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Una tesi di laurea
Sessualità e adolescenza
di Roberto dott. Vezzà







INDICE

INTRODUZIONE


PRIMA PARTE


1. IL SILENZIO DISEDUCATIVO DEGLI ADULTI

1.1 La tradizione continua

1.2 Categorie di silenzi

2. IL VUOTO LEGISLATIVO

2.1 Le proposte di legge sull'educazione sessuale nella scuola

3. IL BOMBARDAMENTO DEI MESSAGGI SULL'USO COMMERCIALE DELLA SESSUALITÀ

3.1 La pubblicità

3.2 La pornografia

3.3 La prostituzione

4. LO SVILUPPO PSICOSESSUALE

4.1 La teoria freudiana

4.2 Le due fasi pregenitali

4.3 Il primato della genitalità

5. EDUCARE ALLA SESSUALITÀ

5.1 Educare fin dalla nascita

5.2 Le componenti della sessualità

5.3 I contenuti dell'educazione sessuale

 


SECONDA PARTE


6. INTERVISTA ALLE OPERATRICI DEL CENTRO DI CONSULENZA EDUCATIVA

6.1 L'attività del Centro di consulenza educativa

6.2 La strutturazione degli incontri

7. I RISULTATI DEL QUESTIONARIO

7.1 I risultati nelle scuole medie inferiori

7.2 I risultati nelle scuole medie superiori



RIFLESSIONI CONCLUSIVE


BIBLIOGRAFIA


ALLEGATI: Proposte di legge sull'introduzione dell'educazione sessuale nelle scuole

 


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I N T R O D U Z I O N E

L'idea della presente tesi nasce nel marzo 2000 quando, con la pubblicazione della ricerca dell'Istituto Superiore di Statistica sull'Interruzione Volontaria della Gravidanza, è stato portato a conoscenza di tutti un fenomeno comunemente ignorato: l'interruzione volontaria della gravidanza risulta essere in calo presso tutte le fasce della popolazione, con un'unica eccezione: le ragazze dai 14 ai 19 anni, nel pieno della fase adolescenziale.
In questa fascia d'età l'aborto volontario risulta essere in significativa crescita: 6,6 ragazze ogni mille vivono questa drammatica esperienza, con un incremento del 2 per mille nell'arco degli ultimi dieci anni. 1
Tale fenomeno, già da tempo ben evidente agli operatori del settore, risulta però incredibile per il cittadino medio.
Viene spontaneo chiedersi come sia possibile che ciò accada in una società dove il sesso non è più un tabù, dove si parla liberamente di sessualità, dove la pubblicità propone continuamente messaggi ed immagini erotiche, dove il sesso è argomento di discussione nelle famiglie e nelle scuole, dove i giovani hanno mille fonti di informazione che li erudiscono sui piaceri, ma anche sui pericoli, della sessualità. Dove, quindi, la contraccezione dovrebbe essere ben conosciuta da tutti, anche dalle adolescenti.
O forse le cose non stanno esattamente così e il problema va ricercato proprio negli ambiti di vita summenzionati?
In questo studio si è provato ad abbandonare le certezze, ad uscire dagli stereotipi e dai luoghi comuni che vogliono tutte le persone disinibite e tranquille davanti alle questioni sessuali, che danno per certo il dialogo tra genitori e figli a riguardo della sessualità, che danno per scontato che nelle scuole si faccia educazione sessuale, che ritengono che i ragazzi in merito al sesso sappiano già tutto, più di tutto, quasi più degli adulti.
Una volta abbandonati questi schemi mentali precostituiti, si è andati a rileggere la realtà attraverso un breve studio sul campo basato sull'osservazione sistematica 2 e su alcune interviste mirate.

I risultati di questo primo, piccolo sondaggio, hanno fatto sì che paresse realistico formulare per la presente tesi un'ipotesi controcorrente, opposta a quelle che sono le credenze poc'anzi citate, così in voga nel pensiero comune.
L'ipotesi formulata è che i genitori di oggi abbiano le stesse difficoltà di quelli di ieri nel rispondere alle domande sulla sessualità che i loro figli pongono, che nelle scuole la programmazione degli interventi di educazione sessuale sia frammentaria, episodica ed insufficiente, che i ragazzi di sesso ne sappiano poco e che quel poco sia in molti casi errato.
Si è cercato di verificare queste ipotesi attraverso accurate ricerche bibliografiche, colloqui con esperti del settore e l'analisi dei dati che gli stessi hanno messo a disposizione.

La tesi si suddivide in due parti: teorica la prima, esperenziale la seconda.
Nel primo capitolo, che è stato chiamato "il silenzio diseducativo", si è indagato sulle modalità degli adulti nella veste di educatori, di rapportarsi ai loro figli o studenti, in merito alle questioni della sessualità.
Gli ambiti principali presi in esame dal presente studio sono stati la famiglia e la scuola, che indubbiamente rappresentano le due principali agenzie educative.
Si è cercato di capire qual è la cultura dominante in tema di educazione sessuale, come i genitori e gli insegnanti rispondano alle domande sul sesso che vengono poste loro da bimbi e adolescenti, quali difficoltà incontrino nel formulare le risposte.

Il secondo capitolo è riferito ad un'altra figura del mondo adulto: quella del legislatore.
E' attraverso le leggi che vengono stabilite le norme che regolano la vita nella società, compreso l'ambito istituzionale. Si è ritenuto pertanto indispensabile visionare leggi e normative che regolamentano l'insegnamento dell'educazione sessuale nelle scuole. Si andrà quindi a verificare l'aspetto legislativo che ordina questa materia.
Il capitolo, intitolato "il vuoto legislativo", costituisce una panoramica, inevitabilmente sintetica, sulle proposte di legge che si sono succedute legislatura dopo legislatura, negli ultimi 25 anni.
Al fine di fornire un quadro più preciso delle proposte di legge in oggetto, tra gli "allegati" si sono riportate per esteso le due proposte di legge che hanno ottenuto maggiori consensi in questi anni, tanto che sono state ripresentate pressoché inalterate in più legislature.
Una è una proposta di legge denominata "Norme sull'informazione e sull'educazione sessuale nelle scuole", è costituita dal testo unificato di più proposte di legge e sottoscritta da un ampio fronte di Deputati; l'altra è stata presentata dall'On. Vendola, si chiama "Introduzione dello studio dei temi relativi alla sessualità nella scuola pubblica" ed è anch'essa stata ripresentata in più occasioni a partire dagli anni '80.

La semplice osservazione della realtà, evidenzia come gli adulti non si suddividano solamente in genitori, insegnanti, educatori e legislatori, ovvero in figure qualificate che si pongono in un rapporto educativo o legislativo in riferimento ai giovani e al loro sviluppo psicosessuale, ma vi è un intero mondo, o meglio interi mondi, che vivono e prosperano intorno al sesso.
Ci si riferisce a quelle professioni che non trattano della sessualità dal punto di vista educativo, bensì utilizzano il sesso a scopo puramente commerciale disinteressandosi completamente delle conseguenze che possono averne soggetti la cui personalità è in fase di crescita e di formazione.
Vi è un fiume, anzi un oceano di messaggi espliciti sulla sessualità che raggiungono in ogni attimo della giornata bambini e adolescenti. Questi messaggi provengono dai mondi della pubblicità, della pornografia e della prostituzione. Con questi mondi i giovani entrano direttamente o indirettamente quotidianamente in contatto.
Nel capitolo tre non si è indagato tanto su queste tre realtà in se stesse, né sulla vastità e diffusione dei fenomeni (epidemiologia), quanto sul tipo di messaggi che propongono, sulla loro qualità e sulle conseguenze che possono avere per dei giovani in età evolutiva.

Dopo aver messo a fuoco e fotografato la realtà nella quale adulti e ragazzi sono immersi, con il capitolo quattro lo studio indaga sullo "sviluppo psicosessuale" di una persona, per capire in cosa consiste esattamente, quando ha inizio per un soggetto la vita sessuale, attraverso quali tappe evolutive avviene, come si manifestano le varie espressioni della sessualità nelle diverse fasi dell'età evolutiva.

Una volta comprese le tappe evolutive dello sviluppo psicosessuale, nel capitolo cinque "educare alla sessualità", si è preso in esame come potrebbero essere formulate delle corrette proposte di educazione alla sessualità da rivolgere ai giovani nelle loro diverse fasi di crescita.
Un'educazione alla sessualità che non sia limitata alla sfera genitale, ma che tenga conto di tutte le istanze che compongono l'essere umano, da quelle relazionali a quelle affettive, da quelle ludiche al progetto di vita che ogni persona si crea.

Nella seconda parte, con il capitolo sei, attraverso una lunga "intervista alle operatrici dell'equipe del Centro di Consulenza Educativa" di Piove di Sacco che si occupa di interventi di educazione alla sessualità nelle scuole, si è preso in esame quale può essere nel concreto un modello di intervento da attuare con i giovani in ambito scolastico.
Si è scelto di analizzare l'esperienza del Centro di Consulenza Educativa di Piove di Sacco in quanto lo scrivente, prima di dedicarsi alla libera professione, ha fatto parte dell'equipe dello stesso nel suo primo anno di vita, ovvero nel 1997/98.

Infine, nel capitolo sette si sono elaborati "i risultati del questionario" di valutazione finale somministrato in ogni classe dopo la fine del ciclo di interventi previsti. Gli studenti che sono stati coinvolti nelle risposte al questionario sono stati complessivamente 470, dei quali 226 appartenenti alle terze classi delle scuole medie inferiori, e 244 appartenenti alle seconde classi di diversi istituti superiori.
Tramite questi questionari si è potuta verificare l'importanza che riveste per gli studenti il poter parlare di sessualità apertamente con degli adulti qualificati, in grado di rispondere a qualsiasi loro domanda senza tentennamenti o reticenze.

 

CAPITOLO 1
IL SILENZIO DISEDUCATIVO DEGLI ADULTI

§ 1.1 La tradizione continua
Se prendessimo in considerazione la letteratura scientifica e divulgativa apparsa nei secoli scorsi, "troveremmo che nelle diverse epoche sono frequenti i richiami alla necessità di intervenire sulle 'cose del sesso' e scopriremmo che la preoccupazione educativa in ordine alla sessualità è una costante di ogni periodo storico, anche se le istanze culturali di ciascun momento hanno dimensionato la rilevanza del problema, e il livello delle conoscenze ha prodotto formulazioni operative diverse." 3
Ma a parte le voci di qualche addetto al settore (di volta in volta un moralista, o un medico, o un educatore, o uno psicologo, a seconda delle diverse epoche storiche), oggi come nel passato il tema della sessualità accomuna in un complice e solidale silenzio adulti e bambini, al di là del contesto nel quale si realizza il loro rapporto: sia esso la famiglia, o il gruppo parentale o la scuola.
"In un passato abbastanza recente l'educazione sessuale si fondava sul silenzio, che veniva giustificato e sostenuto da una cultura che considerava sconveniente, se non in certi casi nocivo, attivare o permettere la comunicazione su 'certi argomenti'.
Così il modello del silenzio, con il conseguente vuoto di modelli educativi, è stato tramandato per generazioni fino a giungere, attraverso differenti modalità e comportamenti, agli attuali - a volte penosi - sforzi di affrontare i temi della sessualità con spiegazioni troppo spesso evasive o procrastinate, o con il cambiare canale televisivo se il programma è imbarazzante." 4
Alcuni ritengono che l'adulto trovi difficoltà a parlare di sesso con i propri figli, o comunque con i bambini, o con i giovani con i quali ha un rapporto educativo, perché egli stesso ha paura di "scoprirsi", di confrontarsi con loro parlando della propria sessualità.
E' significativo che proprio l'aspetto della bidirezionalità dell'azione educativa metta in crisi l'adulto.
Infatti "l'educazione avviene sempre (e solo) reciprocamente, nei due versi: non esiste mai un flusso di informazione considerabile come educativo da un soggetto (educatore) ad un altro (educando) senza che esista un flusso reciproco e parimenti educativo." 5
"Chiunque educa, per il fatto di educare, viene contestualmente anche educato. Non si è genitori o pedagogisti, formatori o conduttori di comunità se non si è anche e perciò stesso educandi, e non si accetta di essere educati contestualmente all'educare e per educare. Almeno, per come l'educazione va intesa oggi." 6
Altri pensano che sia meglio non parlarne affatto per non risvegliare nei piccoli un interesse verso quei temi, e lasciare quindi al tempo e all'esperienza futura il compito di "spiegare".
Soprattutto nell'ambito scolastico, c'è spesso la convinzione ed il timore che il fare educazione sessuale possa in qualche modo incoraggiare e legittimare i giovani ad agire ciò di cui si parla.
"Inoltre, in alcuni genitori si aggiunge la preoccupazione che possano venire trasmesse ai loro figli idee e valori differenti dai propri; altri genitori sono invece ben felici del fatto che sia la scuola ad occuparsene, sentendosi finalmente sollevati da un compito problematico ed imbarazzante." 7

I bambini, dal canto loro, nella loro esperienza di crescita imparano a subire troppo spesso da parte degli adulti stop o rinvii alle loro richieste di chiarificazione sulla funzione degli organi genitali. "Vengono sottoposti a giudizi, valutazioni, rimproveri, controlli, tanto da saper distinguere con estrema precisione quali sono i territori rispetto ai quali è meglio tacere, oppure parlare così come più piace agli adulti.
Questo spiega anche perché, una volta giunti nel periodo dell'adolescenza, soprattutto all'interno della loro famiglia i ragazzi evitano di segnalare il loro interesse e la loro curiosità in merito alle questioni sessuali e condividono la scelta dell'adulto di eleggere il territorio della sessualità a zona di silenzio." 8
D'altra parte il silenzio non è un "vuoto", è piuttosto uno spazio pieno di molte "cose": messaggi che giungono quotidianamente attraverso i mezzi di comunicazione di ogni genere; modelli e luoghi comuni che circolano spontaneamente e che predominano nell'ambiente e nella cultura di appartenenza.
A fronte di tutto questo è assente un'informazione corretta ed esauriente da parte degli adulti; ciò che emerge, al contrario, è la tenace costruzione di alibi volti ad impedire la creazione e la reale diffusione di una cultura soggettiva e collettiva che riempia di contenuti concreti la comunicazione nell'ambito della sessualità.
Il silenzio che si produce da parte degli adulti non può essere considerato come una semplice mancanza di parole, perché si trasforma di fatto in una opposizione alla costruzione di processi formativi, fenomeno particolarmente grave visto che si riferisce ad un settore così peculiare della relazione tra adulti e giovani generazioni e così importante per lo sviluppo soggettivo e relazionale.
Naturalmente nel campo dell'educazione sessuale sono molti i fattori e le variabili che, interagendo, possono favorire o inibire la comunicazione.
Ad esempio, anche il comportamento attraverso cui ci si esprime fa parte dell'area della comunicazione in quanto, essendo un modo con cui ci si manifesta, anche esso "parla" un suo specifico linguaggio.
La teoria della comunicazione, con i suoi autorevoli e approfonditi studi, ha definito una serie di proprietà o regole della comunicazione e quindi del comportamento.
Nella sua apparente ovvietà, la prima di queste regole è tra le più importanti, soprattutto se trasferita nel campo della sessualità.
Questa afferma che: "Non esiste qualcosa che sia un non-comportamento o, per dirla più semplicemente, non è possibile non avere un comportamento. Ora, se si accetta che l'intero comportamento in una situazione di interazione ha valore di messaggio, vale a dire è comunicazione, ne consegue che, comunque ci si sforzi, non si può non comunicare. L'attività e l'inattività, le parole o il silenzio, hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro." 9

§ 1.2 Categorie di silenzi
E' semplice trasferire quanto sopra nel campo dell'educazione sessuale: non è possibile non comunicare su questo argomento; o meglio, il non comunicare invia comunque un messaggio.
In alcune famiglie, ad esempio, degli argomenti inerenti la sessualità non si parla; ma non per questo sarebbe corretto ritenere che non si comunichi al riguardo.
Possono essere vari i motivi e i sentimenti che impediscono questo dialogo: di questi e del tipo di relazione che vige tra genitori e figlio si fa portavoce il silenzio.
"Si potrebbero infatti immaginare molte categorie di "silenzi" e, tra queste, ognuna trasmette differenti messaggi a livello di contenuto e di relazione. Gli esempi contenuti nella tabella presentata nella pagina seguente, possono rappresentare ciò che, relativamente alla sessualità, possono sottendere alcune categorie di silenzi." 10

Naturalmente i propri trascorsi emotivi ed educativi, oltre alla qualità della relazione che si è strutturata, aggiungono ulteriori sfumature in questi messaggi mascherati, ma nello stesso tempo espressivi, del silenzio.
Da questi messaggi "silenziosi" è impossibile non essere influenzati e di conseguenza non rispondere; pertanto c'è da aspettarsi che, nel caso l'interlocutore sia un figlio, anche questi, seppure con modalità diverse, comunicherà a sua volta qualcosa in "risposta" al messaggio che ha ricevuto a livello psicologico.


Tabella: "Categorie di silenzi"

E' per esempio assai diffuso che genitori e figli provino un reciproco imbarazzo quando insieme assistono a scene di carattere sessuale proposte in televisione. Spesso questo disagio non va estinguendosi con l'età e molti, anche da adulti, conservano questo comportamento e cambiano canale televisivo non solo al cospetto dei propri figli, ma anche quando sono in compagnia dei propri genitori ormai anziani; inoltre alcuni confessano che anche da soli non si sentono a proprio agio di fronte a certe scene, quasi come se si sentissero costantemente spiati e giudicati da un severo ed imbarazzato genitore ormai interiorizzato.
In casi come questi, il silenzio che si accompagna all'evitare determinati programmi televisivi denuncia chiaramente un'insostenibile condizione emotiva.
Rispetto alla comunicazione inviata da un comportamento di questo genere, per esempio, il bambino potrà adeguarsi e, per compiacere il genitore, farlo proprio o ribellarsi richiedendo, spesso anche in modo provocatorio ed insistente, di voler assistere a questi come ad altri programmi, anche se espressamente rivolti ad un pubblico adulto.
Il silenzio dei genitori può quindi essere vissuto come un divieto ed una norma in grado di incidere sotto più aspetti nella condotta dei bambini; alcuni dei quali, poi, possono restare condizionati a vita come nei casi, peraltro non rari, di quelle donne che, anche dopo il matrimonio, non si consentono atteggiamenti affettuosi con i propri mariti se si trovano in presenza dei propri genitori.
"Questo meccanismo, per cui il comportamento di ogni persona influenza ed è influenzato dal comportamento di ogni altra, è definito di 'retroazione' e agisce in qualsiasi rapporto o sistema di rapporti interpersonali." 11

Da molte ricerche si evidenzia che oggi, come decenni fa, emergono da parte degli adulti di riferimento le scuse più diverse pur di non affrontare l'argomento sessualità.
Ci si chiede quando parlare, quando è il momento giusto: se fornire informazioni sulla sessualità ai bambini e agli adolescenti solo quando loro stessi le richiedono o se debbano essere gli adulti a prendere questa iniziativa nel momento che ritengono più opportuno. E qual è questo momento? Fin da piccoli? O nella preadolescenza? O nell'adolescenza?
E poi cosa dire? Va detto tutto quello che i bimbi chiedono o solo quello "che serve" per la loro età? O ci sono dei temi da censurare e dei quali non parlare per nessun motivo?
Il dilemma non è certo originale dato che già nel 1910 J. Fossangrives scriveva nel suo libro significativamente intitolato "Educazione alla purezza": " ... ecco il giovin uomo uscito dal collegio o dal liceo, il compito dei genitori deve ora svolgersi in modo più efficace e attivo che mai, ma con un tatto ancor più delicato, perché l'opera d'educazione, che essi intrapresero, sta per incontrare degli ostacoli ben più numerosi e altrettanto pericolosi; perché la giovane anima si troverà colta da una specie di febbre, di ebbrezza ... ". 12

Da parte degli adulti emerge anche un costante gioco a rimpiattino.
"Si afferma da più parti che i genitori, in quanto titolari naturali e giuridici dell'opera educativa, sono gli adulti maggiormente abilitati a questa funzione, anche nel campo della sessualità.
I genitori, da parte loro, richiedono l'intervento della scuola perché si sentono privi di adeguati strumenti culturali per affrontare un tema così complesso.
Gli insegnanti rispondono con incertezza, perché comunque l'educazione sessuale non è ancora entrata nella scuola come materia di insegnamento, e quando anche questo avverrà si riaprirà certamente il dibattito su chi tra i docenti delle diverse discipline dovrà assolvere questo compito." 13
C'è chi sostiene che la titolarità dell'educazione alla sessualità spetti al medico per le sue conoscenze di anatomofisiologia e per la competenza sul piano della contraccezione; altri ritengono che gli psicologi siano i più adatti in virtù delle loro profonde conoscenze in merito ai comportamenti umani ed alle pulsioni che li motivano; altri, prendendo in considerazione l'ottica dell'evoluzione dei ruoli e dei costumi sociali, propongono i sociologi; altri, privilegiando l'aspetto etico o religioso, suggeriscono i sacerdoti; altri segnalano le più diverse figure sociali o agenzie educative ... con l'unico risultato pratico della paralisi delle iniziative volte all'educazione sessuale dei giovani.
" ... Attorno a questo problema si vanno oggigiorno affaticando molte persone di esperienza e di dottrina. C'è poi disparità di opinioni circa la sua soluzione specialmente riguardo alle domande che presenta la questione della iniziazione alla educazione sessuale dei giovani: Quando? Da chi? Come? Le quali ricevono risposte assai differenti tra loro. Il problema è dunque lontano dall'avere una soluzione unica e precisa come sarebbe necessario per poter dare norme sicure a quanti vogliono intraprendere l'educazione dei giovani a riguardo delle cose del sesso ed è quindi opportuno che la questione dell'educazione sessuale divenga di dominio comune e sia ampiamente discussa." 14
Così scriveva nel 1910, il prof. Rodolfo Bettazzi, direttore del Bollettino della Lega per la Moralità Pubblica (fondata nel 1894), riferendosi all'ampio dibattito che in quegli anni si era venuto creando intorno alla pedagogia della sessualità che tra l'altro ebbe risonanze anche in Parlamento dove fu avanzata una proposta di legge per l'introduzione dell'educazione sessuale nelle scuole.

Le parole del prof. Bettazzi non sembrano aver subito il logorio degli anni trascorsi e possono sorprendere chi, a novant'anni di distanza, si pone domande analoghe e si prepara ad intervenire in un settore educativo indicato spesso come frontiera avanzata di un rinnovamento culturale che dovrebbe affrancare la sessualità da repressioni e occultamenti.


CAPITOLO 2
IL VUOTO LEGISLATIVO

All'imbarazzato silenzio degli adulti/educatori e ai loro infiniti dubbi funzionali unicamente al mantenimento di tale silenzio, corrisponde un analogo silenzio degli adulti/legislatori che da circa un secolo dibattono animatamente nel chiuso delle loro aule sui mille cavilli di una possibile legge sull'insegnamento dell'educazione sessuale, senza essere mai riusciti a vararla.
Nel nostro paese il dibattito sull'introduzione dell'educazione sessuale a scuola risale ai primi anni del '900.
A quei tempi l'ottica era soprattutto igienico-sanitaria dettata dalla necessità di intervenire sulla diffusione delle malattie a trasmissione sessuale. Si parlava di "igiene sessuale" (che aveva lo scopo di prevenire la masturbazione e le malattie veneree) e di "insegnamento sessuale" (che intendeva dare informazioni anatomiche e fisiologiche per evitare matrimoni sbagliati e gravidanze indesiderate).
In quegli anni, non molto diversamente da oggi, da un lato si davano indicazioni per la prevenzione nelle scuole e, dall'altro, si auspicava la promulgazione di una legge che disciplinasse l'obbligatorietà dell'educazione sessuale nella scuola, sotto forma di informazione sull'igiene sessuale. 15
A fasi alterne il dibattito sull'educazione sessuale è proseguito per oltre mezzo secolo. Per sessant'anni è ruotato quasi esclusivamente intorno a due grandi tematiche: quella igienico-sanitaria e quella morale.
Solo dopo il "Sessantotto", in conseguenza delle grandi trasformazioni sociali e culturali che ne sono seguite, la questione dell'educazione sessuale si è posta non più solo in termini sanitari, ma anche educativi, nel senso di un'educazione alla sessualità inserita nel quadro di un armonico sviluppo della personalità.
E' in quest'ottica olistica che, nel 1975, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la salute sessuale come l'integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettuali e sociali dell'essere sessuato, in modo da pervenire ad un arricchimento della personalità umana, della comunicazione e dell'amore.

§ 2.1 Le proposte di legge sull'educazione sessuale nella scuola
E' interessante vedere come in Italia vi sia stato un incessante susseguirsi di proposte di legge sul tema dell'inserimento dell'educazione sessuale nella scuola.
Qui di seguito verranno sinteticamente esposte tali proposte prendendo in esame gli ultimi venticinque anni.

Nella VI^ legislatura
Il 13/5/75, durante la sesta legislatura, è stata presentata dall'On. G. Bini la proposta di legge n°3548 chiamata "Iniziative per l'informazione sui problemi della sessualità nella scuola statale".
I contenuti della proposta erano incentrati sul bisogno di informazione sessuale in una società dominata da una martellante diffusione di "messaggi erotici ed erotizzanti" e sull'impossibilità per la scuola di allora di impartire un'educazione sessuale completa.
Le finalità non erano in una logica solamente igienico-sanitaria, ma anche educativa, per permettere ai ragazzi di poter gestire i molteplici stimoli erotici provenienti dai diversi ambiti della società.
Questa proposta di legge ebbe però scarsa risonanza.

Nella VII^ legislatura
Nella settima legislatura varie furono le proposte di legge relative all'educazione sessuale presentate da deputati appartenenti a partiti diversi:
* il 5/10/76 G. Bini e altri presentarono la proposta di legge n°509 denominata "Iniziative per l'informazione sui problemi della sessualità nella scuola pubblica",
* il 21/1/77 Ballardini e altri presentarono la proposta di legge n°1053 denominata "Informazione sessuale nelle scuole statali",
* il 17/3/77 Quarenghi e altri presentarono la proposta di legge n°1261 denominata "Norme per l'educazione sessuale nella scuola".
I contenuti delle proposte succitate consistevano nel:
- realizzare l'educazione sessuale nell'ottica della formazione globale della persona;
- l'educazione sessuale non era inquadrata come una nuova materia ma doveva essere trasversale all'insegnamento di tutte le altre materie;
- si riteneva indispensabile dare informazioni sui vari aspetti della sessualità;
- informazione ed educazione sessuale erano due aspetti inscindibili e non a sé stanti;
- si doveva realizzare una collaborazione educativa tra la scuola e la famiglia;
- si dava spazio al lavoro seminariale;
- erano previste iniziative curricolari ed extracurricolari;
- si proponevano corsi per i genitori;
- si prevedeva la formazione e l'aggiornamento degli insegnanti;
- si ipotizzava l'eventuale presenza di esperti.
La finalità comune a tutte le proposte di legge presentate era di trasmettere non solamente l'informazione, ma soprattutto l'indicazione di un modello di comportamento e di orientamento morale a riguardo della sessualità.
Le proposte vennero assegnate alla Commissione pubblica istruzione della Camera e rielaborate in un testo unificato il 20 gennaio 1979.

Il testo di proposta unificato del 20 gennaio '79
Contenuti e finalità del testo unificato sono del tutto simili a quanto appena scritto in riferimento alle tre proposte di legge presentate nella VII legislatura dato che da queste deriva.
Il testo non fu varato a causa dello scioglimento delle Camere. Da allora fu riproposto più volte, con le dovute modifiche, senza mai riuscire a superare la discussione delle commissioni parlamentari (per una serie di nodi problematici rispetto ai quali non si trovava accordo, o per lo scioglimento anticipato delle Camere).

Le proposte susseguitesi tra il '79 e l'89
Nel decennio tra gli anni '79 ed '89, furono numerose le proposte di legge che via via si susseguirono. Miravano principalmente a:
- aumentare le conoscenze dei giovani rispetto alla sessualità;
- formare comportamenti consapevoli, rispettosi e responsabili;
- prevenire l'aborto, ad affermare i diritti individuali;
- valorizzare le differenze sessuali.
Rispetto al testo precedente erano introdotti alcuni elementi di novità:
- tenere conto dell'età degli alunni;
- sentire il parere dei genitori;
- l'interdisciplinarietà;
- dare responsabilità agli studenti.
Tutte queste proposte di legge furono messe all'ordine del giorno della VII Commissione della Camera nell'autunno 1989; la relazione e relativa discussione si svolse il 30 gennaio 1990.
Successivamente vennero rielaborate in un testo unificato presentato il 3 luglio 1991.

La bozza di testo unificato del 3 luglio 1991
Il testo unificato insisteva sul concetto di "sessualità come parte integrante della personalità umana" e prevedeva:
- l'introduzione non solamente di aspetti scientifici, ma anche psicologici, sociali, etici, ecc.;
- un sostegno ai giovani nell'affrontare i problemi legati al loro sviluppo personale e sociale, e quelli riferiti al loro rapporto con gli adulti, in particolare i familiari;
- l'interdisciplinarietà dell'educazione sessuale non vista come una materia a parte;
- iniziative extracurricolari;
- la collaborazione tra scuola e famiglia;
- la formazione dei genitori;
- la formazione universitaria e l'aggiornamento per gli insegnanti;
- l'eventuale presenza di esperti.
Le finalità della proposta fatta dal testo unificato erano:
- la maggiore conoscenza e consapevolezza dei temi relativi alla sessualità;
- stimolare l'autonomia dei giovani rispetto alle loro scelte nei comportamenti sessuali;
- incentivare la responsabilità a riguardo dei comportamenti sessuali;
- il rispetto di sé e degli altri;
- la valorizzazione delle differenze sessuali;
- formare i giovani ad una procreazione responsabile.
Il testo unificato venne approvato in sede referente il 29 gennaio 1992.

29 gennaio 1992: approvazione, in sede referente, della legge sulla "informazione-educazione sessuale nella scuola"
Ottenuta l'autorizzazione a discutere la proposta in sede legislativa alla fine della X^ legislatura, la Commissione istruzione non si riunì più.
Anche se il regolamento della Camera consente, qualora un progetto sia stato approvato da una Camera anche solo in commissione e in sede referente, la ripresa dei lavori al punto in cui si è giunti, di fatto si è riattuata la continua ripresentazione di nuove proposte che però non sono mai giunte alla fine dell'iter legislativo.
Fra i molti tentativi fatti negli ultimi vent'anni per introdurre l'educazione sessuale nella scuola per legge, quest'ultimo testo è ritenuto uno dei più maturi, prudenti e corretti. Infatti molte proposte si susseguirono in questi anni, ma fu proprio il testo unitario del '92 ad essere riproposto sistematicamente da varie forze politiche, senza mai giungere ad un'approvazione definitiva.
I nodi problematici che hanno contribuito di volta in volta ad impedire il raggiungimento di un accordo sull'insegnamento scolastico dell'educazione sessuale sono stati: l'intervento della famiglia, l'inclusione della dimensione etica e valoriale, il dibattito tra informazione ed educazione sessuale, il riconoscimento e l'assegnazione delle responsabilità e le resistenze da parte della scuola a farsi carico di questo arduo compito.
Per completare questa carrellata sulle proposte di legge presentate, ed a titolo di esempio sulla situazione dell'attuale dibattito parlamentare riferito all'educazione sessuale nella scuola, si riportano integralmente come "allegati" i testi di due proposte di legge ambedue del '96, anno in cui è stato particolarmente vivace il confronto tra i vari partiti e le diverse forze politiche e sociali sull'argomento. È del '96, infatti, anche l'approvazione della legge n° 66 "Norme contro la violenza sessuale".
Il primo è il testo di legge che è stato più volte riproposto in legislature diverse negli ultimi anni ma che non è mai riuscito ad arrivare all'approvazione finale delle Camere, il secondo è una proposta avanzata da un singolo deputato che anch'esso si rifà a proposte precedentemente presentate.
Si riportano tali testi in quanto gli stessi sono stati nuovamente presentati pressoché inalterati anche negli anni successivi.
Oggi la scuola sente di dover affrontare il "problema" della sessualità, per colmare lo scarto esistente tra il grado di emancipazione delle nuove generazioni, che iniziano precocemente la loro vita sessuale e le loro scarse conoscenze su questo argomento.
La scuola è chiamata a confrontarsi con un'accezione ampia del termine "sessualità", che comprende, tra i suoi significati, anche il mondo degli affetti, dei sentimenti, dei legami e dei valori. È per questo che un percorso di educazione alla sessualità non può limitarsi a fornire soltanto spiegazioni scientifiche, ma dovrebbe aiutare i soggetti a costruire una propria identità, nel segno della responsabilità e del rispetto di sé e degli altri.
Nel mondo scolastico una legge che definisca chiaramente le linee di intervento rispetto all'educazione sessuale è avvertita come ormai improcrastinabile e la si aspetta con ansia. 16


CAPITOLO 3
IL BOMBARDAMENTO DEI MESSAGGI
SULL'USO COMMERCIALE DELLA SESSUALITA'

La pubblicità, la pornografia e la prostituzione, rappresentano tre realtà che, prese in sé, sono contigue per alcuni versi, ma lontanissime per altri. Basti pensare al loro rapporto con la legge: perfettamente legale la pubblicità, ai limiti tra il legale e l'illegale la pornografia, molto più sbilanciata nel territorio dell'illegalità la prostituzione.
Quello che le accomuna nella presente tesi è il fatto di utilizzare il sesso in modo massiccio (la pubblicità) o esclusivo (pornografia e prostituzione) e di farlo in un'ottica che nulla ha a che vedere con intenti educativi o di benessere, ma esclusivamente in una logica commerciale, per ricavarne direttamente (pornografia e prostituzione) o indirettamente (pubblicità) del danaro.
E per ricavare danaro non si sta certo attenti a lanciare messaggi educativi, anzi, esattamente all'opposto, si usano tutti gli aspetti anche i più ambigui, o abbietti, o patologici, delle vita sessuale per attirare l'attenzione, per creare mercato e acquisire clienti.

§ 3.1 La pubblicita'
Sulla pubblicità non si ritiene di dilungarsi. Ogni persona può facilmente rendersi conto tanto della quantità quanto della qualità dei messaggi erotici trasmessi da immagini o spot pubblicitari. E' un fenomeno sotto gli occhi di tutti sul quale sono stati scritti innumerevoli saggi e articoli, sul quale sono stati tenuti convegni e tavole rotonde.
Per quanto riguarda la sua diffusione, paiono delle osservazioni superflue il dire che la stragrande maggioranza dei messaggi pubblicitari si basano su richiami espliciti o impliciti alla sessualità. Che si tratti di reclamizzare una colla, o una marca di scarpe, o delle gomme da masticare, o un profumo, tutto si vende meglio se accanto al prodotto c'è una figura nuda.
Più inerente agli argomenti di questo studio, è invece la qualità dei messaggi pubblicitari trasmessi da televisione, giornali, filmati e videoclip, che sempre di più utilizzano non solo il nudo, ma anche le categorie dell'ambiguo, del trasgressivo, a volte dell'aperta perversione.
"Non possono essere sottovalutati qualità, quantità e tipo di messaggi sessualizzati che i ragazzi ricevono dall'esterno (soprattutto dalla televisione) in modo massiccio e indifferenziato.
Ai mass-media non è certo sfuggito l'interesse che la sessualità suscita e quindi la possibilità di utilizzarla in modo strumentale anche per fini commerciali, ad esempio nel campo della pubblicità. Dalle immagini televisive, dalle riviste, dai fumetti, arrivano messaggi distorti o contraddittori, che puntano sovente su un effetto di tipo emotivo a scapito di una possibile corretta utilizzazione delle informazioni." 17
Da questo punto di vista appare ben descrittivo della realtà un articolo di Roberto d'Agostino del quale si riporteranno alcune parti.
"Come se fosse saltato il tappo del pudore e contemporaneamente l'anima del commercio cercasse il suo piccolo inferno, all'erotismo soffice e patinato di un reggipetto sospeso alle mammelle di marmo siliconato di Anna Falchi, se ne è sostituito uno un po' villano, più esplicito gettato in una mischia di pulsioni sado-sudate e maso-belluine ... se la Superga butta lì una racchetta tra le cosce di una ragazza, con il manico che sporge dall'inguine (la frase di lancio è: "odio i doppi falli, amo le battute"), ... l'azienda Nani Bon ha noleggiato due fustacchioni, vestiti di niente ma con una grande muscolatura che si tengono ben incollati i pulloverini sul sesso, in assoluta evidenza automasturbatoria ... costellata di impulsi gay la celebre foto di David La Chapelle per la Diesel, dove si vedono vispi marinai uno sull'altro, intenti a baciarsi ... dilagano sui giornali e in televisione le piccine tipo Lolita. Per commercializzare il Denim viene sventolata una bellezza da terza media, sguardo torbido e tossico, cosce spesse e aperte all'obiettivo, come la sognano i pedofili ... nella pubblicità dei jeans Levi's tre sirene tentano di far scendere i pantaloni a un ometto in ammollo e lo sbaciucchiano, lo strattonano, lo uncinano ... una pubblicità di Oliviero Toscani per la Benetton ritrae un uomo che bacia il seno di un transessuale ... ". 18 E si potrebbe continuare a lungo con pubblicità dal forte contenuto sado-masochistico, pubblicità che sfruttano l'ambiguità di situazioni omosessuali sia maschili che femminili, pubblicità basate su esplicite scene di violenza, pubblicità che paiono dei veri e propri incentivi alla prostituzione.
Ne "La Repubblica" del 7/11/00 si trova la pubblicità della rivista dell'imprenditoria "Capital". Accanto alla riproduzione della foto di copertina che ritrae una donna, ovviamente nuda, la didascalia recita: "SEX & SPOT. Gli esperti sostengono che il nudo non aiuta a vendere. Ma allora perché le campagne pubblicitarie scoprono sempre più centimetri di pelle? Un'inchiesta di Capital svela il trucco: ad attirare l'attenzione sono le storie erotiche e intriganti. Fino ai limiti della perversione."
Acquistando la rivista, all'interno, da pag. 58 a pag.76 si trovano 18 pagine di articoli e immagini sui nuovi modi di fare pubblicità. A titolo di esempio si riportano le prime righe di uno degli articoli: "HO FATTO SHOCK. Altro che solo nudo: adesso spot e campagne puntano su perversioni e sesso estremo. Lui, lui, l'altra. Lei, lei, l'altro. Cani che leccano i piedi. 'Schiavi' vestiti di lattex rosso luciferino. Frustini, gatti a nove code e corde come se piovessero. C'è perfino la modella di Ungaro che 'stuzzica' (invano, ma non si sa mai) una statua di marmo. 'Uomini, donne, animali, caloriferi' cantava Giorgio Gaber ipotizzando anche improbabili partner sessuali in ghisa. Beh, non è ancora successo, ma di questo passo ci arriveremo molto presto. Meglio, la pubblicità ci arriverà. Che di tabù in tabù, buttandoli giù come birilli, va inanellando quelli che finora la società bollava come comportamenti devianti. Spesso più esplicitamente come inconfessabili perversioni. Trasformandoli in un festival del 'lo fanno strano'. Strano? Stranissimo. Perché ormai Spot è sinonimo di fetish. Di più, superfetish e sadomaso. Il kamasutra lui-lei? Figurarsi, roba da educande. Scordiamocelo, sembrano dire in coro i pubblicitari ... ". 19
Tutto questo è trasmesso 24 ore su 24 da quella televisione davanti alla quale si mettono i figli per "farli stare buoni", lo si trova su tutti i giornali nonché su tutti i cartelloni pubblicitari lungo qualsiasi strada.
In mancanza di un'educazione sessuale familiare che sappia affrontare serenamente tutte le tematiche della sessualità e trasmettere una scala valoriale, tutto quello che propone il mercato pubblicitario fa cultura e diventa, per i giovani e per i giovanissimi, un modello a cui adeguarsi.

§ 3.2 La pornografia
" ... all'inizio del secolo gli uomini di scienza e i pornografi condividevano il compito di illustrare conoscenze e oscenità; in ogni caso la fortuna editoriale era assicurata. In un'epoca ad elevato tasso di analfabetismo, le tirature si contavano in migliaia di copie: la borghesia imparava ogni cosa sul sesso.
La produzione erotologica e pornografica, grazie anche alla possibilità di utilizzare la fotografia, aveva già a quel tempo raggiunto ampia diffusione sollevando le condanne dei religiosi, dei laici, delle femministe e determinando anche il sorgere di apposite associazioni, le "Leghe per la moralità e contro la pornografia". 20
Durante il IV Congresso Nazionale per la Pubblica Moralità tenutosi a Napoli dal 26 al 29 aprile 1914, il Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Gr. Uff. Avv. Giacomo Vigliani precisava: " ... Si valuta che dal 1910 fino ad oggi il materiale pornografico confiscato raggiunga il valore commerciale di circa un milione di lire. Basta por mente che sono stati sequestrati circa 125.000 tra libri ed opuscoli, nonché circa mezzo milione di cartoline e quasi altrettante fotografie. Inoltre circa 16.000 negative fotografiche, quattro film completi, moltissime stampe e incisioni, nonché quadri, disegni, orologi, ciondoli, portasigarette, giocattoli e altri numerosissimi oggetti pornografici ... ". 21
Come per la pubblicità, anche per la pornografia appare superfluo dilungarsi sull'aspetto quantitativo del fenomeno. Per rendersi conto della vastità dello stesso è sufficiente guardare i titoli delle riviste di una qualsiasi edicola, entrare in una videoteca, navigare un po' in Internet ove si calcola che circa il 33% del materiale complessivo contenuto nelle oltre 15.000 news group sia costituito da pornografia e che per ogni gruppo di discussione ci siano quotidianamente 20.000.000 di utenti.
Più interessante ai fini dello studio, è invece una riflessione sulla qualità dei contenuti di riviste e film pornografici.
La pornografia è il grande calderone dal quale intere generazioni hanno pescato a piene mani quelle informazioni sulla sessualità delle quali sono avidi i giovani ma che vengono negate in famiglia.
Però "inadeguate conoscenze possono contribuire a false credenze e miti sessuali, che a loro volta creano attese e richieste irrealistiche nei confronti di una relazione sessuale." 22
E proprio questo è il grande problema che pone l'uso del materiale pornografico, che propone modelli, forme e modalità della relazione sessuale assolutamente irreali.
La sessualità proposta dalla pornografia ha essenzialmente tre caratteristiche: propone un'immagine frammentata dell'essere umano, è eccessiva, è patologicamente trasgressiva.
Nella tabella presentata nella pagina seguente, verrà sintetizzato il significato di queste caratteristiche.

Prendendo in esame più dettagliatamente questi punti, possiamo dire che:
1. IMMAGINE FRAMMENTATA DELL'ESSERE UMANO. Questa frammentazione è attuata a più livelli.
In primis nell'aspetto relazionale. Maschi e femmine sono in ogni momento emotivamente e fisicamente disponibili all'accoppiamento. Le storie che si trovano nelle riviste o nei film porno sono sempre del tipo: due persone si vedono e un attimo dopo sono già a letto. Manca completamente la fase del corteggiamento; sono completamente assenti emozioni, sensazioni e sentimenti. Così come non esiste il rispetto per l'altra persona, la tenerezza, l'intimità.
La donna, pur essendo raffigurata come portatrice di una libido insaziabile,
rappresenta comunque sempre il soggetto passivo, sottomessa al desiderio

Tabella: "Le caratteristiche della sessualità proposta dalla pornografia"

maschile, qualsiasi esso sia, disponibile all'accoppiamento in ogni momento e in ogni luogo. Il maschio è il soggetto attivo e tutto il rapporto è finalizzato al suo godimento.
Su questi aspetti si potrebbero fare moltissime riflessioni, ma quello che più interessa in questa sede è rilevare come gli adolescenti, in mancanza di voci diverse in grado di approfondire la dimensione del rapporto uomo-donna, assorbano questo modello di comportamento scambiandolo per reale.
Alla luce di quanto detto, non è il caso allora di stupirsi che il sesso sia diventato nulla più che un gioco e che i giovani, cresciuti con questo tipo di modello culturale, facciano sesso anche senza che questo sia legato a dei sentimenti profondi e che il sesso sia vissuto come svincolato dal resto della vita affettiva e relazionale dell'individuo.
Né può stupire che i giovani maschi siano convinti che le donne siano sempre pronte alla copula e, quando vengono frustrati su questa aspettativa, per contrastare quello che loro ritengono un assurdo e ingiustificato rifiuto ricorrano alla violenza, oppure si ritirino dalla relazione ripiegando su un meno impegnativo rapporto mercenario.
La frammentazione di cui si sta parlando riguarda anche la sfera strettamente fisica. I corpi dell'uomo e della donna vengono presentati a pezzi. L'unico pezzo che interessa sono gli organi genitali. Come se questi fossero avulsi da tutto il resto del corpo, come se le sensazioni erotiche avessero come unica sede il pene o la vagina.
Nella pornografia non esiste una sessualità diffusa, corporea, esistono solo delle sensazioni concentrate a livello genitale. La cinepresa, o la macchina fotografica, propongono dei primi piani di genitali, come se la persona che li possiede fosse un optional.
Insomma, un erotismo che ormai ha il sapore ginecologico. Un erotismo che annulla le infinite piacevoli sensazioni che ci dona il corpo per privilegiare unicamente l'organo genitale.

2. ECCESSIVA. Nella pornografia sia il modello maschile che quello femminile sono esagerati rispetto alla realtà. Eccessivi sotto molti punti di vista che ora si andrà a descrivere.
Come si è appena rilevato, sia uomini che donne sono sempre pronti all'accoppiamento. Desiderio ed eccitazione scattano istantaneamente, basta uno sguardo, un tocco, un'occasione qualsiasi.
Il ragazzo o la ragazza che nella realtà della vita hanno bisogno di tempi più lunghi e di passare attraverso quelle fasi psichiche e relazionali che nei racconti hard-core vengono saltate a piè pari, vivranno un senso di inadeguatezza nel confrontarsi con tali modelli. Nella realtà la conoscenza (per quanto superficiale), il corteggiamento (per quanto breve), l'attrazione reciproca, sono elementi indispensabili in una relazione. Elementi inesistenti nella pornografia, dove la libido e il desiderio travolgono tutto e tutti in qualsiasi luogo e in qualsiasi situazione.
Eccessive sono le dimensioni degli organi genitali (maschili). E' ovvio che, come per qualsiasi tipo comunicazione che si basi sull'immagine, anche il mercato pornografico scelga i modelli, gli attori, più adatti ad impersonare i ruoli richiesti. E dato che il protagonista principale è l'organo genitale, le dimensioni e la gradevolezza dello stesso saranno i requisiti in base ai quali vengono selezionati gli attori hard-core.
Inevitabilmente, l'adolescente maschio che fa il confronto tra il suo pene ancora in fase di sviluppo e quello dell'attore porno non potrà che viversi un profondo senso di inferiorità, alimentando così il diffusissimo complesso maschile del "pene piccolo".
Eccessive sono le prestazioni che vengono descritte: maschi che hanno erezioni che durano ore, oppure che hanno più orgasmi di fila, che riescono a soddisfare due, tre, o più donne contemporaneamente, ecc.; femmine sempre travolte da un desiderio inarrestabile, che non hanno alcun problema a raggiungere l'orgasmo, anzi che sono invariabilmente multiorgasmiche, che apprezzano la penetrazione in ogni orifizio corporeo, che non hanno problemi a godere con più partner sia maschili che femminili, ecc.
E' pertanto più che comprensibile che un adolescente che ai suoi primi rapporti sessuali spesso è alle prese con problemi di eiaculazione precoce, di difficoltà di erezione (a causa dell'emozione), di anorgasmia, di paura del dolore alla penetrazione, si senta anormale, inferiore e incapace, se si confronta con le incredibili prestazioni gli vengono proposte dai pornografi.

3. PATOLOGICAMENTE TRASGRESSIVA. Si sa, qualsiasi mercato prospera solo se ha proposte nuove. La stessa merce dopo un po' stanca e non viene più acquistata.
Questa regola generale vale anche per la pornografia. Così, se in un primo tempo (parecchi anni fa) il mercato del porno proponeva prodotti raffiguranti rapporti sessuali normali, ora la gente si è stancata di vedere sempre le stesse immagini, così per prosperare i pornografi hanno dovuto attingere da altre fonti. E queste fonti sono quelle della patologia.
Oggi edicole e videoteche sono ricche di migliaia di titoli di riviste e di film monotematici. Troviamo così il reparto del sadomasochismo, quello del feticismo, quello della zoofilia, quello del transessualismo, quello per gli amanti delle feci o dell'urina, e così via. I pedofili, per evidenti ragioni, hanno dovuto occultarsi.
Insomma, le perversioni, le parafilie che scientificamente sono dei comportamenti patologici di competenza dello psicoterapeuta o dello psichiatra, vengono spacciati per normalità, per piccole, insignificanti, variazioni alla normalità del rapporto sessuale.
§ 3.3 La prostituzione
Per prostituzione si intende l'attività di chi fornisce prestazioni sessuali non per il desiderio di avere un rapporto sessuale, ma a pagamento, in cambio di denaro o di altri benefici economici.
Nell'arco degli ultimi quindici anni il quadro della prostituzione è radicalmente cambiato nel nostro paese.
Con l'arrivo in massa di donne dai paesi del cosiddetto terzo mondo e dell'Est europeo, il fenomeno della prostituzione di strada ha assunto le caratteristiche di una vera e propria massificazione.
Quasi in ogni città i Comuni hanno creato dei servizi con equipe che studiano il fenomeno dal punto di vista sociale e cercano di approntare modalità di intervento.
La tabella qui riportata è stata messa a disposizione dal "Progetto città e prostituzione" del Comune di Venezia ed è tratta da una sorta di censimento che gli operatori del progetto fanno più volte alla settimana.


Tabella: "Presenza prostitute a Mestre-Marghera e sul Terraglio"

La media della presenza di prostitute (sia bianche che di colore) nelle quattro giornate prese in esame è di 112, che suddivise per i 15 chilometri di Terraglio e di altre strade che separano Mestre-Marghera da Preganziol, significa una media di una prostituta ogni 134 metri.
La presente tesi non vuole essere una ricerca sul mondo della prostituzione. Il dato su riportato serve solo a proporre questa riflessione: con una concentrazione media costante di una prostituta ogni 134 metri (ovvero con un'offerta altissima), quei genitori che mai hanno educato ad una sana vita sessuale i loro figli, vivono una pura illusione se ritengono che, nel pieno della tempesta ormonale adolescenziale e della scoperta della sessualità e della trasgressione tipici di questa età, i ragazzi non entrino in contatto con il mondo della prostituzione.

I dati su riportati sono riferiti solo alla prostituzione di strada. Ci sono poi altre forme di prostituzione quali ad esempio gli annunci ospitati dalle rubriche di "relazioni sociali" presenti in gran parte dei quotidiani e dei periodici sia a tiratura nazionale che locale:
- "Dottoressa dell'amore espertissima curerà i tuoi intimi dubbi. Lisa, tel..." (Corriere della Sera, 09-09-00, pag. 43)
- "Sesso il mio ossesso. Se ci pensi spesso chiama subito il ... " (Corriere della Sera, 09-09-00, pag. 43)
- "Deborah bella, giovane, disponibile, cerca amici. Tel. ... " (Il Gazzettino di TV, 16-09-00, pag. 25)
- "Brasiliana, formosa, ex fotomodella Play boy, super sexy, tel. ... " (Il Gazzettino di TV, 16-09-00, pag. 25)
- "Susanna tutta panna, dolce e sensuale offre a golosone ciliegina da leccare tel. ..." (Il Boom di Treviso, 05-10-00, pag. 27)
- "Studentesse spesso sole, disponibili a fare nuove amicizie per soddisfare ogni tuo desiderio tel. ..." (Città Nostra, 27-09-00, pag. 2)

Annunci del tenore di quelli su riportati si trovano a decine in ogni giornale.
E poi ci sono i locali di lap-dance, i sexy shop, i locali di spettacoli hard, c'è Internet, ci sono i telefoni erotici, i club privé.

Fino ad ora si sono analizzate alcune delle possibilità che hanno gli adolescenti di venire in contatto con il mondo della prostituzione.
Ai fini del presente studio è però più importante capire quali conseguenze può avere per il giovane il rapporto con la prostituta.
Nel rapporto con la prostituta, la favola raccontata nei testi pornografici della donna costantemente travolta da un desiderio insaziabile, viene completamente rovesciata e ci si ritrova di fronte ad una donna che non ha il minimo desiderio sessuale nei confronti del suo cliente, ma che accetta il rapporto unicamente per denaro.
Dal punto di vista della qualità, il rapporto con la prostituta è particolarmente alienante. Da un lato vi è una persona (la prostituta) che separa dal proprio corpo e dai propri gesti una parte della sua stessa vita mettendola a disposizione di chiunque voglia usufruirne; dall'altro un individuo (il cliente) che si procura un momento di vita genitale sviluppandolo come un episodio slegato dal resto della sua esistenza (ossia slegato dalla conoscenza del partner e da coinvolgimenti emotivi). Così un incontro occasionale genera genitalità che viene vissuta in sé, scissa da qualsiasi altra espressione e dal vissuto delle persone.
La prostituta " ... finita la commedia ... si ricompone e la donna rientra in se stessa, nella sua pelle e nella sua psiche, ... la ragazza di vita riesce a spersonalizzarsi, a cambiare completamente, a lasciare al cliente il proprio corpo insensibile ... " 23
Ma se il rapporto di prostituzione è traumatico ed incide inevitabilmente nella psiche della prostituta che vive una sorta di sdoppiamento della personalità, non è che per il cliente sia poi così soddisfacente e innocuo.
La sessualità è ridotta ad una serie di azioni stereotipate con lo scopo di conseguire esclusivamente uno sfogo fisico. Il modello è concentrato nella penetrazione-eiaculazione da raggiungere nel più breve tempo possibile. Ha pertanto la caratteristica di essere molto rapido, sbrigativo, i gesti sono finalizzati esclusivamente all'ottenimento del piacere genitale maschile secondo la scontata successione di tensione e scarica.
Nel rapporto di prostituzione l'eiaculazione precoce da disfunzione si trasforma in un pregio, il giovane impara a "fare in fretta" a disinteressarsi completamente del piacere della sua partner, la sessualità che pratica è esclusivamente genitale, spesso nessun'altra parte del corpo entra in contatto:
- "(cliente A) ... il tuo viso, il tuo viso ... mi affascina più il tuo viso che tutto il resto ...
- (prostituta A) No, non toccarlo, che ancora non hai pagato!
- (cliente B) Ti togli la camicetta?
- (Prostituta B) No, caro, costa di più!
- (cliente C) Perché non ti spogli?
- (prostituta C) Mi paghi poco, non mi hai mica pagato per spogliarmi!" 24

"La marchetta è un vero e proprio rituale pedagogico, un modello di educazione libidica: la donna vi impara a restare insensibile, l'uomo ad accontentarsi di fugaci e magre gioie." 25


CAPITOLO 4
LO SVILUPPO PSICOSESSUALE

"E' opinione comune che l'impulso sessuale sia assente durante l'infanzia e che si risvegli nel periodo che si definisce pubertà. Questo non è un errore qualsiasi, bensì un errore carico di gravi conseguenze, perché è la causa dell'attuale ignoranza sulle relazioni fondamentali della vita sessuale" (Freud) 26

Parlando di sessualità e di sviluppo psicosessuale non si può non partire dalle teorie dello "sviluppo pulsionale" di S. Freud, essendo stato il primo a dimostrare che la sessualità ha inizio con la vita e termina con la morte di una persona; che non erompe, quindi, nella pubertà, ma è presente sin dai primi anni dell'esistenza.
Quando Freud studiava le caratteristiche della sessualità infantile, il pensiero scientifico corrente del tempo, era dell'opinione che la nascita della sessualità si dovesse datare nel periodo adolescenziale.
Inoltre "Freud ha rivestito un ruolo importantissimo nella riscoperta del concetto di 'sessualità', favorendo il passaggio di quest'ultima da sinonimo di 'genitalità', intesa come componente isolata dell'esistenza, a qualcosa di molto più ampio, comprendente la corporeità, il contatto, la tenerezza, l'amore, la ricerca del piacere. In tal modo, la sessualità è diventata, oltre che parte integrante dell'identità dell'individuo, anche ciò che ci porta a stabilire rapporti con gli altri."27

§ 4.1 La teoria freudiana dello sviluppo psicosessuale
La teoria freudiana dello sviluppo psicosessuale (o "sviluppo pulsionale", come lo chiama Freud) è caratterizzata da un susseguirsi di fasi contrassegnate da alcune zone corporee (zone erogene) la cui stimolazione provoca piacere.
Le prime fasi vengono definite pregenitali. Sono chiamate così perché gli organi genitali non sono ancora coinvolti nell'organizzazione del piacere. Sono connotate da un "narcisismo primario" in cui la libido è centrata sul corpo stesso del bambino e le zone genitali non hanno ancora assunto un ruolo predominante.
Questa organizzazione del piacere pregenitale nella quale l'eccitazione sessuale è presente ma non viene percepita nell'organo genitale, è suddivisa da Freud in due periodi: egli distingue una fase "orale" (che chiama anche cannibalesca) ed una fase sadico-anale. 28
Crescendo, le modalità infantili di soddisfare la pusione sessuale verranno superate e dimenticate, ma in misura e in forme diverse, a seconda delle vicissitudini che le accompagneranno, rimarranno presenti anche quando l'adulto praticherà la sessualità genitale. Ad esempio il piacere di toccare, mordere, leccare, ecc. lo ritroviamo nei cosiddetti "preliminari" di un rapporto sessuale tra adulti.
"A volte può avvenire che forme infantili della sessualità continuino ad essere forme privilegiate di piacere anche nell'adulto. Questo potrebbe indicare un arresto dello sviluppo psicosessuale ad una delle fasi infantili.
Una sessualità adulta che privilegia forme pregenitali viene denominata perversa: in quanto, come quella infantile, non è genitale e non è legata assolutamente alla procreazione.
Perversa è quindi una sessualità che trova soddisfazione attraverso modalità diverse da quelle della sessualità genitale. Voyerismo, esibizionismo, frotterismo (piacere nel furtivo strusciarsi su altre persone ad esempio in autobus), masochismo, sadismo, scatologia (piacere legato alle feci), aglialgia (piacere di pronunciare parole riguardanti genitali e atti sessuali), sono forme di piacere assolutamente normali nella sessualità infantile, ma considerate perverse nell'adulto particolarmente qualora costituissero il principale se non esclusivo mezzo per provare piacere." 29

Alle fasi pregenitali seguono le fasi genitali che si caratterizzano, invece, per un "narcisismo secondario", in cui la carica libidica si orienta verso oggetti esterni e le zone genitali diventano centrali ed impongono la loro supremazia rispetto al resto del corpo per quanto riguarda il piacere sessuale.
Va sottolineato che le fasi rappresentano solamente la linea portante di un magma di sensazioni ed emozioni, difficilmente conoscibili e sistematizzabili, in un definito range di età e di periodi.
Le variazioni della sessualità infantile sono legate alla storia genetica, affettiva e sensoriale di ogni bambino. Tali variazioni definiranno la peculiarità erotica dell'individuo una volta adulto.
Qui di seguito è descritta brevemente la teoria freudiana dello sviluppo psicosessuale, tralasciando tutti quegli aspetti, peraltro già ben conosciuti, che esulano l'obiettivo primario di questo lavoro.

§ 4.2 Le due fasi pregenitali
Dalla nascita allo svezzamento il bambino attraversa la cosiddetta fase orale, nella quale l'oggetto originario del piacere sessuale è il seno materno, la zona erogena è la bocca, e il piacere è dato dall'atto del succhiare che, per Freud, è il punto di partenza dell'intera vita sessuale.
L'atto del succhiare nasce appoggiandosi ad una delle funzioni vitali del corpo, quella del nutrimento, legandosi inizialmente ad un oggetto estraneo (il seno materno), per poi abbandonarlo e sostituirlo con una parte del corpo (il dito).
Nella fase orale, quindi, l'attività sessuale non è separata dall'ingestione degli alimenti. Successivamente le due attività si separano assumendo caratteristiche autonome. Ciò vuol dire che il seno materno non è separato dall'altra attività del soddisfarsi sessualmente. La nutrice, sia essa la madre o un'altra donna, che l'allattamento sia al seno o con il biberon, non fa differenza: quando il bimbo è nel calore dell'abbraccio, non può evitare di provare stimolazioni sessuali.

La fase sadico-anale corrisponde al periodo in cui la zona anale assume per il bambino un ruolo centrale: in questa fase l'erotismo del bambino si appoggia alla funzione della defecazione. Pertanto, come per le pulsioni orali, anche questa fase funziona in base ad un meccanismo di "appoggio", nel senso che si appoggia ad una funzione corporea.
Tale fase ha inizio nel secondo anno di età, quando avviene la mielizzazione dei recettori dell'ano e, quindi, gli sfinteri possono svolgere il ruolo di zone erogene preponderanti. L'eccitazione sessuale si sviluppa durante l'evacuazione, ma anche il trattenimento volontario delle feci può diventare un momento di piacere.
Dura all'incirca fino ai tre anni, il piacere è dato dal controllo degli sfinteri e da un'intensa attività muscolare: in un primo tempo, il bambino prova piacere nell'espellere i prodotti del proprio corpo, guardandoli, toccandoli, e annusandoli; successivamente nel trattenerli. E' proprio in questo secondo momento che il bambino sperimenta la possibilità di dominare i contenuti del proprio corpo e, grazie a tale potere, regolare le relazioni con gli altri. Inoltre, sembra che si possa collocare in questo periodo la comparsa dell'interesse per i genitali e una certa consapevolezza della differenza tra i sessi.
Nell'inconscio infantile, secondo Freud, le feci sono fantasticate come un prodotto prezioso che, sotto forma di dono simbolico, il bambino fa ai propri genitori; ma possono anche essere usate come oggetto e mezzo attivo per sporcare ed aggredire. 30
Se si fa attenzione non è difficile notare l'interesse che ogni bambino prova per le proprie feci; nel dare o trattenere le feci, egli stabilisce o rifiuta il rapporto con l'esterno. Inoltre trattenendo le feci egli può esprimere sentimenti aggressivi contro i genitori; esse sono infatti l'unico mezzo di cui dispone per opporsi concretamente al loro predominio.
"Questa fase è denominata sadico-anale e non solamente anale perché contemporaneamente si assiste ad un altro fenomeno: le attività che procurano piacere vengono gestite dalla pulsione di appropriazione che non tiene conto del fatto che l'oggetto che soddisfa il piacere possa venire danneggiato o annientato, come è possibile constatare quando vediamo un bambino tormentare un animale.
Questa esperienza di godere sadicamente nell'infliggere sofferenza a qualcuno, sotterraneamente agganciata al piacere sessuale, può predisporre il soggetto, una volta diventato adulto, a sviluppare tratti sadici. La componente sadica della sessualità può sganciarsi, divenire autonoma ed esprimersi sotto forme di perversione, dominando tutti gli altri impulsi sessuali di un individuo adulto." 31
Se in questa fase un bimbo si trova ad essere testimone di un rapporto sessuale lo può concepire come una scena di aggressione e di violenza. In particolare se i due adulti sono i genitori, le emozioni e le identificazioni che ne derivano possono predisporre al sadismo se si identifica con l'aggressore, al masochismo se si identifica con la vittima. Può esistere anche l'alternanza tra l'una e l'altra perversione.
Nella fase sadico-anale esistono inoltre due atteggiamenti erotici che, qualora rimanessero fissati a causa di un trauma, potrebbero orientare l'adulto verso le perversioni dell'esibizionismo e del voyeurismo. Infatti in questo periodo il bambino è spiccatamente interessato al corpo e ai genitali sia dei genitori che di chiunque altro, adulto o bambino.
Al piacere di vedere e di esibirsi, tipico di questo periodo, spesso si accompagna anche il voler toccare.

Mettendo da parte i possibili sviluppi patologici, crescendo l'esibizionismo infantile si trasformerà spostandosi verso altri aspetti, non direttamente identificabili con la sessualità. Ma è in realtà lo stesso impulso che spingerà il bambino a esibirsi anche in altre forme sempre al fine di essere ammirato e guardato. Così egli si sperimenterà con orgoglio in prodezze varie che possono suscitare ammirazione come arrampicarsi, fare capriole, saltare da un muretto, ecc.
Nelle bambine, l'esibizionismo sessuale si traduce in forme di seduzione più raffinate, o si trasforma in atteggiamenti di pudore scontroso e, nello stesso tempo, vezzoso. Nella bambina il piacere di essere guardata (che nel maschietto è incentrato sui genitali e tende ad esaurirsi quasi subito) si estende a tutto il corpo e si prolunga nel tempo anticipando quella femminile peculiarità di voler piacere. 32

§ 4.3 Il primato della genitalità
Dopo il terzo anno (dal 3° al 5° anno) il bimbo entra nella cosiddetta fase fallica. La fonte della pulsione si sposta verso gli organi genitali: il piacere è dato ora dall'erotismo uretrale e dalla manipolazione dei genitali.
Il bambino per la prima volta vive una serie di problemi che coinvolgono la genitalità e si accentua l'interesse verso quegli organi esterni che meglio rappresentano la sessualità.
Tutti si accorgono, ad esempio, che i bambini in questo periodo cominciano a porre determinate domande (specie ai genitori che hanno l'avvertenza d'incoraggiarle anziché reprimerle) le quali riguardano fondamentalmente due problemi:
a) le differenze tra i sessi;
b) il meccanismo della nascita del bambino.
E' eccezionale che dal 3° al 5° anno di vita il bambino non chieda spiegazioni su questi problemi. In genere, egli comincia a porre la questione della differenza tra i sessi. E' probabile che questa curiosità sia dovuta al fatto che riguardo a ciò il bambino ha esperienze personali, dirette. L'ipotesi iniziale che i bambini generalmente fanno è quella di una eguaglianza fra i sessi, in cui le differenze sarebbero soprattutto marginali (pettinatura, abbigliamento). L'organo genitale della bambina è considerato identico a quello maschile, solo che è inteso "piccolissimo ma poi crescerà".
Secondo l'"ipotesi fallica" l'attributo maschile è dunque considerato dapprima anche femminile. Quest'ipotesi però non regge a lungo; tuttavia il bambino, che non ammette facilmente di essersi sbagliato, reagisce in maniera tipicamente infantile di fronte alla constatazione che l'organo maschile manca nella bambina, giungendo alla conclusione che, benché ora sia assente, c'era prima: "l'aveva anche la bambina, ma ora l'ha perduto."
Il secondo problema, riguardante la nascita, è in genere posto un po' più tardi dal bambino.
"Anche se dapprima il bambino non riesce a mettere in relazione subito la differenza tra i sessi, il meccanismo della fecondazione, la gravidanza e l'evento della nascita, ben presto inizia a collegare tra loro tutti questi problemi, fra i quali compaiono relazioni anche inconsce, più profonde di quel che non traspaia.
E' bene che i genitori e gli educatori rispondano con veridicità e fiducia alle domande dei bambini su questi argomenti, perché i bambini sono prontissimi a cogliere l'intimo degli educatori, dato che le qualità espressive si percepiscono dal modo di fare, dalla voce, dalla mimica. Se intuisce che 'c'è qualcosa sotto' che gli viene nascosto, il bambino assimila ipocrisia: accetta disinvolto su un piano, e, in modo opposto, elabora ad un livello più profondo.
Inoltre, se non vengono soddisfatte, le sue curiosità gli destano sensi di colpa, perché, implicitamente, vengono avvertite come curiosità illecite. Sovente ciò accentua la tendenza, già normalmente presente a questa età, verso la manipolazione dei propri genitali, attività infantile di scoperta e di soddisfazione che può essere definita 'masturbatoria' in senso lato, e che rappresenta una tappa in questo periodo.
In questa fase si evidenziano delle linee di sviluppo separate per il maschio e per la femmina, sia per quanto riguarda la sessualità che l'identità di genere.
I bambini, animati dalla curiosità e dall'interesse, procedono ad un confronto tra i due sessi, senza però prendere coscienza di una differenziazione sessuale, perché soltanto l'organo anatomico maschile vale in quanto esistente, tanto per il bambino che ne è dotato, quanto per la bambina che non l'ha. Quando il maschio constata l'assenza del pene nella bambina, la sua reazione affettiva è la cosiddetta 'angoscia di castrazione' o 'di evirazione' (paura di perdere l'attributo genitale), mentre la bambina sviluppa 'l'invidia del pene' (desiderio di riavere un pene)." 33

Finora la vita sessuale infantile è stata essenzialmente autoerotica, cioè trovava il suo oggetto sul proprio corpo; d'ora in poi la sessualità deve abbandonare l'autoerotismo, orientarsi verso oggetti esterni ed essere caratterizzata dal primato della zona genitale. La pratica masturbatoria passa in secondo piano ed iniziano giochi erotici più socializzanti: il gioco del "dottore", di "marito e moglie", o altri più fantasiosi e complessi che hanno praticato i bambini di tutte le generazioni.
Simona Vinci, nel suo libro, descrive come l'erotismo venga esercitato in una chiara e innocente commistura fra gioco e piacere: " ... giocavano a chiudere gli occhi stretti stretti e a riconoscersi con la punta della lingua, leccando e succhiando come gattini fratelli. Ogni tanto si spingevano giù dai materassi e rotolavano ancora con gli occhi chiusi, ridendo come pazzi di quel gioco cretino e bellissimo ... ". 34
E' da ricordare che, al giorno d'oggi, i bambini hanno più occasioni di apprendere i comportamenti sessuali adulti: non solo attraverso la TV, ma anche nei discorsi più aperti e nelle notizie di cronaca. Può quindi succedere che, per emulazione, o per una ricerca del piacere sessuale, a volte già sperimentata autonomamente, alcuni convincano amichetti o amichette a fare giochi erotici.
Piuttosto che scandalizzarsi o punire, la cosa migliore per un adulto è spiegare al bambino come ogni età abbia le sue manifestazioni sessuali.
"Questi giochi fra coetanei spesso i bambini amano farli di nascosto, sia perché li considerano proibiti, sia perché costituiscono un loro mondo privato dal quale gli adulti sono esclusi.
Quando giocano tra loro, sia che avvenga tra bambini di sesso diverso, sia che siano dello stesso sesso, si tratta di rituali esplorativi per confrontarsi e per conoscersi che escludono il coinvolgimento affettivo e a volte anche il contatto fisico. Certe volte fra maschi e femmine il solo guardare è fonte di eccitazione erotica puramente visiva. Questi giochi consentono di esplorare con gli occhi senza neppure sfiorare la zona 'proibita' del corpo dell'altro, cercandone la differenza." 35
I bambini sanno di fare qualcosa di vietato giocando in questo modo, ma poiché si tratta di giochi sperimentali, iniziatici, è raro che si trasformino in qualcosa di più grave. Questi giochi i bambini li hanno sempre fatti e continuano a farli, senza che lascino alcuna traccia negativa, ma a volte, neppure il ricordo.
"Queste esperienze portano con sé un originario senso di colpa che induce il bambino a rimuoverle, a cancellarle dalla memoria. Se il bambino viene scoperto o redarguito si rischia di provocare conflitti inconsci che potranno sciogliersi solo più avanti, quando nuove esperienze indurranno l'ex bambino ad abbassare la barriera della censura. Solo allora potrà sorridere ripensando a quei giochi infantili. Ma è importante che questo avvenga perché tali esperienze assumano un significato nella via, non sempre facile, alla maturità.
E' proprio attraverso questi giochi che il bambino comincia ad essere consapevole di quello che 'si fa ma non si dice': intuisce che è meglio tener nascoste ai genitori le sue esperienze, anche se non hanno nulla di veramente riprovevole. E questo segna l'inizio di una sua vita segreta, che si accompagna a una maggior consapevolezza della propria sessualità, e della linea invalicabile che la separa da quella del padre e della madre." 36

Dai tre ai cinque anni si manifesta il complesso di Edipo. Questo periodo della vita del bambino è caratterizzato dallo sviluppo di un impulso affettivo verso il genitore di sesso opposto (complesso edipico negativo), accompagnato da sentimenti di rivalità verso l'altro genitore, che è vissuto come antagonista e nei confronti del quale si attua un processo di identificazione (complesso edipico positivo).
"Verso il 3° anno la situazione di triangolarità ha luogo nei rapporti del bambino con due presenze diverse, non più solo d'ordine fantasmatico, ma reali: la madre e il padre. Il bambino di quest'età inizia ad avvertire infatti, sempre più intensamente un ostacolo al processo egocentrico del genitore di sesso opposto, verso cui è attratto.
Questo ostacolo è rappresentato dal genitore dello stesso sesso. Il bambino entra così in competizione affettiva con il padre, e la bambina, con diversi itinerario, con la madre." 37
Il declino del complesso di Edipo si manifesta in modi diversi nel bambino e nella bambina. Il primo rinuncia ai desideri sessuali verso la madre e all'ostilità verso il padre per il senso di colpa provato e per la paura di essere punito con la castrazione; per la femmina l'angoscia di castrazione come punizione di una colpa commessa, non è responsabile del declino del complesso di Edipo, bensì della sua comparsa. La rinuncia al complesso di Edipo nasce, quindi, dalla paura di perdere l'amore della madre. 38

Durante la fase di latenza, dai cinque-sei anni alla pubertà, l'energia degli impulsi sessuali infantili, sempre presente, viene deviata attraverso il processo di sublimazione, verso scopi socialmente valorizzanti, come la creazione artistica, lo sforzo intellettuale, le relazioni sociali, che apparentemente non hanno alcun rapporto con la sessualità.
"Quello che va dai sei ai dieci anni è stato definito da Freud periodo di latenza proprio per l'aspetto nascosto, non evidente, mascherato potremmo dire, che il desiderio sessuale assume in questa fase. Aspetto appunto latente, da non confondere con assente come è accaduto a volte di intendere." 39
Mentre dal 3° al 5° anno il bambino attivamente tendeva a mettere in primo piano tutto quello che a suo modo riguardava la sessualità, dopo il 6° anno, risolta la fase edipica, quell'effervescenza si spegne, e su tutti quei fenomeni si stende, seppur non completamente il velo della rimozione.
C'è appunto un'impressionante differenza tra la ricchezza d'esperienze della seconda infanzia e la povertà dei ricordi che permangono coscienti nella vita adulta.
Per questo la fase in cui il bambino entra col 6° anno è detta di latenza: in essa gli impulsi sessuali subirebbero un decremento o perché deviati dalle specifiche mete dal meccanismo di difesa della sublimazione o per una inibizione biologicamente determinata.
È un periodo molto importante per la maturazione intellettiva; affettivamente non pone, invece, grossi problemi e decorre con una certa tranquillità, seppur a volte turbata da fatti occasionali.
In questo periodo il fanciullo è preso dagli interessi intellettuali e ludici, si aggrega ai compagni, è impegnato nello sforzo conformista di assimilare le norme, i comportamenti e le caratteristiche del suo ambiente. Ha un grande disinteresse per gli individui del sesso opposto come tali. 40
E' quindi un periodo di grandi trasformazioni affettive cognitive, sociali, in cui il bambino utilizza tutto il potenziale di sviluppo e di sicurezza acquisiti precedentemente, per consolidare il proprio sé, preparandosi così ad affrontare gli sconvolgimenti fisici e psicologici dell'adolescenza.
E' in questo periodo che, in parte, sotto l'influsso dell'educazione, si costruiscono, a spese degli impulsi sessuali " ... le forze mentali che come dighe limitano il flusso della sessualità ... " 41: il sentimento del disgusto, del pudore, della vergogna, della pietà, che si oppongono alle pulsioni di voyerismo, di esibizionismo e di crudeltà che concorrono assieme alle pulsioni parziali (orale, anale, fallica) a definire i caratteri della sessualità nella prima infanzia. 42
Per quanto riguarda l'adolescenza, in breve si può dire che è caratterizzata dai fenomeni puberali - con le note modificazioni ormonali, responsabili della capacità orgasmica e di quella riproduttiva - e da un'esplosione libidica, attraverso cui l'individuo cerca di scaricare la tensione.
A livello fisico, la pubertà porta con sé una serie di cambiamenti, tra cui il più appariscente è la crescita dei genitali esterni ed interni, portando a compimento lo sviluppo di un apparato estremamente complesso.
Secondo Freud, d'ora in poi la pulsione andrà a cercare il proprio oggetto sessuale all'esterno del suo corpo. Si assiste, dunque, al cosiddetto "rinvenimento dell'oggetto", che era già stato preparato sin dalla prima infanzia, quando il soddisfacimento sessuale era legato all'assunzione di cibo e l'oggetto della pulsione sessuale era al di fuori del corpo del bambino, nel seno materno.
L'apparato genitale viene messo in moto da stimoli - che provocano l'eccitazione sessuale, che si manifesta attraverso un sentimento di tensione - e da segnali fisici, tra i quali emergono delle mutazioni nei genitali che preparano all'atto sessuale.
"L'evoluzione ha il suo sbocco nella cosiddetta vita sessuale normale dell'adulto, ove l'acquisizione del piacere è entrata al servizio della funzione procreativa e le pulsioni parziali, sotto il primato di un'unica zona erogena, hanno formato una solida organizzazione per raggiungere la meta sessuale di un oggetto estraneo". 43

Tabella: "Le fasi dello sviluppo psicosessuale"

 

CAPITOLO 5
EDUCARE ALLA SESSUALITA'

§ 5.1 Educare fin dalla nascita
Quando iniziare l'educazione sessuale? Quando è il momento giusto, l'età più adeguata per parlare di sesso senza causare traumi?
Questa è la prima domanda che si pongono gli adulti qualsiasi ruolo rivestano, sia esso quello di genitori oppure quello di insegnanti, e, in attesa che qualcuno gli risponda, come si è visto, stanno zitti.
Eppure, da quanto finora esposto, risulta chiaro che non esiste un momento privilegiato per l'educazione sessuale, ma piuttosto un'esigenza diffusa, nelle varie età, in tutte le età, di poter serenamente parlare di questi temi.
Tutte le scienze interessate allo sviluppo insegnano, infatti, che il bambino fin dalla più tenera età esprime attenzione per la sessualità, attraverso manifestazioni di piacere legate alle funzioni di accudimento e nelle conseguenti acquisizioni di capacità di produrre da solo comportamenti che diano piacere: dalla suzione del seno materno, ai momenti dell'accudimento corporeo, dalla suzione del dito, al piacere di toccare i propri genitali.
Tutti questi comportamenti esprimono interesse per il proprio corpo e, in senso lato, per la sessualità.
E' dal suo stesso corpo che partono le prime esperienze del bambino; infatti molto presto la sua esplorazione lo porterà ad interessarsi non solo dei genitali, ma di ogni altro orifizio, come per esempio l'ombelico.
Il caldo, accogliente e rassicurante contatto con i corpi dei genitori e della mamma in particolare, sarà il primo passo per una corretta educazione alla sessualità per un bimbo molto piccolo.
Il contatto corporeo è una delle modalità basilari con cui, dalla vita intrauterina fino ai primi mesi dopo la nascita, il bambino stabilisce rapporti e relazioni con il mondo esterno. Se la pelle viene adeguatamente stimolata con carezze, dolci massaggi, abbracci, anche il sistema nervoso centrale e il sistema neurovegetativo ne vengono vantaggiosamente beneficiati.
"La pelle è un recettore importante e le stimolazioni ambientali che riceviamo attraverso la cute influenzeranno successivamente il nostro comportamento, anche sessuale. All'inizio della vita è importante che il bambino venga accarezzato e abbracciato, perché questo rende sensibili le varie parti del corpo per costruire un 'Io' corporeo sano.
Il bambino entra in contatto con il mondo e, guidato dal principio del piacere che il corpo esprime, sperimenta, conosce e introietta il mondo esterno e costruisce la consapevolezza del proprio sesso, l'esistenza dell'altro, scopre l'esistenza del suo oggetto d'amore." 44
A riguardo della sessualità, i primissimi anni di vita del bambino, in genere non pongono grosse preoccupazioni o particolari difficoltà ai genitori: le manifestazioni con cui i bambini esprimono e palesano le diverse necessità legate al loro sviluppo psicosessuale, è raro che realmente vengano vissute dagli adulti come problematiche, cosa che invece accadrà negli anni immediatamente successivi.
"Crescendo, altre manifestazioni indicano con chiarezza l'interesse permanente per questi temi: la curiosità verso la nudità o i genitali suoi o altrui, il gioco del dottore, lo spiare i bambini dell'altro sesso o confrontarsi con i propri simili, fino all'uso di parole volgari che descrivono parti del corpo coinvolte in funzioni genitali o escretorie; e infine le domande semplicemente curiose e spesso maliziose che i piccoli rivolgono agli adulti sulle funzioni della sessualità." 45
Tutti questi segnali vanno colti, perché non sempre il bambino o la bambina sono in grado di esprimere verbalmente e spontaneamente in modo chiaro il loro interesse, di porre domande, di dichiarare quando è venuto per lui/lei il "momento giusto" per parlare della loro sessualità.
Dai tre anni, ovvero dall'età nella quale un bimbo diventa in grado di fare ragionamenti ed assimilare spiegazioni, con termini adatti e comprensibili alle diverse fasi dello sviluppo, si inizierà anche a parlargli di sesso, esattamente come gli si parla e lo si educa a tutte le altre sfere della vita.
In ogni bambino, fin dalla più tenera età esiste una fisiologica pulsione di sapere che lo spinge, con i mezzi che ovviamente ha a disposizione, ad esplorare l'ambiente al fine di scoprire sempre meglio la realtà che lo circonda e trovare le risposte alle sue inesauribili curiosità. Sono proprio questa spinta e la voglia di conoscere che permettono al bambino di imparare e gli consentono ogni futuro apprendimento; è perciò che si ritiene importante non tarpare le ali alle mille curiosità dei bambini e permettere loro di porre i loro incalzanti, difficili, spesso imbarazzanti interrogativi sulla sessualità ai quali va data risposta, o quantomeno attenzione.
E come in tutte le altre aree dell'educazione ove le titolarità sono tante (famiglia, scuola, educatori, istruttori, ecc.) non ci si pone in termini drammatici il problema su "a chi spetta" educare, così anche per la sessualità è necessario un intervento comune che veda attivarsi la collaborazione tra adulti che facciano interagire capacità e competenze diverse.

§ 5.2 Le componenti della sessualità
Per poter affrontare l'argomento in modo chiaro è utile definire con precisione in cosa consista l'educazione sessuale, e quali possano verosimilmente essere, per un adulto, sia le competenze da acquisire che le finalità a cui mirare.
Ciò a cui più comunemente e superficialmente la sessualità viene associata è la sua funzione genitale e riproduttiva.
Ma il circoscrivere la sessualità a tali funzioni, la priva di quei significativi ed esclusivi aspetti affettivi, relazionali e sociali che distinguono la sessualità dell'essere umano.
Il rapporto con il proprio corpo, l'immagine che si ha di sé, il rapporto con gli altri, l'affettività, i valori e i sentimenti, coinvolgono la sfera della sessualità. E questi aspetti, che fanno della sessualità una struttura centrale dell'identità, si intrecciano alla pulsione biologica, punteggiando e condizionando praticamente ogni esperienza della vita.
"Inoltre, per noi esseri umani, la sessualità è molto spesso al servizio di funzioni cosiddette 'non sessuali'. Queste sono state definite, per esempio, come funzioni 'terapeutiche': quando cioè il sesso è utilizzato come antidepressivo, sonnifero o tranquillante. O come funzioni 'relazionali': quando cioè il sesso viene utilizzato per comunicare o per socializzare, o come strumento di potere o di sfida generazionale." 46
Queste funzioni, che sono al servizio di bisogni squisitamente psicologici, sono particolarmente importanti in fase evolutiva e, evidenti nelle loro estreme espressioni soprattutto nel periodo dell'adolescenza, non necessariamente si estinguono nella coppia e nell'età adulta.
In ambito educativo riconoscere al termine sessualità un significato più ampio è quindi indispensabile, non tanto perché si possa dare di essa una definizione corretta e scientifica, quanto perché le paure e le esitazioni che alcuni hanno nell'affrontare questi temi possano in buona parte dissiparsi attraverso una reinterpretazione più ricca e articolata.
Non esiste, infatti, la possibilità di proporre una educazione alla sessualità se non con la consapevolezza e la serenità che questa faccia parte dell'educazione globale.
Educare alla sessualità significa perciò non separare questa componente dallo sviluppo complessivo della personalità del bambino prima, e dell'adulto poi, ma permettere che questa dimensione della sua identità possa, già da principio, armoniosamente crescere, integrarsi ed esprimersi all'interno di un contesto relazionale, affettivo e comunicativo rappresentativo e sano.
E' importante, pertanto, che l'adulto dia segnali che il sesso non è una cosa sporca, da nascondere, da negare, da proibire senza dare spiegazioni o motivazioni. Il cattivo uso del sesso può diventare un fatto negativo, ma il sesso in se stesso è un fatto positivo ed è parte integrante della vita.
Inoltre è importante dare segnali che la vita è anche piacere, e non solo fatica, sofferenza, delusioni. I genitori e gli insegnanti, dovrebbero essere capaci di comunicare ai bambini che noi tutti apparteniamo al genere degli esseri sessuati, che manifestiamo gioia, piacere, capacità di esprimere tenerezza, contatto corporeo e affettuosità. Il messaggio che si dovrebbe trasmettere è che non c'è niente di male in tutte queste manifestazioni, nell'ambito di un atteggiamento di rispetto della privacy, della riservatezza, dell'opportunità.
L'educazione sessuale risponde all'obiettivo di costruire uno "spazio di parole" tra interlocutori adulti e piccoli e di creare uno "spazio condiviso" su temi per i quali spesso e volentieri ha funzionato una censura preventiva e inibente.
I bambini utilizzano due grandi risorse per affrontare questi argomenti: la curiosità e la malizia, intesa quest'ultima come capacità positiva di provocazione. Le domande sulla sessualità assumono già nei ragazzi delle elementari una connotazione complessa, perché l'inserimento nel mondo delle regole e dei divieti ha già creato delle barriere nella comunicazione su questi temi.
E' allora necessaria, per questo motivo, una emozione più forte, come appunto quella dettata dalla curiosità, come forte spinta alla conoscenza e all'esplorazione, e dalla malizia, come impegno a smuovere i grandi dalla loro apparente serena posizione pedagogica.
Curiosità e malizia sono espresse dai bambini quando avvertono la latitanza degli adulti, mentre quando l'adulto si dichiara disponibile a rispondere o addirittura sollecita le domande, si possono registrare altri stati d'animo: pudore, emozione, riservatezza, divieti incrociati, esitazione, sfuggenza.
I giovani in età evolutiva di fronte alle domande che vorrebbero porre sulla sessualità, hanno come bagaglio precedente anche le relazioni già esistenti con gli adulti di riferimento.
Le domande nascono da diverse sollecitazioni: dal confronto fra i pari, dal confronto con i bambini più grandi, dalla vita nella famiglia; dalle informazioni dei mass-media. La prima curiosità riguarda la differenza tra maschi e femmine, la nascita, la procreazione; curiosità laterali sono rappresentate dalle domande sui gesti dei grandi o sulle immagini dei film e dalle parole difficili, allusive, che vengono sentite in casa, tra i fratelli o con i loro amici.
"Anche i diversi livelli di informazione tra coetanei stimolano il desiderio di sapere cosa è veramente ciò di cui si parla. Sensazioni ed emozioni particolari, accettate o rifiutate dagli adulti, possono determinare ulteriori domande.
L'adulto che si interroga sulle 'domande' dei ragazzi intorno alla sessualità può partire dalla consapevolezza che tutte le domande hanno diritto di asilo, e che nessuna domanda, per quanto provocatoria, deve essere respinta.
L'obiettivo è capire e semmai ristrutturare le domande ambigue o confuse." 47
Quanto detto, non è riferito solo ai bambini, ma anche ai ragazzi più grandi. La pre-adolescenza e l'adolescenza sono sicuramente fasce d'età in cui l'educazione alla sessualità non può essere trascurata.
Ciò non significa naturalmente che sia il momento in cui iniziare a dare spiegazioni, come alcuni adulti ancora ritengono, poiché, come si è visto, questo dovrebbe essere fatto durante tutto il corso della crescita, sin dalla prima infanzia, in maniera adeguata ai bisogni di conoscenza e ai livelli di comprensione del bambino.
L'adolescenza è però il momento critico in cui si definiscono molti elementi della vita sessuale adulta: dalla maturazione sessuale, alla acquisizione di identità e modelli di comportamento che si avvicinano progressivamente a quelli dell'adulto.
Nella realtà di oggi i ragazzi, quando entrano nell'adolescenza, hanno già ricevuto attraverso i mass-media una grande quantità di informazioni a connotazione sessuale. Eppure spesso ancora essi posseggono una conoscenza frammentaria e distorta della sessualità, poiché nonostante tutto vi è una carenza di informazioni sufficientemente complete ed organiche che rende difficile, per dei ragazzi, valutare e assimilare correttamente i molteplici stimoli informativi.
Le scuole medie e superiori dovrebbero dunque farsi promotrici di interventi organici multidisciplinari nell'ambito dell'educazione alla sessualità.
L'educazione alla sessualità dovrebbe fondarsi su un atteggiamento educativo sereno e aperto che, oltre a fornire gli strumenti per favorire la realizzazione personale sappia coniugare l'informazione con la formazione e tener conto, pertanto, dei bisogni, delle aspettative, dei dubbi e delle ansie di chi, essendo in fase di crescita e ricerca, deve potersi aprire con serenità e fiducia.
I ragazzi vanno aiutati a maturare un atteggiamento di riflessione necessario per la costruzione di un progetto di vita che si fondi su scelte ponderate, sulla tolleranza, sul rispetto per l'altro.
"Vi è la necessità di lavorare in modo specifico anche sulla dimensione emotiva, considerando gli aspetti intrapsichici e interpersonali della sessualità.
E' dunque necessario intervenire con un'azione educativa che non si limiti a fornire delle conoscenze, ma che entri nella dimensione degli aspetti emotivi e relazionali, richiedendo la partecipazione attiva dell'alunno all'esperienza scolastica in atto.
L'educazione alla sessualità non può allora venire considerata una materia da delegare in toto ad 'esperti' o solo agli insegnanti di scienze: essa fa parte dell'intero processo formativo e va assunta a livello di programmazione educativa da tutti i docenti in forma trasversale.
Essa diviene azione educativa che consente ai ragazzi di maturare atteggiamenti consapevoli verso se stessi e il proprio modo di esistere come persona sessuata, e verso gli altri, persone sessuate anch'esse, assumendo comportamenti responsabili." 48
Va inoltre privilegiata un'educazione sessuale intesa non come trasmissione di modelli che indicano il dover essere, ma come costruzione di strumenti critici che aiutino il ragazzo a sviluppare le capacità decisionali, il desiderio e la competenza di autodeterminarsi e di assumere le proprie responsabilità.
L'educatore deve allora rinunciare alla proposta di un modello rigido di sessualità, preoccuparsi che il ragazzo impari a scegliere, piuttosto che faccia le scelte che a lui paiono giuste; deve sollecitare l'acquisizione di atteggiamenti che siano rispettosi delle singolarità individuali e socio-culturali.
Lorenzini e Rocchi ritengono che "pur essendo difficilmente ipotizzabili obiettivi condivisibili da tutti sia comunque possibile individuare dagli obiettivi irrinunciabili in un progetto di educazione alla sessualità:
1. L'integrazione della sessualità nella totalità della persona, con la consapevolezza del valore di questa dimensione che entra in gioco in ogni relazione interpersonale;
2. La capacità di vivere con soddisfazione il proprio essere uomo o donna, soddisfatti del proprio corpo e delle proprie caratteristiche sessuali;
3. L'assunzione della sessualità all'interno del proprio progetto di vita, trovando ciascuno le proprie risposte e facendo le proprie scelte in modo libero, informato e consapevole." 49
La chiarezza su tali obiettivi diviene condizione essenziale per una costruttiva collaborazione tra operatori di diversa matrice culturale e per una partecipazione critica degli alunni al loro processo formativo.
Come afferma Valeriani : "se è vero che la scuola educa istruendo, poiché è questo il suo compito specifico, sarebbe un errore se essa limitasse il suo intervento all'informazione di tipo fisiologico-igienico sulla vita sessuale, trascurando gli aspetti più propriamente umani.
La maturazione genitale durante l'adolescenza si accompagna allo sviluppo dell'affettività e alla sensualizzazione dei sentimenti. Le motivazioni che spingono spesso gli adolescenti a ricercare notizie ed immagini relative alla sessualità non sono certo solo di natura cognitiva; vi è anche il desiderio di conoscere e imparare a gestire le proprie sensazioni sessuali, di confrontarsi con aspetti della propria affettività e sessualità che inizialmente possono apparire all'individuo come elementi estranei ed autonomi." 50
In realtà, come è già stato evidenziato, ciò che rende difficile e complessa l'educazione alla sessualità non è certo il problema dell'informazione scientifica; è invece il dover affrontare argomenti legati alla sfera intima e profonda della persona, dell'educatore stesso, legati al mondo dei valori e allo stesso tempo a comportamenti altamente significativi per l'affettività individuale.

§ 5.3 I contenuti dell'educazione sessuale
Ma quali sono, in concreto, gli argomenti che vanno affrontati in un programma di educazione sessuale?
Ci sono argomenti dei quali è bene non parlare?
Rispetto a quest'ultima domanda, due tra i massimi esperti di educazione alla sessualità, Roberta Giommi e Marcello Perrotta, direttori dell'Istituto Internazionale di Sessuologia di Firenze, sostengono che: " ... se un ragazzo o un bambino, anche piccolo, fa una domanda su un argomento di natura sessuale che appare inadatta alla sua età, è perché conosce già la risposta e ne vuole la conferma, o comunque, in ogni caso, ne ha quantomeno sentito parlare. E' quindi assurdo non rispondergli, non si farebbe che aumentare la sua curiosità e sicuramente cercherebbe la risposta presso altre fonti informative probabilmente meno competenti di noi. Ad ogni domanda va quindi data una risposta precisa ed esauriente, naturalmente tenendo conto dell'età del bambino (o ragazzo) e modellando pertanto la risposta in modo che sia comprensibile per lui usando un linguaggio adatto alle sue capacità cognitive e stando attenti a non generargli maggior confusione.
Invece, se non vi sono domande specifiche al riguardo, con i più piccoli è bene evitare alcuni argomenti (ad esempio le malattie a trasmissione sessuale o le perversioni) che sono poco attinenti alla fase di sviluppo che stanno vivendo, difficilmente riuscirebbero a capire di cosa si sta parlando e in compenso ne potrebbero ricavarne una visione malata, distorta e dolorosa del sesso. A questo proposito, è bene dire che la sessualità va trattata in un'ottica rasserenante, tranquillizzante, non traumatica.
Con i ragazzi dagli 11 o 12 anni in su, invece, è bene parlare di tutti gli argomenti che concernono il sesso, anche se bisogna fare attenzione anche qui a non traumatizzare, a dare messaggi rasserenanti e ad approfondire di più quegli argomenti che sono tipici dell'età (ad esempio nella preadolescenza e nella prima adolescenza è molto importante approfondire l'argomento dei radicali cambiamenti fisici, psicologici e affettivi, che i ragazzi stanno attraversando in quella fase ... ". 51

Secondo le stesse, autorevoli voci, gli argomenti da affrontare nell'educazione sessuale di adolescenti dai 15 anni in su, sono:
* I CAMBIAMENTI: il corpo che cambia. Le tracce del cambiamento in ognuno. Mi riconosco donna. Mi riconosco uomo. Le relazioni che cambiano. Il nuovo rapporto con i genitori. I riti di passaggio. Il rapporto con i coetanei.
* I RUOLI SESSUALI: sessualità e cultura. Quando i ruoli sessuali si modificano. I ruoli ideali.
* VIVERE LA SESSUALITA': che cos'è la sessualità. Le esperienze della sessualità. L'autoerotismo. La verginità. La prima volta. Quando? I pregiudizi della sessualità. Le paure della sessualità. Il timore dell'insuccesso. Le paure comuni. I linguaggi comuni tra adulti e ragazzi. L'omosessualità.
* IL GIOCO, L'AMICIZIA, L'AMORE: il gioco. Amicizia o amore? Grandi amori e amori delusi. Il corpo e la sessualità. Il sesso e la relazione. L'amore esclusivo. Amicizia e attrazione omosessuale.
* LA RISPOSTA SESSUALE: aspetti fisiologici della sessualità. L'eccitazione. L'eccitazione femminile. L'erezione. L'eiaculazione. L'orgasmo. Il piacere femminile e maschile.
* LA CONTRACCEZIONE: il ciclo mestruale. La scelta contraccettiva. La motivazione. La scelta condivisa. Sesso sicuro: i metodi contraccettivi. Come faccio a sapere se sono incinta? La fecondazione. Annidamento e divisione cellulare.
* LA NASCITA: il desiderio di un figlio. Genitori da ragazzi? La gravidanza. Modificazioni nel corpo materno. Il parto. Il parto naturale.
* A CHI RIVOLGERSI: vivere il sesso con serenità. Igiene sessuale del ragazzo. Visita medica specialistica. Igiene sessuale della ragazza. Visita ginecologica. La consulenza contraccettiva. L'aborto. Malattie a trasmissione sessuale. 52


CAPITOLO 6
INTERVISTA ALLE OPERATRICI DEL
"CENTRO DI CONSULENZA EDUCATIVA"
DI PIOVE DI SACCO

Nel presente capitolo si raccoglie l'esperienza pratica dell'intervento con gli adolescenti, dalla viva voce di due operatrici del Centro di consulenza educativa di Piove di Sacco: Rambuschi Claudia psicologa e psicoterapeuta delle disfunzioni sessuali e Tortato Floriana educatrice professionale-animatrice, .
Sebbene il Centro di consulenza educativa operi nel campo della prevenzione primaria al disagio giovanile e quindi abbia più settori di intervento, ai fini della presente tesi, nell'intervista effettuata, si è focalizzata l'attenzione sull'area dell'educazione alla sessualità.

§ 6.1 L'attività del Centro di consulenza educativa

Che cos'è il Centro di consulenza educativa?
Il Centro di consulenza educativa nasce dalla collaborazione tra l'ente pubblico e il privato sociale.
L'Az. ULSS 14 di Chioggia su incarico e in sinergia operativa con i comuni di Arzergrande, Brugine, Cavarzere, Codevigo, Cona, Correzzola, Legnaro, Piove di Sacco, Pontelongo, S. Angelo, per un totale di circa 130.000 abitanti, ha promosso, a partire dall'ottobre 1997, la realizzazione del progetto "Centro".
Per attivare e rendere operativo il progetto, l'Az.ULSS 14 si è avvalsa della competenza e della professionalità degli operatori del Centro di Solidarietà "Don Lorenzo Milani" di Venezia Mestre.
Da questo connubio ha preso vita il Centro di consulenza educativa con sede a Piove di Sacco, nel quale gli operatori del Ce.I.S. di Mestre lavorano in sinergia con i vari servizi dell'Az.ULSS.


Di che cosa vi occupate?
L'ambito nel quale viene a collocarsi l'esperienza è quello della prevenzione primaria al disagio giovanile, intesa come quella serie di azioni che si preoccupano di promuovere la qualità della vita delle persone e di favorirne il benessere psico-fisico-relazionale, seguendo così le indicazioni dell'OMS. Più precisamente le finalità del progetto sono:
* ridurre i disagio comunicativo e relazionale tra adolescenti, giovani e adulti;
* proporre modalità concrete di valorizzazione della persona rafforzando, tramite l'incremento dell'autostima, la capacità di affrontare situazioni difficili di crisi, di presa di decisioni individuali da parte di giovani ed adolescenti, nonché di sostenere genitori ed educatori nella loro attività educativa;
* fornire servizi di consulenza in ambito educativo e familiare.

In che modo attuate la vostra azione di prevenzione al disagio giovanile?
Attraverso una miriade di iniziative indirizzate alla scuola, alle famiglie, agli operatori sociali, alle diverse esperienze aggregative, ecc.
Sintetizzando possiamo definire tre principali ambiti di intervento:
* Prevenzione primaria specifica nelle scuole.
* Consulenze individuali.
* Sensibilizzazione territoriale attorno alle tematiche educative e della comunicazione.

Nelle scuole in cosa consistono i vostri interventi?
Nelle scuole elementari ci rivolgiamo soprattutto ai genitori con degli incontri incentrati sull'educazione dei loro figli con particolare attenzione alla sfera affettivo/sessuale.
Nelle Medie Inferiori proponiamo tre moduli diversi:
1. Prevenzione al disagio giovanile.
2. Sfera della relazione affettivo/sessuale.
3. Incontri con i genitori.
Infine, nelle medie superiori, proponiamo 5 moduli diversi:
1. Inserimento nel nuovo contesto scolastico.
2. Nuove droghe.
3. Sfera della relazione affettivo/sessuale.
4. Prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale e AIDS.
5. Difficoltà di relazione e comunicazione.

Perché avete inserito nei vostri interventi di prevenzione il modulo sulla sfera della relazione affettivo/sessuale?
Riteniamo che questo modulo sia particolarmente importante perché tratta di una tematica centrale nel periodo adolescenziale e perché la sessualità si ripercuote in tutte le altre sfere della vita, pertanto vivere serenamente la propria sessualità è un fattore preventivo rispetto al manifestarsi di altre forme di disagio.
L'adolescente, al fine di trovare un proprio spazio nel contesto interpersonale, sociale e culturale in cui vive, deve affrontare i compiti di sviluppo necessari a definire il proprio sé e strutturare la propria identità. E se si parla di identità e del processo di ricerca e sperimentazione che vive l'adolescente, diventa importante, se non fondamentale, l'aspetto dell'identità di genere, l'essere uomo o donna, l'identità sessuale.
Sessualità che non si limita all'aspetto della genitalità ma che comprende l'individuo nella sua interezza, nella totalità del suo essere e non a pezzi staccati l'uno dall'altro.
Per tale motivo, all'interno degli interventi di educazione alla salute, quindi di un'educazione che ha lo scopo di prevenire comportamenti a rischio, diventa molto importante l'aspetto della relazione affettivo-sessuale intesa come capacità di rapportarsi con l'altro/a, in quanto il consumo delle nuove droghe risulta strettamente connesso con il bisogno di sentirsi adeguati e capaci nel rapporto con l'altro sesso.
L'educazione alla relazione affettivo-sessuale si fonda su un atteggiamento educativo sereno ed aperto che, oltre a fornire gli strumenti per favorire la realizzazione personale, sa coniugare l'informazione con la formazione e tiene conto, pertanto, dei bisogni, delle aspettative, dei dubbi e delle ansie di chi, essendo in fase di crescita e di ricerca, deve potersi aprire con serenità e fiducia.
I/le ragazzi/e vanno aiutati a maturare un atteggiamento di riflessione necessario per la costruzione di un progetto di vita che si fondi su scelte ponderate e sul rispetto di sé e per l'altro/a. Li si aiuta a percepire i cambiamenti che avvengono nel loro corpo, come parte di un armonioso processo di sviluppo fisico ed emotivo, anche in risposta alla domanda di rassicurazione che esplicano.

Prendiamo in considerazione un vostro intervento di educazione affettivo-sessuale. In cosa consiste?
Si tratta di tre incontri di due ore l'uno, fatti a distanza di circa una settimana l'uno dall'altro. Tre incontri (per un totale di sei ore) sono pochissimi, d'altra parte la scuola difficilmente ci mette a disposizione più tempo e finché non verrà approvata una legge specifica sull'educazione sessuale, bisogna adattarsi ad iniziative inevitabilmente limitate e frammentarie.
Ad ogni incontro sono presenti due operatori. Nel formare la coppia dei conduttori si alternano: una psicologa, psicoterapeuta, con specifica formazione e competenza nel campo sessuologico, un'educatrice professionale, animatrice, con una grande esperienza in questo tipo di interventi, un assistente sociale, anch'egli con una specifica formazione nel campo sessuologico.
I temi che vengono trattati partono sempre da ciò che i ragazzi sanno e sono finalizzati ad ampliare le loro conoscenze, a correggere eventuali informazioni scorrette, a stimolare il dialogo e il confronto tra maschi e femmine, cercando di far emergere i pregiudizi su:
* I cambiamenti (il corpo cambia, le emozioni e i sentimenti cambiano, gli interessi cambiano, la relazione con i genitori cambia).
* Evoluzione dei ruoli sessuali dal punto di vista sociale, storico, culturale e antropologico.
* Stereotipi, miti, modelli.
* Essere donna, essere uomo oggi (crisi delle identità).
* Anatomia e fisiologia degli organi genitali maschili e femminili (con particolare attenzione ai cambiamenti dal periodo puberale all'età adulta).
* Fertilità, gravidanza, parto (riflessione su maternità e paternità responsabili).
* L'amore, la relazione affettiva, il corpo e la sessualità: immaginario, fantasie, difficoltà e paure delle ragazze e dei ragazzi nel rapportarsi all'altro sesso.
* MTS e AIDS (malattie a trasmissione sessuale: conoscerle e prevenirle evitando i comportamenti a rischio, anche correlato all'uso di sostanze e assunzione di droghe).
* Igiene.
* I servizi e le strutture pubbliche a cui rivolgersi.

§ 6.2 La strutturazione degli incontri
Come sono articolati, nello specifico di ogni incontro, i vostri interventi?
La prima cosa che facciamo quando entriamo in una classe nella prima giornata, è quella di cambiare la disposizione della classe stessa.
I nostri interventi, pur prevedendo alcuni momenti informativi che quindi assumono le caratteristiche di una lezione frontale, nel loro complesso mirano molto alla partecipazione attiva dei ragazzi: partecipazione nella discussione e partecipazione a simulate o giochi di ruolo.
La normale disposizione di un'aula scolastica, con i banchi e i ragazzi disposti per file che si danno la schiena l'un l'altro e l'insegnante su una pedana, è poco adatta e non favorisce certo lo scambio e la reciprocità.
Pertanto, come dicevamo, la prima cosa che si fa è quella di chiedere ai ragazzi di addossare tutti i banchi lungo le pareti dell'aula (insomma toglierli di mezzo) e disporre le sedie in modo da formare un grande cerchio. Anche gli operatori si siedono nel cerchio assieme ai ragazzi. Così ci si vede tutti in faccia.
Questo piccolo stravolgimento, apparentemente tanto banale, in realtà ha delle ripercussioni molto più profonde di quello che comunemente si pensi in quanto si rompe uno schema (quello delle file) che è tipico dell'ambiente scolastico. Poi, il fatto che gli operatori si siedano in mezzo a loro, è una cosa che all'inizio sembra non sappiano mai bene come interpretare: amicizia e parità? Oppure maggior controllo? E poi, perché proprio vicino a me? Sta di fatto che agli studenti viene istintivo di tirarsi in parte e lasciare un certo spazio tra loro e il posto dove è seduto un operatore, e bisogna insistere perché nel cerchio non si creino soluzioni di continuità con spazi vuoti. Ma la cosa che più mette a disagio è che senza le prime file che coprono gli altri, senza i banchi che nascondono, i ragazzi si sentono scoperti, non più protetti.
Tutte queste difficoltà vengono vissute solamente nel primo momento, poi, una volta che ci si adatta alla nuova disposizione, l'essere in cerchio ha effetti esclusivamente positivi e favorisce notevolmente la circolarità del dibattito.

Per prima cosa si presentano gli operatori, presentano sinteticamente la struttura della quale fanno parte (il Centro di consulenza educativa) e fanno