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Niccolò Piccinni
di
Elsa Dal Monego

 verena5@alice.it

 

Un altro grande genio sebbene credo ben pochi lo conoscano, è stato Niccolò Piccinni, suo vero nome: Nicola Vito Marcello Picinno che più tardi si trasformò in Niccolò Piccinni. Anche lui ha dato alla musica la sua immagine, mediante combinazioni di suoni diversi per qualità o temporali Niccolò Piccinni, è nato il 16 gennaio 1728 a Bari, la città che si trova sul mare Adriatico e faceva allora parte del Vice Regno Austriaco di Napoli. Niccolò è stato uno dei più grandi compositori di musica classica del XVIII secolo. Musicista e compositore di musica teatrale, è stato a Napoli, a Roma e a Parigi dove fu chiamato dagli avversari dell'opera gluckiana come direttore della compagnia italiana ospite dell'opera. Componendo su testi italiani o francesi.
Scrisse circa 139 opere teatrali, soprattutto buffe, (1767 Didone abbandonata) (Le donne dispettose) (Le gelosie) (Il curioso del proprio danno) (La buona figliola) e inoltre musica sacra. Con lui l'opera buffa si avvicina a quella seria e viceversa.
Oltre la ricchezza della melodia si manifesta nell'arte del Piccinni il principio di una valorizzazione dell'orchestra che influì sull'ulteriore sviluppo dell'opera buffa.
Questa grande passione per la musica si manifestò in lui fino dall'infanzia. Suo padre Onofrio era di professione musicista diplomato al Conservatorio di Napoli, violinista e vice maestro nella piccola cappella di "Musici per tutto l'anno" della Basilica di San Nicola. Ma per il figlio Niccolò non era quello che sognava, ma una cosa ben molto diversa, non era la musica, i concerti, i teatri, questa passione che Niccolò aveva nel cuore e che attraverso alla musica voleva manifestarla alle persone, il suo desiderio era un ideale ben molto lontano dal desiderio del padre che avrebbe voluto un futuro da prete per il figlio. Ma al grande desiderio artistico di Niccolò non valsero le convinzioni date dal padre, lui aveva già chiaro in mente cosa voleva perciò contrastarlo non sarebbe servito a niente. Però è stato con l'aiuto e la guida di Gaetano Latilla suo zio materno che iniziò i suoi studi.
Gaetano Latilla, nato a Bari il 10 gennaio 1711 e morto a Napoli il 15 gennaio 1788.
Uno dei più famosi compositori italiani dei suoi tempi, con grandi risultati, fortunato nel genere teatrale compose circa 60 opere. Pregevole anche nella musica sacra e strumentale, maestro di cappella e ha insegnato a Roma, Napoli e Venezia, dove fra l'altro ha avuto rapporti di lavoro con Carlo Goldoni.
Muzio Gaeta, arcivescovo di Bari colpito dal precoce talento di Niccolò, convinse il padre a mandare Niccolò appena quattordicenne a Napoli al conservatorio di Sant'Onofrio a Capuana per completare gli studi. Aveva 25 anni Niccolò quando è entrato al San Carlo, nel vedere tanta bellezza, i velluti rossi delle poltrone, i bellissimi tappeti, i splendidi stucchi, lo hanno lasciato senza fiato e il cuore gli batteva forte. E' stato così che Niccolò ha potuto frequentare le lezioni del maestro pugliese Leonardo Leo da San Vito dei Normanni, e quando Leo morì lui continuò a studiare con Francesco Durante. Nel 1754 quando lasciò il conservatorio debuttò subito come autore teatrale al Teatro dei Fiorentini con l'opera "Le donne dispettose", e dopo con l'opera "Le gelosie" e "Il curioso del proprio danno".
Nel 1756 si sposa con una sua giovane allieva di canto Vincenza Sibilla, una cantante alla quale non permise più di andare in scena dopo il matrimonio. E lo stesso anno presenta una importante opera seria, al San Carlo di Napoli "Zenobia" e nel 1758 "Alessandro nelle Indie" ma oltre a queste Piccinni compose tantissimi altri testi di Metastasio come: "Nitteti" la seconda versione di "Alessandro nelle Indie" poi nel 1760 "Il re pastore" 1761 "Demofonte" 1762 "Artaserse" e "Antigone" 1768 "L'Olimpiade" 1770 "Didone abbandonata" 1772 "Ipermestra".
In quel tempo due città erano molto importanti per un giovane compositore italiano all'inizio della sua carriera, la prima città era Parma, qui la corte francofila di Filippo di Borbone che attraverso al primo ministro Du Tillot un personaggio intellettuale e raffinato che faceva presso il Teatro Ducale, forme e generi teatrali innovativi. Già altri prima di lui come l'originario compositore di Bitonto, Tommaso Traetta e ancora prima di lui Egidio Romualdo Duni di Matera che fu pure amico di Onofrio Piccinno padre di Niccolò.
La seconda città era Roma, con i suoi tanti teatri... "Alibert" detto anche "Teatro delle Dame" poi "Valle", "Capranica" e "Argentina". Dove operavano i più grandi protagonisti dell'epoca di Piccinni, come suo zio materno Latilla, poi Pasquale Anfossi, Niccolò Jommelli, Antonio Sacchini.
Dopo la rappresentazione a Roma della "Cecchina" cioè "La buona figliola" nel 1760 Nicolò Piccinni è diventato tra questi il compositore più famoso e le sue opere venivano richieste dai teatri principali d'Europa. Dopo questi grandi successi a Roma e in tutta Europa, Piccinni continuò a creare partiture per, Venezia, Roma, Napoli e Bologna, che alternava con opere di tipo matastasiano con altre del tipo di Goldoni (si può vedere nei libretti comici scritti per lui da Palomba, Lorenzi e Petrosellini).
Secondo una rafforzata tradizione Piccinni iniziò la sua carriera come compositore per la corte dei Borboni di Napoli, da principio come organista, nella Real Cappella poi al San Carlo.
Il musicista francese Gretry che si trovava a Milano giudicò Piccinni uno dei migliori maestri del suo tempo. E un'altra di queste testimonianze è quella dell'inglese musico viaggiatore Charles Burney, che nel suo "viaggio musicale in Italia" racconta del suo incontro a Napoli con Piccinni e delle impressioni avute della sua musica:
>La notte passata ho avuto un forte mal di testa e ho deciso di provare i calmanti musicali "Gelosia per gelosia" dell'opera di Piccini e veramente mi ha distratto e alleviato il dolore. Sono arrivato in tempo al Teatro dei Fiorentini già affollato per sentire l'ouverture, che mi è piaciuta molto piena di humour e con l'eccellenza dei violini, mi era piaciuta già al mio primo ascolto e ora mi piaceva ancora di più. Non è possibile non godere della sua originalità e rimanere sorpresi dell'abilità del suo autore.<
Intanto la Niccolò Piccinnini diventava sempre più famoso e veniva anche conosciuto all'estero.
Madame d'Epinay portavoce degli amanti della musica italiana come: Rousseau, Voltaire, D'Alembert Diderot, Grimm, nel corso di una fitta corrispondenza con il napoletano Abate Galiani, si domandava quale poteva essere il compositore napoletano più adatto a rappresentare la propria Weltanschaung e la politica culturale del melodramma a Parigi, dopo la morte di Duni.Dopo aver escluso Giovanni Paisiello compositore di Taranto, perchè era "troppo napoletano" perciò non molto adatto allo scopo, l'interesse si concentrò su l'autore di "Cecchina" di Niccolò Piccinni, incoraggiato dai contratti vantaggiosi Piccinni accettò di partire per la Francia, dove giunse nel dicembre del 1776 a Parigi.
Appena arrivato a Parigi merito della sua celebrità, è stato invitato all'Opera e anche al Concert Spirituel, dove sono stati continuamente eseguiti i suoi brani d'opera adattandoli a quelli d'organo tra il 1777 e il 1790.
Nel pieno delle dispute tra i difensori di Piccinni e di Gluck, giunse a Parigi anche Mozart che però ha voluto tenersi fuori dalle polemiche. Nel 1778 durante la stagione di opera buffa che è stata organizzata dalla Academie Royale de Musique, Mozart compose il balletto "Les Petits Riens" che doveva seguire la rappresentazione del'opera comica "Le finte gemelle" di Piccinni.
Piccinni ben presto è diventato il rappresentante del partito musicale italiano, vicino alle posizioni sulla riforma teatrale dell'ultima generazione degli Enciclopedisti, che sarebbero poi diventati i Girondini. Sotto l'esperta guida dei suoi amici Garat, Ginguenè, Marmontel, e La Harpe, Piccinni è stato introdotto nella società parigina.
In modo particolare è stato Marmontel a insegnargli il francese e la dottrina che riguarda la quantità delle vocali e delle sillabe di una parola e la loro pronuncia, di una lingua a lui completamente sconosciuta e hanno scelto insieme di riprendere i vecchi testi classici di Quinault (Roland-Atys) e di metterli in musica sullo stile italiano. Marmontel stesso affettuosamente disse, che gli faceva da maestro, leggendo e traducendo per il compositore i suoi stessi versi paragonando le regole di accentuazione all'italiana. Grazie alla sua innata sensibilità e abilità raggiunse risultati eccellenti in poco tempo.
Come è noto molti celebri musicisti del Settecento tra i quali Mozart e Gluck, come tanti dei principali intellettuali francesi e anche stranieri che allora vivevano a Parigi, appartenevano alle logge massoniche. Per questo anche Piccinni fu spinto dagli amici "intellettuali" di aderire alla importante loggia massonica delle Noeuf Soeurs "Nove sorelle" fondata nel 1772 e chiusa nel 1792. Come dimostrava la lista degli affiliati che comprendeva francesi come: Mehul Devienne, Rouget de Lisle (l'autore della celebre Marsigliese) e Philidor, scienziati come: Lavoisier e Montgolfier, oltre naturalmente gli ideologi: La Harpe, Marmontel e Ginguenè, i più coraggiosi difensori di Piccini, poi gli americani: Jefferson e Franklin e i musicisti italiani: Piccinni, Cherubini e Viotti. Come nuovo affiliato a Piccinni aspettava di dirigere le musiche per il rito funebre in ricordo di Voltaire, organizzata dalla loggia nel novembre del 1778.
La regina Maria Antonietta che già da ragazza a Vienna era allieva di Gluck, ha preso lezione di canto da Piccinni a Versailles e a Fontainebleau, Piccinni ormai famoso e anche tra i più richiesti maestri sia a corte che nei palazzi privati.
A Parigi è stato coinvolto in dispute durissime con altri compositori, tra questi Gluck protetto dalla Regina e invitato di proposito a Parigi per difendere il partito musicale anti-italiano.
A Piccinni tramite un inganno fu chiesto di musicare lo stesso pezzo d'opera che era stato già affidato a Gluck "Ifigenia in Tauride" per vedere quale versione fra la piccinniana e la gluckiana avrebbe riscosso maggior successo tra il pubblico francese. I sostenitori di Gluck erano: Du Roullet, Larcher, Leblond, Suard, Moline, mentre per Picinni sono stati: Barthelemy, La Harpe, Marmontel, Ginguenè, e Coqueau. Piccinni communque sostenne alla pari il confronto con Gluck. Communque Piccinni continuò ad avere l'approvazione e la stima dei francesi per tanti anni. Nel 1783 compose "Didon" che riscosse un grande successo e fu rappresentata in tutti i teatri della Ville Lumière, e che è stata sicuramente l'opera più importante durante il periodo francese.
Il successo di questa opera è stata certamente preferita da Madame Saint-Huberty la protagonista che non solo ad una voce straordinaria ma che si accoppiava anche da attrice drammatica.
Il primo biografo di Piccinni, Pierre-Louis Ginguenè il quale dopo la sua morte nel 1800 raccolse immediatamente le sue memorie ha definito il 1783 come un anno per il compositore, particolarmente felice. Nel 1784 Piccinni è diventato professore alla Royal School of Music, una delle istituzione per la quale fu fondato nel 1794 il Conservatoire. Ma questo periodo felice fu ben presto chiuso causa gli svolgimenti politici che seguirono.
Nel 1789 allo scoppio della Rivoluzione Francese, in quanto compositore ufficiale della corte, Piccinni si vide troppo esposto e nel 1791 prese la decisione di tornare in patria. Giunse a Napoli nel settembre dello stesso anno, dove le sue opere italiane erano rimaste in repertorio per lungo tempo.
Prima è stato ben accolto da Re Ferdinando IV che gli ha proposto di rimettere in scena al San Carlo la sua opera "Alessandro nelle Indie" composta 17 anni prima. Nella Pasqua del 1792 sempre per lo stesso teatro compose "Gionata" e sempre in quell'anno sua figlia maggiore a Napoli sposava un cittadino francese di idee repubblicane, furono anni duri. Questo matrimonio e alcune affermazioni non ben valutate dette alla presenza della Regina Maria Carolina (sorella della decapitata Maria Antonietta di Francia) fecero che Piccinni venisse sospettato di Giacobinismo, tanto che per quattro anni fu messo agli arresti domiciliari.
Nei anni che seguirono condusse una esistenza precaria, tra Napoli, Roma e Venezia e visse umilmente dedicandosi alla composizione di musiche sacre.
Aveva tentato di tornare a dominare le scene napoletane , ma il periodo di "La Cecchina" sembrava finito per sempre. Ora una nuova generazione di compositori gli chiudeva la strada. Due suoi allievi Giovanni Paisiello e Domenico Cimarosa erano adesso le nuove stelle del firmamento dell'opera e della musica in Europa.
Stanco dell'ottusità dei governanti napoletani, con l'aiuto dei suoi amici protettori francesi Piccinni decise di fuggire e di tornare a Parigi. L'occasione gli giunse nell'autunno del 1798 dove fingendo di doversi recare a Venezia per rappresentare un'opera andò invece a Roma e dopo scortato dal segretario della delegazione francese a Napoli raggiunse Parigi. E' stato accolto con entusiasmo e con tutti gli onori che si devono a un grande artista, è stato ricevuto dal Primo Console Napoleone Bonaparte, il quale gli chiese per prima cosa una marcia per la Guardia Consolare, Piccinni compose anche un "Hymne a l'Hymne" per la festa del matrimonio repubblicano.
Il governo gli fece avere una pensione, e 5000 franchi di indennità per i danni che la Rivoluzione gli aveva causato, e due anni dopo Napoleone lo nominò ispettore del conservatorio. Ma le tribolazioni che Paccinni aveva sofferto gli ultimi tempo, avevano assorbito gran parte delle sue energie. Ormai molto ammalato Piccinni fu portato a Passy vicino a Parigi e attorniato dalla moglie e da amici fedeli scomparve il 7 maggio 1800 all'età di 72 anni. Il famoso compositore francese Jean-Francois Lesueur ha scritto e pronunciato per lui un discorso solenne in onore alla sua persona. E il fedele consigliere di Piccinni Marmontel dettò alcuni versi che rappresentano l'immagine del grande compositore e musicista:

"Avec une grace divine,
Tour à tour comique et touchant
S'il est le Molière du chant,
Il n'en est pas moins le Racine..."

L'amico francese Pierre-Louis Ginguené, un anno dopo la sua morte pubblicò la biografia di Niccolò Piccinni, la vita di un uomo e grande artista che aveva svolto un importante ruolo nella storia della cultura europea del Settecento.
Oggi la sua casa è stata restaurata e una lastra di pietra è stata posta vicino la sua casa nel borgo antico di Bari. E al centro della città un teatro è stato a lui dedicato.

 


La Cecchina (la buona figliola)

 

ATTO PRIMO

Cecchina lavora presso il Marchese della Conchiglia, come giardiniera, è felice del compito che le è stato affidato e mentre è intenta a curare i fiori, pensa e ne è turbata dal mistero che avvolge la sua origine.
Mengotto un buon giovane innamorato di Cecchina, ma la ragazza più che una sincera amicizia non gli può offrire, perchè segretamente è innamorata del Marchese. Ma quando il Marchese le rivela di volerle bene anche lui lei non ci crede e convinta che il suo amore debba solo rimanere un sogno, fugge.
Il marchese non si da per vinto e incarica Sandrina di assicurarla sulla sincerità delle sue intenzioni. Sandrina che aveva creduto che le attenzioni del marchese fossero per lei, e che già è gelosa di Cecchina per via di Mengotto, ne approfitta di questa occasione per vendicarsi. Fa allarmare il cavaliere Armidoro futuro sposo di una giardiniera straniera e figlia di ignoti. La marchesa Lucinda viene informata dal cavaliere dei spiacevoli avvenimenti, lei che teme di vedere andare a monte il suo matrimonio corre subito ai ripari. Manda a chiamare Cecchina per mezzo di Paoluccia la cameriera, come arriva Cecchina le comunica di aver accetato la richiesta di sua sorella Aspasia, che aveva bisogno di una brava giardiniera. Cecchina accoglie l'ordine di partire con la morte nel cuore. Il marchese che la trova in lacrime racconta alla sorella che ama la ragazza, incurante delle opinioni sociali. Intanto che Paoluccia e Sandrina stanno spettegolando sul conto di Cecchina, questa si allontana dalla villa, ma la vede Mengotto e la ferma, e ancora una volta lui le offre il suo amore. Li sorprende il marchese e istigato dalle servette pettegole e invidiose, respinge Cecchina e anche Mengotto geloso del marchese fa altrettanto.

 


ATTO SECONDO


Pentito il marchese invoca Cecchina, ma in quel momento Cecchina scortata da soldati dietro ordine da Armidoro si avvia a lasciare la città.
Ma con l'aiuto di alcuni cacciatori interviene Mengotto che riesce a liberarla. Mentre la ragazza esprime la sua gratitudine arriva il marchese e la porta via con sè. Tagliaferro un soldato tedesco mandato in Italia in cerca di una ragazza, riesce a impedire a Mengotto di fare uno sproposito e lo convince che morire per amore o arruolarsi per la guerra siano la stessa cosa tanto vale scegliere quest'ultima. Intanto la marchesa viene a sapere da Armidoro che Cecchina si trova in città e subito dopo Sandrina e Paoluccia le danno anche la spiacevole notizia che Cecchina si trova con il marchese e le raccontano aggiungendo del loro quanto sta succedendo tra i due. Invece Cecchina rifiuta ancora una volta le offerte d'amore del Marchese.
Il marchese si incontra con Tagliaferro che gli racconta come il suo colonnello vent'anni fa durante la ritirata delle truppe tedesche abbia perduto sua figlia Mariandel. Arrivata la conferma che Cecchina ha sul petto una macchia blù, non ha più dubbi, Cecchina non può essere che Mariandel. Il marchese e tagliaferro la trovano addormentata in un posto solitario, il marchese si allontana e tagliaferro rimane a contemplarla, mentre lei sta sognando il padre. Alla scena assistono Sandrina e Paoluccia e corrono a riferirla al marchese, ma lui respinge le loro insinuazioni, mentre loro quasi scoppiano di rabbia.




ATTO TERZO

Mentre Paoluccia ripete il suo malizioso racconto a Lucinda e a Armidoro, viene iterrotta dal marchese che annuncia il suo iminente matrimonio con una nobildonna tedesca, naturalmente accettano la notizia con grande soddisfazione. Tagliaferro è felice che la sua missione si sia conclusa con successo.
Il marchese si incontra con Cecchina e per un pò si prende gioco di lei, dicendole che si sta per sposare con una nobile donna tedesca. E dopo le racconta la sua storia e la sua vera identità.
Al povero Mengotto non resta che confortarsi con Sandrina che ha già detto a tutti che la sposa del marchese sarà Cecchina.
Siamo alla conclusione, Lucinda, armidoro, Paoluccia, Sandrina e Mengotto hanno ricevuto la prova che Mariandel e Cecchina sono la stessa persona, e tutto finisce bene con una grande riconciliazione.


Questa la vita di un altro grande personaggio dell'arte... un pò sconosciuto.




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