IL MERLETTO
UN' ARTE... TRA IERI E OGGI...
di Elsa Dal Monego


 

Il merletto, il ricamo e le trine sono un'arte dolce armoniosa, che esprime i momenti della storia del costume e soprattutto è espressione di sentimento e sensibilità di un lavoro femminile. E parlano di favole, di bellissime damine o principesse chiuse nei loro castelli alla luce di qualche raggio che a fatica penetra nelle piccole finestre del castello, di luce tremula di qualche candela, davanti alla quale delicate mani fanno spuntare su tele bianche come per magia rami fioriti, farfalle posate su petali di un fiore, uccellini in volo verso l' ignoto... e dalla sensibilità di questi animi romantici del passato è nata la meravigliosa arte del ricamo, che in particolare era il passatempo preferito anche dalle nobili dame del 500. Da allora tanti e tanti anni hanno cambiato usi e costumi, ma quello di un lontano passato è tornato, non è tramontato ma è stato tramandato di generazione in generazione, il ricamo, il merletto e le trine così delicati e belli, oggi ci guardano da bellissime vetrine che donne nelle quali ancora come un tempo è rimasta la passione e l'amore per un arte che ha una lunga storia, per un arte di tanta bellezza li fanno rivivere in diverse città e piccoli centri d' Italia.


Il merletto

Troverete in queste pagine dei posti in Italia, in Europa e nel mondo, dove si lavora il merletto, purtroppo oggi sono ormai pochi i posti dove ancora c'è chi si dedica con passione a questa arte, che nata per caso in Italia ora rischia di perdersi del tutto.
Avete mai pensato quanto può essere bello e quanta soddisfazione vi può donare un bellissimo lavoro di merletto?
Avere in casa una preziosa tovaglia per un pranzo speciale? O anche un semplice centrino? Se poi dovete andare a un invito un pò particolare, non dovrete più chiedervi cosa mi metto? Un capo di vestiario lavorato con del merletto vi renderà ovunque e in qualsiasi occasione eleganti e raffinate.
Merletto deriva da merlo, non come uccello ma come l'immagine del castello che io vedo erregersi maestoso su una rupe dalla quale domina tutta la vallata. Cinto dalle sue merlate mura, e torri! Dove tanti secoli fa, entro quelle mura in quel'aria romantica e un pò malinconica già prendevano vita da delicate mani con mosse armoniose i primi bellissimi lavori.
Il merletto pare essere nato in Occidente nella seconda metà del quattrocento, per ornare la biancheria personale e la biancheria di casa. Antichissime sono le testimonianze sul merletto. Esempi ne abbiamo fin dalle epoche più remote. Anche nella Bibbia si accenna alle cortine a reticello del tempio di Salomone e di pizzi di varia fattura sono stati trovati sulle mummie dell' antico Egitto. In seguito è Giotto ad offrirci nei suoi affreschi chiari esempi di merlatura. Il merletto per chi lo esegue non è solo un lavoro manuale, ma in esso c'è la profonda sensibilità e l'amore di chi lo fa. Un lavoro pieno di fascino e pieno di gioia, per poterlo poi ammirare, da mostrare e da conservare. E' nella metà dell' 800 con l'arrivo di scialli e veli che il merletto si sviluppa notevolmente. Grande importanza ebbero i fazzoletti, sopratutto per le dame che quando volevano attirare l'attenzione di un uomo buttavano in terra il loro prezioso fazzolettino con un bellissimo bordo merlettato e naturalmente il cavalliere lo raccoglieva donandolo nuovamente alla bella dama, alla quale era caduto di mano...
E una cosa che mi ricordo era la casa di mia nonna, allora non vi feci caso ero molto piccola ma ora pensandoci la rivedo e capisco di quanta bellezza e valore era adorna. La cucina (allora ancora non c'erano le cucine americane) aveva una credenza con dei scaffali e per tutta la loro lunghezza fermato con delle piccole puntine da disegno vi era un merletto. Il tavolo che era adossato al muro alla parete aveva un centro ricamato che riprendeva qualche disegno e frase che riguardava la cucina. Il vecchio bagno aveva alle pareti appesi degli asciugamani con ricami e merletti. Poi le sue lenzuola e i centrini sui comodini e il comò. Poi mi ricordo i lampadari che erano dei semplici piatti smaltati sopra una lampadina, che mia nonna aveva ricoperto con dei bellissimi centrini a merletto e tante altre cose, come biancheria personale, che facevano ancora parte della sua dote.
Una volta il merletto era quasi un dovere averlo in ogni casa.



Il ricamo

Questa arte così bella e antichissima pare che per la prima volta sia apparsa nell' Oriente e poi in Occidente.
Il ricamo ci porta molto lontano nel tempo, ebbe già grande considerazione e ammirazione ancora prima dei tessuti e nel passar dei secoli fu paragonato sempre alle arti figurative come la pittura e alla oreficeria. Nel lavoro del ricamo lo strumento più importante è l'ago che nei tempi antichi era di osso, di spina di pesce, poi di bronzo e in ultimo d'acciaio. L'arte del ricamo era diffusa fino dal tempo dei Assiri e dei Babilonesi. Ma fu l'Italia verso il XV secolo a dare al ricamo una vera dignità artistica. Dopo un lungo cammino finalmente nel secolo XVIII il ricamo raggiunse il grande successo, le vesti vennero ricoperte di merletti e ricami lavorati in seta e fili d'oro.
Ma anche nel 1557 e nel 1591 dove troveremo dei meravigliosi ricami con ghiande, arabeschi, grappoli d'uva e viticci. Usando dei meravigliosi fili di seta e metalli preziosi.
Nei quadri del 700 possiamo ammirare il gusto francese nell' abbigliamento di decorare ampiamente sia gli abiti femminili che maschili con bellissimi lavori di ricamo con mazzi di fiori, o arabeschi nelle profonde scollature delle dame, per i cavalieri ghirlande, intrecci di rami lungo le bottoniere, attorno agli scolli, ai risvolti delle maniche come anche agli spacchi.
Il ricamo è un bellissimo lavoro fatto con ago e filo come anche con lana, se poi andiamo indietro nelle varie epoche vedremo che sono stati usati anche fili con inseriti pietre preziose e fili in oro argento o altro materiale prezioso. Il tessuro che generalmente viene usato è il lino, cotone, la seta o anche tessuti d'oro o d'argento, cuoio e pelle. Da alcune descrizioni artistiche abbiamo la prova che il ricamo non era nemmeno ignoto ai popoli, per esempio nei poemi omerici si parla specificamente di ricamo e di ricami abbiamo anche qualche esempio rinvenuto nelle antiche sepolture.
E' subito dopo la prima guerra mondiale che iniziaun periodo di relativa decadenza del ricamo ma si riprende subito attraverso forme più decorative e moderne, mantenendo sempre le sue grandi doti di gusto raffinato.
In Svizzera nel 1830 vengono introdotte le prime macchine per ricamare, interrompendo in parte l'attività artigianale del ricamo, ma anche con disegni e modelli più moderni, non sono mai riuscite a raggiungere la delicata bellezza del ricamo a mano. E l'usanza voleva che le ragazze che dovevano sposarsi ricamassero i loro corredi rigorosamente a mano.
I punti di ricamo più comuni sono: p. erba, p. inglese passato, p. rasato, p. croce, p. catenella, p. steso, p. serrato, p. pieno, di Palestrina, trapunto, l'orlo a giorno etc.

AVEVO cinque anni quando feci il primo ricamo. Mi ricordo quel pezzetto di stoffa ricavato da un vecchio lenzuolo... fu la prima volta che presi in mano un ago, seduta su un scalino di casa, al mio fianco diversi fili colorati, una forbicetta e un minuscolo ditale, che bello! Finalmente avrei fatto qualche cosa di importante!
Presi in mano quel pezzetto di stoffa sul quale mia mamma aveva disegnato un uovo di Pasqua (eravamo vicini a Pasqua) un pulcino e dei fiorellini. Incominciai dall'uovo, presi filo rosso e l'ago e infilai il ditale... ma che fatica, il ditale mi scivolava dal dito e quelle crocette che sembravano tanto semplici si rivelarono un arduo lavoro! Però arrivata a sera mezzo uovo era fatto ! L' esito era un pò disastroso... le crocette erano un pò insicure... un dito sanguinante e un centrino macchiato di sangue, ma io ero felice, domani sarebbe andata meglio!
E fu così come i primi passi di un bimbo anche i miei primi punti sulla stoffa divennero sempre più sicuri e più belli... C'è l'avevo fatta... sapevo ricamare!


IL PUNTO CROCE

E' una storia antichissima che si perde nella notte dei tempi. Senz'altro fu una donna a inventare questo punto incrociando due fili che poi formarono tanta crocette.
Le notizie più antiche risalgono al 850 dopo Cristo e vengono Dall' Asia centrale, dove ancora oggi si fa largo uso per decorare o costumi tradizionali.
Però per poter raccontare una storia certa e provata bisogna risalire al nostro Medioevo, dove tra il X e XII secolo e dove nei lunghi pomeriggi e nelle solitarie sere di attesa le donne copiavano a punto croce i motivi dei tappeti che i loro uomini portavano dall' Oriente, tra una crociata e l'altra.
Nel rinascimento il punto croce si diffonde in tutta l' Europa e diventa uno dei lavori più favoriti, in modo particolare viene usato molto per le chiese per ornare i paramenti o adobbi sacri come le stole, le vesti liturgiche dei sacerdoti e le tovaglie per gli altari, di cui essa è grande consumatrice.
Passano gli anni e nel 1500 incominciano a circolare i primi schemi stampati. Arrivano soprattutto dall' Italia e dalla Germania e nel 1586 in francia si pubblica addirittura un libretto con motivi di fiori e di animali stilizzati che si ispirano ai simboli araldici dell' Oriente.
Dalle tipografie di Berlino escono giornali femminili e soprattutto schemi colorati a mano su sfondo quadrettato e nel 1840 sono già stati pubblicati più di 14.000.
Il punto croce diventa la passione del secolo, viene insegnato nelle scuole e è un passatempo delle donne di tutte le età e di ogni classe sociale. Ma la fine del secolo segna anche la fine del punto croce, improvvisamente non è più di moda e sparisce dai corredi, abbigliamenti e dai salotti.
Ai primi del 900 le donne preferiscono altri punti liberi, con svolazzi motivi Liberty.



LA ROMANTICA STORIA DEL MERLETTO

Il più celebre pizzo a tombolo del mondo è il pizzo di Fiandra. Del quale c'è una bella leggenda che narra:
Viveva in una città del Belgio a Bruges una ragazza di nome Serena, molto bella ma anche molto povera. Un brutto giorno la mamma di Serena si ammalò gravemente e la fanciulla nella speranza di ottenere la guarigione non avendo soldi, offrì alla Madonna in voto la rinuncia del suo amore per il giovane artista. Seduti all'ombra di un grande albero comunicava il suo voto alla Madonna. E mentre lo comunicava improvvisamente cadde dai rami dell'albero sul suo grembiule una tela di ragno molto fine, di una bellezza molto elegante e complicata. I due innamorati rimasero incantati. La ragazza pensò subito di provare a copiare il disegno col filo più fine del suo fuso. Il ragazzo prese il grembiule e lo irrigidì fra quattro bastoncini, in modo da poterlo portare a casa indenne, il prezioso disegno della ragnatela. E Serena incominciò a copiarlo col suo filo e il ragazzo l'aiutava a tenere ordinati e separati i tanti fili neccessari, che altrimenti si aggrovigliavano e si arruffavano e legò un bastoncino di legno alla estremità di ciascun filo. Fu così che dall'amore e dall'arte nasceva il primo tombolo e il primo pizzo di Bruges che alle gran dame della città piacque moltissimo e che ricambiarono lo stupendo lavoro ricompensando lautamente la giovane autrice della meravigliosa ragnatela. Con il benessere anche la madre di Serena guarì. E Serena pensava con dolore di dover lasciare il suo ragazzo per mantenere il voto promesso.
I due innamorati si trovarono nuovamente all'ombra del grande albero e mentre i due giovani per la loro separazione per ancora una volta il miracolo si ripetè, improvvisamente cadde un'altra ragnatela sulla quale c'era scritta la assoluzione del voto. ===

Ora passiamo alle origini della storia del merletto e leggeremo invece che il merletto non è nato a Bruges, ma con tutta probabilità è nato proprio in Italia alla fine del 400 e per ragioni funzionali non meno che estetiche. Le passamanerie pesanti dei abiti delle nobildonne con decorazioni colorate o d'oro e d'argento e di stampo mediovale, saranno sostituite con qualche cosa di più leggero e soprattutto di lavabile.
Nasce così con un semplice filo bianco la "terneta" che significa da tre, che si aggiunge al tessuto.
La trina cioè un passamano intrecciato tre volte.


L'arte del merletto in Italia

 



Il merletto A ISERNIA


Isernia, la provincia di Isernia da un punto di vista del numero di abitanti è la più piccola di tutta Italia, La città sorge su una schiena di roccia delimitata da due valli spigolose inferte nel terreno misto di tufo e travertino dai due torrenti il Sordo ed il Carpino.
Austera la cattedrale antica, costruita sul perimetro dell'antico tempio di Giove, sul lato principe dell'antico foro sannita e poi romano, subì un ultimo restauro in chiave neoclassica, dopo un ennesimo terribile terremoto, nel 1837. Essa è dedicata a S.Pietro Apostolo. I resti dell'antico tempio pagano risalgono al III secolo a C.
In questa chiesa sono custoditi numerosi tesori d'arte, la Croce d'argento di Celestino V, la gabbia di rame d'orato di S. Nicastro e la preziosa tavola bizzantina della Madonna della Luce.
Un altro monumento di un certo interesse è l' Eremo dei Santi Cosma e Damiano, i due fratelli medici che subirono il martirio sotto Diocleziano.
L'attuale struttura architettonica, con l'ampia scalinata d'accesso e il porticato, risale al 500. Il tempio ha un bellissimo soffitto a cassettoni, molti affreschi fra i quali uno scoperto di recente che risale al 600 e una notevole raccolta di ex voto.
La Fontana Fraterna è uno dei monumenti più celebri, che viene anche considerato fra le fontane monumentali d' Italia, per la sua mirabile struttura architettonica. E' uno dei monumenti più celebri, risale al XIII secolo. Mi è stato detto che è stata costruita con pavimentazioni di epoca romana e probabilmente alcuni dei pezzi provengono dal monumento funebre della famiglia di Ponzio Pelato, che alcune fonti lo fanno risalire come nativo di Isernia (altre invece più autorevoli alla lontana Marsiglia, in Francia).
La scoperta che comunque ha proiettato Isernia nel mondo è stato il ritrovamento nei pressi della località La Pineta dei resti di un accampamento di Homo Erectus risale a 700.000 anni fa.

Isernia oltre a queste meraviglie antiche, offre anche un artigianato vario.
Ma nota nel mondo è per un suo artigianato molto particolare quello dei merletti a tombolo.
E che per buona ragione può essere definita la città dei merletti, proprio perchè la sua principale attività artigianale è la preziosissima lavorazione dei merletti al tombolo. Però prima di parlarvi di questo lavoro così delicato e di grande valore, vorrei dedicare queste frasi molto belle alle artiste isernine, che con grande passione e amore si dedicano a un'arte così paziente, meravigliosa e romantica.


*Tutte le donne di Isernia lavorano a tombolo, la luce elimina i fili congiungono i fuselli alle trine. Sul tombolo il merletto fiorisce per una specie di sortilegio, per questo moto musicale aereo delle dita e il sorriso savio delle bocche mute*
(da "viaggio in Molise")

Mi piace frugare un pò dapperttutto, perchè c'è sempre qualche cosa da trovare... e io ho trovato!
Sfogliavo le pagine del sito per il quale scrivo e fruga fruga ho visto una frase molto bella e adatta al mio scopo, perchè parla del merletto. Cosi mi sono detta: "toh... ecco, questo lo metterò nel mio lavoro del merletto!"
Queste belle parole scritte da chi ancora è capace di commuoversi davanti a un tramonto o sorridere al canto di un uccellino... ...chissà chi ancora è capace di farlo...

"Anch'io voglio dentro scavare, rubandoti merletti vivi di rugiada"

Isernia, quando la vidi era al tramonto, accarezzata dai ultimi raggi del sole sembrava un romantico dipinto... e un insolito suono come delle strane ritmiche note musicali ci guidano nei posti più caratteristici della città. La città in quella zona è abbastanza vecchia da dare l'impressione di essere tornati indietro nel tempo nelle sue mura il tempo ha impresso il suo vertiginoso cammino. Case con le pareti un pò sgrostate sembrano riprodurre disegni strani, come le nuvole nelle quali un bimbo vede il muso di un gatto o la sagoma di una bambola.
Quello che vediamo è così bello che gli occhi non si saziano e pare una visione uscita da una favola di Andersen. Porte aperte e tante teste brune sedute davanti alle porte aperte delle loro case chine sopra il loro tombolo. Un bimbo stranamente biondo con nella sua paffuta manina un fru-fru saltella felice tra tomboli e porte aperte. Assistiamo alla nascita di lavori bellissimi e anche di usanze molto antiche. Il giorno è trascorso e scende
lentamente la sera, Isernia si prepara ad accogliere la notte, una dopo l'altra le nostre brave artiste raccolgono i loro attrezzi da lavoro, ancora un ultimo scambio di parole sul loro lavoro svolto durante la giornata poi un sorridente augurio di buona notte e le porte piano piano si chiudono la giornata di lavoro è finita, la strada si è svuotata, tutto è silenzioso solo un raggio di luna ora accarezza quelle mura antiche, quelle porte chiuse e noi allontanandoci nella nostra fantasia vediamo tante teste brune con un sorriso di felicità e di soddisfazione nel loro volto un pò stanco affrontare la notte ormai incominciata.

I merletti di Isernia sono rinomati in tutto il mondo perchè vengono lavorati con un filo di produzione locale di colore avorio e sottile che rende il lavoro elegante. E' doveroso ricordare che il merletto lavorato al tombolo di Isernia si distingue da ogni altro, infatti è diffuso anche in Abruzzo, nella laguna veneta, e nel Piceno meridionale. Inoltre anche in Grecia, in Francia e a Malta.)
Fu ai primi del 400 che Isernia conobbe l'arte della lavorazione del merletto al tombolo, che è diventata un'attività fiorente. Però il periodo d'oro delle merlettaie di Isernia si è avuto a cavallo delle due guerre mondiali, quando circa 500 erano le donne che si dedicarono a questo lavoro.
Non si sa con esatezza quale sia l'origine però la tradizione vuole che siano state le suore del convento benedettino di S.Maria delle Monache a difondere tra le loro educande questa arte di ricamo.
La regina Giovanna III d'Aragona che ha avuto Isernia in appanaggio matrimoniale da re Ferrante, che amava i merletti lavorati in un convento e il convento sembra essere proprio quello di S.Maria delle Monache.
In uno dei registri del 1503 c'è la testimonianza storica della notorietà e produzione dei finissimi ricami a tombolo. La lavorazione a tombolo a Isernia col passare dei secoli è cambiata molto.
La produzione dei merletti del 700 pur essendo un lavoro sempre prezioso era però molto più semplice nella varietà dei disegni, generalmente erano bordure e rifiniture il lavoro veniva lavorato in lunghe striscie che quasi sempre ripetevano lo stesso disegno. Queste striscie servivano quasi sempre per ornare vestiti, le loro scollature, asciugamani, fazzoletti o anche copricapi, vi fu una di queste striscie di incredibile lunghezza dai 10 ai 12 metri un lavoro senza interruzione fatto con disegni di piccole dimensioni e con filo molto sottile e di qualità superiore.
Nel 800 prevalse il gusto romantico e le figure divennero più grandi con elaborazioni più ricercate.
Nel 900 lo sviluppo e la lavorazione ebbe un grande cambiamento e si è incominciato a lavorare dei veri e propri arredi per la casa, dei singoli pezzi da unire per farne dei copriletti, copritavoli, tendaggi e corredi da sposa. Oggi in commercio si trovano anche articoli come, bomboniere, paralumi, cuscini, coprivassoi e sottobicchieri, e l'arte del tombolo introduce norme e modalità di realizzazione tutt'oggi rispettati.
La patria del tombolo è Isernia e la particolarissima lavorazione del tombolo è ancora attuale grazie alle donne isernine di ogni fascia sociale, che hanno tramandato questa particolare e stupenda arte di generazione in generazione, per realizzare un lavoro di cui non vi è tempo perchè i lavori variano dalla grandezza e dalla difficoltà. Perciò si può andare da poche ore a diversi mesi di lavoro. E' senza dubbio un'attività che richiede non solo una grande passione e tanta abilità, ma anche una grande quantità di pazienza, per realizzare questi bellissimi capolavori.
Nella lunghezza e nella trama di una fascetta dipendono non soltanto la diversa combinazione dei punti base ma anche dal numero di fusilli adoperati, che può essere di 8 fino ad un massimo di 80 - 100 e anche più fuselli impiegati per ottenere lavorazioni particolari, come il pregiato *pizzo antico* o alcuni tipi di fiori e foglie.
Il tombolo è un cuscino a forma di rullo che poggia su un piedistallo di legno spostabile e leggermente inclinato, in sostituzione di questo può servire anche un comune cestello. Il rullo si prepara imbottendolo bene con paglia di riso o segatura e ricoprendolo con una fodera lavabile. E' importante che esso sia molto duro e che gli spilli si infilino facilmente. Generalmente sono le merlettaie stesse a confezionarlo. Poi ci vogliono degli spilli in ottone argentato e del filo di lino, poi uno schema esatto del disegno che si vuole eseguire.
I colori più usati sono l'ecru e il bianco, escluso naturalmente lavori dove si adoperano fili colorati.
Se oggi passiamo per i vicoli di Isernia vediamo ancora chine su scannetti sui quali è posto il cilindro di stoffa e agili mani che realizzano questo complicato e paziente lavoro, pazienza che certamente non manca a queste artiste isernine che da sempre vi si sono dedicate e che con grande destrezza e passione portano a compimento dei capolavori che non passano mai di moda.



Il merletto a Burano

Centro e frazione di Venezia, Burano emerge al centro della laguna, costruita su quattro isolotte, dove le strade sono i canali e dove si può arrivare solo per acqua e la barca è l'unico mezzo di trasporto. Con cantieri dove si riparano le barche e se ne costruiscono di nuove. La gente dell' isola è semplice i quali antenati hanno alzato argini, e scavato canali. Quasi tutte le case hanno uno spazio con il pozzo o la fontana al centro e dove le donne sedute a cerchio lavorano al merletto con i loro tomboli e che è l'unica industria dell'isola.

La leggenda narra di due giovani innamorati, un giovane marinaio e la sua amata.
Un giorno il giovane crociato tornato da mari lontani portò all'amata in dono un alga marina, come pegno d'amore. Quando il giovane ripartì e ormai lontano, in terra d' Oriente la ragazza volendo conservare l'alga il più a lungo possibile, il caro ricordo del suo amato e da questo desiderio nasce in lei l'idea di copiare con del semplice filo esattamente i delicati contorni e i trafori, sulla rete da pesca del padre. Ed ecco che l'alga vive sulla rete da pesca del padre... ...e questo fu il primo merletto dell'isola di Burano. Questa leggenda così romantica e piena di poesia vive ancora oggi per le strade dell' isola.

Ora un'altra bellissima leggenda racconta che...
Un giovane buranello partì per il lontano Oriente e la sua bella fidanzata rimase sola ad aspettarlo. Dopo lunghi mesi di navigazione la sua nave giunse ad un mare abitato dalle sirene e come racconta anche il mito di Ulisse anch'egli legò se stesso e i propri marinai per resistere al magico canto delle belle sirene a non gettarsi in acqua dove evrebbe trovato la morte. La regina delle sirene ammirata e stupita della fedeltà del giovane verso la sue bella innamorata decise di premiarlo e sollevando con la coda una nuvola di schiuma, che solidificatasi nelle mani del giovane si trasformò in un magnifico velo da sposa. Quando la fanciulla vide tanta meraviglia volle riprodurla con ago e filo e da quel momento le donne di Burano si dedicarono alla bellissima arte dei preziosi merletti.

Burano, oltre a essere famosa per le sue numerose leggende è anche la seconda isola come grandezza e popolazione della bella laguna veneta e caratteristica nei suoi sgargianti colori delle case, che Goldoni scelse quali scenari per le sue commedie. Il modo di parlare della gente ricorda una cantilena dalle antichissime origini, ereditata dai primi occupanti dell'isola.

Fu nel 1500 che la lavorazione del merletto di Burano si difuse nella reppublica di Venezia, però è il 1537 che viene indicato come l'inizio di questo tipo di lavorazione che rese celebre l'isola. L'arte delle trine e dei merletti è antichissima. Di cui un primo documento si trova in un quadro del Carpaccio (1456 - 1526). I merletti di Burano erano ricercatissimi per la fantasia dei disegni e per la precisione dei punti. Cominciò a prosperare il *punto in aria* e il *punto rosa* e venne fondata una scuola tanto che nel 800 il merletto a ago divenne la principale fonte di guadagno per l'isola di Burano.
Fu la dogaressa Morosina Morosini che entusiasta di questa arte del merletto diede una forte spinta al suo espandersi creando alla fine del XIV secolo un laboratorio dove vi trovarono impiego 130 merlettaie e la cui produzione serviva anche in parte ad aumentare il corredo personale della doganessa e in parte per essere inviato in regalo alle sue amiche nelle più prestigiosi corti d' Europa.
Con il passare del tempo i merletti di Burano divennero sempre più apprezzati e richiesti in tutta Europa.
Si dice che Luigi XIV alla sua incoronazione a re di Francia portasse un prezioso colletto con pettorina che faceva spicco sul suo mantello, fatto con due anni di paziente lavoro da abilissime merlettaie di Burano.
L'arte del merletto di Burano fu molto apprezzato in Francia tanto che Caterina de Medici e il ministro Colbert fecero trasferire trenta maestre trinaie veneziane per creare delle industrie in Francia.
Il punto tipico del merletto di Burano è il *punto in aria* e nel 1665 questo punto venne chiamato in Francia *Point de France* e iniziò così una forte concorrenza al merletto di Burano. Però la Francia non riuscì mai ad eguagliare quello veneziano perchè ne ha fatto un industria, mentre i veneziani ne hanno fatto un arte.
Con la fine della Repubblica Veneta che avenne nel 1797 ebbe fine anche la produzione del merletto, che divenne esclusivamente un'attività familiare.
Venne il freddissimo inverno del 1872 che portò gelo e ricoprì di ghiaccio la laguna attorno a Burano e la pesca che è la principale risorsa degli abitanti dell' isola non può essere praticata, fu una vera tragedia la miseria colpisce l' isola e molte famiglie sono alla fame. Immediati soccorsi erano indispensabili per salvare la popolazione dell' isola.
All' appello reso noto per la sopravivenza della popolazione, Venezia e tutta l' Italia risposero generosamente.
E grazie anche all' interessamento della contessa Adriana Marcello e dell' onorevole Paolo Fabbri l' arte del merletto ad ago ritornò a fiorire, con lo scopo principale di alleviare in qualche modo le tristi condizioni economiche della popolazione buranella.
E fu un anziana signora Vincenza Momo detta Cencia Scarpariola che si ricordò dell' epoca d'oro del merletto e che lo raccontò ad una maestra elementare Anna Bellorio d' Este che a sua volta lo fece apprendere alle figlie e ad altre donne e ragazze buranelle. E grazie al costante interessamento della contessa Adriana Marcello, la scuola ha uno sviluppo straordinario le ordinazioni riprendono a giungere in grande quantità e molte nobildonne dell' epoca, tra cui prima fra tutte la Regina Margherita, la Regina d' Olanda, la principessa di Metternich, la principessa di Sassonia Weimar, la Granduchessa di Baden, la duchessa di Hamilton, la contessa Bismark e tante altre nobildonne italiane e signore inglesi e americane, diedero importanti commissioni alla scuola, tanto che nel 1878 le merlettaie erano arrivate a 250.
Alla sua morte avvenuta il 23 gennaio 1893 la contessa Adriana Marcello prima di morire affidò al figlio Girolamo Marcello l'incarico di continuare la sua opera. La produzione della scuola è in continuo sviluppo fino al 1915 data in cui cominciò la prima guerra mondiale. La richiesta dei merletti di Burano per qualche anno subì un rallentamento, ma ben presto le commissioni ricominciarono ad essere molte sia sui più importanti mercati italiani che esteri e anche dal governo italiano. L' attività del merletto trovò nel corso degli anni altri canali di sviluppo esterni all'isola tanto che nel 1899 venne deciso di applicare ai merletti di Burano un marchio di fabbrica per distinguerli da quelli della concorrenza: un nastrino bianco con la scritta in seta gialla "Scuola Merletti di Burano, Patronato di Sua Maestà la Regina" e chiusa da un piombino. Nel 1910 c'è un cambiamento della moda, il merletto non si usa più per l'abbigliamento, ma solo per l'arredamento e inizia il primo conflitto mondiale che chiude i mercati stranieri. La crisi continua anche negli anni venti, ma nel 1930 vista la situazione l'assemblea dei soci decise di produrre merletti di meno prezzo.
Durante la seconda guerra mondiale e negli anni appresso la scuola subì un alternarsi di periodi buoni a altri poco favorevoli la scuola riuscì comunque a superare il periodo della guerra e essere ancora funzionante, fino al 1972 anno in cui venne definitivamente chiusa. Oggi le signore che lavorano il merletto ad ago sono molto poche e lavorano nelle proprie abitazioni, mentre nostalgici ricordi aleggiano nell'aria.
Purtroppo l'ignoranza diffusa sull'arte del merletto, l'indifferenza di politici e intellettuali, i forti interessi economici legati alla produzione del finto merletto stanno oggi decretando una fine ingloriosa del merletto di Burano.

IL MUSEO del merletto di Murano: ha sede nell'isola di Burano. Vi sono esposti circa duecento rari e preziosi esemplari che documentano l'evoluzione dell'arte del merletto a Venezia dal 500 al 900.
Oltre queste rarità il museo conserva l'archivio della celebre scuola fondata da Adriana Marcello nel 1872.



Il merletto a Cantu'


Cittadina della Lombardia in provincia di Como, notevole centro industriale, mobili, filande, merletti al tombolo.
Chiesa e campanile di S.Paolo, basilica di S.Vincenzo e la "trina di Cristo", trina eseguita a fuselli con filo di lino e con nastrini composti in tralci con volute e fiori, su un fondo di grosse maglie.

Anche la Lombardia è famosa per i merletti di cui i primi risalgono al 1300 quando nei conventi delle Benedettine e delle Umiliate, già religiose e ragazze lavoravano al tombolo.
Questa arte si diffuse dal capoluogo in tutta l'area della Brianza, dando forza alla tradizione della "Trina di Milano" che viene citata già nel 500 dagli Statuti dei Passamontari di Parigi. Alla fine del 500 la lavorazione del pizzo, dalla città di Milano viene trasferita alla campagna incominciando dai conventi delle suore. E furono proprio le suore Benedettine del Monastero di Santa Maria ad introdurre l'arte di tessere i merletti a Cantù.
Anche se Cantù era il centro della lavorazione del pizzo si era soliti a parlare della lavorazione del "punto Milano" Probabilmente Cantù si sentiva soggiogata dalla superiorità di Milano perciò ha ceduto a questa il vanto di dare alla lavorazione a fuselli il nome di "punto Milano"
Enrico VIII nel 1516 autorizzò due mercanti fiorentini ad importare merletti in Inghilterra. Caterina De Medici, diventa regina di Francia, chiamò alla sua corte il veneziano Federico Vinciolo che introdusse in Francia il "punto tagliato". La regina Elisabetta d'Inghilterra alla sua morte avenuta nel 1603 lasciò ben tremila abiti con ornamenti in merletto. Il merletto diventa parte principale del costume e vastiario sia ecclesiastico che civile e ricchezza per la dote delle giovani.
Nel 1590 viene pubblicato del pittore e studioso d'arte Giovan Paolo Lomazzo, il suo trattato "Idea del tempo della pittura" dove parla della celebre ricamatrice milanese Caterina Cantoni.
Nel 600 il disegno barocco prende a modello i disegni della natura con grappoli e grandi fiori e troviamo nei corredi di nobili famiglie inglesi modelli di merletti in stile milanese.
Nel 700 i disegni si stilizzano, si ingentiliscono e le dimensioni sono più piccole. Il classico fiore si ridurrà ad un rampino o ad un semplice cerchiello.
Nel 1774 questa industria, come la definiva il marchese Odescalchi fu di grande aiuto anche ai poveri dei paesi vicini, la raccolta e la vendita dei merletti sono stati ben presto aquistati da alcuni commercianti, ambulanti o merciai che si facevano fare il lavoro di merletto, anticipando il filo e altri arnesi di lavoro e ricompensarono le merlettaie non con denaro ma con generi di prima neccessità, come tessuti e commestibili.
Nei primissimi anni del 800 si calcola che a Cantù lavorassero circa settecento merlettaie che facevano pizzi di tutte le misure e altezze. A metà dell' ottocento con l'arrivo della moda degli scialli e dei veli, il lavoro del merletto si sviluppò notevolmente, che le canturine si dedicarono in massa a questa attività più favorevole e meno faticosa rispetto al lavoro dei campi.
Dopo una completa decadenza nel 800 il pizzo di Milano ebbe un ritorno di attività. Sino alla prima metà del 800 la produzione era limitata con disegni semplici cioè il comune merletto al tombolo utilizzato quasi sempre nella biancheria personale, o di casa, tovaglie, asciugamani, lenzuola etc. o anche per paramenti di chiesa. Nel 800 non vi sono innovazioni ma si ripetono tecniche e modelli e si copiano disegni stranieri di fiori, anfore, e vasi a forma di corno riboccanti di frutta e di fiori. Nell' ultimo quarto del 800 Cantù rappresentava insieme alla Liguria il maggiore centro di produzione. Nel 1850 con l' arrivo della moda dei veli, degli scialli e altri accessori per l' abbigliamento il merletto si sviluppò notevolmente, tanto da persuadere le merlettaie di Cantù di lavorare con più entusiasmo a questa attività. Visto che questà attività si dimostrò per le canturine, molto più conveniente e molto meno faticosa del lavoro in campagna e per questo si creò un vero e proprio mercato regolato dall' insorgere dei primi commercianti. Però la concorenza straniera e lo sviluppo nella Brianza della filatura ed incannaggio della seta furono cause del declino del lavoro del merletto canturino, che si riprese però nuovamente e raggiunse verso il 1870 arriva per il merletto il massimo splendore al divulgarsi di abiti da sposa lavorati interamente in pizzo, oltre camicette, mantelline, sciarpe, veli in diverse formeda portare sul capo, e biancheria da casa tovaglie, lenzuola con alti e bellissimi bordi e tendaggi interamente lavorati.
Nel 900 il disegno del pizzo canturino cerca di diffondersi e di trovare nuovi disegni, però riuscendoci solo in parte nell'intento. Ancora nel secolo scorso le figlie dei contadini imparavano fin da piccole a manovrare i fuselli e a quattro anni erano già a scuola di tombolo da una insegnante pagata dai genitori.
La diffusione dell'arte del merletto avviene a mezzo delle diverse corti e attraverso le suore il loro insegnamento e i loro trasferimenti.
L'arte e la produzione artigianale del merletto comprendevano: l' insegnamento privato o pubblico, il lavoro a domicilio o in laboratori artigiani, la vendita e il commercio. Una caratteristica fondamentale della lavorazione di Cantù ne deriva dalla grossolanità del filo usato più che dalla ricercatezza del sottilissimo lino di Fiandra. Un altra caratteristica canturina è l' improvvisa creatività. Verso il 1950 il mercato non ebbe più una grande richiesta ma il pizzo rimase nella cultura canturina. Le merlettaie continuarono ad eseguire merletti per la propria casa e le giovani per la propria dote. La riuscita di un pizzo per la donna di quei tempi era una grande soddisfazione e una realizzazione di se stessa.

Nascono le prime scuole: che non erano delle vere e proprie scuole, ma erano case dove donne già esperte nella lavorazione dei merletti, insegnavano alle loro allieve e questa veninano chiamate scuole. Fra le allieve si riunivano bambine da quattro ai dodici anni. Il numero delle allieve variava da 500 d' estate e 700 d' inverno.
Nel 1850 queste scuole erano sedici. E le giovani allieve pagavano una quota fissa di dieci soldi al mese e anche il tombolo, il cuscino, gli spilli e i fuselli.
Comunque si sentiva la neccessità di una vera scuola d'arte, quale sostegno indispensabile per un lavoro importante come quello di Cantù.
E la vera scuola nacque intorno al 1881 e il primo corso iniziù nel 1883.
Nel 1907 la scuola diventa Istituto professionale e nel fratempo si erano moltiplicate scuole private per insegnare l'arte del merletto. Però il lavoro delle scuole non era ben visto dai commercianti canturini perchè le scuole operavano come normale produttore.
Nel 1929 con la riforma della scuola si tentò di aumentare e ravvivare l' interesse e la conoscenza dei lavori e la scuola di Cantù divenne a orario continuo. Nel 1931 gli allievi della scuola percepivano addirittura una retribuzione. Nel 1938 la scuola divenne (ma purtroppo si parlava di una seconda guerra mondiale) erano momenti incerti, la scuola divenne sede legale di esami per il conseguimento di diplomi. Ma causa la guerra solo nel 1954 la scuola ottenne l' ordine di scuola d'arte di secondo grado, cioò con corsi quinquennali.



Il merletto a Offida

Centro delle Marche in provincia di Ascoli Piceno situata su un colle dominante la riva sinistra del Tronto. Un paese di aspetto anticoe suggestivo. Prodotti agricoli, allevamenti bacchi da seta, artigianato merletti al tombolo.
Nei pressi dell'abitato sono state rinvenute necropoli risalenti ai Piceni ed ai romani e un santuario dedicato a "Ophys" o Serpente Aureo, da cui Offida deriva il nome. Il paese ha mantenuto la tradizione artigianale dei preziosi merletti a tombolo.

Se andate a Offida avrete occasione di vedere le bellissime statue costituite in un gruppo di una donna anziana, una donna adulta e una bambina. Questa bellissima opera in omaggio alle bravissime merlettaie di Offida fu eretta nell estate del 1983 dello scultore Aldo Sergiacomi.
Offida si trova a venti chilometri da S Benedetto del Tronto, alle spalle della riviera adriatica. Antiche mura circondano la cittadina, posta sul crinale che separa la valle del Tesino da quella del Tronto. Chi passeggiasse nel periodo estivo per le vie del centro medioevale, sentirà un suono ritmico come di una specie di musica, prodotto da strumenti invisibili, sono i tanti fusilli che le agili mani delle donne offidane muovono per dare vita a dei meravigliosi lavori a merletto. Una rivista marchigiana nei primi anni di questo secolo scrisse: "nella Marca Picena troviamo i paesi dove la produzione del merletto è più antica e fra tutti va menzionata Offida, che serba ancora un così nobile privilegio".
A Offida l'arte del merletto a tombolo è una tradizione tipicamente femminile che risale al XV secolo. Questa arte incominciò prima a diffondersi nelle donne del popolo, poi alle comunità religiose e nel XVIII secolo alle famiglie aristocratiche. Però i merletti più antichi di Offida risalgono al 400 che ornano i camici di S. Giacomo della Marca e di S. Giovanni da Capistrano conservati dai frati di Monteprandone (AP). Diversi documenti testimoniano una notevole produzione artigianale di Offidani attraverso i secoli. E antichissime testimonianze sul merletto ci sono sin dalle epoche più lontane. Anche nella Bibbia si accenna alle "cortine a reticello" del tempio di Salomone e "pizzi di varia fattura" sono stati trovati sulle mummie dell' antico Egitto. Più avanti nel tempo è Giotto a offrirci nei suoi affreschi "sogno di Innocenzo III chiari esempi di merlatura. Negli ultimi anni del 400 si sa con certezza da un antico documento del 1476 che a Ferrara Eleonora D'Aragona moglie di Ercole I d' Este era occupata assieme alla sorella Beatrice e con 18 damigelle d' onore ad ornare l'appartamento che avrebbe dovuto ospitare la Regina d' Ungheria, con friseto d'oro fatto a piombini. Altre notizie storiche confermano ancora la presenza del merletto di Offida nel XVI secolo. Soprattutto fu per merito delle suore Benedettine arrivate a Offida nel 1655 e che si erano stabilite presso il convento di S.Marco. Nelle Marche il centro principale del merletto è Offida dove le prime ispirazioni pare siano nei fregi sul portale della meravigliosa chiesa romano-gotico di S.Maria della Rocca.
Altre notizie storiche confermano ancora la presenza del merletto di Offida nel secolo XVI, un certo Francesco Caroso nel 1615 ritrovava una copia di un voto che il comune aveva fatto nel 1511 alla S.Croce per la liberazione dalla peste e si dice che questo documento era "avvolto con gli pizi (pizzi) che aveva dato la figlia di Domenico Marelli". Antonio Bamonte nei "I merletti di Offida rende noto che nelle indicazioni di Curzio Gabrielli (Archivio Naturale di Ascoli) si trova in data 24 maggio 1612 un contratto commerciale ebreo di Giacomo Ancarano da Pesaro, con botteghe a Ancona, nel quale promette ai suoi fratelli Salvatore e Ventura residenti a Ascoli in un elenco a parte descritta il compenso di 841 scudi in cambio della merce. Tra questa merce vi era un pò di tutto come: coperte, pantaloni, tela, bottoni, soia ascolana, taffettà, scarpette, e 25 merletti di Offida.
Come ci informa il "Summarium informativo" del 1781 (ora conservato nell'archivio dei frati capuccini di Offida),
lo sviluppo dell'arte continua, vi è in questa terra l' industria dei merletti con la quale molte famiglie si mantengono.
Però si notano anche i pericoli della concorenza straniera. Nel 1728 la Comunità chiede la proibizione dell'importazione deli merletti nello Stato Ecclesiastico.
La signora Maria Carlini Sieber nata nel 1762 e morta nel 1833, fonda una scuola nel 1821 per merlettaie dedicandosi all'insegnamento dell'arte. Nel 1865 in poi il processo di industrializzazione non arresta la lavorazione e la produzione del merletto. Un merletto di Offida nel 1921 che rappresenta un volto di donna ottiene un enorme successo e viene premiato all'esposizione regionale di Ancona.
Nel dopoguerra, per l' incremento turistico nella riviera adriatica, la richiesta era aumentata di molto. E nel periodo estivo venivano molte comitive turistiche a visitare "la città del merletto" e si fermavano a ammirare con interesse i gruppi di merlettaie che nelle piazzette e per le strade davano prova della loro abilità nella lavorazione del merletto.
Questa era la migliore pubblicità per un prodotto offidano veramente genuino, in confronto con quello lavorato a macchina. D' estate delle signore di Offida giravano per le spiagge e località turistiche mostrando e offrendo in vendita i loro merletti.
Ad Offida nel 1950 è stata fatta la prima fiera del merletto a tombolo e recentemente i pregiati pizzi di Offida hanno fatto bella mostra in diverse esposizioni: Bologna, Burano, Sansepolcro e Ascoli Piceno. Nel 1979 le merlettaie si sono unite in cooperativa la quale aveva lo scopo oltre a produrre e vendere, anche quello di mantenere vivo l' interesse delle nuove generazioni. Forse solo pochi sanno che a Offida e in alcune zone vicine, vi sono uomini che sanno lavorare a tombolo con brillanti risultati. E' stato dato anche il via a un corso per "Addetto lavorazioni
artistiche e promozione del merletto a tombolo" aperto alla generazione maschile.
I punti più caratteristici del merletto di Offida sono: "Il punto Venezia, il punto rinascimento e il punto antico", sono molto poche le merlettaie che sanno realizzare questo punto e costa più dell' oro, lo si può ammirare nel museo del merletto di Offida.
La tradizione del merletto a tombolo continua ancora oggi trasmessa da madre in figlia, esso vive nell'animo delle donne di Offida che sono orgogliose di sentirsi artiste di un arte tanto bella e preziosa. Anche le nuove generazione hanno il grande desiderio di imparare questa arte come un sogno di luce.
Nel 1999 la Pro Loco di Offida ha organizzato il concorso "Fusello d' oro" esso rappresenta un appuntamento prestigioso, dove maestria, arte e prestigio, si fondono in un motivo di orgoglio per questa città.



IL MERLETTO DI PELLESTRINA


Il merletto di Pellestrina, ne ho sentito parlare diverse volte, ma mai ho capito il vero significato.
E' Pellestrina il nome di un bellissimo lavoro di merletto, o è una località?!
Finalmente ho saputo Pellestrina cos'è, un piccolo paradiso della natura tra laguna e mare con piccole case circondate da tanti orti. Inoltre è un luogo ricco di fascino e di antiche culture legate a una terra di pescatori.
Il suolo di Pellestrina questo piccolo paradiso accarezzato dalla laguna e baciato dal sole ha una storia molto interessante che desidero raccontarvi.
Il sottile littorale ora chiamato lido di Pellestrina va dal porto di Malamocco e quello di Chioggia per uno sviluppo di circa 11 chilometri, comprendente le località di S.Pietro in Volta, di Portosecco e di Pellestrina.
Chioggia la bella città meridionale della laguna di Venezia nel 1379 - 1380 fu teatro finale della guerra che da essa prese il nome di "guerra di Chioggia" combattuta contro Genova e vinta dai veneziani al comando di Vettor Pisani. Nel litorale tutto era stato distrutto dall'occupazione e invasione genovese prima alla vittoria finale nella battaglia di Chioggia del 24 giugno 1380. Il doge Andrea Contarini volle dimostrare anche a Pellestrina la soddisfazione per la resistenza ed il valore dimostrati nella lotta dei Pellestrinotti contro i Genovesi. Venne nell'isola accolto calorosamente da quelle popolazioni.
Gli stessi Pellestrinotti dovettero cominciare da capo la ricostruzione. In loro aiuto probabilmente accorsero dietro disposizioni del podestà di Chioggia quattro famiglie padronali-nobili della stessa città, che passarono a fissare nell'isola la loro stabile dimora, precisamente nel territorio compreso nell'arcipretale Ognissanti. Esse furono : i Busetto, i Vianello, gli Zennari e gli scarpa.
Queste famiglie presero possesso della porzione dell'isola che va da Portosecco alla ricordata chiesa di Ognissanti, dividendola in quattro parti dette sestieri, ogni sestiero fornito col cognome delle anzidette casate, le quali si crede rappresentassero, nei riflessi della podesteria di Chioggia, il potere civico. Dai quattro casati in parola ebbero discendenza decine di famiglie, per cui, al fine di distinguerle le une dalle altre, al cognome fu aggiunto un soprannome o un detto. La genealogia delle medesime, scritto a mano su grandi carte del secolo XVIII è gelosamente custodita nell'archivio antico del duomo arcipretale di Ognissanti. Rispecchia un pò la visione delle famiglie dell'isola dei secoli lontani. Ha valore storico-araldico-genealogico, perchè di ogni famiglia sono indicati i vincoli di parentela e i rami delle stirpi "forti" e di quelle "deboli", come pure le discendenze.


IL MERLETTO


La parola merletto è di origine veneziana e a Venezia fino dai lontani tempi si lavorava il merletto e davanti alle porte di casa si univano in un gruppo le casalinghe merlettaie, con il loro saltellante fusello, lavoravano e attendevano i loro mariti che tornavano dalla pesca e il più delle volte con un magro bottino di pesca. L'usanza non si è persa ancora oggi però certo in numero assai più ridotto. Però non si conosce con precisione il posto dove quest'arte ebbe inizio. Pare sia nata al principio del secolo XV° però non si sa se in Italia o in Francia. Qualcuno dice che sia di origine veneziana e che sarebbe stata portata in Francia nel 1536 da Federico Vincolo.
Poi dalla Francia passò alle Fiandre dove l'industria del merletto a fuselli ebbe vasto sviluppo e larga notorietà, particolarmente per i classici punti: Bruxelles, Valenciennes, Chantilly, Malines etc.
All'inizio del XVIII° secolo il merletto arrivò anche a Chioggia, Venezia, e a Pellestrina. In modo particolare per le donne di Chioggia e Pellestrina, il lavoro a fuselli era una piccola fonte di guadagno e anche un piacevole passatempo. Nelle giornate di tempo bello esse si mettevano quasi sempre sulla porta di casa a lavorare il pizzo sul tombolo, come amò farle conoscere spesso Carlo Goldoni nelle sue commedie. E i bellissimi merletti che nascevano dalle loro abili mani andavano a abellire la biancheria delle dame, le signore, e perchè no, anche quella delle popolane. Nel 1609 si scriveva che le donne di Pellestrina aiutavano a sostenere la famiglia con il lavoro delle "cordele a massete" nel mentre gli uomini erano a pesca.
Il commercio dei merletti aveniva solo dai maschi e anche i venditori porta a porta era obligatorio che fossero maschi. Per ottenere un merletto più perfetto possibile, i compratori andavano in queste isole poverissime e distruggevano senza pagare tutti i lavori non eseguiti perfettamente. Questa situazione continuò fino al principio del XVIII secolo quando il governo veneziano fece anche diffondere la lavorazione in terra ferma.
Verso la fine del 1700 nell'area veneziana il settore entrò fortementa in crisi e i vari istituti si dedicarono ad altre attività ma a Pellestrina il merletto riuscì a sopravvivere e verso il 1810 a Pellestrina ci fu furono un centinaio di merlettaie e una decina di negozi di merletti. Ma nel 1860 l'isola fu colta da epidemie di colera e vaiolo e morirono tantissime merlettaie.
Alla fine dell'ottocento e all'inizio del novecento a Pellestrina c'erano tantissime merlettaie ma dovettero rinunciare all'appellativo di "merlettaie" a causa che le tasse che dovevano pagare erano troppo alte, cosi hanno continuato il loro lavoro entro le mura domestiche. Ma con l'avvenimento dell'industrializzazione il lavoro a fusello-tombolo sarebbe scomparso se non fosse intervenuto l'industriale Michelangelo Jesurum, che rilanciò la manifattura del merletto e aiutato dall'Onorevole Paolo Fambri fondò la "Società Anonima per la Manifattura dei Merletti". Lo Jesurum chiamò da Pallestrina a Venezia le merlettaie più valenti le quali dopo essere state esercitate per due anni a copiare i modelli più belli e difficili da eseguire, ritornavano alle loro case. Così a Pellestrina nel 1874 venne aperta la prima scuola di merletto a fuselli dove sotto la guida di esperte merlettaie veniva insegnato questa arte così delicata a circa un centinaio di ragazze. La scuola ha avuto un grande sviluppo e quasi tutte le donne lavoravano a tombolo.
Jesurum aprì scuole a Pellestrina, Chioggia e Venezia per formare le operaie. Nel 1877 la lavorazione del merletto dava da vivere a 1500 merlettaie e nel 1878 si avvio la produzione di lavori a mano in seta con colori delicati eseguiti da due sole donne madre e figlia e si pensò di aprire una scuola speciale.
La lavorazione di questi preziosi merletti diede merito a Jesurum che prese nome di "Michelangelo dei fuselli".
In seguito alle due guerre mondiali si è avuto un calo di mano d'opera e le donne si misero a fare lavori più reditizi.
E' nel 1923 che la scuola Jesulum viene sostituita dall'Istituto Sacro Cuore che aveva circa venti ragazze dai 12 ai 15 anni. Nel 1945 la scula non era più una ditta che realizzava merletti, ma era diventata una guida turistica.



Il merletto a Sansepolcro

Centro della Toscana in provincia di Arezzo, centro commerciale e industriale (pastifici).
Numerevoli e notevoli sono i monumenti. La Cattedrale del secolo XII-XIV, la chiesa di San. Antonio del secolo XIV e la chiesa di San. Francesco del secolo XIII. Pinacoteca comunale con affreschi di Pietro della Francesca nativo di Sansepolcro e quadri di Luca Signorelli, Palazzo Pichi-Sermoli. Sede di diocesi cattolica.

La creazione del merletto a fuselli a Sansepolcro ha una provenienza abbastanza lontana e insolita, perche ci porta in un carcere dove una religiosa di origine fiamminga, lo insegnò a Amelia Gelli Pagliai nata nel lontano 1858 e morta nel 1942, questo lavoro che veniva chiamata anche "trina a spilli" la insegnò alle sorelle Adele e Ginna Marcelli. Le quali divenute esperte di questa stupenda arte che unisce il lavoro al romanticismo!
Incominciarono a studiare i vari merletti italiani e stranieri in particolare quelli francesi delle Fiandre, regione storica tra la Francia e la Germania. Spesso disfandoli e ricostruendo i vari passaggi. Ma piano, piano esse compresero come fosse possibile dare inizio ad un merletto nuovo, con caratteristiche proprie.
Non dobbiamo dimenticare il padre delle sorelle Adele e Ginna Marcelli, perchè è a lui che si deve l'invenzione del particolare sostegno mobile su cui viene appoggiato il tombolo di Sansepolcro.
Fu nel 1900 che venne aperta quella scuola e laboratorio che poi divenne celebre col titolo di "Premiata scuola di merletto a fuselli Adele e Ginna Marcelli" Al principio si insegnava solo alle giovani di buona famiglia, ma ben presto tra donne trinaie e ricamatrici, il numero aumentò e divennero prima una trentina e poi divennero più di cento, senza contare le più di mille lavoranti sparse nell'Alta Valle Tiberina che lavoravano a domicilio.
A Domenico Petri venivano assegnati i disegni dei lavori, che si distinguevano per alcune tipologie come le: "trine a burattini, a vasi, a ciocche, l'abachino e la foresta" rimaste più costanti nella zona. Il lavoro ebbe ben presto successo e fu apprezzato e conosciuto in tutta Europa, come anche in America. Questo mercato si aprì quando Ginna Marcelli si mise in società con Giovanni Melardi come testimoniano gli alti riconoscimenti, i diplomi e le medaglie d'oro, ottenute per le esposizioni internazionali di assoluto prestigio.
Dopo la prematura morte di Ginna nel 1912 fu il marito a continuare la sua attività che oltre a creare eccelenti lavoranti fece anche nascere abili maestre: Margherita Monanni, Agnese Tamburini, Assunta Benci, Zaira Baragli e Leda Fatti, che istituirono a loro volta altre scuole in città e nei dintorni.
Con l'arrivo della crisi economica mondiale e la chiusura dei mercati esteri a seguito della seconda guerra mondiale è anche incominciato il decliino e il ristagno delle vendite di quella attività artigianale che aveva reso celebre Sansepolcro, per l'arte del ricamo e del merletto.
Quando la guerra finì, anche se pure con personale ridotto la scuola riprese a funzionare. Domenico Petri venne a mancare nel 1948 e Ginna si trovò sola a proseguire la sua attività, presso l' Istituto d' Arte di Sansepolcro, nel 1955 fu istituita la sezione di merletto a fuselli e Ginna Marcelli venne chiamata ad organizzarla e ad iniziare l' insegnamento ma dopo pochi anni la sezione di merletto venne sostituita con quella di tessitura.
Nel 1977 a 95 anni Ginna Marcelli morì. E nello stesso anno nacque una nuova scuola di merletto presso l' Istituto Schianteschi fondata e condotta dalla maestra Pia Berghi che fu allieva della scuola Marcelli e le fu dato l' onore di portare avanti nel tempo l' insegnamento assicurando la continuità di quella preziosa tradizione.
Nel 1983 il "Centro Culturale di Sansepolcro" una libera associazione di cittadini, nata nel recupero e lo sviluppo dei valori artistici del luogo, costituì la prima mostra di merletto a fuselli, il cui successo risvegliò e ebbe nuovamente grande interesse nella popolazione di un' arte quasi dimenticata. La seconda mostra del merletto fu organizzata nel 1984 e proseguì da allora in poi con ritmo biennale accogliendo gradualmente i merletti italiani, quelli dei paesi della CEE e nel 1990 con la caduta del muro di Berlino anche quelli di tutta Europa e anche degli altri continenti.
La Biennale Internazionale del merletto è ormai entrata nella storia dell' arte del merletto per il contributo determinante che ha dato al cosiddetto "rinascimento del merletto" in Italia e in Europa. A livello locale e ha spronato il nascere di nuove iniziative.
Nel 1994 accettando l' invito ad entrare nelle esposizioni e nei concorsi della Biennale l' Istituto d' Arte di Sansepolcro ha iniziato uno studio sulla moda contemporanea realizzata con il recupero di tessuti pierfrancescani ed inserti di merletti rielaborati dagli originali conservati nel suo archivio storico.
L' Associazione "Il merletto nella città di Piero" è nata nel 1996 con la finalità di diffondere e rivalutare il merletto a fusilli attraverso lo svolgimento di corsi di merletto e di ricamo. Nello stesso anno per merito ad una donazione cittadina, il comune di Sansepolcro ha messo in opera uno "Spazio del merletto" dove in una mostra permanente si conservano prove di documenti autentici e trine della Premiata Scuola di Adele e Ginna Marcelli.



Il merletto in Sardegna

La Sardegna di cent'anni fa, era una terra arrida bruciata dal sole, terra di pascoli e dove qualche pastorello seduto su un sasso sotto il sole cocente badava le sue pecore col suo solito bastoncino e con gli occhi un pò malinconici guardava nel vuoto, sognando quella arrida terra che lo circondava diventere un meraviglioso prato verde con tanti fiori colorati.

Il ricamo sardo e i preziosi scialli di Oliena, Dorgali. e Santulussurgiu, sono conosciuti in tutto il mondo.
Questo stupendo lavoro viene realizzato in lana e quasi sempre in colori scuri, come per esempio a Oliana dove prevale il nero. Gli scialli possono essere ricamati con seta bianca, e fili d'oro, d'argento e perline in varie tinte. I disegni sono quasi sempre di fiori nelle varie grandezze uccelli dal piumaggio colorato, dorate spighe e farfalle con ali di stupendi colori. Il tutto poi viene ornato con lunghe frange in macramè, questi lavori realizzati con le mani delle brave artiste sarde, possono rendere bello e elegante qualsiasi capo di vestiario, anche il più modesto. Quasi sempre i tessuti bianchi vengono ricamati con fili di seta o lana con una bellissima varietà di colori, fra questi colori prevale l'indaco, il ruggine, il rosso e il giallo. Sono i disegni tradizionali dell'artigianato isolanocon figure di grifone, liocorno il leone e sono di tutt'altra derivazione. Le tecniche di ricamo utilizzate nell'isola sono svariate e cambiano di zona in zona. Anche quì è senz'altro il merletto fra le più usate, probabilmente nato dalle antiche lavorazioni saracene e rielaborato nel solco dei motivi tradizionali, fino a dar vita a uno stile autoctano ben definito.
Famose le tende, i tovagliati e i giroletti della scuola di Bosa, prodotte a reticella, e conosciute come "filet". Una citazione a parte meritano i stupendi ricami ad ago eseguiti a Osilo e a Desula.
Rinomata giustamente è Teulada in provincia di Cagliari per la pregiata produzione di servizi da tè, tovaglie, asciugamani e tende di lino e cotone abbelliti finemente con ricami preziosi che riproducono frutti, fiori e animali, fatti con il punto a riccio, a nodo e con l'antico broderie.
Il ricamo è quì un'arte antica e tradizionale, tanto che le ricamatrici hanno creato una tecnica unica e assai
complicata il punto chiamato "teuladino", che viene tramandato da madre in figlia.
Nel passato il lino assumeva un'importanza anche sociale, dopochè veniva utilizzato per confezionare il corredo delle ragazze da sposare. Spesso chi non lo coltivava veniva esposto alle critiche dei compaesani. Il cambiare delle regole di vita ha frenato negli scorsi decenni la vitalità di questa nobile arte femminile. Però con tutto ciò di recente, grazie specialmente alla creatività di alcuni sarti isolani essa sta trovando nuovo slancio nel settore dell'alta moda.
La Sardegna si differenzia quasi completamente dal settore del merletto, la sua arte è il ricamo, i colori e lo stile è unico, bellissimo, le tinte forti e calde come la loro terra, sono una cosa splendida. Il ricamo che è un'arte antica e raffinata e le tecniche che sono particolari e che ancora si tramandano di madre in figlia.
I tradizionali costumi sono l'esempio più eloquente di tanta maestria. Le fantasie tanto belle e preziose di scialli e abiti e la finezza dei tessuti le tecniche artistiche sono ancora apprezzate da tutti nelle grandi occasioni delle feste religiose e popolari.
Oggi il sogno di quel pastorello di, tanti, tanti, anni fa si è avverato e i fiori del suo sogno vivono su meravigliosi scialli e abiti.

Per avere un'idea sul artigianato sardo nell'arte del ricamo. Scialli, arazzi, coperte, cuscini, tende, e tappeti sono la produzione più importante per qualità e varietà artistica.
Antichissimi motivi originali riproducono sul tessuto i tipici disegni e colori di ciascuna zona. Nelle zone interne si usano le tinte forti e autunnali, mentre nel meridione colori pastello e vivaci e in alcuni casi vengono ancora usati i colori naturali, ricavati da infusi d'erbe, radici, bacche, come pure terre colorate e minerali.
Secondo il tessuto e il motivo che si desidera creare variano anche le tecniche di tessitura. Molto pregiati sono i tappeti a doppia faccia (pettenedda) e i copricassa che sono indistruttibili.
Nule ha la produzione dei motivi fiammati come il rosso acceso, l'azzurro, il verde con disegni afro-orientali e anche quella "Bolotana" che richiama i disegni dell'arte indiana, con motivi a strisce romboidali e di stelle dai colori intensi, del verde, marrone e giallo.
Ora vi spiego un'altra lavorazione quella a punto pieno "Mustra" che si fa disegnando con la trama coloratasul ordito bianco, motivi stilizzati di animali, cervi e pavoni, piante, fiori, e gli sposi a cavallo, i simboli magici come soli e lune, poi motivi alegorici con circondati da cornici fatte di rombi, greche o motivi del ballo sardo. Così si lavorano pure bisacche, arazzi, coperte, e finimenti ricchi che rappresentano animali stilizzati oppure scene di caccia.
Mentre a Sarule, Santulussurgiu, Bonorva e Dorgali, un'altra tecnica molto impegnativa viene utilizzata per la tessitura di cuscini, tovaglie e tende di lino a "ranos" (chicchi di grano) o a "pibiones" (acini d'uva). La lavorazione è formata nel comporre il disegno facendo uscire fuori la trama dall'ordito, e facendo piccole gocce in rilievo.

Famosa è Teulada nel cagliaritano per i suoi fini ricami che riproducono, frutti, fiori e animali, ottenuti con il punto riccio, a nodo e soprattutto per le bellissime tovaglie. Non tutti sanno che già da alcuni secoli Teulada custodisce una tradizione di ricami artistici unici al mondo.
Il ricamo sardo che è il frutto di eccezionale abilità e la cui origine è addirittura leggenda. Come lo dimostrano i costumi tradizionali e gli arredi sacri.
In Sardegna l'arte del ricamo è molto estesa soprattutto a Oliena dove si fanno i meravigliosi scialli ricamati in seta. Le tecniche vanno dai merletti con il bianco su fondo colorato generalmente rosso-ruggine e ai delicati filet a nodi e pizzo di Bosa.
Le tele bianche vengono ricamate con sete e con lane policrome e i colori più usati sono il giallo, l'indaco, il ruggine e il marrone. In origine nati per decorare i polsi e il collo delle camice e dei indumenti che già da alcuni decenni vengono usati per confezionare anche articoli da arredamento. Ricamati solo nel lino a trama grossa con il punto fatto con una sequela di nodini disposti in modo geometrico fino a creare disegni tramandati da secoli e predominati da uccelli e piante.
Invece più complesso e delicato è il "punt'abrodu" che si ricama su tutti i tessuti dalla seta al lino.
Questo viene eseguito senza disegno, ma solo con la fantasia ago e filo e sul tessuto nascono piante fantastiche, ghirlande e galletti con le code simili a uccelli del paradiso.
E da questo ricamo ecco nascere questa bella leggenda:

"Narra la leggenda che il punto "A brodu" nacque nella cella di un carcere, dalle abili mani di una donna che era stata per molti anni condannata a vivere la sua vita con il rosario e l'ago, nel ricordo dei suoi due uomini, dai suoi affetti e dei suoi dolori.
Il barone di Teulada, quando tanti anni fa dominava i suoi sudditi, un uomo si invaghì di una signora al punto che la passione fu così violenta che a nulla valsero le minacce della forca per cambiare gli eventi e il destino.
In una notte d'amore i due amanti decisero di uccidere il marito di lei, ma condotto a termine il delitto, vennero scoperti da un abile ufficiale della giustizia, entrambi vennero condannati. L'uomo salì sul patibolo e la donna fu condannata in carcere a vita, poichè era incinta.
Nella solitudine della sua tetra cella, la donna chiese ago e filo, passando così il suo tempo tra preghiera e ricamo. Impresse sulla stoffa le sue sofferenze e le sue speranze. Ricamò un albero, le sue foglie, i suoi rami corti, gli uccelli e le melagrane, la grata della finestrella era il simbolo della sua colpa e ostacolo alla sua libertà. Fece così una stupenda coltre che donò alla baronessa.
La signora visse per molti anni, dedicando la sua vita interamente al ricamo".



I costumi

Non si può non parlare dei splendidi costumi sardi, i loro colori, i loro disegni sono di una bellezza unica.

I costumi sardi sono molto belli e colorati, arricchiti da stupendi ricami e impreziositi da gioielli di ispirazione ispano-moresca. E è senza dubbio la manifestazione folkloristica meridionale dove si trovano tracce sicure di una civiltà schiettamente mediterranea.

Il costume femminile


La donna nel suo bellissimo costume porta il capo coperto da un velo, uno scialle o una cuffia.
La gonna è lunga e plissettata o può essere fatta a "boldau" cioè a righe blù e rosse, oppure ancora a "indrollau" ossia di broccato con le maniche del corsetto a sbuffo.

Il grembiule è ricamato, che nella maggior parte dei casi le donne lo sovrappongono alle vesti, se pur non essendo sempre di fattura antica, ripropongono un' antichissima usanza di tutti i popoli e di tutti i tempi.

Il costume maschile


Il costume maschile, comprende la giacca che è molto simile al bolero che portano i portoghesi dell'Estremadura e confezionato di orbace scuro nero o grigio con bordi verdini. La camicia finemente ricamata ha un colletto alto inamidato tutto cosparso di ricami e ampie maniche.
Le bragas (pantaloni) sono larghe in tela di lino bianca e a metà polpacciosi vede la lunga camicia a tunica e nella cintura in pelle vi è un curioso amuleto che viene usato contro il malocchio.

Entrambi i costumi sono impreziositi da delicatissimi ricami di grande valore e strettamente legati da collane, catene, ciondoli, amuleti etc. gioielli che le donne sarde conservano con religiosità e che vengono tramandatidi generazione in generazione come fossero oggetti più sacri che preziosi.
Naturalmente i costumi variano di regione in regione.
Questo è solo uno spunto su la bellezza dei costumi sardi, che naturalmente hanno ancora tantissime variazioni.



Il merletto a Orvieto

Città dell'Umbria in provincia di Terni su uno sprone tufaceo, dominante la valle del Paglia.
Stupendo duomo di stile gotico, di insigne opere di maestri del quattrocento e del cinquecento. Pozzo di San Patrizio scavato nel sasso da Antonio da Sangallo, necropoli etrusca. Diocesi cattolica. Industria vinicola e delle ceramiche artistiche.

Alla fine del 1800 nasce il merletto di Orvieto, una diffusissima lavorazione tra le merlettaie del posto, prendendo le sue radici nella tecnica della trina d' Irlanda.
Nelle viuzze tortuose e strette della vecchia Orvieto sovrastate dalla maestosa e bellissima decorazione architettonica del duomo. Quando a loro il tempo permetteva e quando libere di ogni impegno le donne sedute davanti alle soglie delle loro abitazioni lavoravano con singolare abilità e capacità una trina impalpabile quasi eterea, per loro il tempo non aveva fretta mentre il suono delle campane segnavano l'alba e il tramonto
Nel 1907 circa su iniziativa di nobili dame dell'acristocrazia locale e alcuni esponeneti nacque l' Ars Wetana una società di patronato che si propone di dare alle donne del popolo un'opportunità di guadagnare a domicilio con un lavoro non particolarmente gravoso, svolgendo l'attività di produzione e confezionamento di merletti e trine, riferendosi in modo particolare al Duomo di Orvieto e dei suoi bellissimi ornamenti e riprendendo i tipici motivi decorativi delle foglie di edera di acanto e di vite e dei fiori eterei, animali, e figure tratti dai bassorilievi trecenteschi del Duomo imprigionandoli in una rete impalpabile e irreale che compone l'unico appoggio a dei rari capolavori della fantasia e abilità di un arte tutta femminile. La bellezza del ornato a rilievo era esaltata dalla stiratura che con particolari accorgimenti faceva si, che esso richiamasse proprio da vicino i bassorilievi trecenteschi del Duomo.
Non trina e non pizzo ma merletto perchè è questa parola che manifesta un'origine medievale derivata da "merli" e ci fa ricordare i castelli portandoci in un tempo molto lontano, oppure in qualche palazzo presente anche nelle nostre città, o le cime delle montagne, come i lavori che si fanno al nord chiamati Hardanger o Puncetto. Perciò per somiglianza un scorrere sinuoso, ondegiante del lavoro. La definizione trina è di origine più antica da sistemare in un complesso di origine araba e più adatta a distinguere un lavoro leggero e sottile come il Valenciennes o il ricamo su tulle.
Il merletto di Orvieto è una creazione completamente femminile, sia per quanto riguarda la preparazione dei disegni curata dalle signore dell'Ars Wetana, sia per quel che riguarda l'esecuzione affidata alle operaie e il lavoro finito è dunque di un armonia ed eleganza senza pari.
Ogni merlettaia ha una sua specializzazione che oggi si può chiamare il lavoro di equipe con una sua organizzazione, sottile nell'esecuzione di tondini. puntine, rete, ornato che poi viene assemblato da una merlettaia che completa personalmente la perfezione del lavoro, In altri casi è la sola merlettaia che esegue tutte le fasi della lavorazione. La tecnica di lavorazione è molto diversa dalle altre, perchè si impiega un sottilissimo uncinetto n.06 e cotone in rocchetti o gomitoli del n.150 e in qualche caso del n.200 che però ormai non si trovano più in commercio. Però non tutti i cotoni si possono usare, alcuni che non sono sufficientemente ritorti rendono scadente la qualità del lavoro.
E' un lavoro di molta pazienza, silenzioso e fatto con molta attenzione. Prima cosa si fa il disegno su carta, poi si riporta il disegno su mussola con la carta copiativa, si fa l'ornato sulla traccia del disegno e si usa un sostegno con un filo interno più grosso, poi si adatta con un imbastitura solida l'ornato alla tela e poi si fanno i tondini per la parte centrale o chiamato anche buchino, se il merletto viene adattato su tela, si fa il fondo detto "girato" o a "stanghe" nell'orlato a tulle fra i tondini, dopo si toglie l'imbastitura e si stira.
Per la stiratura si usa un ferro piccolo e di vecchio modello con l'aiuto di particolari attrezzi scaldati per dare rilievo all'ornato. Mentre per dare consistenza al lavoro si usa una spluzione di gomma arabica.
E' un lavoro complicato, ma questo merletto di Orvieto viene utilizzato in modo particolare nei corredi liturgici come: camici, tovaglie per gli altari, lini sacri, e anche per l'arredamento, come il corredo e la biancheria intima usano questa notevole lavorazione con questi straordinari risultati: Panelli, lenzuola, arazzi, tovaglie, centri da tavola, copriletti, paralumi, vestiti da sposa, corredi da battesimo e colletti.
Nel 1974 dopo l'alternarsi di fatti successi, l'ARS Wentana ha concluso la sua attività sotto forma di società di patronato per mutarsi in azienda privata, pur mantenendo integro il livello artistico della produzione.
Alcune valenti merlettaie hanno portato e portano avanti ancora oggi con passione la loro attività presentando disegni antichi così come creazioni nuove.
Alcune di loro hanno collaborato nel 1995 alla creazione della Scuola "Bolsena Ricama" che si è fatta l'obligo di riprendere la tradizione del merletto di Orvieto.

La visita del Pontefice

Nel 1990 a Orvieto in occasione del settimo centenario della fondazione del Duomo di Orvieto, alla visita del Pontefice, gli fu fatto dono di un meraviglioso merletto.

Il merletto a Assisi

Cittadina dell'Umbria in provincia di Perugia, di aspetto medievale in posizione panoramica, su uno sperone del Subasio. I suoi maggiori e più famosi monumenti sono legati al nome di S.Francesco e a Santa Chiara, è sede vescovile. La Basilica con le due chiese superiore e inferiore di struttura gotica, duomo di S. Rufino, tempio romanodi Minerva, basilica di S.Maria degli Angeli e il celebre oratorio di S.Damiano.

Anche se il tempo è trascorso inesorabile facendo che le stagioni cambiassero tante volte colore, non ha potuto cambiare la bellezza e il fascino di una terra così ricca di profonda spiritualità francescana e di tesori d'arte di grandiosa bellezza .
Assisi si trova sull'estremo pendio del monte Subasio, dalla sua posizione elevata domina la verde e tranquilla pianura umbra.
In questa atmosfera di serenità e bellezza, tra gli affreschi che Giotto ha dipinto nella Basilica Superiore di S.Francesco dedicati alla sua vita e in queste condizioni di vita spirituale e morale si inserisce la tradizione del ricamo che prende il nome del posto in cui è nato, il "Punto Assisi" oppure "Punto francescano", tipico prodotto dell'artigianato del luogo.

Le sue origini che si perdono nel tempo perchè già nel 1300 si trovano motivi e tracce di questi ricami.
Nell'episodio della morte del cavaliere di Celano, il tavolo intorno al quale sono seduti i commensali si può vederlo apparecchiato con una tovaglia ricamata con i caratteristici disegni fatti a Punto Assisi.
Fu nel cinquecento e nel seicento che questo ricamo ha avuto il suo massimo splendore, anche per la diffusione di libri per modelli destinati ai ricami.
E' all'inizio del 1900 che tra l'alternarsi di vicende che il ricamo artistico vede il suo momento di rinascimento, grazie all'iniziativa del "Comitato per le industrie femminili". Che nel 1905 si costituì ad Assisi ed ebbe il merito di organizzare il lavoro di tante operaie e produrre una rete di distribuzione anche sui mercati esteri. Insieme a questa iniziativa nacquero laboratori presso Istituti di educazione e conventi femminili, così come il "Laboratorio di S.Francesco".
Nei giovani oggi suscita il ricamo del "Punto Assisi" un nuovo interesse e dal quale traggono dalle anziane ricamatrici l'insegnamento che offre loro di imparare un'arte e la possibilità di un sviluppo dell'artigianato locale.
Per chi va ad Assisi può ancora oggi incontrare per le vie sedute davanti alle porte di casa le donne intente al lavoro di ricamo che era tanto diffuso in un tempo ormai lontano.

Il punto "Assisi" una lavorazione difficile da realizzare e di grande effetto è un insieme di due punti di ricamo, dal punto a croce e il punto scritto, per questo l'effetto dell'immagine si ottiene in negativo, cioè il ricamo copre il fondo con il punto croce, invece il punto scritto ne definisce i contorni.
Il tessuto che si usa è una tela di lino o misto lino di colore avorio e si chiama "tela Assisi", molto regolamente tessuta con fili di ordito e trama di uguale grossezza, così che risulta un esatto punto croce. Il punto scritto di solito viene eseguito nel colore nero, invece il punto croce con colori più vivi come l'azzurro e il ruggine che ricordano le tovaglie rinascimentali e medioevali della tradizione dei tessuti umbri.
Il ricamo del punto Assisi per quello che riguarda la sua tecnica è un ricamo semplice sia nell'aspetto che nell'esecuzione, nell'aspetto è quello di un tessuto in tutto simile alle tovaglie perugine che nell'esecuzione richiede la precisione del ricamo a fili contati.
Nel punto "Assisi" gli animali i fiori vengono ripresi dai stupendi intarsi in legno del Duomo di S.Pietro a Perugia, i rosoni, i bassirilievi dei portali delle tante chiese umbre, come i bassolrilievi del portale della Cattedrale di S.Rufino ad Assisi, dal quale è stato copiato il soggetto per il famoso ricamo "Il vaso di S.Rufino.



Il Merletto a Santa Ninfa

In provincia di Trapani e sorge in una zona collinare interna. Centro agricolo, tra i suoi prodotti in particolare è la produzione di ortaggi, grano, olive e frutta.
Fondata nel 1605 da Luigi Arrias Giardina, fu distrutta per 80 per cento dal terremoto del Belice nel 1968, poi ricostruita completamente allo stesso posto nelle vicinanze del Monte Calvario. Ancora oggi si può vedere alcuni resti di edifici come il monumento dei Caduti, alcuni resti di chiese e del Convento di S.Anna, distrutti dal terremoto.

A Santa Ninfa era la "dote" che faceva nascere l'arte del merletto a fuselli, questa biancheria sia personale che per la casa, questa biancheria veniva confezionata dalle madri che poi la donano in dote alle figlie quando si sposano. Però non solo le madri ma anche le figlie fino da adoloscenti lavoravano al tombolo e si preparavano la loro biancheria per la dote. Invece nelle famiglie ricche si faceva preparare la dote da altre merlettaie e cosi questa arte del ricamo ha dato vita a una attività artigianale. Vengono cosi confezionati della bellissima biancheria intima come camicie da notte, abbellita da ricami, con iniziali, lavori a chiacchierino e pizzi o sfilato siciliano, poi federe per cuscini, lenzuola e sbote per i letti stile rinascimento. Come anche asiugamani con inserti di pizzo, oppure fatti a punto antico con le frange (frinze) poi centrini in tante forme e ricami diversi molto belli e anche tende ornate all'uncinetto o a punto ago, per rendere la casa più bella.
Ma oltre questo si tessevano anche coperte che venivano chiamate "cutri" e tovaglie "trubbeli" come anche tutti i tessuti che si usavano per realizzare i corredi, ma oltre a questi tessuti che servivano per il corredo, venivano fatte anche le "frazzate" e tappeti, che venivano realizzati con il riciclaggio di vecchi indumenti che si tagliavano a striscie in modo che diventavano dei lunghi nastri e poi si avvolgevano su una spoletta unindo i colori più diversi e tessendoli che poi formavano righe, specchi e altri disegni. Nell'insieme non esiste un tipo di ricamo che sia superiore sugli altri, ma è una lavorazione assortita di ricami e trine le quali si eseguono oggi.



Il merletto a Predoi

Predoi è in Valle Aurina in provincia di Bolzano e si stende ai piedi di quattordici cime.
In questa terra un pò aspra ma in pari tempo meravigliosa, l'uomo lavora il rame già dall'età del bronzo. Nel medioevo la miniera di rame contribuì sensibilmente per ben cinque secoli al sostenimento delle famiglie e allo sviluppo della Valle. Un altro artigianato molto interessante è quello di intagliare maschere con le cortecce d'albero e nel legno e anche con le radici.

Se andate a Predoi avrete occasione di vedere fare bella mostra in ogni "Stube" il suo immancabile "Klappelspinggele" che sarebbe il tombolo e che in ogni stube è di casa.
Sembra che ad avere introdotto il tombolo nella valle questa interessante specie di artigianato sia stato un minatore straniero e che d'allora tutte le donne di Pordoi usavano, sia per svago che per lavoro e nasce così l'artigianato del tombolo. Vi fu un periodo di decadenza per il merletto che però riuscì a riprendersi e a rifiorire.
Quando nel 1893 venne chiusa la miniera di rame che rappresentava per gli abitanti di Predoi da secoli la principale risorsa economica. Nel tentativo di trovare nuove fonti di sostentamento per le famiglie, soprattuto con l' aiuto dal di allora sacerdote di Predoi e dai proprietari delle miniera. Alcune donne furono state mandate in Austria a Vienna a seguire dei corsi di merletto. Lì ottenevano un diploma e impararono anche a creare i disegni. Quando tornarono alle loro case a sua volta insegnarono alle donne e bambine di Predoi, quello che avevano imparato e che è stato sempre tramandato di generazione in generazione. E ancora oggi costituisce una ben utile risorsa e attività, come quella di intagliare maschere.
La prima scuola statale per merletti al tombolo venne fondata nel 1908 e ogni anno tenne un corso della durata di otto mesi questo fino al 1912. Successivamente durante la prima guerra mondiale, le donne dovettero abbandonare il tombolo per occuparsi del lavoro nei campi, in assenza degli uomini partiti per la guerra.
Negli anni trenta i corsi hanno ripreso e il lavoro al tombolo ebbe un buon sviluppo, poi arrivò la seconda guerra mondiale e ci fu nuovamente una interruzione del lavoro.
Nel 1948 dall' EMPI sotto la direzione della signora Rosa Mittermair fu nuovamente fondata la scuola di merletto e la sua direzione continuò fino alla sua morte che avenne nel 1969. Per merito alla fondazione dell' associazione "Scuola del tombolo privata" che avenne nel 1994, i corsi di merletto finanziati dalla provincia autonoma di Bolzano si svolgono ancora e un buon numero di persone interessate li frequentano ancora oggi. Quindi ininterrottamente da 53 anni la scuola esiste ancora. E per un piccolo paese come Predoi con solo 700 abitanti essa ha un grande valore e ancora oggi rappresenta per quanto modesto, un contributo significativo per l'economia del paese. Nel periodo estivo la durata di un corso è di 100 ore e l'insegnamento si svolge alle ragazze fino ai 14 anni. Mentre in autunno il corso prosegue per le donne di Predoi.
Siccome è un' attività tradizionale i corsi vengono svolti solo agli abitanti del paese. Nel periodo estivo in alcune manifestazioni si possono anche vedere le merlettaie al lavoro.
Nella scuola si insegna sia il merletto moderno, sia quello antico dove ogni tipo di pizzo ha il suo nome tradizionale e caratteristico come: "Fledermaus" che vuol dire = pipistrello, poi "Schnecke" che vuol dire = chiocciola, poi "Finger" che significa = dito e Mucke che significa = zanzara. Sia il pizzo moderno, cosiddetto "commerciale" che "tradizionale" si inizia con la fettuccina e il punto tela, poi si va avanti con il mezzo punto fino al punto stuoia. Il filo utilizzato è tradizionalmente di lino, ma si usa anche di cotone, negli ultimi anni si lavora anche con fili colorati.
A Predoi oltre ai classici lavori si fanno anche dei bellissimi lavoretti per le feste natalizie come: angeli, campanelle, stelle, babbi natale, orsetti, uccellini, alberelli e altri, da appendere sull' albero di natale.



Il merletto a Cesena

Città della Romagna, Di antichissima origine, fu nel medioevo per qualche tempo signoria di un ramo dei Malatesta poi appartenne alla chiesa. Sede vescovile, con la caattedrale romano-gotica del secolo XIV-XV. Biblioteca malatestiana. Centro agricolo, bovini, fragole, pesche, kiwi, ortaggi, vino, olio, pesce e industriale con zuccherifici.

A Cesena non ha mai avuto molta importanza il lavoro del merletto al tombolo, ne come fonte di guadagno e nemmeno come attività artigianale. Il merletto certamente era conosciuto ma veniva usato più che altro nei conventi dove le suore provenienti da altri posti come Offida, Cantù, Burano etc. insegnavano l'arte del merletto.
Fino a quando nel 1988 un gruppo di donne appassionate di questo lavoro al merletto hanno aperto una scuola completamente gratuita per insegnare l'arte del merletto.
I risultati sono stati ottimi e con un sostegno determinante del Presidente del Centro Culturale di Sanseporcro, la scuola si fece conoscere in tutta Italia. La scuola non si interessava solamente all'insegnamento della tecnica tradizionale italiana del merletto, ma anche all'esecuzione di progetti riformati con temi e indirizzi ispirati all'arte creativa moderna. E' questo il motivo per cui i lavori delle allieve e merlettaie di Cesena hanno un'impronta del tutto originale, sia per quello che riguarda l'elaborazione di nuove combinazioni di punti come per la prova di moderni filati e anche per la ricerca di inedite ispirazioni artistiche. Lo scopo per rendere riconoscibile e apprezzabile lo stile e del merletto di Cesena è proprio questo insieme di studi e di orientamenti.
Il lavoro "Sacra Geometria di Piero" nel 1992 che fu presentato al Concorso Internazionale della V Biennale di Sansepolcro vinse il tombolo d'argento. Altre due mostre di merletto al tombolo la scuola ha organizzato della città di Cesena nel 1993 e nel 1996 con due incontri e ebbe un grande successo non solo nell'ambito cittadino, ma anche a livello nazionale.
Con le più varie fonti d'ispirazione e con filati speciali alcune creazioni moderne adatte all'abbigliamento sono state esposte a mostre o fatte sfilare accoppiate a lavori della "Sarteco" a Milano, Firenze, Arezzo, Montecarlo, Parigi e anche in Giappone, ricevendo ovunque, curiosità, interesse e approvazioni per l'ottima tecnica esecutiva e per l'armonia dell'insieme dell'accostamento dei colori e la disposizione artistica.
Un gruppo di convinte sostenitrici della mescolanza tra il merletto e il ricamo hanno istituito l'Associazione "Accademia dei lavori femminili" dove si insegna il merletto al tombolo e il ricamo. Delle quali alcune di queste creazioni con queste tecniche sono state esposte a delle mostre, oltre che a Cantù anche a Sansepolcro, Isernia, Gorizia, l' Aquila e Cles anche in altre città d' Italia, come negli Stati Uniti e in Svizzera.
In questo periodo l' Accademia lavora in collaborazione con la storia del merletto e con la maestra merlettaia Thessy Schoenolzer Nichols, al progetto "Cultura classica per un merletto a fuselli moderno" mirato all'aggiornamento delle maestre merlettaie sulle varie tecniche del moderno italiano, affinchè dal passato si prendano spunti e conoscenze , ma che poi ci si proietti nel futuro per un'arte più attuale e rispondente alle esigenze e ai gusti del mondo moderno, osservato con stima e meraviglia all'aggiornamento delle maestre merlettaie su varie tecniche del merletto italiano, affinchè si prendano un'idea e conoscenze del passato, ma che dopo ci faccia conoscere il futuro per un'arte più attuale e adatta alle esigenze e ai gusti del mondo moderno.
Per quanto concerne il lavoro: il filo viene usato a seconda del manufatto che si vuole fare, lino sottilissimo, seta, la canapa e fino a filati elastici e metalizzati. Nella scuola si lavora su tomboli cilindrici riempiti con crine vegetale o segatura e diversi sono i tipi di appoggiatombolo, che provengono da Offida, Cantù e dalla valle Aurina e risulta il più razionale e pratico un modello del 700.
I fuselli sono di media grossezza con testina per fermare il filo e gli spilli sono sottili e lunghi. I motivi sono disegnati su carta millimetrata o da lucido, ma non su cartone che viene usato a Cantù o in altri posti senza le indicazioni delle punture.



Il merletto in Val Varaita


La Val Varaita si trova in provincia di cuneo, con bellissimi panorami e piste da sci, oltre a bellissime passeggiate, Pontechianale, Bellino, Cesteldelfino, Sampeyre, queste alcune pittoresche località della Val Varaita, dove l'arte del merletto ha un'antica tradizione, altri bellissimi lavori artigianale della valle sono: lavori in legno, ceramica, rame, peltro, gioielli, come il broccato, la pietra e altri.

Già dalla metà del XVII secolo si era diffusa l' arte del merletto a fusilli in Val Varaita e le merlettaie che si applicano a questa arte vivono a Pontechianale, Sampeyre, Bellino e Casteldelfino. Il merletto occitano si distingue dagli altri da l' esecuzione del fondo eseguito a: Point de Paris (rete a buchi esagonali) e gli altri punti sono il mezzo punto, il punto tela, il point a le rose, il point cannage e il point d' esprit. I disegni quasi sempre si riferiscono alla natura come: tralci, fiori, api etc. Un' altra cosa che si distingue è il contorno dei disegni con un filo grosso e lucido che viene chiamato "cordonnet" e che nel merletto crea una cosa unica nei confronti dei merletti realizzati nel resto d' Italia. Il merletto occitano era nato per abbellire le cuffie del costume tradizionale femminile (bero) ma a volte anche per quello maschile, quando l' usanza delle cuffie scomparve allora sembrava che anche la lavorazione del merletto dovesse scomparire. Ma tra il 1900 e il 2000 due uomini il colonnello Michele Celestino Bes e l' avvocato Gianpiero Boschiero che ancora oggi si interessa all' associazione Pouientes d'Oc (merletti occitani) questa associazione si occupa dell' insegnamento dell' arte del merletto in alcune scuole elementari.
La maggior parte dei merletti a fuselli veniva relizzata per confezionare le cuffie dei costumi tradizionali delle donne. Però qualche merletto veniva pure utilizzato per i costumi festivi maschili di Casteldelfino e anche in alcuni costumi della festa tradizionale della Baio di Sampeyre. Mentre di paramenti per la chiesa si conoscono solo tre tovaglie d' altare ornate con questi merletti.
Fu nell'anno 1920 quando i merletti hanno iniziato a essere utilizzati per la biancheria intima femminile, come anche per servizi da tavola e ora vengono anche usati nell'arredamento. Nella tradizione venivano realizzate esclusivamente strisce larghe 8-11 cm. Sempre nel 1920 furono prodotti anche merletti rotondi e quadrati. Di recente si hanno realizzato merletti romboidali e esagonali.
Il declino dell'uso della cuffia

Sono in pochi a sapere che in Alta Valle di Susa, a Rochemolles si lavora il merletto al tombolo e che nel museo civico di Bardonecchia vi è conservato un antico tombolo completo di merletto, fuselli e crocca d' fa pountzetto cioè l' attrezzo tutto intagliatoche si piantava nel terreno e tenuto tra le ginocchia faceva da supporto al tombolo per la lavorazione del pizzo. A Bardonecchia esiste una scuola del merletto, questa scuola ospita in gran numero ragazze che desiderano apprendere a lavorare con i fuselli. Il tombolo viene lavorato con filo continuo e si usano da otto a trecento fuselli per volta e quando si sbaglia si ricomincia da capo. In questa scuola appese alla parete dell' aula si possono vedere alcuni lavori come: dalla frutta in più colori tipica di Melezet, come il simbolo delle olimpiadi di alcuni sciatori del 2006 realizzato in filo nero e anche altri vari pezzi. Sempre a Bardonecchia presso il "Museo Civico" si possono ammirarei vari attrezzi del passato, tra questi un tombolo, dei costumi tradizionali, e alcune cuffie.
A Rochemolles il merletto è stato portato nel 1620 -1630 da Isabella de Serre una donna nobile e bella di Oulx, moglie di Lorenzo De Ferrus.

Circa quattro secoli fa in Valle D'Aosta si rifugiarono delle suore che erano fuggite da un monastero di Cluny.
Loro portarono con sè l'arte del merletto a tombolo che si diffuse a Cogne, questa arte anche se sembrava scomparire, oggi ci sono un centinaio di merlettaie che si sono riunite in coperativa che lavorano questo ricercatissimo pizzo, che viene realizzato a memoria senza usare disegni o modelli come base.
Di fronte alla chiesa di Sant' Orso vi sono i locali della "Meson di pits" che sono la sede della Cooperativa "Dentellieres de Cogne" dove si possono vedere le merlettaie con il loro costume tradizionale, che realizzano con il filo di cotone, lino o canapa i loro lavori. E da qualche anno il merletto è diventato oggetto di insegnamento nelle scuole, ragazzi e ragazze imparano così a destreggiarsi con i fusi e a riprodurre motivi decorativi e disegni antichi di secoli. I tradizionali costumi di Cogne sono fatti in "drap" che è un tessuto locale, di colore nero e arricchiti da merletti (dentelle). I colli lavorati a tombolo sono gli elementi tipici del costume.
Il filo che viene usato per i merletti di Cogne è di lino di colore naturale, qualche volta esso viene candeggiato.
I principali punti che contradistinguono questo merletto sono: "borna camanda (buchi eleganti)" "borna semplice (buchi semplici)" "teppa cera (mezzo punto)" "teppa teuppa (losanghe con punto tela)" Jouede perni, teppa cleira, pinta teuppa paviuola, beubeille (fuselli).
E' un costume molto austero quello di Cogne, ma è abellito ai polsi e al collo da un pizzo alto cm.10. Anche questo pizzo è molto semplice, invece al costume che veniva usato per le nozze si applicavano merletti acquistati in Francia e erano molto più raffinati.
In alta Val Varaita si porta un costume in panno di lana nero e uguale è anche quello nuziale, tutti e due hanno tre grandi pieghe sciolte e sopra i vestiti c'è uno scialle e un grambiule che possono essere di cotone o di lana, invece le spose lo portano in seta.
Per risaltare dal fondo dell'abito nero i loro colori sono molto vivaci. La cuffia è ornata da un merletto eseguito al tombolo che a volte viene lavorato anche con un centinaio di fuselli.

Il più vistoso costume della Valle d'Aosta è quello di Gressoney e la sua cuffia è il pezzo più importante e più prezioso, è in seta ricamata e abellita con delle applicazioni di merletti in argento o oro e con perline. Col passare del tempo cambiò forma fino ad arrivare alla fine del 19°secolo, quando questa cuffia prese la forma di un alto diadema.



Pragelato può testimoniare nei suoi meravigliosi costumi tradizionali la lavorazione del merletto. La "barette" è la cuffia per le occasioni importanti come per esempio, feste patronali, matrimoni. Questa cuffia è confezionata in organza azzurra, invece quella che viene usata in caso di lutto è in lino bianco ed i pizzi che la ornano sono ricamati al tombolo. Il declino dell'uso della cuffia, iniziato verso la fine del secolo scorso, comportò anche il declino dei merletti.



Il merletto a Fagagna

Fagagna un piccolo centro del Friuli, dove l'era moderna ha lasciato ancora uno spazio di vita contadina.
Alla fine del secolo scorso a Fagagna ebbe inizio un'attività artigianale di grande rilievo sociale la "Scuola dei Merletti". La lavorazione con il tombolo a fuselli, ideatori furono la contessa Cora di Brazzà e il senatore Gabriele Luigi Pecile. Questa iniziativa oltre ad essere di notevole vantaggio per i giovani fagagnesi di allora, che trovavano un lavoro utile e dignitoso e che ben presto divenne motivo di grandi interessi e soddisfazioni, poichè il lavoro delle ragazze fagagnesi andò oltre le loro speranze conquistando il raffinato mondo delle dame di un tempo, in cui merletti e trine erano di gran moda e prestigio.
Infatti i merletti di Fagagna arrivarono fino alla casa reale e le merlettaie fagagnesi si meritarono il titolo di "Merlettaie della Regina". La scuola merletti potè senza dubbio rivaleggiare con quella più famosa di Burano.
Fino agli anni' 50 circa la scuola ebbe vita rigogliosa poi terminò causa una serie di mutamenti economici e sociali verso gli anni' 60. I tanti preziosi manufatti, con i disegni e i registri della Scuola erano conservati fino a poco tempo fa dalle Suore di Maria Bambina che hanno avuto l'eredità della scuola fino alla sua chiusura e ora sono diventate patrimonio del museo. Nel quale si può vedere fedelmente ricostruita la Scuola di Merlatto di Fagagna e leggere attraverso manufatti, documennti e fotografia la storia di quel tempo.
Fino dal 1600 nella "Scuola Merletti", il merletto veniva insegnato dalle suore provenienti dalle Fiandre.
Da secoli questa arte era stata tramandata fino all'importantissimo legame con la scuola d'Idrija che nel 1876 aprì un ufficio a Gorizia, per il commercio del merletto verso i mercati stranieri. La scuola che nel 1979 è stata inserita nella struttura della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia.
L'insegnamento viene diviso in corsi di sperimentazione espressiva di tre anni e corsi ordinari di sei anni, in questi vengono insegnate anche materie come storia del costume, del disegno e della progettazione artistica, storia dell'arte, discipline che permettono di ottenere il diploma di Maestra Merlettaia.

"Cjase Cocel" è un eco-museo derivante dal greco oikos che significa casa o luogo natale.
L'abitazione che ospita il museo è una vecchia casa ruale, che risale in alcune sue parti al 1600, che fu acquistata dall' Amministrazione Comunale e restaurata però mantenendo intatte le case tipiche, della casa contadina friulana. Il nome Cjase Cocèl è in relazione alla famiglia Chiarvesia (sopranome Cocèl) la famiglia che per tanti anni ha abitato la casa e che è stato conservato per richiamare alla memoria una famiglia contadina locale e anche per sottolineare lo spirito dell'istituzione cioè quello di ricostruire la vera casa come era un tempo. La casa presenta la vita di ogni giorno e il lavoro dei contadini friulani di un epoca che va dalla fine dell'800 fino agli anni 50 circa cioè prima dei grandi cambiamenti successi negli anni 60 in Friuli, sia nel lavoro che nella vita.
A Fagagna ancora oggi si possono trovare varie attività agricole di un tempo lontano come: il cestaio, l'arrotino, il fabbro, l'ombrellaio, la fucina del maniscalco, la contadina che fila la lana e le merlettaie. Naturalmente si trova anche il pozzo con l'immancabile gelso, la liscivaia dove si lavavano i panni, la concimaia, la latrina, il pollaio l'aia con vicino il mulino e il forno del pane, tutto ancora perfettamente funzionante.
A Fagagna si può rivivere i tempi lontani, anche ai giorni d'oggi, perchè a Fagagna il tempo siè fermato.

Una caratteristica del luogo è: Oasi dei Quadri, presente nel territorio di Folagna tra le due strade provinciali per Majano e Caporiacco vi è una zona umida di un certo interesse. Il suo aspetto più caratteristico sono la presenza di circa una trentina di stagni circondati da una rigogliosa vegetazione. Da questi stagni per circa due secoli fino alla metà del 900 si scavava dell'argilla e della torba.
Nel 1765 la palude venne suddivisa in zone coltivabili con fossi per lo scolo delle acque, l'impresa ebbe il nome di Nuova Olanda.



Il merletto in Calabria


La Calabria è una delle regioni più antiche d'Italia. Una terra molto bella e molto vasta, con il suo meraviglioso mare e i suoi splendidi boschi. Le sue colture sono gli agrumi, cereali, olive, viti, fichi e pesca del tonno, ed è famosa anche per il "bergamotto" col suo soave e inebriante profumo. Ha ricchezze forestali e impianti idroelettrici.

In molti centri della Calabria si pratica ancora l'arte del merletto al tombolo e dei pizzi.
La tradizione del merletto a fuselli ha radici antichissime, questa arte viene già da secoli tramandata di madre in figlia, un tempo veniva insegnata negli Istituti religiosi, dove numerose educande imparavano con tanta pazienza l'arte del merletto e del ricamo. Molto importante e di grande valore è anche la lavorazione dei ricami, legati al corredo e al costume calabrese, questo lavoro fatto con tanta passione e fantasia viene spesso usato per arricchire e abbellire, elegante biancheria da letto, da tavola o da bagno e molto spesso anche nelle chiese per gli arredi sacri, come tovaglie per gli altari e vesti liturgiche. E ancora oggi questi merletti cosi delicati e eleganti lavorati con fili sottilissimi in seta, lino o cotone vengono usati spesso per completare le bellissime tele tessute su antichi telai.
In Calabria un'altra arte molto interessante e molto antica è l'arte della tessitura e fino al secolo scorso la regione veniva considerata un grande laboratorio. In tutte le case c'era un telaioe i segreti del ricamo e della filatura veniva insegnate dalle madri alle figlie. Una tradizione che viene tramandata fino ai giorni nostri e dove si comprende l'appassionata ricerca dei valori del passato e il grande desiderio di farli rivivere nei moderni tessuti.
Di grande valore è la produzione dei merletti, con i quali oltre i corredi e oltre ad abbellire la casa si fanno tante altre stupende cose come, bomboniere, cuscinetti portafedi, cuscini, paralumi, centrini, bauli tutti rivestiti in merletto e pizzo, poi anche molto importante è la produzione di ricami, arazzi, sete e damaschi.
Per il Tiriolo, centro caratteristico in posizione panoramica e con le sue case che scendono a schiera, l'artigianato tessile più importante è il "vancale" che è uno scialle che nei tempi passati indossavano le "pacchiane". Oggi è un capo importante nell'abigliamento femminile moderno e non solo ma viene usato anche come abbellimento nell'arredo della casa, appoggiato sui divani, poltrone, sopra i tavoli e anche appeso alle pareti. I vancali vengono realizzati in seta o in lana, con righe trasversali di vari colori e con intramezzature di laminato argento e oro su un fondo bianco o nero. A volte vengono abbelliti con lunghe frange, questi scialli vengono ancora lavorati con antichi telai di legno.
Longobuco, Tiriolo e San Giovanni in Fiore, sono i centri più importanti dei tessuti d'arredo e arazzi e per la tradizione della loro lavorazione e rappresentano il massimo della produzione del settore. E' molto ricca la simbologia e la policromia dei disegni che si ispirano ad antiche leggende della tradizione locale o orientale. Inesouribili sono i temi decorativi di aspetti del mondo vegetale, fantasie di fiori, di alberi, composizioni ritmiche e serrate di temi simbolici o astratti, figure umane che sfilano, che danzano, cavalcano e figure sintetiche e essenziali di animali a volte reali a volte fantastici, su varie tonalità di colore, elementi religiosi, simbolici, magici espressi con composta semplicità. In modo particolare sono preziosi i tappeti e le coperte dove si mantiene ancora viva per il suo intreccio la tradizione tecnica più antica greca, araba, bizantina o armena di più recente importazione. Caldi e vivacissimi i colori e le varietà dei disegni. Questi tessuti vengono anche usati come complemento di tappezzeria e di arredo.
I damaschi sono dei tessuti di seta a fiorami e altri disegni vari e spesso sono ispirati ai fregi del secolo XVIII in cui prevaleva il motivo della foglia d'acanto, di lauro o di ulivo, misti con altri elementi decorativi secondo lo stile Luigi XIV e XV. Questi tessuti di grande pregio e particolarmente preziosi sono realizzati con sete della migliore qualità.
L'azzurro, il verde, il rosso e il giallo oro, sono i colori della tradizione calabrese. E la tradizione vuole anche che i damaschi più preziosi vengano stesi ai balconi delle case patronali durante la processione del Santo Patrono.
Sono di grande valore artistico e storico i damaschi antichi di proprietà della Basilica dell'immacolata di Catanzaro.
Oggi questi lavori in seta vengono prodotti per realizzare, ornamenti, paramenti sacri, coperte, tessuti d'arredo, scialli e biancheria, come lenzuola, tovaglie, e asciugamani.
Altri tessuti più leggeri del damasco sempre di tradizione calabrese sono stati: l'organzino (seta per fare l'ordito) l'armonio operato o liscio a fiori dello stesso colore, che una volta veniva usato per i vestiti femminili a lungo strascico (candusce), poi il tabì tessuto simile alla faglia che nel colore nero serviva per toghe e abiti per gli avvocati, le gaganelle che sono dei nastri in seta in tutte le tinte, le raganelle e l'organzino sono ancora in produzione.
Si distingue per la sua raffinatezza la produzione della seta grezza che viene direttamente dal baco da seta al tessuto, nel comune di Cortale (Catanzaro) dove espertissime mani intrecciano e lavorano preziose e rare sete nel colore naturale.



Il ricamo in Sicilia


Regione di clima temperato-caldo con piogge invernali. Sulla costa orientale l'Etna m. 3263 il più importante vulcano d'Europa. Produzione di arance, mandarini, limoni, mandorle, olio di oliva, frumento, orzo, pomodori, fichi d'india, carciofi, piselli, cereali. Allevamenti ovino e caprino, pesca del tonno, pesce spada, sardine e acciughe.

Anche in Sicilia come in Sardegna si ama molto il ricamo, che fu introdotto dai Bizzantini e fu molto stimato dagli arabi e anche una delle grandi attività degli Opifici del Palazzo di Palermo.
La prima produzione degli sfilati siciliani risale tra il mille e millecento. Fu sotto il dominio arabo che si diffuse l'arte del ricamo e soprattutto lo sfilato trovando terreno fertile nella particolare situazione delle donne siciliane di allora, costrette in casa senza apertura verso lo studio o attività professionali.
Vi furono nel passato delle donne più intraprendenti che organizzavano come delle "imprese" distribuendo alle ricamatrici il tessuto e il materiale necessario, così anche stando nella propria casa ognuna poteva dedicarsi nel tempo libero a questo lavoro e così è sorta la categoria delle sfilatrici, ricamatrici,disegnatrici e stiratrici. Poi l'imprenditrice raccoglieva il lavoro fatto e si incaricava di venderlo in casa propria o attraverso i negozianti incassando notevoli guadagni. L'organizzazione è quella tipica del lavoro a domicilio.
Nel dopoguerra del 1915-1918 a Palermo e a Ragusa nacquero le prime scuole dei ricami. Le donne siciliane abituate a frequentare i conventi dove delle preparatissime suore insegnarono loro l'arte del ricamo ora avevano la possibilità di frequentare delle vere scuole.

Il ricamo in breve fu conosciuto in tutta la Sicilia e venne lavorato in tutti i modi da preziosi ricami con fili d'oro, coralli e perle per il vestiario principesco e della chiesa, per gli adobbi sacri, le vesti liturgiche etc. però come anche per stendardi e anche all'abigliamento del popolo e per la biancheria di casa e anche per la dote.
Uguale è la storia del merletto, anche lui di provenienza orientale viene usato in Sicilia molto prima che sul resto d' Italia e d' Europa e progredita per mezzo del ricamo "sfilato" che la Sicilia adottò forse già prima del XIV secolo con grandi risultati artistici, tanto da fare una tradizione propria e mai stata abbandonata fino ad oggi, insieme al filet, dalle trine annodate a macramè e da abili mani dalle quali nascono trine di fili e ricami di sfilato siciliano cinquecento, settecento e quattrocento sono tutti lavori che vengono eseguiti su tessuti selezionati.
Lo sfilato è il merletto tipico della Sicilia, che viene eseguito su tela fine e imita la rete, che si può definire una specie di ricamo a traforo quasi simile al punto a giorno, che si ottiene sfilando dalla stoffa di seta, cotone o lino, una parte dei fili riunendo e annodando quelli rimasti in modo che si formino dei disegni pieni e dei vuoti, poi disegni geometrici o di figure. Che nel medioevo venivano chiamati "opus tiratum" e che dopo è stato modificato in tante versioni, lo sfilato rappresenta una vera e propria tecnica di passaggio alla trina.
Infiniti sono i disegni che si possono fare allegorici per decorare biancheria, dalle tovaglie sacre a servizi da t