra l'altro è molto pratico, la si può indossare sopra la gonna o infilata nella gonna, con i pantaloni e con i blue-jeans, inoltre si può anche indossare sotto una camicia o sotto a un maglione. Di solito la classica maglietta è bianca, ma ve ne sono un'infinità di modelli, di tessuti e di disegni. Hanno una vastissima scelta nei colori danno la possibilità di essere sportive o eleganti. La maglietta elegante è quasi sempre nera decorata con paillette o strass, e fa un effetto meraviglioso. Poi ci sono le magliette allegre con frutta, animali, personaggi famosi, poesie, proverbi, foto, slogan pubblicitari, frasi di film insomma su questo indumento le scelte sono veramente infinite.
Curiosità
Abbiamo parlato di "paillette, lustrini, strass" ora qui vi voglio spiegare come avviene il procedimento di uno di questi bellissimi ornamenti: lo strass, prima di tutto vi voglio far sapere che l'inventore di questa pietra è stato J. Strasser di Vienna.
Strass = tipo di vetro fatto di silice, potassa e ossido di piombo, esso è molto splendente e con una forte rifrazione e viene usato per le imitazioni di pietre preziose che fanno un effetto stupendo.
Se lo strass è incolore viene usato per imitare il diamante, invece colorato con oro serve per imitare il topazio, con rame e cromo lo smeraldo e con oro e manganese il rubino.
La T-SHIRT, questo curioso nome è di origine americana e fu indossata dai soldati della prima guerra mondiale, diventata dopo uno dei capi fondamentali dell'abbigliamento disinvolto e può essere portato all'esterno con modelli più elaborati con disegni vari, oppure con stampe, o con ricami, oppure anche da portare sotto camicie o pullover. La T-SHIRT è una maglietta aperta su un piano, e ha infatti le forma della lettera "T".
Il tailleur
Questo indumento è un completo per donne, composto da giacca e gonna o pantaloni. Che può essere elegante e raffinato oppure sobrio e sportivo.
Nato in Inghilterra nell'Ottocento e il primo tailleur venne confezionato per la principessa del Galles nel 1885 e che dopo si diffuse in Francia ed infine in Italia, questo completo che veniva chiamato "abito all'inglese" oppure "alla mascolina" e aveva il taglio della giacca copiato dai modelli maschili, invece la gonna era larga e svasata verso l'orlo. Il nome tailleur nasce dopo quando la linea diventa sempre più maschile, tanto che doveva essere confezionato da un sarto per uomo.
Questo abbigliamento veniva poi completato da accessori come: camicia, cravatta, gilè e cappello. Il tailleur è stato anche un provocatorio travestimento per molte famose attrici del passato come, Marlene Dietrich che amava indossare giacca e pantaloni, poi Joan Crawford che preferiva il tailleur con la gonna.
Oggi i modelli dei tailleur sono tantissimi, con infinite combinazioni e anche se le mode passano, ma il tailleur resta.
E ancora ai giorni nostri si veste il talilleur, che nel frattempo dopo aver subito tanti cambiamenti e che indossandolo con i pantaloni rappresentano una volta di più la tendenza verso la moda unisex lanciata con prepotenza negli anni sessanta.
La giacca
Gli antichi romani chiamavano la giacca "vestis cenatoria" perchè veniva indossata in occasione dei grandi banchetti. La più antica giacca che si sappia e che mostra tra l'altro l'importante invenzione del bottone, è oggi custodita nel Museo Storico del Tessuto di Lione.
Questo è un indumento sia maschile che femminile che ricopre il busto, abbottonato sul davanti e lungo fino sotto la vita, può avere diversi modelli e rappresenta uno dei più importanti capi della storia dell'abbigliamento.
Di giacche vi sono tanti tipi, c'è la giacca più usata del tipo sportivo con una stoffa a quadri e con le toppe sui gomiti, o con due spacchetti.
La "Marinara" in colore blu scuro e molto simile a quella usata dagli ufficiali di marina e con bottoni di metallo dorato.
La "Coreana" con una linea diritta e larga e con un piccolo colletto teso in piedi, può avere l'abbottonatura centrale o anche di lato.
La "Cacciatora" è una giacca sportiva in fustagno o velluto.
La "Sahariana" è una giacca usata dalle truppe coloniali realizzata in lino, cotone pesante o in velluto a coste. Confezionata con un taglio ampio e lunga ai fianchi, il collo è fatto a camicia, sul petto ci sono due tasche applicate e due a soffietto sui fianchi, maniche lunghe con fibiette ai polsi e cintura in vita. Questo modello di giacca ora diventato di uso comune fa parte dell'abbigliamento casual.
Il "Blazer" è una giacca sportiva in tessuto a righe, o fasce verticali colorate, che viene anche usata in certi collegi e club inglesi. Di taglio ampio e sportivo insostituibile oggi in ogni guardaroba e portata sia da donna che da uomo.
La "Giacca a vento" realizzata in un tessuto impermeabile, imbottita, chiusa con una cerniera davanti e con cappuccio. E' stata realizzata per essere portata in montagna o per escursioni a bassa temperatura, oggi si usa anche come capo sportivo invernale da portare in città
Il "Caban" è un giaccone di fattura sportiva che risale originariamente alla divisa dei cocchieri inglesi dello scorso secolo, infatti "cab" in inglese significa carrozza. Oggi questo capo di vestiario ha spalle diritte, allacciato a doppio petto, stretto sui fianchi e sui polsi, e spesso ha pieghe sul davanti, incroci e sovrapposizioni.
La "Casacca" è una ampia giacca diritta e squadrata può essere allacciata da una cintura o anche lasciata libera e morbida. Anticamente veniva indossata sotto l'armatura avendo come tanti altri capi di abbigliamento un origine militare.
La "Canadienne" è un giaccone pesante con collo e fodera in pelo, grandi tasche e cintura in vita, questo giaccone veniva originariamente usato dai cacciatori canadesi.
Il "Bomber" è un giubbotto corto ma ampio di linea e di maniche, stretto ai polsi e alla vita da fasce in tessuto elasticizzato, chiuso davanti con una cerniera e viene realizzato in vari tessuti.
L'origine di questo capo è militare e precisamente viene dalle giacche a vento usate dall'aviazione inglese durante la seconda guerra mondiale.
La "Finanziera"
La finanziera chiamata anche prefettizia o stiffelius, era una giacca lunga a un petto dell'ottocento e del primo novecento e veniva indossata dai nobili, dai deputati, da ministri e anche da funzionari come divisa.
Spencer
E' una giacca lunga fino alla vita e può essere mono o doppio petto, era già stata indossata dagli uomini nel diciottesimo secolo. Però all'inizio del secolo scorso entrò a far parte anche del guardaroba femminile, come giacchino che arrivava appena sotto il petto, veniva indossato per le passeggiate, o anche indossato sopra un abito da sera. Anche se questo indumento è principalmente per donna, nelle collezioni di moda di pochi anni fa è stato riscoperto anche per l'abbigliamento maschile da indossare in certe occasioni
Il Cardigan
Il cardigan è una variante della giacca. Nasce nei feudi dei Lord inglesi come abbigliamento da camera, proprio per la sua comodità ed eleganza.
Giacca di lana in maglia, il suo nome deriva da James Thomas Brudell, settimo conte di Cardigan, che guidò la carica della cavalleria inglese dei seicento. Di origine militare indossata anche dagli ufficiali dell'esercito britannico durante la guerra di Crimea. Diventa dopo, un classico fra i capi in maglia, senza colletto e quasi sempre scollata a "V" con abbottonatura davanti, sostituisce la giacca nell'abbigliamento sportivo ed è di gran moda sotto forma come twin set tra collegiali e patronesse negli anni settanta.
Il gilè
"Barbapedana aveva un gilè
corto davanti e senza di dietro
senza bottoni, lungo una spanna, era il gilè di Barbapedana!"
Il gilè, tanti lo chiamano panciotto, a me non piace panciotto, perciò lo chiamo gilè, il gilè non è un vestito e nemmeno un accessorio è un indumento maschile senza maniche che si indossa sulla camicia e sotto la giacca; il modello classico è confezionato quasi sempre davanti con lo stesso stessuto, mentre di dietro è in seta, raso, o altro tessuto leggero, davanti ci sono i bottoncini e la scollatura è a "V" poi ha due piccole tasche ai lati. Questo indumento può essere confezionato anche in tessuti lucidi o decorativi, in velluto o in maglia. Mentre quello per i pescatori, cacciatori, e fotoreporter viene confezionato con mille tasche e taschine, poi c'è il gilè delle grandi occasioni, portato con il tait, abito maschile da cerimonia soprattutto per matrimoni, che deve essere grigio perla mentre per l'abito formale il gilè è a doppio petto in panno leggero grigio chiaro (ma non perla), mentre per il "tre pezzi" il gilè può essere intonato o grigio perla. E ancora il gilè molto elegante è quello a piccoli disegni e con la sciarpa uguale.
Il gilè è stato adottato anche dall'abbigliamento femminile, portato sotto la giacca del tailleur oppure come complemento sportivo e disinvolto.
Il gilè ha accompagnato l'abbigliamento maschile per tre secoli.
Nasce con il nome di "gilet" nella seconda metà del XVII secolo, ha maniche ed è indossato sotto il giustacuore e nel regno di Luigi XIV il Re Sole viene chiamato "Justaucorps".
A Venezia nel 1700 prende il nome di "camiziola" o di "camisola" e alla fine del 1800 l'unica civetteria maschile che riguarda il gilè era, che poteva essere scozzese, damascato o bianco, con abbottonatura doppia o semplice. L'uomo giovane lo preferiva a tinte brillanti o ricamato con i fiorellini di "non-ti-scordar-di-me" mentre l'uomo maturo sceglieva tinte più sobrie o il tessuto scozzese, in questo periodo viene anche inserito nel guardaroba femminile. Nel 1960 con la moda unisex le donne indossano direttamente i gilè maschili, e a partire dal 1970 viene realizzato in diversi tessuti e diventa definitivamente un capo del tailleur da donna.
Oggi confezionato in tessuti preziosi e fantasie originali è diventato un'abitudine anche tra i gentleman più famosi.
Guido Venosta presidente dell'Associazione per la Ricerca sul Cancro è un protagonista del gilè spezzato rispetto all'abito e anche Fabio Fazio presentatore televisivo ha imposto il gilè al posto della giacca o del pullover.
I pantaloni
I pantaloni hanno un'antica origine e probabilmente derivati dalle "brache" indossate dai barbari. Lanciata da Augusto nel primo 800, la moda delle braghe diede il via ad una contesa per la conquista di questo capo di vestiario anche da parte della donna. Nella cattedrale di Rouen una scultura in legno orna il pulpito e raffigura, un uomo ed una donna che si contendono un paio di pantaloni cercando di strapparseli l'un l'altro dalle mani. Oggi rappresentano un capo fondamentale nell'abbigliamento maschile. I modelli che si avvicinano di più a quelli in uso oggi si possono far risalire circa alla metà del secolo scorso, quando infatti appaiono i primi pantaloni da uomo di linea diritta e lunghi fino alla caviglia. Come per le gonne anche i pantaloni hanno molti modelli, però per le fogge più innovative sono apparse negli anni sessanta, e hanno creato una vera e propria rivoluzione stilistica. Ma solo dieci anni dopo i pantaloni entreranno veramente in modo preponderante sia per la moda maschile che femminile, sia casual che elegante.
Pantaloni classici "con risvolto", è un modello che è tramontato tante volte e tante volte è nuovamente risorto. Come è nato questo modello di pantalone... il risvolto nei pantaloni era nato nel giorno in cui il Principe di Galles, già noto per la sua eleganza, ha dovuto attraversare in un pomeriggio di pioggia una strada di Londra e per non inzaccherarseli di fango se li rivoltò.
Pantaloni a "zampa di elefante" o a campana era di moda negli anni sessanta sia da uomo che da donna, erano molto aderenti sulla coscia per scendere poi dal ginocchio fino all'orlo in modo svasato. In questo modello esistevano anche i blue jeans a vita bassa soprattutto portati dai giovani e oggi cambiando un pò il modello sono ancora di moda è diventato più classico, che mantenendo la lunghezza normale nella parte alta e la stiratura a piega scendono ugualmente larghi verso il basso.
Pantaloni a "Sbuffo" di linea molto ampia e arricciata sui fianchi si restringeva in modo aderente dal ginocchio alla caviglia creando un notevole contrasto fra la parte alta e quella bassa della gamba. Nelli anni settanta questo modello è stato molto di moda.
Pantaloni alla "Cavallerizzo" questo è un pantalone che viene usato per l'equitazione, sono tagliati molto larghi ai fianchi e arrotondati e sporgenti verso l'esterno e piatta sul ventre, poi si stringono al ginocchio e scendono aderenti fino alla caviglia per allacciarsi al piede con una abbottonatura a polsino oppure con una staffa.
Pantaloni da "Sci" nati nel 1930 i primi erano tagliati dritti e arricciati con un elastico alla caviglia, il colore era blu e il tessuto era il panno. Poi si sono evoluti fino ai giorni nostri nei materiali sempre più elaborati tecnicamente, sia nelle fogge che nei colori. Adesso sono molto aderenti e fatti con un tessuto elasticizzato, per lasciare ai movimenti completa libertà, restano belli tesi grazie ad una staffa elastica che gira attorno al piede. Questi pantaloni sono stati anche l'ispirazione per i pantaloni chiamati "Fuseau" ancora in uso ai giorni nostri.
Pantaloni alla "Zuava" questi pantaloni si usavano molto dagli anni venti agli anni quaranta, molto usati sia per uomo come anche per donna, sono stati creati per attività sportive, hanno un taglio abbastanza ampio e si rimborsano leggermente appena sotto il ginocchio, trattenuti da una piccola fascetta che si allaccia con una fibbietta o con un bottone.
Bermuda, calzoni lunghi fino al ginocchio, un capo estivo che viene indossato sia da uomini come da donne e nati nelle isole omonime.Gli Short
Short che in inglese significa corto e indica i pantaloncini corti alla coscia, da uomo e da donna, in tessuti e materiali diversi, come il cotone laccato, ed è una singolare origine dell'abbigliamento infantile inglese, lo short nel 1922 lo indossavano con i calzettoni i privilegiati ragazzini di famiglia nobile. Nel 1933 è la tennista americana A. Marble di San Francisco a lanciare gli short presentandosi su un campo di gioco con questo tipo di pantaloni. come indumento sportivo, ma tra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta diventa un capo di abbigliamento nella versione più ridotta dei cosiddetti hot-pants, sottolineando la trasgressione e emancipazione femminile. In quel periodo erano sotto al ginocchio e venivano associati ai Bermuda americani. In seguito gli shorts diventano corti tanto che coprono solo una parte della coscia. Il loro trionfo è nell'anno 1970 e non solo vengono indossati dai ragazzi ma anche dai non più giovanissimi.
Invece per i pantaloni da donna bisogna aspettare fino agli anni venti da poter asserire che i pantaloni siano diventati un indumento di uso comune in pubblico, anche se già prima ci sono state delle apparizioni sporadiche di donne famose come Sarah Bernhardt e George Sand che li avevano indossati suscitando critiche da parte dei benpensanti. Ma solo negli anni sessanta arrivarono le fogge più innovative, creando una vera e propria rivoluzione stilistica, quando i pantaloni entrarono veramente in modo preponderante nell'abbigliamento femminile, sia elegante che casual.
Oltre i pantaloni classici e sempre eleganti vi sono anche altri modelli come:
Pantaloni a "Tubo" o a "sigaretta" ancora sempre attuali anche ai nostri giorni, hanno una linea stretta e affusolata con un piccolo spacco nell'orlo in basso.
Pantaloni alla "Turca" o alla "Mammalucca" erano tagliati molto ampi e abbottonati nel cavallo, arrivano come lunghezza quasi fino alla caviglia. Il modello è ispirato dalle braghe portate dalle donne turche.
Questi pantaloni sono stati usati anche come pantaloni da sera, in diversi periodi di questo secolo.
Pantaloni alla "Gaucho" erano di moda negli anni sessanta molto ampi in fondo e lunghi fino a metà polpaccio e venivano portati con stivali e cinturone in vita molto allentato sopra una ampia camicia.
I blue-jeans
Questo nome viene dai pantaloni che indossavano gli scaricatori del porto di Genova e significa "blu Genova". Era il 1860 quando un sarto di nome Levi Strauss decise un giorno di usare la resistentissima tela azzurra che copriva i carri dei cercatori d'oro, per farne dei pantaloni. Questi pantaloni erano indistruttibili e permetteva ai cercatori di infilarsi le pepite in tasca senza il rischio di perderle per la strada. Però di questo c'è anche un'altra versione che dice: " Levis Strauss un emigrante bavarese, arrivò fra i cercatori d'oro americani a proporre un robusto tessuto per tende. Si accorse invece, che quello che serviva maggiormente erano pantaloni resistenti e quindi con il suo tessuto fece fare pantaloni che hanno avuto un immediato successo." Da allora la grande ascesa dei jeans nel mondo dell'abbigliamento è stata inarrestabile e la moda dei blue-jeans conquistò il mondo!
Per la prima volta un capo di abbigliamento viene accettato da tutti, giovani, bambini, donne, uomini, anziani, ricchi e poveri. In Europa i blu jeans giungono per la prima volta dopo il 1945 indossati dai primi turisti americani, ma le loro origini come avete visto risalgono a ben circa un secolo fa.
Abito da donna
Il più antico esemplare di abito a noi pervenuto si trova custodito nel Museo Nazionale di Copenaghen, infatti sono state proprio le preistoriche donne danesi, le prime a cucire vesti tagliate sulla forma del corpo.
Qui vi voglio riportare dei brevi riassunti dei vari abiti durante i secoli.
Egitto... Roma...
In tremila anni di storia di questa civiltà l'abbigliamento egiziano subì poche trasformazioni. Gli uomini indossavano un semplice perizoma di lino sul quale indossavano una o più trasparentissime sottane che arrivavano oltre il ginocchio oppure potevano anche essere corte e venivano trattenute in vita da una cintura. Solo il gran sacerdote aveva il diritto di portare una pelle di leopardo da gettare sulla gonna pieghettata.
Anche le donne si vestivano come gli uomini con vesti di finissimo lino, trasparenti e plissettate abbellite con cinture molto alte che arrivavano fino sotto il seno. Le maniche erano corte e spesso con frange e lasciavano scoperto il braccio che era sovraccarico di bracciali, erano ammessi tutti i colori tranne il nero.
Roma...
L'abbigliamento romano a differenza di quello egiziano, varia a secondo del periodo, si passa da una tunica stretta alla vita da una cintura fino alle vesti mollemente drappeggiate di seta purpurea ricamate in oro del periodo imperiale. Se il clima diventava fresco veniva aumentato il numero delle tuniche, la lunghezza era sopra al ginocchio, ma con il passare del tempo si allungò fino alla caviglia. Sopra la tunica veniva indossata la toga, piuttosto ingombrante e di come veniva drappeggiata sul corpo acquistava dignità, eleganza e in base alle guarnizioni e al modo in cui veniva indossata, indicava anche la classe sociale di chi l'indossava.
"Non vi fu alcun grande ingegno
senza un poco di pazzia"
Aristotele
Il medioevo
Tra il 1340 e il 1350 gli abiti si dividono in due parti, quella di sopra e quella di sotto, che viene indossata lunga dalle donne e corta dagli uomini.
Le donne indossavano vesti lunghe morbide, con la vita alta e stampate in mille modi. Le gonne erano profondamente spaccate sul fianco per lasciare intravedere la sottoveste. Ma sono le Regine, le principesse e le aristocratiche che dettano la moda, una di queste è Eleonora d'Aquitania che è stata la prima ad adottare l'abito con lo strascico e con maniche larghissime spesso lunghe fino in terra per le quali si usavano moltissimi metri di velluto, questo spreco di tessuto serviva per far vedere la nobiltà e la ricchezza di chi li indossava. E il tessuto era impreziosito da pietre preziose e ricami e le cuciture erano nascoste da fili di perle.
L'abbigliamento per uomo era costituito da due pezzi "il farsetto e le brache" le brache erano due tubi di tela che arrivavano fino all'altezza dell'inguine che poi si congiungono con il farsetto e una corta veste imbottita che trae le sue origini da un capo indossato sotto le armature, per proteggere il corpo dal contatto col metallo. Invece i "cavalieri" uomini valorosi e cortesi, indossavano una tunica di lana che arrivava un pò oltre il ginocchio e sopra la "cotta d'arma" che era una tunica più corta fatta in maglia metallica e il cinturone di cuoio sosteneva sul fianco sinistro lo spadone.
In Italia le donne sopraponevano alla tunica con le maniche lunghe e aderenti, una veste stretta in vita e larga in basso e le maniche erano strette all'attaccatura delle spalle che poi si allargavano al polso, per lasciare intravedere la tunica sotto di un colore diverso. Le tasche erano completamente sconosciute, al loro posto portavano appesa alla cintura o a tracolla una borsa rettangolare chiamata "scarsella".
Gli uomini invece indossavano sopra una tunica lunga una più corta dal colore vivace e spesso ricamata e non portavano i calzoni ma lunghe calze-maglia intonate col colore della tunica, spesso di colore rosso.
"Fatti non foste per viver come bruti
ma per seguir virtute e conoscenze"
Dante
Il rinascimento
L'abbigliamento femminile era diventato fastoso in modo particolare per i tessuti che venivano usati, che erano, taffetà, velluto, damasco etc. Il modello quattrocentesco confezionato con un tessuto pesante era fatto da, un bustino alto e attillato, dal quale partivano arricciature o drappeggiature con morbide pieghe e la gonna era spesso rialzata con ganci d'oro o d'argento, dei veri e propri gioielli. La maniche lunghe erano attaccate alle spalle con cordoni oppure erano tagliate in senso verticale o orizzontale per fare uscire a sbuffo la camicia.
Gli uomini preferivano i colori vivaci, addirittura fino all'assurdo, applicando ai vestiti rattoppi quadrati o triangolari con diversi colori o anche rigati. Col passare degli anni gli abiti maschili si sono accorciati invece le calze si erano allungate fino ai fianchi, perchè i giovani che avevano abolito il gonnellino e hanno seguito la moda francese del giustacuore, le maniche avevano spesso dei tagli verticali dai quali usciva una candida camicia. Inoltre gli uomini per allargare spalle e torace si imbottivano di fieno, mentre la vita veniva stretta da una cintura. Poi il cappello divideva i ricchi dai poveri, i ricchi portavano dei copricapi chiamati "mazzocchino" da cui scendeva dalla spalla sinistra una falda spesso lunga fino ai piedi.
"Quanto è bella giovinezza che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto sia di doman non c'è certezza"
Lorenzo il magnifico
Il barocco
L'abbigliamento femminile ha mantenuto a lungo la moda del corpino imbottito e aderente irrigidito dalle stecche, da li partiva la gonna molto arricciata e spesso rialzata su un fianco o sul davanti per lasciare intravedere la preziosa sottogonna e spesso anche sostenuta da una intelaiatura. Le scollature erano generose, le maniche aderenti ma con sbuffi all'attaccatura e con il solito fasto di ricami. Ma la scollatura rappresentò un vero dilemma, perchè da una parte le donne volevano imitare gli uomini adottando le ingombranti gorgiere, dall'altra desideravano mettere in mostra il seno imbellettato come il viso. Comunque per un certo periodo hanno preferito ostentare la propria classe sociale indossando abiti dai colli alti con collari rotondi, rigidi e increspati. Poi decisero di lasciare la gorgiera aperta fino ad escogitare la moda di una intelatura di garza rigida e di trine ingioiellate, fatta a ventaglio dietro la testa. Anche i tessuti erano di velluto, sete francesi e spesso tempestate di perle e pietre preziose, per cui gli abiti diventavano beni di valore talmente rilevante da costituire un patrimonio che veniva trasmesso agli eredi come l'oro e altri materiali preziosi.
Gli uomini invece costellarono il giustacuore di bottoni d'oro, d'argento e tempestati di diamanti e gemme. Le calze-maglie erano aderentissime sul davanti avevano una specie di borsetta protettiva, la brachetta che poi si è trasformata in un calzone gonfio e ricco come il corpetto. L'abbigliamento maschile risentì l'influsso spagnolo soprattutto nelle gorgiere, che da prima erano appena accennate come un semplice colletto increspato della camicia, poi sono diventate sempre più larghe e sproporzionate e di conseguenza anche le maniche nella parte superiore sono state allargate con uno o più sbuffi.
Verso la metà del cinquecento i calzoni oltrepassarono il ginocchio e erano allacciati lateralmente prima con un nastro di colore vivace, poi con bottoni d'oro o d'argento. E erano di moda per gli uomini berrette piatte di broccato o velluto con o anche senza falde e abbellite con pennacchi e gemme.
"Chi non ama il vino,
la donna e il canto,
sarà un pazzo tutta la vita"
M. Lutero
Il settecento...
Il settecento ci porta alla novità di abiti femminili tutti particolari, essi sono una specie di gabbia fatta a semicerchi metallici, da affibbiare in vita sotto la gonna, per allargare i fianchi, il corsetto di questo abito era sempre abbellito con pizzi e nastri e con un fiocco in mezzo alla scollatura che era ampia sul seno, per arrotondare il seno si usava un busto speciale, un pezzo di ferro triangolare imbottito e con gli angoli ricurvi, la sottoveste di un altro colore anche essa aveva pizzi, nastri e volants. La vera eleganza richiedeva stoffe di broccato o velluto, ma poi vennero di moda anche altri tessuti come la seta e altre fibre.
E gli uomini pare non siano stati di meno (però liberi di torture!) Il loro abbigliamento si componeva dal soprabito, gilè e calzoni. Il gilè era un capo di lusso confezionato in velluto, damasco o raso e ricamato a piccoli fiori, simboli o animali, era lungo fino a metà coscia con tasche laterali e maniche corte all'avambraccio e lo abbellivano numerosi e fitti bottoni d'oro, d'argento o di smalto. Il collo della camicia era annodato a sciarpa e guarnito di pizzo. I calzoni erano aderenti e arrivavano fino sotto il ginocchio fino dove arrivavano le calze di seta. Il soprabito fatto a redingote aderiva al busto e si allargava ai fianchi in notevole ampiezza, e reso più libero da uno spacco posteriore. Questo soprabito o anche giacca lunga era elegantemente ornata di passamanerie e non veniva mai abbottonata per lasciare vedere il gilè ricamato.
"Cogito ergo sum"
R. Descartes
Il periodo della rivoluzione francese...
Nel periodo della rivoluzione niente più broccati o sete, ma tessuti stampati che venivano chiamati "all'uguaglianza" oppure "sanculotti" per i popolani, come quelli dei marinai, quasi sempre in tessuto rigato bianco e rosso, con una giacchetta corta a due tasche e vesti informi le "tricoteuses" per le popolane.
Invece nel periodo del Direttorio, la moda per le donne si ispirò alla classicità e le donne hanno affermato il proprio diritto a indossare abiti liberi che non costringessero il loro corpo in linee innaturali. Perciò lunghe e morbide tuniche di lino, e di leggerissima batista di velo quasi trasparente e sulle spalle una corta giacchetta o uno scialle.
Gli uomini indossavano frac strettissimi e alti in vita, con gilet dai più impensati colori e con ampi risvolti, anche i calzoni erano diventati aderentissimi e la camicia si indossava con cravatte larghissime, avvolte intorno al collo a ricoprire il mento in modo da formare una specie di zoccolo su cui poggiava la testa.
"Impossibile n'est pas un mot"
Francais
Impero napoleonico
La rivoluzione francese ha portato grandi cambiamenti nella moda. Per la donna gli abiti avevano la vita alta sotto il seno, con scollature provocanti rotonde o quadrate, con guarnizioni in pizzi, ricami dorati e veli leggeri e con maniche cortissime. Il profondo drappeggio della gonna era raccolto sul dorso e spesso veniva usato come strascico.
Questo stile di abito da donna è stato lanciato dall'imperatrice Giuseppina durante l'impero napoleonico. E' un modello molto bello che è caratterizzato dal punto vita molto alto e arricciato sotto il petto. Questo abito per decreto imperiale, poteva essere di due fogge: o con maniche e nello stesso tessuto a piccoli disegni uguali alla fodera del mantello in velluto da indossare sopra l'abito, oppure con maniche corte in broccato d'argento abbinato sempre ad un mantello in velluto con ricami d'oro e d'argento e foderato in ermellino.
Questo modello di abito era anche conosciuto come: directoire oppure recamier.
Sono state le donne della corte di Napoleone a dettare la moda, che però fu breve e che cambiò radicalmente dopo la sua caduta. Le gonne e le sottogonne si allungarono si raddoppiarono e si appesantirono con pieghettature, nastri, passamanerie, volants e fiocchetti, la vita tornò al suo posto però fu obbligatorio avere un vitino di vespa tanto che il corpo femminile si trasformò in una clessidra.
Come l'abito dalla vita altissima fu il simbolo del primo impero, la crinolina lo è diventata per il secondo, la sottoveste inamidata si complicò con cerchi di crine compresso e di armature imbottite e molle d'acciaio.
Anche per gli uomini si è verificato un cambiamento, pure loro alzarono il punto della vita, almeno sul davanti, il collo del panciotto ha avuto larghi risvolti e andava di moda il mantello circolare, con un grande bavero e una mantellina che dopo fu adottato dai postiglioni. I calzoni sono continuati ad essere lunghi e stretti, oppure di seta corti fino al ginocchio per qualche nostalgico.
Dopo le stravaganze dei rivoluzionari anche gli uomini abbassarono al punto giusto il segno della vita, soltanto nel gilè potevano variare i dettagli, che poteva essere di raso, velluto o seta ricamata, la giacca aperta arrivava a metà coscia. La camicia bianca e pieghettata aveva il colletto alto e a punta, avvolto in una cravatta bianca o nera.
Il romanticismo
L'abito dalla vita altissima fu il simbolo del primo Impero, mentre la crinolina lo è diventata del secondo.
L'abito è diventato sempre più gonfio e abbellito con sbuffi, volants, fiocchi, pizzi e frange, spesso anche con pieghe raccolte dietro, allungate in uno strascico. Gli abiti si arricchiscono e si allargano enormemente, con una varietà di guarnizioni e di pizzi. Le gonne dovevano essere sostenute da sottogonne multiple inamidate, allargate da cerchi e dalla crinolina. Ma per proteggere le gambe erano doverosi dei mutandoni che arrivavano sotto al ginocchio. Soprattutto negli abiti da sera usavano aumentare l'impressione di ampiezza con festoni, balze e fiori.
Ma dal 1870 la moda cambia, le gonne diventano piatte davanti e ricche dietro, dove la stoffa si gonfia su un piccolo cuscino disposto come una sella sulle reni, oppure da una specie di pouf fatto da diversi strati di crine di cavallo. I'abito è lungo e tocca per terra con un piccolo strascico, la vita sottile e il corpetto attillato che davano alla figura femminile un particolare fascino. Questi abiti venivano arricchiti da accessori sempre più complessi come, frange, nastri, bottoni, e trecce. Anche se la nuova linea ha diminuito il volume della gonna, la donna doveva ugualmente portare un busto per assottigliare la vita e che dava al corpo l'impressione di una clessidra.
Gli uomini vestono in nero e gli abiti diventano più attillati e più severi, il loro abbigliamento sono. il frac. la redingote e il stiffelius, che io non so cos'è... e per cappello la tuba. La redingote è tagliata in vita e viene indossata di giorno e l'abito a code per la sera, immancabile è il panciotto a doppiopetto o anche a monopetto. I calzoni hanno la forma tubolare molto simile ai nostri tempi però senza piega e risvolti.
"Esser bella a che dunque mi giova
se ogni pace vien tolta al mio cuor?"
C. Bassi
La belle epoque
La moda del novecento abolì il busto, la vita tornò al posto naturale le maniche divennero più adereti e scomparvero i veli, gli eccessi dal busto troppo stretto, il peso delle gonne e i drappeggi alla fine hanno provocato una ribellione.
Parigi ha imposto la moda di giacche maschili un pò femminilizzate che venivano indossate con gonne dalla linea semplice davanti ma abbastanza ricche dietro da facilitare il passo. Questa moda semplice introdotta all'inizio del secolo conquistò sempre di più il favore del mondo femminile e anche se gli abiti da sera continuavano ad essere confezionati in pizzo ha incominciato a predominare il gusto per i tessuti dai colori forti contrastanti e dalle linee semplici. Molto importante era la biancheria intima che ha avuto il suo
momento di gloria con l'avvento del can-can, la tanto popolare danza che ha reso celebri i mutandoni lunghi fino al ginocchio, con grandi sbuffi di pizzo che spiccavano sul nero delle calze e delle scarpine appuntite.
Gli uomini indossavano, calzoni a tubo con o senza risvolti e giacca larga nelle spalle e aderente al bacino dello stesso tessuto e panciotto monopetto.
Quando scoppiò la prima guerra mondiale il mercato della moda ha subito una paralisi quasi completa, ma lentamente dagli anni venti ai anni quaranta, emerge una donna più sicura di sè e più emancipata, perciò i vestiti sono realizzati in pannelli svolazzanti che arrivano a malapena alle caviglie, lunghe frange e corpini blusanti sulla vita bassa e collane lunghe, spesso una lunga sciarpa gettata sulle spalle completava l'abbigliamento.
"Non è mai tardi per tentar l'ignoto,
non è mai tardi per andar oltre"
G. D'Annunzio
Il Tight
Il Tight è il classico abito da cerimonia. Che è composto da giacca nera o antracite, corta davanti e con due code arrotondate dietro e falde davanti sfuggenti all'indietro. I pantaloni che sono retti da bretelle di raso bianco sono di taglio dritto, sono in tessuto grigio gessato o spinato, a pince o piega davanti, privi di risvolto.
Il gilè deve essere tradizionalmente grigio perla, mentre la camicia rigorosamente candida, con polsini doppi con gemelli, il colletto è inamidato e rigido con le punte ripiegate, con cravatta Ascot, fermata con una spilla. Le calze devono essere lunghe nere o grigio scuro, le scarpe in pelle di vitello opache e nere, i guanti di camoscio e un cilindro grigio chiaro. All'occhiello si porta un garofano o una gardenia bianchi che simboleggiano la fedeltà.
Il tigh è adatto per i matrimoni celebrati prima delle ore 18.00 poi sarà di rigore il frac.
Il mezzo tight
Il mezzo tight è un abito meno impegnativo e di più recente istituzione e meno impegnativo, cioè sarebbe il classico abito da cerimonia senza code, e che si può portare senza cilindro e senza guanti.
Poi c'è il classico tre pezzi, però questo abito deve essere completamente foderato e di colore blù o grigio in tinta unita, senza alcuna fantasia. La cravatta deve essere lunga grigia, ma non color perla, o in seta con disegni molto piccoli. Il fazzoletto da taschino si può portare solo se non si portano fiori all'occhiello.
Alcune regole
Se lo sposo indossa il tight, dovrà indossarlo anche il padre della sposa e dello sposo, i fratelli della coppia e i testimoni. In questo caso, le cravatte e i guanti dovranno essere tutti uguali ed è segno di gentilezza che sia lo sposo a farne dono per garantire uniformità.
Il frac
Questo abito del guardaroba maschile già in uso nel 700 in tessuto di tinta unita, nei colori che andavano dall'azzurro, al verde e al bronzo scuro per la sera. Solo nella seconda metà dell'800 assume l'aspetto a noi noto di un capo elegante in nero costituito da giacca a falde lunghe con il dietro separato da uno spacco, chiamato "coda di rondine", i pantaloni sono a tubo, il gilet in piquet bianco, e anche il papillon è bianco in piquet e cilindro.
Lo smoking
E' un abito maschile da sera, costituito da giacca nera oppure anche bianca o blu adatte più per paesi caldi, con risvolti in raso e abbottonatura a un petto a uno o due bottoni, pantaloni in tinta con piccola striscia di raso che corre lungo l'esterno della gamba, fascia in vita, camicia bianca con sparato, polsini da gemelli, con collo ad alette, papillon e mocassini in vernice.
La sua prima apparizione fu al casinò di Monte Carlo nel 1880, ed è diventato subito l'alternativa moderna al frac. La parola smoking viene dall'inglese e significa giacca da fumatore. Però la smoking-jacket britannica ha ben poco a che vedere con lo smoking.
La cravatta
L'accessorio più importante di ogni uomo che vuole essere elegante e educato è la cravatta.
E' una striscia di tessuto, di una forma particolare ben rifinita da annodare al collo sotto il colletto della camicia ed è un complemento essenziale dell'abbigliamento maschile.
Le cravatte hanno una scelta vastissima di colori e disegni, ce ne sono veramente per tutti i gusti. Ci sono in tinta unita di tutti i colori, a strisce, disegni geometrici, quadri, fiori, con animali, pois etc. e anche i disegni hanno un loro significato: le strisce larghe possono rivelare persone di carattere esuberante, mentre quelle sottili possono indicare menti incline alla precisione e alla meticolosità. Per esempio per una gita in macchina si potrà scegliere una cravatta a disegni grandi, invece per l'ufficio è meglio una con disegni piccoli. E naturalmente variano anche le misure secondo la moda, larga, stretta, lunga o corta. Poi c'è pure il nodo attenzione! Ora prendiamo il nodo anche se non può sembrare ma anche lui ha la sua importanza, un uomo con un nodo grosso ed allentato sarebbe gioviale e di buon cuore, invece un uomo dal nodo piccolo e stretto sarebbe egoista, avaro e poco comunicativo.
Chissà a quanti uomini è capitato di essere in ritardo e non riuscire a fare un nodo perfetto e chiedersi chi fosse stato l'inventore della cravatta! Ecco qua... non so chi l'ha inventata, però so che una cittadina del Belgio Steenkerke rivendica l'onore di aver "inventato la cravatta".
L'ingresso della cravatta nell'abbigliamento maschile risale al lontano 1692 quando l'inglesi sferrarono un attacco a sorpresa contro le truppe francesi di stanza a Steenkerke. Gli ufficiali francesi non avendo avuto il tempo per vestirsi in fretta e furia si legarono al collo la sciarpa dell'uniforme con un nodo lento e hanno infilato le estremità nelle asole della giacca, ed ecco che era nata la cravatta! Sul finire del XVII secolo fu di moda la cravatta di merletto, quella specie di tovagliolo ricamato che scendeva sul petto. Nel 1848 il colore ha un significato politico: rossa è la cravatta dei rivoluzionari, nera quella dei anarchici e gialla quella dei clericali. Da allora in poi la cravatta continuò a diffondersi anche se furono i soldati di Steenkerke i primi a trasformare una sciarpa in una cravatta. Ma le origini della attuale forma risalgono al 1870 circa, mentre prima esistevano ornamenti da collo chiamati ugualmente cravatta ma di forma diversa per lo più da annodare a fiocco e abbellite di pizzi e ricami. Nel 1900 era di moda una larga cravatta da uomo chiamata Ascot, da portare come un fazzoletto da collo e che oggi è diventato un accessorio femminile.
Cravattino o papillon piccola cravatta da annodare a fiocco rigido e secondo tutti più difficile da annodare, meno in uso della cravatta normale, ma anch'esso con vasta scelta di colori e disegni. Dona un particolare tono elegante portata con abito elegante e formale, nei colori bianco per il frac e nero per lo smoking. Colorato o con disegni può essere anche portato per il giorno, un appassionato del papillon era stato anche Winston Churchill. Viene chiamato anche cravatta a farfalla. Nasce nel 1894 e il nome deriva dalla forma del modello che ci ricorda due ali della farfalla e che in francese vuol dire papillon. Questo sistema a farfallina si ebbe già nel 1829 come bottone per le maniche corte dei vestiti da donna.
Esiste anche una farfalla alla Lipton dal nome del commerciante di tè.
Curiosità: Però se prendiamo in considerazione le sculture dei faraoni egiziani di più di 4000 anni fa, possiamo vedere che i Re portavano ampi collari di pietre preziose. E inoltre in molte scoperte egiziane sono state ritrovate intorno al collo delle mummie una specie di amuleti a forma di corda chiusa ad anello, d'oro o di ceramica e che serviva a proteggere il defunto dai pericoli dell'aldilà.
Nel Settecento la cravatta è diventata di grande utilità durante i grandi pranzi alle corti dei Re e dei Papi, veniva usata come tovagliolo, questo ci fa pensare che in quella epoca il tovagliolo ancora non era nato e naturalmente più uno la usava e più la cravatta cambiava colore specialmente con i sughi... chissà che sughi usavano allora, probabilmente c'era già anche il sugo al pomodoro cosi buono e che alla povera cravatta avrebbe però dato un bel colore rosso!
Questo nuovo accessorio apprezzato cento anni prima dal Re Sole, oltre i merletti si arricchisce progressivamente di fiocchi blu e gialli. La prima è un colore diffusissimo fra i nobili, la seconda è invece destinata a rappresentare il potere.La cintura
La cintura è una striscia flessibile e può essere di materiale vario, fatta per sorreggere i vestiti all'altezza della vita e dei fianchi. Questo accessorio può essere portato sia per neccessità come per bellezza, ed è forse il più antico ornamento di cui si abbia notizia, infatti ci sono immagini che risalgono all'età del bronzo. Questo accessorio nella moda ha avuto alti e bassi attraverso i secoli, ma dal dopo-guerra fino ai nostri giorni è diventata un accessorio importante nell'abbigliamento maschile perchè ha soppiantato le bretelle. E è un ornamento nel modo di vestire anche femminile, di cui si trovano tantissimi modelli sia in pelle, cuoio, metallo e in varie tinte.
Le bretelle
Le bretelle sono un accessorio maschile e qualche volta anche femminile e per bambini. Già in uso nel 1700 erano realizzate in corda o a rete e prima ancora erano delle semplici strisce di cuoio, per assicurare la tenuta dei calzoni, nel 1800 sono state ingentilite usando il tessuto, cotone, velluto, o elastici, fino a che nel 1900 si usò un intreccio di diversi filati con fili elastici.
Le bretelle possono essere regolabili nella lunghezza mediante fibbie e si incrociano a "Y" sulla schiena e si agganciano sul davanti con asole e bottoni cuciti sui pantaloni, oppure anche con morsetti metallici. Le bretelle non sempre sono servite solo agli uomini, ma alla fine del settecento servivano alle signore per sostenere le ampie gonne. Solo con l'avvento dei pantaloni lunghi le bretelle sono passate all'abbigliamento maschile.
Le bretelle sono state sostituite dalla cintura in cuoio o pelle a volte anche preziosa come di coccodrillo, serpente o lucertola verso gli anni venti e cinquanta. Nel 1970 le bretelle conobbero un periodo fortunato con la moda unisex, usate anche dalle donne, in modelli del tutto mascolini in forma e materiali oppure femminilizzati con colori, passamanerie e ricami. Oggi ogni tanto tornano di moda per l'abbigliamento casual. Invece sono indispensabili con il frac e lo smoking.La tuta
La tuta è un pantalone e blusa uniti in un solo pezzo, questo indumento è nato come abito da lavoro e realizzato in cotone pesante. Il taglio largo e abbondante lo rende comodo e la lunga chiusura a cerniera davanti facilita i movimenti e per questo va anche indossato sopra altri indumenti. Poi vi sono le tute per i meccanici quasi sempre blu, quella degli imbianchini che è bianca, i motociclisti che è in pelle nera.
Negli anni sessanta prendendo per modello questo indumento la moda ha proposto una grande quantità di tute in tutti i materiali possibili e decorandole con tasche, cinture, e applicazioni varie, rendendole allegre e comode. Anche di tute vi sono diversi modelli, quella tutta intera che però viene usata solo in certe occasioni, poi quella con pantalone e giacca con la cerniera davanti e cappuccio, quella con pantaloni e casacca chiusa davanti. Questo indumento, è perfetto anche per le casalinghe, lascia libero i movimenti ed è pratico.I guanti
I guanti, pensate un pò a quante cose servono i guanti... naturalmente la prima cosa sarebbe quella di tenere le mani al caldo, riparandoli dalle gelide giornate invernali. Però torniamo un pò indietro e fermiamoci in un epoca quando si andava in carrozza, quando per ripararsi gli occhi dal sole non si portavano gli occhiali ma un bel ombrellino tutto merletti, insomma era il tempo del romanticismo! Le belle damine portavano sempre i guanti essi erano un ornamento importante e soprattutto utile e galeotto... ecco lì un corteggiatore che interessava alla bella ragazza, come fare per attirare la sua attenzione? Semplice si lasciava cadere il guanto, ed ecco fatto!
Poi c'erano i damerini che li usavano per sfidarsi a duello, prendevano il guanto e se lo buttavano in faccia e questo era il motivo per un duello. E' un indumento antichissimo se ne ha notizia in alcuni episodi mitologici e esemplari sono stati scoperti anche nella tomba di Tutancamen. I guanti hanno sempre rappresentato un segno di distinzione legati al rango o al potere di chi li portava e solo in seguito sono diventati un accessorio utile per riparare le mani dal freddo o dai lavori.
All'epoca del Re Sole sono nati i mezzi guanti che coprivano il dorso e il palmo della mano e lasciavano libere le dita per poter mostrare i preziosi anelli. Poi c'erano i famosi guanti dei tre moschettieri con una imboccatura molto ampia che erano in sintonia con gli stivali.
I guanti prima erano in uso presso gli egizi e in alcune parti dell'Asia, poi sono arrivati in Grecia e a Roma, ma usati raramente per l'eleganza invece spesso come strumento simbolico.
Nel IX secolo appaiono i primi guanti femminili, erano in seta o in lana e chiusi al polso con tre bottoncini, oppure avevano un grande risvolto spesso foderato di pelliccia, poi si indossavano per l'equitazione e per la caccia al falcone dove ne occorreva uno solo ma in spessa pelle.
Ruggero II incoronato re di Sicilia, portava guanti simili a quelli dell'antica Grecia, ornati di un sottile ricamo di un angelo tra due fagiani in lamina d'oro. E per i dignitari i guanti erano in pelle bianca.
Nel 700 erano molto, ricercati i guantai napoletani che realizzavano guanti in capretto con tenui ricami fatti con i capelli. Questi guanti erano lunghissimi e coprivano tutto il braccio fino alle ascelle. Nel 800 i guanti femminili erano talmente stretti che rappresentavano un oggetto di tortura perchè secondo la moda mani e piedi dovevano sembrare piccoli.
Nella Belle Epoque i guanti da sera, come si può vedere anche su tanti ritratti, sono nuovamente lunghissimi e affusolati con una apertura all'altezza del polso per essere sfilati più comodamente.
Ora siamo nel 1200 e l'Italia è già rinomata per i guanti particolarmente adorni, le pelle era conciata con essenze profumate ma anche con un veleno per una rapida resa dei conti, alla moda di Cesare e Lucrezia Borgia. Nel 1300i guanti sono ormai d'uso comune, guanti in pelle intessuti di fili d'oro e spesso con applicate gemme preziose. In quel periodo arrivò anche la grande novità del colore, il scarlatto, il viola, il verde, distinguevano le gerarchie ecclesiastiche, i guanti del Papa erano bianchi con perle. Nel 1500 invece di applicare le gemme sui guanti si facevano dei tagli per lasciare apparire i preziosi anelli.
I guanti femminili quasi lavorati interamente in fili d'oro, erano talmente costosi che se ne occupa la legge suntuaria vietando di possederne più di 32 paia.
Nel 1600 c'è una grande varietà di guanti in raso, velluto, panno e arricchiti di frange, merletti, e ricami. E finalmente nel 1700 si incomincia a capire l'utilità senza perdere l'eleganza, molto diffusi sono quelli foderati in piuma però si indossano poco vengono quasi sempre portati in mano. I guanti in pelle glacè costano il doppio di quelli di capretto, poi quelli in pelle di daino li poteva lavare solo il guantaio per non rovinarli. In quel periodo i guanti erano molto importanti e le donne ne avevano un numero straordinario anche fino a 72 paia, che possono essere allungati o accorciati secondo la lunghezza delle maniche dell'abito. Per gli uomini che ne infilano uno solo vi è un unico colore il bianco. Nel primo trentennio dell'800 con il ritorno di un abbigliamento elitario anche i guanti diventano di stile ricercato e abinati ai colori degli abiti hanno le gradazioni di colori acidule come: la scorza di bergamotto, il blù boreale, o il carnicino e con sottili nervature o inserti di tulle intrecciato, i ricami in argento indicano la loro provenienza da Napoli che è diventata la più grande fornitrice dell'elegante accessorio, non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti.
A metà dell'800 le signore eleganti non escono mai senza guanti, i guanti sono corti e chiusi da due bottoncini e qualche volta anche lunghi e abbelliti in alto da piccole ghirlande di fiori, o con ermellino, oppure pizzo.
Per l'uomo invece oltre a quelli in filo di scozia, sono i guanti in pelle gialla per il giorno e bianchi per la sera. Alla fine dell'800 il ruolo dei guanti è quello di difendere la mano dal contatto come segno di distinzione di distacco. Mentre i manuali si incaricano di scrivere le regole per concedere la mano nuda.
Ora torniamo nel nostro tempo e vediamo alcuni dei tanti guanti che esistono e ci sono di aiuto...
guanti da cucina, che ci aiutano nelle faccende domestiche come per tirare le pentole roventi fuori dal forno, oppure per lavare i piatti, quelli che ci aiutano in giardino, a tirare l'erba dalle aiuole, quelli per pulire la nostra automobile, quelli per guidare, poi ci sono i guanti dell'imbianchino, i sottilissimi guanti del chirurgo, i guantoni da boxe, quelli del portiere nelle partite di calcio, quelli da baseball, insomma un'infinità quelli dei sciatori etc. Poi i classici guanti in pelle o lana, che ci proteggono dal freddo, perciò vedete quanto sono utili i guanti e quanti ve ne sono!Lo scialle
Lo scialle non è proprio un indumento, ma un accessorio che può avere la forma quadrata oppure rettangolare, triangolare o anche di forma arrotondata, i vari tessuti sono: pizzo, seta, o lana, e lo si appoggia morbidamente sulle spalle annodandolo sul davanti.
Di ispirazione orientale lo scialle è stato in voga per tutto l'Ottocento. Anche nel nostro secolo è stato per lungo tempo un classico nelle versioni eleganti per la sera, invece come indumento da giorno ha avuto degli alti e bassi. Negli anni sessanta veniva proposto dalla moda folk, negli anni settanta nella versione quadrata in lana sottile e ripiegato a triangolo e alla fine degli anni ottanta veniva usato in maglia di lana o in tessuto con lavorazioni a pizzo come accessorio per l'inverno.
Le calze
Scommetto che quasi tutte siete d'accordo con me a pensare che le origini delle calze siano piuttosto recenti e che sono nate per un uso solamente pratico, quello di proteggerci dal freddo. Invece no, in verità nelle tombe dei faraoni egiziani sono stati ritrovati frammenti di calze lavorate a maglia, invece sappiamo che gli antichi romani avvolgevano le gambe con fasce di tela o lana. Una cosa è certa che la nascita della calza risale al medioevo, quando si cominciò a lavorare la seta proprio per realizzare questo tipo di indumento. Pare che già nell'alto medioevo gli ecclesiastici portassero calze molto simili alle nostre, tanto che quelle più antiche ritrovate fino ad ora sono state attribuite ad un abate del VII secolo. Però le indossavano esclusivamente gli uomini perchè alle donne non era permesso di mostrare le gambe. Le calze hanno subito nei secoli le più varie trasformazioni. All'inizio erano di stoffa poi venivano realizzate in lana con i ferri, finchè nel 1589 William Loce inventò la macchina per fare la maglia. Sono sempre state in lana, cotone e seta, quest'ultime avevano una cucitura centrale dietro e il tallone e venivano sorrette dai reggicalze o dalle giarrettiere abbellite con pizzi, tulle, disegni e colori vari, fino all'arrivo del nylon, le prime calze di nylon avevano la cucitura e il tallone come quelle di seta e erano di colore naturale. Dopo fu eliminata la cucitura e negli anni 60 nacque il collant calza in un unico pezzo e nel giro di un decennio ha sostituito l'uso delle calze normali. Il collant un tipo di calza molto comodo da portare perchè veste dai piedi fino alla vita. Viene realizzato in fibra elasticizzata e in varie pesantezze e colori con pizzi, ricami o disegni stampati.
Il gambaletto è una calza in nylon lunga fino al ginocchio e indossata per praticità al posto dei collant sotto i pantaloni.
Come nasce il nylon.
Come tutte le grandi scoperte anche quella che si verificò alla fine degli anni trenta fu casuale e fu questa la scoperta che rivoluzionò il mondo delle calze.
Il chimico francese Eleuthere Irenee Du Pont de Nemours, immigrato nello stato americano del Delaware e nel 1802 apri un impianto per la produzione di polvere nera. Ma è stato un esperimento sbagliato e è successo che con un grande botto il tetto dello stabilimento è andato a finire su un albero.
E nel 1938 da quella piccola azienda familiare nacque il nylon, una fibra sintetica delicata come una ragnatela, ma resistente come l'acciaio.
La calzamaglia
La calzamaglia è veramente un'idea geniale! Pratica, calda d'inverno e tiene libero i movimenti. Ci sono a manica lunga, manica corta e anche senza maniche, poi con scollature a: giro, alla dolce vita, a barchetta e a "V". può avere il piede oppure essere senza, Inoltre si trovano in diversi colori.
La calzamaglia, è una calza e maglia in un unico pezzo. La prima calzamaglia è stata indossata da un trapezista francese di nome Jules Leotard e da allora è stata usata da ballerini e atleti. E la moda poi ne ha fatto un capo da indossare per la ginnastica, e anche per altre occasioni, cambiando foggia e i tessuti.
Halloween?... si! Ecco dove serve anche una calzamaglia, indossandola con degli accorgimenti può diventare un trasvestimento da urlo... per la festa di Halloweeen, (vedi "body") e vedrai che con minima spesa e con poco lavoro sarai perfetto!Costumi da bagno
Ahhh... che bello! Sento già la sabbia che brucia sotto i piedi, un immensa distesa d'acqua davanti a me... e un meraviglioso cielo azzurro con il suo inseparabile caldo sole. Ecco l'estate! La stagione allegra e piena di vita, forse anche di sogni... di sussurri abbandonati tra mare e sabbia!
Ma torniamo indietro fino all'inizio del Ottocento... e pensiamo a tante ragazze di allora che correvano sulla sabbia sotto il sole più vestite che spogliate, si, perchè una ragazza che allora avesse osato mostrare un ginocchio nudo sulla spiaggia sarebbe stata giudicata scandalosa. Diversi strati di gonne lunghe fino ai piedi e con i capelli raccolti in una cuffia, questo era il loro costume da bagno!
Le nostre povere bisnonne con i loro costumi da bagno, che erano delle orribili palandrane e che coprivano il corpo femminile dalla testa ai piedi, Ma nei primi del Novecento i costumi erano ancora molto castigati, però si incomincia a scoprire le braccia e le scollature sono un pò più abbondanti e persino i polpacci cominciano a farsi vedere, però nei stabilimenti balneari si usava arrivare dalla cabina al bagnasciuga indossando un accappatoio che copriva tutto il corpo. Poi per fortuna nel giro di pochi decenni, si sono sempre più accorciati... fino a che negli anni Cinquanta si è arrivati al costume intero. Certo non era il costume di oggi però è stato una grande conquista per noi donne.
Il costume intero
Questo è il costume intero, quasi sempre è in tessuto sintetico come polyamide, nylon, e elastico. Può avere spalline o anche no, oggi si porta sgambato è un costume molto bello e soprattutto se portato in colori scuri è un buon alleato per le "morbidone" perchè snellisce e nasconde un pò la "ciccia!". Anche il più semplice ha una certa eleganza, slancia la figura e se abbinato bene può essere portato sotto una gonna elegante e diventare un bellissimo abito da sera. Di questi costumi c'è un vasto assortimento con bellissimi disegni e diversi modelli, quello con le coppe imbottite per chi ha poco seno, quello con inserito nelle coppe un invisibile ferretto, poi c'è il più semplice e liscio quello olimpionico, con spalline larghe adatto per le provette nuotatrici. Ci sono in tinta unita con splendidi colori, poi nel segno della primavera con grandi o piccoli fiori, a righe o con simpatiche figure e scritte.
Il bikini
E subito dopo ecco arrivare il due pezzi... I primi diciamo che erano un pò castigati, la mutandina era quasi un pantaloncino e in più vi era una specie di gonnellino sopra, ed era arricchito da volant e frange.
Ma ecco nel 1946 apparire il bikini, Lanciato dallo stilista Heim, all'inizio si chiamava "Atome" oggi si chiama Bikini dal omonima isola sulla quale gli americani fecero i primi esperimenti nucleari. E' un due pezzi audace perchè per la prima volta scopre l'ombelico e l'opinione pubblica puritana lo considera un'indecenza, ma nonostante questo fa subito moda, arrivano gli anni sessanta e il bikini è finalmente accettato nelle spiagge e nelle piscine. Le coppette sono imbottite e le mutandine fatte a triangolo, ed eccolo il celebre costume a due pezzi che siamo abituati a vedere sulle spiagge. Questo costume e ha segnato un'epoca diventando un simbolo di libertà, al pari della minigonna e dei capelli lunghi. Oggi il bikini ha superato trionfalmente la soglia dei cinquant'anni e diventando super ridotto nelle dimensioni, non mostra segni di invecchiamento. La moda ha dovuto seguire ogni tipo di condizionamento, ma il mitico due pezzi imperterrito resiste. E la spunta anche su due pericolosi concorrenti come il tanga e il monokini.
1982 da qualche anno trionfa il monokini... ma sono numerose le ragazze che sono state denunciate per essersi mostrate sulle spiagge italiane con i seni al vento.
Accappatoio
Questo nome deriva da cappa. Realizzato in tessuto di spugna che ha la proprietà di avere un facile assorbimento dell'acqua e di asciugare perfettamente le pelle
Per la prima volta se ne sente parlare, nell'elenco della raccolta della dote di Bianca Maria di Savoia, moglie di Massimiliano Sforza d'Asburgo. I suoi accappatoi erano ricamati in oro.
Il body
Eccoci all'intimo... e parliamo del body. Negli anni venti i giornali di moda illustrano un nuovo indumento intimo, il "pagliaccetto", una specie di tuta sottoveste con mutandina, l'antenato dell'odierno body. Per tanti anni anche perchè il costo era molto elevato questo indumento rimase esclusivo privilegio della classe agiata.
Il body che sembrava dimenticato, ecco che ritorna elegante sensuale e bello con bellissimi colori, fiori, righe, simpatici disegnini o in bellissimo pizzo. Questo indumento intimo viene realizzato in maglia elasticizzata e unisce in un solo pezzo reggiseno, maglietta e mutandine. Oggi lo si può usare anche come capo esterno perchè la parte superiore può avere la forma di una maglietta o di una camicia esterna. E' molto pratico perchè sostiene e modella il corpo.
Di questo indumento non c'è altro da dire, la sua nascita è recente perciò non ha storia, però guardate un pò a cosa può anche servire: per festeggiare Halloween è l'ideale!
Ecco alcuni consigli per un travestimento da urlo...
Body e Halloween...
Lo scheletro
Indossa un body e una calzamaglia neri, su cui avrai disegnato le ossa principali dello scheletro con un gessetto bianco. Spalmati il viso con del cerone da teatro e cerchiati gli occhi con una matita da trucco nera. E appiattisci i capelli con tanto gel.
La tarantola
Indossa un body e una calza maglia neri. Riempi di cotone idrofilo le gambe di quattro paia di vecchi collant neri e falle fissare con delle graffette al body, quattro per lato. Metti in testa una cuffia da nuoto nera sulla quale avrai incollato due tondi rossi di plastica adesiva, (gli occhi del ragno).
La mummia vivente
Indossa un body e una calzamaglia bianchi. Avvolgiti con attenzione della carta igenica bianca attorno alle braccia, alle gambe e al torace. E fissa ogni tanto la carta con dei pezzetti di scotch trasparente. Però attenzione a non coprirti il naso e la bocca.
Il busto
Che martirio pur di essere belle! La bellezza non ha veramente prezzo e confini...
E' una fascia elastica indossata per contenere e modellare la vita e l'addome e per accentuare nuove figurazioni del corpo imposte dalla moda. Questo indumento si usava già nell'antica Grecia. Nel 1500 era un capo rigidissimo, il materiale usato era addirittura lamina di stagno, perchè in quell'epoca il seno doveva essere piatto e il tronco perfettamente eretto.
Invece in Francia nel 1600 viene confezionato in raso e pizzo, inoltre poteva essere anche imbottito per rimediare ad alcune mancanze di rotondità e per mettere in evidenza il seno.
Nel 1700 il busto serve per stringere la vita fino all'impossibile e il busto viene rinforzato con stecche di metallo o di ossa di balena e allacciato sulla schiena, con una specie di stringatura rigidissima.
Durante la rivoluzione francese cade in disuso per ritornare prepotentemente per tutto il 1800 e la sua produzione da artigianale, che venivano confezionate dalle famose bustaie, diventa invece industriale.
La moda del busto dura fino alla prima guerra mondiale.
Anche la moda maschile verso la metà dell'800 usava il busto, imponendo all'uomo una vita stretta sotto un torace ampio.
Il busto scompare verso il 1920 e al suo posto entrano in produzione guaine elastiche molto meno rigide e nascono anche il reggiseno e il reggicalze.
Il Bustier
Questo capo nato come biancheria intima femminile, serviva da reggiseno e canottiera e contemporaneamente, si autoreggeva, oppure aveva delle sottili spalline e attaccate molto di lato per poterlo indossare con vestiti scollati. Di recente è diventato un capo da sera realizzato in svariati tessuti, fogge e colori.
Il reggiseno
Beh... diciamo che lo portiamo tutte... o no? Non lo so! Però vi posso raccontare qualche cosa su questo indumento. C'è chi lo indossa per comodità e altre che lo usano come arma impropria per sedurre, si, perchè questo indumento cosi piccolo e anche nascosto, indossato dalle donne può essere uno strumento di attrazione o addirittura da capogiro. Poveri maschietti! Ogni donna sa che un reggiseno valorizza il seno, però non è stato sempre cosi, in origine questo indumento che è stato creato da Mary Phleps Jacob nel 1914 aveva tutt'altro uso, perchè serviva per appiattire e schiacciare le forme.
Questo capo intimo nato appunto ai primi del secolo scorso però ha avuto una produzione su vasta scala solo verso la fine degli anni venti. I primi reggiseni erano confezionati in cotone bianco e riguardo a questo mi viene in mente un episodio molto simpatico, avevo letto su una rivista da una intervista fatta alla nostra grande Gina Lollobrigida che raccontava essendo di famiglia povera lei si confezionava da sola i reggiseni usando vecchie canottiere, non solo brava ma anche ingegnosa la nostra internazionale Lollo. Negli anni cinquanta la moda esigeva un seno prorompente e quindi i reggiseni erano imbottiti e impuntati per irrigidire la stoffa e mettere in evidenza le rotondità. Gli anni sessanta propongono un infinità di modelli più elaborati e comodi, perchè venivano confezionati con tessuti elastici. E oggi con l'uso delle fibre termoplastiche si riesce a dare la forma voluta anche senza l'aiuto di cuciture, e raggiungendo cosi l'assoluto confort.
La canottiera (uomo)
La canottiera è una maglietta di cotone o di lana, senza maniche e molto scollata simile a quella che portano gli atleti durante le gare di canottaggio. Viene usata come indumento intimo da uomo mantenendo la foggia originale, può essere usata anche come capo esterno per l'estate, con colori più decisi come blu, rosso, verde etc.
Le prime canottiere appaiono nel secolo scorso come divisa sportiva degli studenti di Oxford per canottaggio. Successivamente anche il cinema scopre questo indumento, Clarck Gable, nel film "accadde una notte" conquista il pubblico femminile mostrando le sue virili spalle evidenziate da una canottiera.
Per la donna la canottiera è molto diversa, fatta in materiali come le fibre sintetiche e anche nei modelli, può avere le spalline sottili oppure anche larghe a volte sono in pizzo come di pizzo sono le bordature.
Si possono portare anche come indumento esterno, ricamata o con allegri motivi e colori.
Mutandine
Il primo nome delle odierne mutande era "Ipantalon pudique" e appaiono in Inghilterra e in Francia addosso alle ragazze che frequentano le palestre, facendo gridare allo scandalo perchè usate fino allora solo dalle ragazze di vita. A questo proposito dovete sapere che in Francia quando regnava Luigi XV un decreto le aveva rese obbligatorie per le attrici, dal momento che venivano considerate delle poco di buono.
Nel 1850 per proteggere le gambe erano obbligatori dei mutandoni abbondantemente sotto il ginocchio.
La giarrettiera
La giarrettiera è una fascia elastica che nel passato veniva usata per sostenere le calze. Questo nome deriva dal francese "jarretiere" ed era formata da nastri e legacci che cingevano la gamba all'altezza della coscia e veniva considerato un ornamento da mettere bene in vista, la prima volta che la parola giarrettiera viene usata è nel 1800 negli scritti di Eginardo, quando descrive l'abbigliamento di Carlo Magno nel quale parla di "giarettiere" che sostengono le calze del monarca, però nell'abbigliamento maschile è già presente a partire dal 1200, fino a quando nel 1880 fu sostituito dall'arrivo del reggicalze. La giarrettiera ha sempre rappresentato come altri capi di abbigliamento, il simbolo dell'intimo fascino femminile, tanto che a questo indumento è dedicato il più alto ordine cavalleresco inglese, "l'Ordine della Giarrettiera" istituito da Edoardo III verso la metà del XIV secolo. Secondo la leggenda il pretesto fu un episodio accaduto quando la contessa di Salisbury lasciò cadere la giarrettiera della gamba sinistra e il re affrettandosi a raccoglierla e a restituirla rispose ai sorrisi maliziosi dei cortigiani con la frase che ora forma il motto dell'Ordine "Honni soit qui mal y pense"
Usata per sostenere calze sia da donna come da uomini, alla fine del XIX secolo ha cominciato a entrare in decadenza a causa dell'arrivo del reggicalze femminile, dopo arrivarono le collant e poi le calze autoreggenti.
Curiosità
Vi fu una tradizione popolare della giarrettiera rossa che la donna doveva indossare in occasione della serata di fine d'anno e poi regalare e si dice che in alcune zone esista ancora.
Le scarpe
Queste sono nell'abbigliamento da sempre le più importanti!
Mocassini, da ginnastica, clark, ballerine, stivali, stivaletti, sandali, infradito, zoccoli, pianelle, con tacco, espadrille, ciabatte, da pallone, scarponi, zatteroni e sicuramente ve ne saranno anche altri modelli, ma al momento non me ne vengono in mente! Tutte belle, tutte comode, hanno solo un difetto... che quelle che ti piacciono sono sempre troppo care!
Ora vediamo l'origine della scarpa, quando è nata la scarpa... le origini della scarpa hanno radici profonde e dobbiamo tornare in dietro fino alla preistoria, pensate! Già l'uomo primitivo ha sentito la necessità di proteggersi i piedi. Le primissime calzature sono state delle cortecce, poi delle foglie intrecciate, o delle pelli di animale avvolte attorno ai piedi e legate alla gamba da rozzi legacci.
Poi con gli egiziani le scarpe non sono più solo esigenze di protezione, ma acquistano praticità ed eleganza. Le scarpe egiziane sono i sandali, perchè oltre a difendere il piede lo lasciano anche traspirare e la sua forma è rimasta quasi sempre la stessa anche con il passare del tempo.
I primi materiali sono stati le fibre vegetali leggere e fresche, poi gli egiziani sono passati alla pelle e abili nel conciare le pelli, realizzarono sandali di pelle colorata e spesso ricamata e abbellita con lamine d'oro.
Tremila anni prima di Cristo i Sumeri sottoposti a clima piovoso adottarono le prime scarpe chiuse, in seguito elaborate e sviluppate da, Persiani, Assiri e Babilonesi e senza grandi variazioni sono giunte fino a noi con le loro caratteristiche fondamentali: basse con la tomaia che non supera il malleolo, oppure veri e propri stivali che arrivano alla coscia. Gli artigiani Assiri si distinguono nell'arte conciaria e confezionano bellissime calzature di morbidissima pelle per i dignitari e dal colore della pelle si riconosce il rango: i nobili hanno colori tenui e delicati e il rosso e giallo per la classe media. Mentre i Persiani preferiscono il colore azzurro e giallo e forme slanciate e per dare maggiore slancio alla figura hanno scoperto un trucco, di inserire nel tallone della scarpa strati di sughero a forma di cuneo.
In Grecia le scarpe assumono tutte le forme base destinate ad arrivare fino ai nostri giorni. I Greci curano il benessere dei piedi producendo una grande varietà di modelli adatti a tutte le esigenze. I modelli principali erano i sandali in sughero o legno, poi la "crepita" con tomaia aperta e suola alta, poi "l'embas" un stivaletto a mezza gamba allacciato e "l'embates" stivale di stoffa o cuoio fatto per i cavalieri, poi "l'edromis" un stivaletto usato per il viaggio e la caccia e ancora il "coturno" scarpa chiusa con suola molto alta.
E' solo nel secolo XIX che un fabbricante di Filadelfia vende per la prima volta delle scarpe dove i due piedi sono distinti l'uno dall'altro. Cioè era iniziato il commercio delle scarpe.
Il tagliatore deve conoscere le pelli e deve sapere quali deve usare, questo è molto importante e i difetti vanno eliminati e siccome non esistono due pelli uguali, deve anche sapere dove appoggiare lo stampo per sfruttare le parti migliori.
Colori
I colori non sono indumenti... però si indossano! E senza di loro ogni indumento perderebbe valore e bellezza.
Forse non tutti sapete quale importanza ha avuto sempre il colore già nel lontano passato, perciò non dobbiamo sorprenderci o peggio criticare i nostri signori uomini, se amano vestirsi colorati, con giacche rosse, azzurre, verdi, viola o anche gialle e camicie variopinte, il colore ha sempre attirato tutti e lo vedrete adesso in quello che sto per raccontarvi.
Andiamo indietro nel tempo, molto indietro... ecco basta cosi! S